“Tappami”, i cittadini in campo per riparare le buche: “Le promesse sul web non bastano…”

“A quasi 6 mesi dalle elezioni e dalle promesse elettorali i buche sulle vie della Capitale che tengono bloccate ogni giorno diverse pattuglie di polizia municipale e migliaia di automobilisti in coda sono la foto opportunity dello sfascio della Giunta Raggi e dell’incapacità di risolvere i problemi. La messa in sicurezza delle buche stradali è operazione urgentissima, che non può attendere bandi, risorse e tempi burocratici”. TAPPAMI, associazione di volontari che per oltre un anno ha impiegato tempo e risorse personali e coinvolto i romani mettendo in sicurezza centinaia di buche killer interviene a sottolineare il ruolo forte e decisivo dei cittadini a cui è affidato, in assenza delle istituzioni, un ruolo importante per la risoluzione dei problemi. E lo fa ribandendo con forza il proprio e decisivo intervento.

“Armati solo di pala e bitume di qualità, abbiamo così promosso – spiegano i rappresentanti dell’Associazione- un progetto di volontariato civico che è l’unico modo per tamponare un’emergenza ormai da terzo mondo. Un progetto che abbiamo anche sottoposto al voto degli elettori ma che rimane valido al di là del colore politico perché serve solo ai cittadini ed al loro benessere e al decoro urbano. Mai in questi mesi la Giunta Raggi ha mostrato di interessarsene o di prenderlo in considerazione! Il progetto che Tappami ha mostrato funzionare non ha colore politico, e poteva essere implementato anche senza coinvolgerci. Ma è evidente che la Giunta Raggi ed i 5 Stelle pensano di chiudere le buche solo con le promesse sul web. Altro che movimento dei cittadini, che sono le loro vittime e non la loro preoccupazione. Ora basta. Si decidessero – concludono- a trovare soluzioni urgenti e fattibili per la ricognizione e la messa in sicurezza delle buche più pericolose, altrimenti saranno i cittadini romani a continuare a farne le spese”.

Premio Sgarrupato 2016, ecco i finalisti

I finalisti sono “Fuori – storie uscite da Nisida”, aa.vv., edizioni Caracò; “Una lunga notte” di Alessandra d’Antonio e Maurizio de Giovanni, ed. Centoautori; “La guerra di Troia e delle tre Dee” di Maria Cristina Orga, ed. Vocali.

E il 26 maggio saranno ben 240 i ragazzi che voteranno il libro preferito, nella terna proposta dagli organizzatori, che è stata letta, commentata con i docenti di lettere e discussa in incontri collettivi con i singoli autori.

E così, con l’assegnazione del “Premio Sgarrupato 2016”, si conclude la terza edizione del Secondigliano Libro Festival, la manifestazione promossa dall’omonima associazione culturale per incentivare gli indici di lettura e affinare i livelli culturali dei giovani della periferia Nord di Napoli.

Un obiettivo che l’associazione porta avanti con grande entusiasmo, mettendo assieme, attorno ad un unico progetto tutte le scuole del quartiere (un istituto superiore e cinque di primo grado) e ricordare in questo modo la figura e l’opera dello scrittore Marcello d’Orta.

L’appuntamento è per 26 maggio, dunque, alle ore 10 nel Teatrino messo a disposizione dalla Parrocchia dei Missionari dei Sacri Cuori – I traversa Casilli al Corso Italia.

Nel corso della manifestazione si esibiranno alcuni gruppi musicali delle scuole del quartiere al migliore dei quali la giuria di studenti attribuirà il “Premio Prof. M.° Luigi Ruberti” dedicato ad un insigne docente di musica e valente artista napoletano.

La votazione è stata preceduta nelle scuole dalla nomina di 50 studenti che costituiranno una “giuria di qualità” e dal voto delle sei scuole impegnate nel progetto che è stato consegnato in busta chiusa ai promotori e sarà reso noto nel corso della manifestazione.

