IL COMMENTO. L’appello ai partiti: la ricreazione è finita

Antonio Troise

La campagna elettorale più incerta degli ultimi venti anni non ha tradito le attese: il verdetto uscito dalle urne è stato altrettanto incerto, senza un vero vincitore, in grado di  andare avanti da solo. Ma se nei Palazzi della politica all’ordine del giorno c’è soprattutto il rebus del nuovo governo (con le annesse manovre dei partiti), nel Paese reale le priorità sono altre. Un esempio per tutti: ieri, sia in Sicilia che in Puglia, molti italiani si sono messi già in fila, davanti agli sportelli dei Caf (i Centri di assistenza fiscale) per chiedere il reddito di cittadinanza annunciato dal Movimento 5 Stelle. Non ci sarebbe niente di strano se, ad esempio, anche al Nord qualche imprenditore decidesse di bussare alla porta dell’Agenzia delle Entrate per chiedere lumi sulla “flat tax“  decantata dal centrodestra. Due misure che hanno costituito i cardini della campagna elettorale delle coalizioni vincitrici e che ora, dopo la sbornia dei comizi e delle promesse, sono attese alla prova dei fatti. Un’operazione tutt’altro che facile, considerati gli stretti margini di manovra offerti dai nostri conti pubblici. Tanto che proprio ieri il presidente della Bce, Mario Draghi, si è affrettato a lanciare segnali rassicuranti ai mercati, facendo capire che la moneta unica non è reversibile e che, quindi, nessun Paese (e tantomeno l’Italia) può pensare di agire senza fare i conti con le regole europee.

Nelle prossime settimane, del resto, l’Italia dovrà non solo convincere l’Ue sulla bontà della legge finanziaria approvata a fine 2017, ma anche mettere nero su bianco gli impegni di bilancio per l’anno prossimo. Due appuntamenti ai quali non ci si può presentare con la cambiale in bianco degli impegni elettorali ma con un programma preciso e puntuale fatto di interventi strutturali e di riforme, di coperture certe e non piene di finanza creativa. Bruxelles, da questo punto di vista, non farà sconti. Ma, soprattutto, non faranno sconti i mercati dai quali dipende una quota consistente della nostra stabilità finanziaria. Un eventuale ritorno di fiamma del cosiddetto “rischio Italia” avrebbe un effetto immediato sui tassi di interesse e, quindi, sul costo che il Tesoro sostiene ogni anno per finanziare l’enorme debito pubblico che ci portiamo sulle spalle.

Per questo il richiamo al senso di responsabilità, lanciato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con l’invito a mettere da parte gli interessi di bottega per far prevalere quelli della collettività e dei cittadini, arriva nel momento più giusto. E sembra, soprattutto, dire ai partiti che la ricreazione è ormai finita. E’ giunto il momento di fare sul serio e di scoprire tutte le carte. Sapendo ogni decisione, da ora in poi, potrà avere conseguenze dirette sul futuro prossimo venuto del Paese.

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