Non si ferma il progetto di disinvestimento di Carlson Wagonlit Travel Italia sul territorio nazionale. La multinazionale dei viaggi d’affari, che nel nostro Paese occupa 450 lavoratori, nell’incontro con i sindacati del 31 gennaio scorso ha annunciato di voler chiudere la storica sede di Torino, procedendo a circa 50 licenziamenti, per spostare i propri servizi all’estero. La vertenza approda a Roma, con il vertice tra azienda, governo, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil.

“Dopo le chiusure delle sedi di Firenze, Bologna e Padova, la multinazionale continua sulla strada dello spostamento di attività verso i Paesi dell’Est, alla ricerca di un costo del lavoro più basso, diminuendo quindi la forza lavoro in Italia, Francia e Spagna” spiega una nota della Filcams : “Un disegno che non tiene conto delle caratteristiche del settore nel nostro Paese, dove, nonostante la digitalizzazione, è ancora importantissimo il rapporto con il territorio e dove le aziende chiedono un livello di servizio sempre più alto”.

Per la Filcams, la scelta di spostare “i servizi ai viaggiatori in Polonia, oltre a far perdere sin da subito decine di posti di lavoro in Italia, rischia di mettere a repentaglio il futuro dell’azienda nel suo complesso, a causa dello scadimento del servizio e dell’abbandono del territorio”. La decisione della Carlson Wagonlit Travel, già preannunciata in sede di Comitato aziendale europeo, è motivata dalla volontà di ridurre i costi attraverso una delocalizzazione del lavoro.

“La trattativa si presenta complessa, sia perché le scelte di Carlson sono folli, sia perché non abbiamo molti strumenti a disposizione per attutire l’effetto di queste scelte sulle persone, in quanto in caso di chiusura di sede non ci sono ammortizzatori sociali disponibili” commenta Luca De Zolt della Filcams nazionale: “Servirà una mobilitazione molto forte dei lavoratori e un interessamento delle istituzioni per trovare soluzioni adeguate, noi di certo non ci diamo per vinti”. Da parte sua, la Carlson Wagonlit Travel giustifica questa dismissione con la “ricerca di ottimizzazione dei centri di servizio legata alle nuove necessità richieste dalla digitalizzazione, in un’ottica di omnicanalità”.

La multinazionale afferma però di “continuare a investire con determinazione in Italia”, soprattutto “in formazione e in strumenti di lavoro per una ulteriore qualificazione professionale degli operatori”, ma ricorda che, proprio in virtù della digitalizzazione, anche “il numero e le capacità del nostro personale devono continuare a evolvere nel tempo per riuscire a rispondere alle esigenze dei clienti”.