Calvi Risorta: no alla centrale a biomasse, presidio del Comitato per l’Agro Caleno

Calvi Risorta: no alla centrale a biomasse, presidio del Comitato per l’Agro Caleno

discarica e spiegazioni

E’ un vero scempio che Calvi Risorta stia al centro dei riflettori per la più grande discarica di rifiuti industriali interrati d’Europa e non per il sito archeologico di Cales, o per la cattedrale romanica tra le più importanti del sud, è un vero scempio che a tenere banco sia stata la centrale a Biomasse che dovrebbe essere costruita proprio nell’area industriale ex Pozzi Ginori, oggi occupata dalla discarica , così come è un vero scempio che il ponte delle Monache, all’interno del Parco Archeologico sia diventato un cimitero per rifiuti ingombranti e soprattutto pneumatici.  Questo è lo stato delle cose per un sito archeologico patrimonio dell’Italia, della Campania e dei cittadini che si trovano a dover combattere su tre fronti per difendere Cales e la stessa Calvi Risorta e per restituirle quello splendore che doveva avere un tempo molto lontano.

CALVI RISORTA TERRA DEI FUOCHI

Calvi Risorta è ormai Terra dei Fuochi, con tutte le conseguenze negative che tale definizione porta con sè, dall’inquinamento ai tumori. La presenza di vecchi impianti industriali in disuso e abbandonati è una bomba ecologica che minaccia l’intero Agro Caleno.

Su questa terra, in un lotto dell’area industriale ex Pozzi Ginori, non poco distante da  dove le guardie forestali stanno scavando e portando alla luce rifiuti tossici, il Gruppo Iavazzi s.r.l., collegato all’ Impresud srl che si occupa di rifiuti, ha intenzione di costruire una centrale di biomasse, e ci si chiede: come si è potuto arrivare a tutto questo?

STORIA DELLA LOTTIZZAZIONE DELL’AREA EX POZZI GINORI

La Pozzi Ginori era una delle più importanti industrie della zona, fu chiusa negli anni ’80. Negli anni ’90 l’area fu acquisita dall’Asi che l’ha lottizzata e così sono nati tanti piccoli impianti privati. A pochi metri dall’area dove dovrebbere sorgere la centrale biomasse c’è la Turbogas, la centrale che è fonte di uno dei guai giudiziari di Nicola Cosentino e che lo ha portato anche in galera. Il Gruppo Iavazzi comprò a un’asta fallimentare il terreno nell’area industriale ex Pozzi Ginori, si tratta di un’area che si estende per 70.000 mq quasi tutta ricadente in zona Asi.  Proprio in quell’area il Gruppo Iavazzi ha deciso di costruire una centrale a Biomasse, con un cospicuo finanziamento ottenuto dal ministero dell’Industria.

I COMITATI DELL’AGRO CALENO

A tentare di scongiurare il pericolo che da tre anni incombe sull’area sono nati vari Comitati, tra loro vi è  il Comitato per l’ Agro Caleno no centrali biomasse che sottolinea la pericolosità di un impianto a biomasse per la salute e l’altissimo rischio che la centrale venga costruita solo per bruciare rifiuti.

IL MOVIMENTO 5 STELLE

Anche il Movimento 5 Stelle  a fine aprile ha presentato una interrogazione, preoccupato sia dalla crescita dell’incidenza dei tumori, sia dalla eventualità della realizzazione della centrale a biomasse. Anche loro sono preoccupati, mentre nell’area, come abbiamo già documentato, si scava per portare alla luce la più grande discarica di rifiuti industriali interrati d’Europa

LA PAROLA ALLA CONFERENZA DEI SERVIZI

Ma a dare l’ok al Gruppo Iavazzi dovrà essere la conferenza dei Servizi che ancora non si è pronunciata.La VIA, Valutazione d’Impatto Ambientale, presentata dal gruppo, attesta che il sito non è inquinato, il che sembra quasi impossibile, dal momento che la forestale scavando a pochi metri dal suo lotto ha trovato rifiuti tossici, gli stessi trovati nel lotto della Iavazzi dal Comitato. Ma sembra anche che il progetto della Iavazzi sia lacunoso e non convinca del tutto la Conferenza dei Servizi, ma il Comitato non abbassa la guardia.

IL PRESIDIO DI SABATO

Per scongiurare il pericolo di quella che considera una nuova sciagura, il Comitato ha organizzato un presidio per sabato 20 giugno alle ore 18 nell’area ex Pozzi. Una mobilitazione per restituire un’area alla città e soprattutto per fare al Governo tre richieste:

La cancellazione definitiva del progetto biomasse sul sito della pozzi
Dirottare i 17 milioni stanziati con decreto ministeriale a Iavazzi  sulla bonifica
E che sia la popolazione a controllare come procede la bonifica.

Vendicheremo – si legge nel comunicato con il quale stanno lanciando l’iniziativa – ogni euro speso per la Turbogas, ogni euro speso per le chemioterapie, ogni morto e ogni vivo che resiste!

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