Come cambia la tv pubblica: confronto a Napoli con i network europei

Che cosa fare in un mondo digitale, “con uno sviluppo tumultoso della rete”? Come coniugare investimenti e “risorse sempre piu’ scarse”? Come migliorare l’efficienza e la qualità dell’offerta? Sono alcuni interrogativi che le televisioni e le radio di servizio pubblico si pongono e si porranno in vista della l’Assemblea Generale dell’European Broadcasting Union (EBU) che si terrà a Napoli il 26 e 27 giugno, su invito della Rai. A presentarli è stata proprio il presidente della Rai Anna Maria Tarantola in una conferenza stampa in cui ha spiegato che nel corso della due giorni saranno discussi alcuni “temi caldi” per il futuro del sistema radiotelevisivo: dagli obiettivi del servizio pubblico alla condivisione di best practice, dalla gestione del passaggio da broadcaster tradizionale a media company fino al tema dell’uso corretto delle risorse. L’EBU è la più importante associazione internazionale di broadcaster, con 72 membri attivi e 36 associati in tutta Europa. Fra i suoi obiettivi c’è quello di promuovere la cooperazione fra gli operatori media di servizio pubblico e fra le sue attività principali, con un impatto diretto sulla vita dei media europei, c’è l’Eurovisione, circuito che distribuisce il segnale dei collegamenti internazionali per i maggiori e più importanti eventi mondiali, come il campionato mondiale di calcio attualmente in corso.

Ogni anno l’Assemblea Generale Estiva viene organizzata in uno dei membri dell’Unione: dopo 12 anni, l’evento torna in Italia, nel centro di produzione Rai di Napoli dove si riuniranno più di 200 delegati, provenienti da 53 paesi. “L’Ebu può svolgere un ruolo importante per individuare problemi comuni e dare indicazioni con un ruolo di guida, di stimolo, di analisi” ha spiegato ancora Tarantola che si è detta molto orgogliosa che l’assemblea si svolgerà “non in un centro congressi” ma “in un centro di produzione”, nel cuore, anzi in una “casa” del servizio pubblico. “Napoli è un centro di eccellenza  – ha aggiunto – un centro dove si produce, valga uno per tutti l’esempio di Un posto al sole”. “Essere in Italia e in particolare a Napoli è importante per tre motivi – ha ricordato il direttore generale dell’EBU Ingrid Deltenre in collegamento da Ginevra – perché quest’anno cadono i 60 anni della Rai, perché in Italia si sta discutendo del rinnovo della concessione, così come accade anche in Inghilterra e le scelte di questi due Paesi con una grande tradizione di servizio pubblico hanno grande impatto in tutta l’Europa. E infine perché la Rai gioca un ruolo importante per quanto riguarda l’innovazione tecnologica”.

Il vicepresidente dell’Ebu Claudio Cappon ha poi ricordato come questo “sia un momento particolare per il servizio pubblico in Europa” che deve fronteggiare “un mutamento rapido nei media” che ha ricadute “sulle abitudini di consumo”. Cappon ha delineato alcune linee-guida per le tv pubbliche, tra cui “il ruolo centrale dell’informazione”, “la tutela dell’identità”, l’innovazione che “non è solo quella tecnologica ma anche di lunguaggio” e il “rapporto con l’industria culturale” dei Paesi di appartenenza. Temi che vanno ad arricchire il programma dell’assemblea di Napoli. Ma non è tutto. La città campana offrirà anche momenti di condivisione e valorizzazione “istituzionale” del nostro patrimonio artistico, paesaggistico e culturale. Il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, il 27 giugno, a chiusura dei lavori, accoglierà a Pompei i delegati, testimoniando l’impegno istituzionale per la rinascita di uno dei siti archeologici italiani più belli e celebrati al mondo.

Go to TOP