CattivaLocDa Venerdì 27 febbraio, alle ore 21, a Domenica 1 marzo, in scena lo spettacolo “Cattiva” di Angela Matassa al Teatro Arcas di Napoli (via Veterinaria, 63), con Daniela Cenciotti e la regia di Fabio Brescia, prodotto da Titania Teatro e Duel Lab. Giornalista, scrittrice, autrice teatrale, Angela Matassa ama raccontare le donne e il groviglio di sentimenti che le caratterizzano nella loro complessità interiore. Non di meno l’autrice non abbandona le tematiche sulla violazione dei corpi delle donne esulla violenza esercitata ai loro danni dalla società e dal potere. Ha ricevuto due premi per la drammaturgia di “Letti disfatti”, con Carlo Croccolo e Daniela Cenciotti, e per lo spettacolo “Un soffio tra i capelli” messi in scena negli anni scorsi.

Nello spettacolo “Cattiva” le donne di mezza età si raccontano. Ciascuna ha un punto su cui riflettere, da cui partire per esprimere sentimenti e disagi. “Cattiva è una donna, o forse più donne, o tante donne in una  – scrive Fabio Brescia nelle note di regia – è comunque il tentativo di rappresentare un caleidoscopio di personalità, tutte con un minimo comune denominatore, la cattiveria, appunto, non perché la bontà non sia più di moda, ma perché la cattiveria senza dubbio è più scomoda, leggi più teatrale.”  Nello studio di uno psicoanalista, ciascuna protagonista si sofferma su un avvenimento importante della propria vita, mostrando le ripercussioni psicologiche dei fatti. Ogni figura rivive sulla scena le scelte, le imposizioni, gli incontri, i lutti, le gioie passate come se avvenissero nel presente. Tante voci per un’attrice sola, un monologo che avvicina i personaggi al cuore dello spettatore con tono ironico e leggero, quasi fosse una sola protagonista che mostra i tanti lati della personalità femminile. “Una seduta psicoanalitica del personaggio che racconta, si racconta e non raccoglie soluzioni ma una ri-soluzione, unica e definitiva. E chissà quanti/quante leggeranno la propria storia in quelle raccontate, e dinanzi alla ri-soluzione pensaranno “Magari…”.

Il titolo, più che un giudizio dell’autrice, rappresenta un modello ancora diffuso nella società: una donna è cattiva se abbandona il lavoro. Se ‘taglia’ le amiche. Se lascia il marito. Se ascolta se stessa. Se diventa consapevole. Lo spettacolo riserva un finale a sorpresa….!

 

(Diletta Capissi)