Il Secondigliano libro festival, che gode del patrocinio morale della Regione Campania, del Comune di Napoli e dell’Ordine dei giornalisti della Campania, si articola in due sezioni, una dedicata alla incentivazione della lettura, che ha visto la partecipazione di 240 studenti delle terze classi delle scuole medie e di due prime classi dell’unico istituto superiore; l’altra, un modulo scrittura, è rivolto ai ragazzi delle quinte classi della scuola primaria, ha visto la partecipazione di 350 alunni delle scuole elementari di Secondigliano e circa 200 di Bologna ad un gemellaggio culturale  e si è concluso con la presentazione nei due capoluoghi del maxi libro (con fogli 100x70cm) dal titolo “Napul è … Piazza Grande”.

La marcia dei centomila contro le mafie

Oltre 100mila studenti in piazza in tutta Italia, un unico fiume che, nel primo giorno di primavera, unisce tutti da Torino a Reggio Emilia, da Firenze a Napoli, da Foggia a Sestu, fino alla piazza nazionale di Messina, nella lotta contro le mafie.

E un immenso fiume di giovani ha invaso anche le strade di Napoli per partecipare alla marcia in memoria delle vittime innocenti delle mafie. Un giorno, il 21 marzo, che è ormai un giorno simbolo per la lotta alla mafia e che ogni anno raccoglie un numero sempre crescente di persone. Soprattutto studenti.

Un impegno di ogni giorno secondo il presidente del Senato, Pietro Grasso: “Ogni 21 marzo Libera Contro le mafie organizza una giornata per ricordarle, quest’anno è stata la ventunesima volta, con migliaia di persone in piazza. Spero presto il Parlamento completi l’iter di approvazione del ddl che istituirà il 21 marzo come Giornata della memoria delle vittime di mafia. Lo dobbiamo a tutte le persone che sono in questo elenco, ai loro familiari, agli amici. Lo dobbiamo a tutti noi” osserva. Mai abbassare la guardia e combattere la mafia e la diffusione di fenomeni illegali con la cultura. Questo il tema su cui tutte le istituzioni regionali sono impegnate. “La Regione investa subito su progetti per tenere aperte le nostre scuole tutto il giorno, nelle città campane e soprattutto nei quartieri più difficili e più esposti di Napoli, così da creare dei presidi di legalità per sottrarre le giovani generazioni dalla prospettiva della criminalità”. È l’appello infatti lanciato da Antonio Marciano, consigliere regionale del Partito Democratico e Questore dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Campania, a margine del corteo promossa da Libera in occasione della giornata della memoria. “La politica e le Istituzioni hanno il dovere di essere presenti e di ascoltare, ma soprattutto sono chiamate a costruire e dare risposte: con l’esempio, con l’impegno, con scelte di Governo che puntino a debellare definitivamente il cancro della violenza e della criminalità dalle nostre terre. Più sicurezza, più cultura, più opportunità di lavoro e di futuro: sono queste le direttrici che dobbiamo seguire”, conclude Marciano.

Le parole d’ordine degli studenti sono chiare: Istruzione, cultura e reddito contro mafie e disuguaglianze.  In piazza con Libera anche gli studenti di “Rete della Conoscenza”, “Unione degli Studenti’ e “Link-Coordinamento Universitario”.

“Non è un caso che il tasso del 17.6% di dispersione scolastica sia uguale al tasso di minori a rischio povertà – chiarisce Danilo Lampis, coordinatore dell’Unione degli Studenti – sintomo di una gerarchizzazione della società a causa delle barriere di accesso ai saperi. Una condizione di subalternità che si riproduce quindi a causa dell’assenza di misure universali di accesso all’istruzione e continuità di reddito. Vogliamo istruzione gratuita e diritto allo studio affinché nessuno resti escluso. Dalle scuole e dalle università deve partire una dichiarazione di guerra alla criminalità organizzata, che parli di giustizia sociale e di un nuovo modello di sviluppo contro le speculazioni mafiose”.

