Lacrime-Napolitano. Quando sul Mezzogiorno in ginocchio piangeva il presidente emerito.

Si sono fatti un po’ di piagnistei, a inizio agosto, sui presunti piagnistei della Svimez. Quelli più duri e crudi sono venuti da alcuni “miglioristi” ex e post: tradotto, seguaci di Giorgio Napolitano, leader della corrente con radici nel Pci.

Perché miglioristi? Napolitano, con Gerardo Chiaromonte e Macaluso, fu sostenitore del possibile miglioramento dall’interno del sistema capitalistico, invece che del suo superamento. Una nobilissima posizione di stampo socialdemocratico, quindi. Il sistema capitalistico non va superato, sostenevano, ma “migliorato” attraverso graduali riforme.

Il tempo passava e – si sa – ogni regime produce i suoi “realisti”, più realisti del re. Specialisti del bastian contrario “a sinistra”, così bravi nell’arte del distinguo “interno” al Pci (che fruttava incarichi, carriere e posizioni di potere), qualcuno è passato a distinguersi anche fuori Botteghe Oscure.

E’ un metodo vincente nel mondo dei media di oggi: assicura sempre un posto al tavolo dei talk, perché la provocazione – si sa – dà vivacità al confronto e fa audience… E allora tutti a fare come Sgarbi…

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Le armi della salace critica “migliorista” si sono appuntate, di recente, anche contro la Svimez: “Sa solo piangere. Sa solo lamentarsi e non propone mai soluzioni. Meglio farebbe a seguire le orme del Cnel: sciogliendosi. E così via.

Evidentemente tra i miglioristi di complemento – ex ante ed ex post – fa un po’ difetto la memoria. Ecco perché.

Con netto anticipo sul Rapporto Svimez 2014, infatti, THE ECONOMIST, un prestigioso settimanale liberal inglese ha dedicato al divario regionale italiano un ampio articolo­, intitolato “Un racconto di due economie. Ricco di dati stringenti che, evidentemente, balzano agli occhi nel Regno Unito, mentre in Italia si preferirebbe nascondere sotto il tappeto. “Mentre il Nord arranca, il Sud arretra. Come non vedere che il Mezzogiorno – otto regioni compresa Sicilia e Sardegna – ha subìto una grave contrazione economica negli ultimi sette anni…”: questo in sintesi il pezzo che risale al 16 maggio.

THE ECONOMIST cita Svimez una sola volta. Richiama Unicredit, poi l’Istat, un imprenditore , un docente della Luiss. Fa un certo scalpore, perché rompe un tabù che durava da almeno venti anni. Quello secondo il quale se il sud sta come sta è solo colpa dei meridionali. Viene ripreso da vari opinionisti e in particolare da Beppe Severgnini che, su SETTE del Corriere della Sera, giunge a sostenere che il divario è un problema “che dobbiamo affrontare tutti insieme… E’ una sconfitta di tutti noi italiani, dovunque viviamo…”. E aggiunge:

“Con tutta la stima e l’affetto per The Economist, i giornali italiani lo scrivono da mezzo secolo: numeri, testimonianze, resoconti, tragedie, amarezze…”.

Ohibò! Ma allora a piangere sono in tanti, quindi, e non solo la Svimez?

La Svimez che piange e “non propone mai soluzioni…”. Qui la memoria “migliorista” è corta. Cortissima. Perché è almeno dal febbraio 2013 – governo Monti – che la Svimez propone soluzioni per il Mezzogiorno nell’era della crisi. Il 6 di quel mese, infatti, presentò nell’aula del Senato il documento “Una politica di sviluppo del Sud per riprendere a crescere”). Non da sola, ma chiamando a raccolta una ventina di Fondazioni.

Nei mesi successivi, a più riprese, insiste nell’indicare la strada di politiche per il lo sviluppo del Mezzogiorno che abbiano una “logica industriale”, argomento al centro di una manifestazione organizzata a Palermo nel novembre 2013.

Memoria corta. Cortissima. Eppure c’è lì il sito della Svimez che documenta tutto e di più. Ma forse leggere è troppo disturbo. Forse è inutile dinanzi a pregiudizi e posizioni preconcette.

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Quando è corta, anzi cortissima, la memoria gioca brutti scherzi. Prima del Repporto Svimez 2014, oltre ottocento pagine, un terzo dedicato alle “proposte”, l’ultimo a “piangere” per il Sud alla deriva è stato proprio il leader storico dei miglioristi di ieri e di oggi: il presidente emerito Giorgio Napolitano.

Sì, proprio le sue sono state proprio “lacrime napulitane”. L’ex Capo dello Stato le “versò” nel suo intervento alla Fondazione Banco di Napoli, in occasione della commemorazione dell’avvocato Gustavo Minervini.

Era l’8 giugno, poco più di 2 mesi fa, quando Napolitano ebbe a sostenere senza mezzi termini:

«Non c’è una strategia né una strumentazione per il lancio del Mezzogiorno».

Ecco la cronaca di Antonella Rampino, sulla Stampa:

“Da presidente della Repubblica in carica avrebbe voluto che al Mezzogiorno il governo dedicasse un ministro, o almeno un sottosegretario. Adesso che, dopo mille altre visite ufficiali o private, torna nella sua Napoli da presidente emerito, constata che il Sud è scomparso dal dibattito pubblico, che nessuna strategia per lo sviluppo, nessun programma, nessun intervento neanche straordinario è previsto”.

Insomma, quella volta il capo storico dei miglioristi ebbe gli stessi singhiozzi di Svimez: «Delle politiche per il Mezzogiorno non c’é più traccia, sia nel bene che nel male, nelle ambiguità e nelle incompiutezze: non esiste una strategia per lo sviluppo del Mezzogiorno». Chiuse virgolette.

Allora, cari miglioristi che migliorate non si sa più che cosa: come la mettiamo?

Mettiamola così:

Forse qualcuno fra voi deve essersi distratto un pochino…

Forse ha perso una buona occasione per tacere.

Claudio D'Aquino, napoletano, giornalista e comunicatore di impresa [ View all posts ]

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