Come bisogna rispondere all’odio del terrorismo islamico

Di fronte ad ogni attentato terroristico islamista ormai da tempo si ripetono gli stessi commenti, le stesse reazioni, gli stessi rituali, c’è chi parla di guerra di religione, chi di guerra economica, chi di guerra civile interna all’islam, chi di scontro di civiltà. Forse sono tutte queste cose messe insieme. E’ probabile che hanno ragione tutti quelli che accampano queste ipotesi. Di sicuro il terrorismo jihadista islamico ce lo porteremo con noi per molto tempo. Anzi qualcuno sostiene che entro dieci anni succederà qualcosa di grosso con protagonisti i terroristi del fondamentalismo islamico.

Tuttavia non bisogna illudersi il terrorismo prima o poi colpirà anche qui in Italia, lo scrive Giampaolo Pansa, su “La Verità” e sostiene che sono necessari leggi speciali e forse una “Guantanamo”. Dobbiamo combattere un nemico forse imbattibile. “Colpisce quando vuole e dove vuole, con una cadenza che nessuno è in grado di prevedere”. Abbiamo visto l’attentato contro i ragazzini che stavano uscendo dal Manchester Arena e poi subito dopo qualche giorno il massacro dei cristiani copti che stavano andando a pregare in una santuario in Egitto. L’ultimo in pieno centro a Kabul di ieri con oltre 90 morti. Certamente è una guerra mondiale a pezzi come ama dire papa Francesco.

Tutti sembrano concordi nel dire che“dobbiamo essere pronti a combattere questa guerra con il massimo della determinazione e dell’energia, sapendo che non potremo mai dirci sicuri, perchè non esiste questa possibilità”, lo scriveva qualche giorno fa Mario Calabresi, direttore di “Repubblica”. Allora se questi sono i termini per Pansa non resta che una sola strada:“adottare una ferrea strategia difensiva e blindarsi. In altre parole dovremo fare l’opposto di quanto siamo abituati a gridare nei cortei o nei talk show televisivi: ‘le stragi del califfato non cambieranno il nostro modo di vivere!’. Invece saremo noi a mutarlo. E nel profondo”.

Pansa è convinto che bisogna abbandonare il concetto di “società aperta” e subito adottare leggi restrittive e limitare la libertà, inoltre occorre adeguare le nostre strutture carcerarie, magari creando una Guantanamo italiana.

Questi sono alcuni dei suggerimenti che si leggono e si ascoltano sui media e che possono essere utili per prevenire attacchi o scontri. Per esempio non bisognerebbe fare gli errori che sono stati commessi riguardo all’ultimo attentatore italo tunisino catturato in stazione Centrale a Milano. Tuttavia una volta attuate tutte le strategie difensive contro il terrorismo, non basta dobbiamo fare una svolta radicale, sono utili le considerazioni socio culturali e politiche espresse qualche giorno fa dal reggente nazionale di Alleanza Cattolica, Marco Invernizzi.

Per rispondere efficacemente al terrorismo islamista, all’odio ideologico del terrorismo del fondamentalismo jihadista islamico non si può rispondere con un altrettanto odio ideologico di matrice occidentale, come è stato fatto negli anni settanta del secolo scorso, quando, soprattutto in Italia si combatté il terrorismo comunista delle Brigate Rosse. Infatti per Invernizzi, in Italia stiamo vivendo dei tempi che assomigliano molto a quelli degli anni settanta, del dopo sessantotto.

Dopo la rivoluzione russa del 1917, l’odio ideologico comunista prese piede e tentò di conquistare il mondo. “Chi, come me, cercò di ribellarsi, impiegò del tempo a comprendere che quell’odio non poteva essere sconfitto da un altro odio, ma dal contrario dell’odio, dalla Verità e dall’amore. Fu allora che capii, troppo lentamente forse, il detto di Joseph de Maistre, che «la Contro-Rivoluzione non è una Rivoluzione di segno contrario, ma il contrario della Rivoluzione». Oggi viviamo una condizione analoga”.(M. Invernizzi, “Contro l’odio,l’amore per la Verità”, 28.5.17, in www.alleanzacattolica.org)

I terroristi islamici che hanno trucidato 28 cristiani copti, tra cui 8 bambini:“hanno chiesto loro di rinunciare a Cristo e di diventare musulmani. Se avessero accettato li avrebbero salvati, ma i pellegrini hanno rifiutato e così sono stati uccisi. Gli hanno messo la pistola sulla testa e sul collo per ucciderli in modo diretto”. E’ importante conoscere questi drammatici dettagli, sono stati raccontati a La Verità da padre Antonio Gabriel, parroco della chiesa copta San Mina a Roma. E’ una guerra di religione? Per i commentatori del quotidiano diretto da Belpietro si. Del resto per dichiarare una guerra,“non serve essere in due, basta che uno solo lo voglia”. Peraltro tutti gli attentati dell’Isis o delle altre ramificazioni hanno quasi sempre un carattere religioso.

