Che cosa è l’arte astratta

“Vanno sotto il nome generico di astrattismo numerosi movimenti artistici sia in pittura che in scultura, che partono da un comune presupposto: il rifiuto d’ogni interferenza naturalistica nella concezione e nell’elaborazione dell’opera d’arte, l’eliminazione quindi dal dipinto e dalla scultura d’ogni dato fenomenico, d’ogni valore illustrativo, e ciò in nome della autosufficienza e della suprema purezza dei mezzi espressivi propri di ciascuna arte.

Così il pittore astrattista usa linee e colori e lo scultore astrattista usa materia e volume non per rappresentare oggetti (donde anche il nome assunto dall’astrattismo di arte non oggettiva) o figure (donde pure il nome di arte non figurativa) o fatti della vita reale, ma per creare, seguendo la propria intuizione, libere immagini, che non hanno nessun rapporto correlativo o analogico o allegorico con la realtà, ma si determinano per leggi proprie e in sé consistono, obbedendo solo a delle pure e astratte relazioni ritmiche o geometriche o addirittura matematiche.

Questa nuova concezione dell’arte fece la sua prima apparizione nella storia immediatamente prima della guerra mondiale; ha preso forme, e più che forme nomi diversi, nei vari paesi e nei vari aggruppamenti di artisti che se ne fecero banditori; è rifiorita in modo vigoroso dopo la seconda guerra mondiale ed appare oggi come l’ultima e la più spinta delle esperienze artistiche. Indubbiamente il cubismo, il futurismo, il fauvisme, che nell’elaborazione di dati offerti dalla sensazione pervennero a forme antinaturalistiche, e così pure il surrealismo, che, dietro l’impulso del subcosciente liberò la fantasia d’ogni controllo sul reale (tutti movimenti, però, che non rientrano affatto, come molti tendono a credere, nel novero di quelli astrattisti), contribuirono a determinare queste nuove forme d’arte. Pertanto, come si può facilmente comprendere, l’astrattismo non è sorto come pura teoria artistica senza legami e relazioni con l’ambiente storico e culturale che l’hanno generato. Anzi la funzione e il significato di questo atteggiamento, oggi così diffuso, si illuminano e si chiariscono proprio se si considerano i motivi etnici e intellettuali che lo sorreggono.

L’«astratto» è, a suo modo, un contenuto; anche esso è un discorso, una polemica, una espressione di idee e di stati d’animo. È quindi inesatto dire che l’astrattismo è arte senza contenuto; più veridicamente si deve affermare che è l’arte che ha per contenuto l’astratto, o, con una formula che ha del paradossale, si potrebbe anche sostenere che è l’arte che ha per contenuto sé stessa.

Bisogna pertanto chiarire perché questo particolare contenuto sia, oggi, preferito ad altri; perché, in altre parole, l’umanità contemporanea ami veder rappresentato l’astratto.

Storicamente, le origini dell’astrattismo si ritrovano nella reazione che si sviluppa, all’inizio del Novecento, contro il naturalismo, che si sosteneva sulla filosofia positiva. L’arte verista o impressionista rappresentava infatti la natura con una singolare fiducia nell’ordine oggettivo e sui nostri mezzi di conoscenza di tale ordine. Essa voleva essere il simbolo dell’armonia tra uomo e mondo, la celebrazione di un’epoca, quella felice della borghesia, equilibrata e feconda. L’esattezza realistica era per l’artista l’ossequio e la partecipazione al trionfo della scienza (Naturalismo, Impressionismo e Verismo).

L’inizio del nuovo secolo registra l’apertura di una crisi sempre più profonda dei valori celebrati dall’arte naturalistica e il diffondersi di una inquietudine e di una esuberanza che rompono ben presto l’equilibro delle forme estetiche. Il quadro culturale muta: la filosofia idealistica riporta l’interesse dall’oggetto al soggetto, dalla cosa alla idea: e l’astratto è il primo modo di rappresentarsi la natura ideale. Poi la coscienza del secolo scopre e si indugia a esplorare il proprio sottosuolo, così sconvolto, incomprensibile, tormentoso e tanto lontano dagli oggetti e dalle visioni della vita quotidiana. Irrazionalismo, psicanalisi, vitalismo, esistenzialismo, intuizionismo e molti altri elementi della contemporanea civiltà turbano le classificazioni intellettuali, prorompendo sulla scena della storia come rivelazioni di più profonde verità sulla vita e sull’uomo. Non interessa più la natura così come è descritta dalla scienza; l’attenzione si trasporta su un piano di realtà nuove, assurde, mostruose, o semplicemente meravigliose. Accanto all’esistenza diurna, illuminata dal sole della ragione e della conoscenza, si scopre e si drammatizza sempre più l’aspetto notturno, illogico, contraddittorio dell’esistenza.

L’arte astratta rifiuta perciò le raffigurazioni significanti, i modelli esterni, gli oggetti della nostra esperienza comune. Li giudica ormai contenuti esauriti e banali, privi di significato e incapaci di commuovere gli uomini del nostro tempo. L’arte si fa testimonianza, documento del mistero, fotografia dell’interno.

L’astratto è dunque l’iconografia di una società e di una cultura in crisi.

