Alla fine Massimo Cioffi ha gettato la spugna. Il manager che il presidente dell’Inps, Tito Boeri, aveva chiamato nel febbraio del 2015 dall’Enel per fare il direttore generale dell’istituto di previdenza, si è dimesso ieri per il «ricorrente contrasto di opinioni» con lo stesso Boeri, spiega il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. La guerra tra Boeri e Cioffi, rischiava di «danneggiare la regolare funzionalità dell’istituto», aggiunge Poletti. Un conflitto che durava da troppo, visto che era scoppiato lo scorso marzo. «Non c’erano più le condizioni per andare avanti – dice Cioffi -. Il rapporto con Boeri si era rotto anche sul piano personale». La miccia si era accesa dopo che Cioffi era risultato indagato per abuso di ufficio in seguito a un contenzioso tra l’Enel, dove il manager era stato direttore del personale, e l’Inps che aveva contestato al gruppo elettrico un’evasione contributiva di 40 milioni. Un’indagine e un conflitto d’interessi del quale Cioffi non aveva informato Boeri. Dopo la rottura, tra i due è partito un duello sulla riforma della dirigenza e sul regolamento di organizzazione che distribuisce i poteri tra gli organi di vertice, provvedimenti entrambi deliberati da Boeri. Cioffi li ha contestati presso il ministro, accusando Boeri di spostare, a dispetto della legge, competenze gestionali dal direttore al presidente. Dopo la bocciatura per gli stessi motivi da parte del collegio dei sindaci e il ricorso al Tar del Civ (Consiglio di indirizzo e vigilanza) Boeri ha modificato in alcuni punti le sue delibere, senza cambiare l’impianto. Ieri le dimissioni di Cioffi, che segnano una vittoria per Boeri, almeno per il momento. «Cioffi non poteva attuare una riforma organizzativa in cui aveva mostrato di non credere», commenta il presidente.