I terroristi jihadisti che uccidono i cristiani, lo fanno nel nome dell’islam, come le Brigate Rosse uccidevano nel nome del comunismo. Non tutti i musulmani sono terroristi, come non tutti i comunisti uccidevano, aspettavano sotto casa, imprigionavano e torturavano i dissidenti, ma ci vollero anni e coraggio perché qualcuno prendesse le distanze dalla violenza comunista dopo la rivolta di Budapest del 1956, dopo l’invasione della Cecoslovacchia nel 1968, la repressione dei dissidenti in URSS.

Pertanto a sconfiggere il terrorismo islamista ,“non sarà un’altra ideologia[…] tanto meno l’ideologia nichilista di chi contrappone all’islam radicale i modesti valori del nostro Occidente attuale, che nessuno ben capisce quali possano essere dopo che la classe politica che sta “facendo l’Europa” ha rinnegato le radici cristiane del nostro continente. Non sarà il nulla o quella cultura “sazia e disperata” di cui parlava il card. Giacomo Biffi a salvarci dall’islam”.Secondo Invernizzi,“sarà soltanto l’amore per la Verità a salvare i nostri popoli, attraverso la conversione e la penitenza indicate dalla Madonna a Fatima nel 1917, nei mesi precedenti la Rivoluzione d’Ottobre”.

Certo ognuno di noi potrà fare la propria parte,“con una preghiera, con un gesto di solidarietà nei confronti dei nostri fratelli che vivono, nei Paesi islamici, la stessa paura di coloro che vivevano oltre la Cortina di ferro, o dei giovani anticomunisti che andavano a scuola o all’università dominate dalla violenza dei collettivi”.

Intanto però per vincere il male bisogna ricorrere alla forza legittima e doverosa della politica e degli eserciti.

Infine per vincere il jihadismo, sono utilissime le considerazioni di monsignor Luigi Negri, subito dopo la strage dei poveri ragazzi di Manchester. A qualcuno sono sembrate un po’ dure, ma rappresentano molto bene il grado di in-civiltà che stiamo vivendo in Europa. Scrive il vescovo riferendosi alle giovani vittime:“nessuno vi ha dato delle «ragioni adeguate per vivere», come chiedeva il grande Bernanos alla generazione dei suoi adulti. Vi hanno messo nella società con due grandi princìpi: che potete fare quello che volete perché ogni vostro desiderio è un diritto; e l’importanza di avere il maggior numero di beni di consumo”. Continua monsignor Negri, Siete cresciuti così, ritenendo ovvio che aveste tutto. E quando avevate qualche problema esistenziale – una volta si diceva così – e lo comunicavate ai vostri genitori, ai vostri adulti, c’era già pronta la seduta psicanalitica per risolvere questo problema. Si sono solo dimenticati di dirvi che c’è il Male. E il Male è una persona, non è una serie di forze o di energie. È una persona. Questa persona s’è acquattata lì durante il vostro concerto. E l’ala terribile della morte che porta con sé vi ha ghermito.

Figli miei, siete morti così, quasi senza ragioni come avevate vissuto. Non preoccupatevi, non vi hanno aiutato a vivere ma vi faranno un “ottimo” funerale in cui si esprimerà al massimo questa bolsa retorica laicista con tutte le autorità presenti – purtroppo anche quelle religiose – in piedi, silenziose. Naturalmente i vostri funerali saranno fatti all’aria aperta, anche per quelli che credono, perché ormai l’unico tempio è la natura[…]Non dimenticheranno di mettervi sui marciapiedi i vostri peluche, i ricordi della vostra infanzia, della vostra prima giovinezza. E poi tutto sarà archiviato nella retorica di chi non ha niente da dire di fronte alle tragedie perché non ha niente da dire di fronte alla vita”. (Luigi Negri, Poveri figli della società che non riconosce il Male”, 23.5.17 LaNuovaBQ.it)

Il vescovo emerito infine auspica che almeno per questa tragedia, i vari guru culturali, politici e religiosi, ci dispensano dai soliti discorsi che“non è una guerra di religione, che “la religione per sua natura è aperta al dialogo e alla comprensione”.

Domenico Bonvegna

Vai a TOP