Regione, le sedute del Consiglio nel nome di Giancarlo Siani

Un’aula gremita e un’emozione incontenibile che si legge negli occhi della gente che affolla l’Aula del Consiglio regionale campano. Da oggi sarà intitolata a Giancarlo Siani, il giornalista del Mattino barbaramente ucciso dalla camorra nel 1985 e per un giorno questo luogo, terreno di tante battaglie politiche, unisce nell’unica guerra comune che è la lotta alla illegalità, tutti i consiglieri, al di là di ogni schieramento e di ogni idea.

E così, insieme con gli alunni del “Siani” di Napoli, del “Siani” di Casalnuovo, dell’istituto “De Amicis” e del “Vico” di Napoli, tutti quelli che hanno voluto pensare a Giancarlo Siani e intitolargli l’aula del consiglio per rendere eterno il suo ricordo, prendono posto nell’Aula. Un luogo che diventa il simbolo della legalità, della voglia di rinnovamento e di riscossa della città.

In un luogo simbolo, insieme le istituzioni e gli studenti, possono da oggi dare il loro contributo a costruire un futuro nuovo a Napoli. Quasi a ricucire uno strappo, a sanare un vuoto che si è generato tra la politica e le giovani generazioni.

“Sono loro a dover recuperare fiducia in istituzioni che devono tornare ad essere credibili”, spiega Rosa D’Amelio, presidente del Consiglio regionale della Campania.

E poi tocca proprio a Paolo Siani, suo fratello e presidente della fondazione Polis a scoprire la targa apposta in aula con un messaggio scritto da Ludovica Siani, nipote di Giancarlo: “I tasti neri della macchina da scrivere di Giancarlo sono consumati pieni di graffi. Le sue mani sembrano essere lì pronte a finire un articolo e a buttarne giù ancora un altro. E’ solo la polvere a provare che non accadrà”.

“Giancarlo non era un eroe – dice il presidente della fondazione Polis in aula –, non era un giornalista di punta, voleva fare semplicemente il giornalista. Lui viene ucciso perché scrive una cosa che era la verità ma che nessuno sapeva. Questo non vuol dire essere un eroe, ma essere un bravo giornalista. La regione Campania ha fatto una scelta importante che potrebbe essere ripetuta anche nelle carceri o nei luoghi d’aggregazione dove ci sono i nostri bambini. A loro dobbiamo portare un libro per cambiare il loro destino”.

La cerimonia prosegue poi con un video commemorativo ed un minuto di raccoglimento osservato da tutti i consiglieri regionali in ricordo di Giancarlo Siani. “Questa è per noi una scelta di grande impatto – ricorda Rosa D’Amelio, presidente del Consiglio regionale della Campania -, non solo un gesto simbolico ma un modo per insegnare ai ragazzi la legalità, partendo dall’esempio di Giancarlo. Cinque mesi prima della morte di Giancarlo, il Consiglio regionale approvò la legge 39 del 1985 a favore delle scuole campane per contribuire allo sviluppo della coscienza civile contro la criminalità camorristica”.

“Come Ordine dei Giornalisti voglio lanciare un messaggio importante alla politica che, con la intitolazione dell’Aula consiliare a Giancarlo Siani, ha assunto un impegno solenne. Da oggi avete un impegno in più nei confronti di tutta la Regione per azione concrete contro la camorra, per la cultura della legalità, per la professione giornalistica e per il mondo dell’informazione. Mantenetelo, rispettatelo, nel nome di Giancarlo” – puntualizza il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli.

“Grazie per questa azione politica che ci spinge a continuare nella nostra opera per ricordare Giancarlo Siani e consolidare il suo messaggio di verità, di legalità, di buona informazione” – chiarisce come Geppino Fiorenza della fondazione Polis e Fabio Giuliani dell’associazione Libera.

La cerimonia si conclude con il concerto del coro giovanile “I San Carlini” diretti dal maestro Carlo Morelli.

Emergenza bullismo, il rimedio dai banchi di scuola

Genitori più severi e insegnanti che, a partire dalla scuola primaria, sappiano educare i propri alunni nel rispetto di tutti. E poi la necessità di dialogo. Dialogo tra i genitori e i figli. Tra gli alunni e gli insegnati. Perché dietro i comportamenti dei ragazzi ci sono sempre adulti che hanno affidato ad altri, soprattutto oggi nell’era digitale, il loro ruolo di educatori.