Le idee estetiche legittimano questa innovazione. Qualsiasi teoria moderna è ormai fondata sul principio dell’autonomia dell’arte. Questa non deve sottostare ad alcuna norma né morale, né logica, né gnoseologica: essa trasfigura, cioè deforma, ogni suo contenuto. In ogni tempo non sono mai stati rappresentati i modelli, gli oggetti esteriori; ma sempre e solo le interpretazioni di essi, suggeriti ogni volta da particolari concezioni generali del mondo e della vita. L’arte moderna in questo è sulla linea della più autentica tradizione. La realtà che in essa si riflette è la realtà come la vede una umanità scettica e sfiduciata, disancorata da ogni certezza e incredula di ogni definizione. Alle figure classiche faceva da sfondo l’universo ideale di Platone; alle contorte e allucinate raffigurazioni moderne fa da sfondo la sconvolta civiltà della prima metà del sec. XX. In ogni caso si tratta però sempre di superamento e di deformazione della natura quale è data ai nostri sensi nella immediatezza dell’esperienza.

L’astrattismo è un’arte formale per l’audacia e la raffinatezza dei suoi procedimenti, ma costituisce un atteggiamento di vita e di gusto che non si sottrae a un giudizio più complesso e profondo. Perciò le polemiche e le discussioni che da qualche decennio appassionano critici e pubblico di tutto il mondo si trasferiscono spesso su un piano extrartistico che contribuisce tuttavia a integrare e chiarire i termini del problema estetico. Vi è chi vede nell’astrattismo una posizione rivoluzionaria, ostile e ribelle ai valori della tradizione e vi è pure chi lo considera l’estremo atto della tragedia individualista, l’ultimo capitolo della crisi che illustra. Vi è chi ne apprezza la perfezione stilistica e chi lamenta la insufficienza di un’arte che rinuncia a un linguaggio universale. Vi è infine chi combatte la concezione dell’arte per l’arte come teoria aristocratica che riduce l’attività artistica a finalità decorative per un ozio di pochi. È indubbio, al di là di queste prospettive parziali, che l’arte moderna ha svolto e svolge una opera importantissima di revisione e di rinnovamento nel campo etico, culturale ed estetico. Essa allarga e rileva la coscienza della crisi sin quasi a compiacersene, ma è pure da ricordare che le soluzioni spettano ad altri settori della vita e che l’arte, una volta ritrovate le certezze e i valori dell’esistenza, potrà e dovrà esaltare e ritrarre l’umanità nuovamente sicura del proprio destino.

È difficile classificare secondo uno schema preciso e pratico le varie esperienze e scuole astrattiste. Una classificazione generica si potrebbe fare sulla base delle forme stilistiche, a seconda che esse siano libere o rigorosamente geometriche, ma una tale classificazione non inciderebbe sulla natura delle espressioni ricercate. Bisogna perciò limitarsi ad elencare i rappresentanti maggiori e le scuole sorte nei vari paesi. In Francia sono associati all’arte astrattista il purismo di Ozenfant e Le Corbusier e l’orfismo di Delaunay e Kupka; uniti nel gruppo Astrazione-creazionismo (Abstraction-création). La Svizzera ha dato con Klee, il cui lirismo grafico è tutto inteso a tradurre il sovrasensibile, una delle maggiori personalità dell’arte astrattista, la quale raccoglie molti seguaci intorno a Max Bill, il teorico dell’astratto-concreto. La Russia è il paese dove il movimento astrattista ha avuto più vigore. Russo è Kandinskij, fra i primi creatori e teorici della nuova arte, che egli traduce in un lirismo cromatico e d’arabesco di natura musicale. In Russia sono nate fra il 1910 e 1914 le scuole del raggismo di Michele Larionov, del suprematismo di Malevic, del non-oggettivismo di Rodseenko, del costruttivismo di Tatlin, Gabo e Pevsner. In Olanda nel 1916 sorse il gruppo De Stijl, con Van Doesbung, Mondrian, Vantongerloo, Oud, ecc., che denominarono il loro movimento neoplasticismo. Altri gruppi di astrattisti si sono costituiti nell’America del Nord e specialmente negli Stati Uniti (Bauer, Stuart, ecc.). Fra i più noti artisti che hanno praticato l’arte astrattista ricordiamo ancora: Arp, Miró, Masson, Picabia, ecc. In Italia, le condizioni storico-culturali hanno impedito finora che l’astrattismo si affermasse; fra i migliori seguaci della nuova arte sono Magnelli, Licini, Reggiani.

I presupposti dell’arte astrattista male si conciliano con le esigenze intrinseche della scultura, che non può travalicare i limiti fisici della materia plastica di cui si serve. Nella scultura il non figurativo è, quindi, quasi un assurdo, e, nel suo caso, più che di ricerche astratte si deve parlare di ricerche antinaturaliste, a meno che essa non abdichi alla sua fisionomia specifica per passare nel campo della costruttività architettonica. Più che dall’astrattismo la scultura ha quindi tratto impulso dal cubismo nel tentativo di rinnovare il proprio linguaggio plastico, quale si nota nelle opere di Brancusi, Lipchitz, Moore, ecc.

Qualunque sia il giudizio critico sull’arte astratta, essa è una realtà che si impone alla considerazione, tanto il fenomeno ne è esteso. In essa è da vedere una nuova attitudine dello spirito: quella cioè di sottrarre l’arte alla concezione antropomorfa che fino ad ieri l’ha governata.”

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