Clonato un dinosauro. Ma è solo l’ennesima bufala del web

dinosauro

La notizia fa sobbalzare i fan di “Jurassic Park”: la “John Moores University” di Liverpool ha clonato “con successo” un cucciolo di Apatosaurus. Ma gli amanti del genere – anche ricordandosi che siamo alla vigilia del 1 aprile – possono dimenticare l’entusiasmo. Il piccolo di brontosauro, “Spot” per gli amici, sarebbe risorto dalle ceneri di un frammento fossile del Dna fatto crescere nella conchiglia di un’ostrica. E passa le prime ore di vita nell’incubatrice del reparto veterinario dell’ateneo. Una novità che rappresenta una “pietra miliare dell’ingegneria genetica”, recita l’articolo pubblicato sul portale “Newshound”. “Pensavo che certe cose si sarebbero potute vedere solo nei film” e invece, “lo abbiamo fatto succedere proprio qui nel nostro laboratorio”, assicura la dottoressa Gemma Sheridan. Che però, contrariamente a quanto scrive “Newshound” non è accreditata come professoressa di chimica della “LJMU”.

Il suo nome era comparso sulla stessa testata come protagonista di un’altra storia pubblicata il 20 marzo: l’incredibile vicenda di una donna che, in compagnia di due amici, si era imbarcata per le Hawaii, era naufragata, e dopo sette anni di isolamento era stata riportata alla civiltà grazie a una rilevazione di Google Earth. A corredo dell’articolo, poi, compare una foto del piccolo “Spot”, con ogni probabilità l’immagine di un canguro agli albori della sua esistenza, come segnalato dai media britannici. Cercare tracce della notizia o della Sheridan sulle pubblicazioni scientifiche di settore è esercizio inutile. Più facile arrivare all’articolo di Nature del 2012 che spiega che – stante le conoscenze attuali – dopo un tempo massimo di 521 anni il dna è degradato e perciò inservibile alle spericolate operazioni proposte da “Newshound”.

Fonte: Il Velino

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