Questi gli elementi principali sui quali occorre riflettere per cominciare a fronteggiare adeguatamente il fenomeno del bullismo. Né da una parte, dunque, i genitori devono minimizzare gli episodi di violenza né, dall’altra, gli insegnati devono ignorare i segni di tale atteggiamento violento.

Un fenomeno in costante crescita, quello del bullismo, che conta numerose vittime in tutta Italia, ma anche “sommerso” perché difficile da quantificare e spesso sottovalutato. Una vera e propria emergenza educativa che nasce molto spesso tra i banchi di scuola a partire da quelli delle elementari. E per il quale servirebbe anche un osservatorio per misurare il peso esatto del problema, come evidenziato da Pietro Ferrara, pediatra dell’università Cattolica di Roma, referente nazionale della Società italiana di pediatria (Sip) per abusi e trattamenti: “Molto spesso, infatti, mancano infatti dati e studi su questa fascia d’età ed è diffuso un atteggiamento di negazione da parte dei genitori dei bambini più aggressivi, che tendono a minimizzare e giustificare i comportamenti sbagliati dei loro figli”. Secondo l’esperto, un osservatorio già alle elementari permetterebbe di valutare “quanto è radicato il fenomeno e anche di realizzare interventi mirati, per esempio campagne di informazione, utili anche come prevenzione”.

Uno studio che è stato realizzato già in alcune scuole elementari di Roma e “che ha dimostrato che il problema esiste. E anche – spiega all’Adnkronos Salute – che è scarsamente percepito dei genitori. Parlarne però è già parte della soluzione: la parola chiave contro questo fenomeno, infatti, è “dialogo”. La letteratura scientifica dimostra che le famiglie dei bulli e quelli delle vittime sono simili. Si tratta, generalmente, di nuclei in cui c’è scarso controllo da parte degli adulti, poca presenza dei genitori, mancanza di dialogo». Per questo il primo aiuto che si può fornire è quello di dare valore alle parola e all’ascolto.

«I bambini si avvicinano sempre più presto – conclude – alle tecnologie. Hanno accesso a videogiochi, tv, pc. E la soglia di attenzione dei genitori per proteggerli da immagini violente è molto calata. Tutto questo fa sì che i bambini possano considerare quasi normale determinati atteggiamenti o sentirsi autorizzati a riprodurli».

Per due giorni Houston capitale dei prodotti italiani

Per due giorni Houston sarà la capitale dei prodotti italiani. Prende il via, oggi, nella città texana “Taste of Italy”, l’evento di promozione commerciale di prodotti autentici italiani Food&Beverage che sono alla conquista del mercato statunitense.

Organizzato dalla Camera di Commercio Italo-Americana del Texas, per il secondo anno consecutivo, ha riunito numerosi produttori italiani singoli o consorziati del settore enogastronomico, che hanno aderito a quest’iniziativa e lanciato la loro sfida.

Ogni produttore avrà a disposizione una postazione all’ Hilton Hotel, in una delle sue sedi piu’ prestigiose in citta’, dove potranno esporre il proprio prodotto e farlo degustare ai professionisti del settore che interverranno alla convention. E così i buyers di catene di grande distribuzione organizzata, di singoli ristoranti o associazioni di ristoratori, importatori e distributori avranno la possibilità di scegliere i prodotti migliori per le loro attività.

Gli organizzatori della manifestazione puntano a migliorare i risultati della prima edizione. “L’anno scorso – spiega Alessia Paolicchi, alla guida della Camera di Commercio Italo-Americana a Houston ed ideatrice del progetto – abbiamo ottenuto risultati molto soddisfacenti. Erano presenti 24 aziende Food&Wine, 3 consorzi, più di 300 prodotti tipici esposti e sono intervenuti 69 buyers del Texas ed altri provenienti da altri 7 Stati degli USA. Quest’anno il programma e’ ancora piu’ incoraggiante. Il numero delle aziende si e’ addirittura quadruplicato . Hanno garantito la loro presenza circa 112 aziende con oltre 500 prodotti e si prevedono oltre 200 buyers”.

