Bari, riflettori dell’antimafia sulle banche: nei forzieri i soldi della mafia?

guardia di finanza

Faro dell’antimafia sulle banche pugliesi. Ad attirare l’attenzione degli investigatori, scrive Repubblica, il caso della Banca di credito cooperativo di Alberobello. “La Dna vuole infatti accertare, coordinando il lavoro delle procure di Trapani e di Bari che da più di un anno si occupano di questa storia, se davvero la mafia – e nello specifico il boss trapanese Virga e uno dei prestanome di Matteo Messina Denaro – abbia utilizzato l’istituto di credito per riciclare capitali illeciti. La storia che Repubblica ha raccontato nell’agosto scorso – nasce da una piccola società, la Smg costruzioni, con sede proprio ad Alberobello, costituita nel febbraio del 2005 e che si occupa di costruzioni edili.

Uno dei soci è Vito Tarantolo, considerato dai magistrati siciliano proprio il prestanome di Messina Denaro. In quella società c’è però anche Maria Grazia Susca, imprenditrice pugliese e consigliera di amministrazione del Credito cooperativo di Alberobello. La Susca è lì, a quanto pare, soltanto per essere compagna di Giuseppe Ruggirello, imprenditore siciliano che insieme con il prestanome di Messina Denaro e con il boss Virga sta per realizzare questo complesso nel trapanese. Il caso scoppia però lo scorso anno quando la procura di Trapani sequestra parte delle quote della società, sostenendo che facciano riferimento a un fantoccio di Tarantolo, il prestanome di Messina Denaro.

La Smg, dicono quindi, è almeno in parte del boss dei boss. A questo punto si muove Banca d’Italia. Perché vuole capire il ruolo della Susca. E’ a quel punto che scopre una serie di irregolarità nella gestione dell’istituto: «La banca – scrive via Nazionale – ha coperto il gruppo economico facente capo al consigliere Susca». Come? Non segnalando una serie di movimenti strani. Per esempio sul conto corrente della sorella della Susca, un’impiegata, girano due milioni di euro senza che parta alcuna segnalazione all’antiriciclaggio di via Nazionale come invece avrebbero dovuto. Una segnalazione che arriva soltanto dopo «in seguito – si legge nella relazione di Bankitalia – della richiesta di accertamenti bancari disposti della Questura di Trapani nei confronti della Smg Costruzioni srl, che la signora Susca partecipa e di cui è stata amministratore».

Ma la Dna teme un sistema più ramificato nel sistema del credito pugliese. Si guarda con grande attenzione e preoccupazione a quello che è successo a Otranto, dove la procura ha indagato 11 persone per estorsione aggravata da metodi mafiosi. Il sospetto è che siano state pilotate le elezioni che hanno portato all’elezione di Dino Mazzotta, attuale presidente e ora indagato. Secondo gli inquirenti, alcuni soci avrebbero subìto pressioni da parte di persone già condannate per reati simili e vicine al clan Tornese di Monteroni”.

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