Autonomia al Nord, così Conte vuole evitare che il Paese si spacchi. Il video con le tappe della vicenda

Il fatto in sintesi

Le regioni del Nord (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) chiedono maggiori poteri (e maggiori risorse) per gestire in proprio una serie di materie oggi di competenza nazionale. Per farlo vogliono trattenere una quota delle tasse incassate sul territorio. Ma c’è il rischio che l’operazione comporti anche meno soldi al Sud.

Le tappe della vicenda

La strategia di Salvini

Il leader della Lega, gioca su due piani paralleli. Da una parte deve vedersela con i due presidenti di Regione leghisti, Attilio Fontana e Luca Zaia, che cannonneggiano contro Roma e premono affinché il segretario del Carroccio stacchi la spina al governo che sta ridimensionando le loro richieste. Dall’altra non può permettersi una linea troppo dura: la costruzione del profilo “nazionale” della Lega prevede delle inevitabili limitazioni alle volontà del Nord e se Salvini vuole restare alto nei sondaggi (e nelle urne)  deve necessariamente tener conto del fatto che “la  secessione dei ricchi” è complicata da spiegare al Sud.

La posizione di Conte

Il premier Conte ha scritto una lettera, pubblicata domenica 21 luglio dal Corriere, appellandosi ai lombardi e ai veneti: «L’autonomia è una riforma per tutta l’Italia, non una bandiera da sventolare. Stop agli insulti, incontrerò i vostri governatori». I governatori di Lombardia e Veneto hanno risposto: «Ci sentiamo feriti dalle esternazioni del presidente del consiglio… Se non la scrive lui questa pagina di storia la scriverà qualcun altro… Sì al dialogo ma non firmiamo  alcun testo farsa». Zaia e Fontana manifestano la loro rabbia ventilando di non firmare «un testo farsa».

Il Sud

Conte vuole parlare anche a quel Sud che si è fatto convincere che Salvini che è più quello che li chiamava “terroni” che Conte ha in mente di parlare. Vuole spiegare quali erano le intenzioni dei leghisti sulla scuola, dal reclutamento  regionale dei professori alle gabbie salariali. E vuole anche raccontare come intendevano affrontare il problema delle risorse aggiuntive che Lombardia e Veneto avrebbero  guadagnato dalla gestione autonoma delle prestazioni.

Il nodo del Fondo Perequativo

Oggi la Lega è contrarissima all’ipotesi di un fondo perequativo che garantisca a tutte le Regioni un identico livello di servizi. E Conte non ha per nulla gradito che i tecnici del Tesoro abbiano preso in considerazione la bozza di compromesso studiata dal viceministro Massimo Garavaglia: una redistribuzione prevista solo sopra un certa soglia e di cui possano beneficiare anche le tre regioni  “autonome”.

Il vertice di giovedì

La discussione è rinviata al vertice di giovedì, anche se già domani il premier vedrà alcuni tecnici e ministri. Nelle  stesse ore dovrebbe avvenire anche l’incontro con Matteo Salvini chiesto dal leader M5S Luigi Di Maio dopo le  minacce di crisi della scorsa settimana. Ma l’appuntamento cruciale è quello che si terrà al Senato mercoledì, quando Conte riferirà in Aula sulla presunta tangente alla Lega di cui si sarebbe trattato nell’incontro all’hotel Metropol di Mosca.

Go to TOP