bonifacio viiiDi B. S. Aliberti Borromeo

Il giubileo del 1300, primo nella storia della Chiesa, avrebbe dovuto glorificare il pontificato di Bonifacio VIII e restituire a lui un po’ di tono alla sua compromessa reputazione, ma in realtà divenne il primo momento di una crisi secolare tra il papato stesso e le nuove monarchie nazionali nascenti.

Bonifacio organizzò a Roma un grande spettacolo per esporre tutto il fasto e il cerimoniale della Chiesa: concesse l’indulgenza di 100 anni a chiunque si fosse recato a Roma per la “ grande solennità”. L’importante avvenimento offuscò la mente di Bonifacio a tal punto di non rendersi conto del distacco e delle ostilità da parte delle monarchie nei confronti del papato: ciò è testimoniato dall’ordine perentorio rivolto a Filippo IV di rilasciare il vescovo Saisset e dalla revoca di tutti i privilegi concessi al re, il quale nel 1302 decise di passare all’offensiva. Il re francese, appoggiato dalla borghesia nascente, dai cardinali Colonna e dai membri dell’università di Parigi, cominciò ad emanare una serie di decreti reali in risposta ai mandati papali; la cancelleria reale produsse inoltre una lettera d’accusa nei confronti di Bonifacio contenente 29 accuse gravi tra cui empietà, simonia, eresia, fornicazione e omicidio di Celestino V e che terminava con la necessità di una convocazione di un Consiglio Generale.

Nel novembre del 1302, Bonifacio VIII tenne un concilio a Roma a cui presero parte, benché diffidati, 39 prelati francesi e dove il 18 novembre, il pontefice diede lettura della bolla “Unam Sanctam” non rendendosi conto della drammaticità del documento, proprio nel momento storico in cui il quadro politico della cristianità si arricchiva con l’affermazione prorompente delle monarchie nazionali, il pontefice, come se nulla fosse accaduto, riaffermava le pretese della Chiesa a dirigere spiritualmente e temporalmente tutto il mondo cristiano. L’Unam Sanctam, inoltre, conteneva una serie di enunciati provenienti da fonti spurie e l’allegoria delle due spade presentava il programma di governo papale nella società cristiana; fu pertanto l’altisonante e orgoglioso canto del cigno del papato medioevale tutto compreso della vasta autorità.

Allo stesso tempo, il re di Francia Filippo IV detto il Bello, convocò per la prima volta nella storia gli Stati Generali richiedendo anche la presenza del Terzo Stato composto dalla borghesia, dove l’assemblea decise, visto tale problema di interesse comune, di sottoporre il papa a giudizio pubblico.

Tale petizione fu resa nota e fatta firmare da tutti i villaggi francesi ma, i 17 ordini religiosi tra cistercensi e domenicani che si rifiutarono, incorsero a sanzioni severe e drastiche tanto da giustiziare dopo processi sommari, numerosi frati. L’unica arma che ormai restava a disposizione del papato era la scomunica solenne del re e lo scioglimento al voto di fedeltà dei suoi sudditi.

Nella notte fra il 7 e l’8 settembre 1303 un gruppo di soldati guidati da Guglielmo di Nogaret e opportunamente avvisati da Sciarra Colonna fece irruzione nel palazzo papale di Anagni chiedendo l’abdicazione del papa, la consegna della sua persona ai soldati, la restituzione dei beni ai Colonna e la consegna di tutto il denaro disponibile. Bonifacio offrì in cambio la sua vita: il Colonna non avrebbe esitato un solo attimo se non fosse stato per la saggezza di Nogaret il quale sostenne che un papa morto avrebbe scatenato ancor di più l’ira di un popolo già oppresso. Stremato dalle forze Bonifacio morì il mese seguente nel giorno 12 ottobre 1303 e sepolto nel mausoleo da lui stesso fatto edificare.

Appare chiaro che, tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo, il papato, anche se guidato da uomini di grande abilità pari a Gregorio VII e Innocenzo III, non disponeva più del largo seguito che solo 50 anni prima era un dato di fatto incontestabile.

Le monarchie nazionali si erano ormai affermate come veri e propri stati a cui l’idea di universalismo suonava estranea e rivivevano un particolarismo che affondava le radici nella lingua, nella cultura e nei costumi. Gli stati nazionali e il papato cominciarono a manifestare delle divergenze di fatto sia nei fini perseguiti sia nei punti di vista e, alla tesi nazionale il papa non era in grado di dare alcuna risposta: di ciò Filippo IV si rese conto e fu questo a garantire il suo successo. Il nazionalismo favorì lo sviluppo di uno spirito che spodestò il papato dalla sua posizione di centro e di attrazione d’Europa e ne provocò il declino.