Il commento. L’economia, terreno sempre più minato per il governo

Il commento. L’economia, terreno sempre più minato per il governo

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Alessandro Corti

Giorno dopo giorno, l’economia sta diventando, per Renzi, un vero e proprio terreno minato. Prima c’è stata la doccia fredda sulla crescita, rivista al ribasso rispetto alle previsioni dell’esecutivo. Poi, le difficoltà del piano per le privatizzazioni, che avrebbe dovuto riportare a livelli più accettabili un debito pubblico che, negli ultimi anni, non ha mai smesso di crescere raggiungendo la cifra monstre del 132% del Pil. Infine, il caso Cottarelli, l’uomo che Letta aveva chiamato per tagliare la spesa pubblica con la cosiddetta “spending review” e che, molto probabilmente, lascerà l’incarico subito dopo la pausa estiva. E’ vero che, per ora, dal ministero dell’Economia e da Palazzo Chigi la parola d’ordine è quella di minimizzare. Ma Renzi non fa sconti a nessuno e ieri ha detto, chiaro e tondo, che il piano di riduzione della spesa andrà avanti lo stesso, con o senza Cottarelli. Un segnale inequivocabile in vista di un divorzio ormai prossimo.

La verità è che l’Azienda Italia non riesce a rimettersi in moto autonomamente. Siamo il Paese che cresce meno rispetto agli altri. Anche perchè, a causa dell’alto debito, non abbiamo risorse fresche da mettere in campo per stimolare gli investimenti. Insieme con la Germania, siamo l’unica nazione europea ad avere un saldo primario attivo. Cioè, al netto degli interessi sul debito pubblico, lo Stato spende meno rispetto a quello che incassa. Ma, tutto questo, è insufficiente per uscire dalle secche della crisi. E’ vero che, soprattutto nel Nord-Est, si comincia a intravedere qualche piccolo segnale positivo. Ma per quest’anno nessuno si attende miracoli e gli ultimi dati sulla disoccupazione, soprattutto quella giovanile, segnalano un’emergenza che è, prima di tutto, sociale.

Rispetto ad uno scenario che sta diventando sempre più complesso, non si può abbassare la guardia e, soprattutto, non ci può lasciare condizionare dalle sirene della spesa facile o dalle pressioni dei partiti o delle diverse forze in campo. La posta in gioco è molto più alta. Il governo Renzi ha incassato un dividendo elettorale che non può sprecare in nome dei soliti giochini della politica. E’ venuto il momento di rompere gli indugi e avviare quel percorso di riforme che siano credibili in sede Ue e che diano davvero all’economia quella scossa necessaria per ripartire. Ma, prima di ogni altra cosa, al di là del destino di Cottarelli, occorre ridurre e razionalizzare la spesa pubblica con un solo obiettivo: far calare il peso delle tasse, arrivato ormai ad un punto di rottura. Solo così si potranno rimettere in moto i consumi e ridare ossigeno ad un sistema economico che, per il 75%, si rivolge proprio al mercato interno. Senza riforme e senza riduzione della spesa la mina dell’economia potrebbe scoppiare nei prossimi mesi travolgendo tutto. Anche il futuro del governo.

fonte: l’Arena

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