Un evento, dunque, che mira a consolidare sempre più la presenza del “Made in Italy” negli Stati Uniti dove già varie marche e vari segmenti di prezzo/qualità sono presenti in molte catene della grande e piccola distribuzione così come nella ristorazione, dove i piatti italiani sono molto diffusi.

Grazie alla posizione strategica, le infrastrutture, le politiche di incentivazione e defiscalizzazione, e la quasi inesistente burocrazia, il Texas è al numero 12 tra le economie più grandi al mondo. Conta 26 milioni di abitanti ed è – per estensione – secondo solo all’Alaska, con una superficie pari a circa quattro volte l’ Italia.

Con un tasso di disoccupazione limitato al 4,1% ed un potere di acquisto superiore alla media nazionale, Houston conta oggi circa 6 milioni di abitanti e presenta il maggior tasso di crescita economica tra tutte le grandi metropoli statunitensi.

Il costo della vita è il più basso tra le maggiori citta’ degli USA ed il reddito medio pro capite si aggira intorno ai 75 mila dollari all’anno. Houston e’, dunque, una città cosmopolita dove la presenza italiana non è ancora cosi’ radicata come sulle coste Est e Ovest.

Questo offre, pertanto, ancora numerose opportunita’ per affermare sempre piu’ il marchio del Made in Italy, tanto amato ed apprezzato dagli americani.

A scuola di legalità, magistrati e studenti insieme per diffondere la cultura della responsabilità

Responsabilità, legalità e socialità. E ancora continuità, diffusione e consapevolezza. Il dizionario della “buona scuola” si arricchisce di nuovi termini. Parole che rappresentano, oggi, una sorta di antidoto al terrorismo e alla corruzione e che pongono la scuola pubblica come luogo privilegiato di incontro sui temi della legalità, Una sorta di “presidi di legalità”. E come luoghi in cui si immagina e si costruisce un futuro migliore. Parole che prendono corpo e fiato di fronte alla platea di studenti e professori riuniti presso la sede del Consiglio superiore della Magistratura, assieme ai rappresentanti delle istituzioni, per il convegno su “Il ruolo della scuola per la cittadinanza attiva e democratica”, organizzato da Miur, Csm, Anm, Dna e Anac in occasione della “Giornata per l’educazione alla legalità”.

Una giornata unica, un’occasione straordinaria per il mondo della scuola “perché per la prima volta nella storia del mondo dell’educazione si struttura una serie di iniziative che esistono da anni ma che ora diviene azione corale e strutturalmente presente nella scuola”. Con queste parole il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini sottolinea l’importanza dei protocolli d’intesa siglati a febbraio e a maggio dal Miur con Csm, Anm, Anac e Dna e che da oggi vengono “tradotti in realtà”.

Il Ministro definisce i tanti giovani studenti di tutta Italia coinvolti in prima persona nell’iniziativa «un esercito della speranza, educato al rispetto dei principi e dei valori di responsabilità, legalità, socialità. L’etica individuale, quando si somma, diventa etica sociale», aggiunge il ministro dell’Istruzione che non ha dubbi: “dare il messaggio di educare a un senso di responsabilità e alla cultura della legalità è la missione più grande e più nobile che possiamo avere”.

Richiamando inevitabilmente i fatti di Parigi e gli ultimi attacchi terroristici, il ministro spiega: “Ci troviamo in un contesto europeo inficiato da un sentimento di paura ma in occasione dell’ultimo Consiglio dei ministri dell’Istruzione Ue si è capito che quell’esercito europeo della speranza, fatto da milioni di giovani, ha in mano lo strumento più efficace” contro il terrore: “un’educazione ai valori e ai principi di partecipazione diretta e attiva alla legalità che poi producono frontiere solide contro l’illegalità”.

“Responsabilità” è la parola chiave usata anche dal presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone. “Capovolgiamo un luogo comune – ha spiegato il numero uno dell’Anac – dobbiamo imparare a usare meno la parola legalità che è una parola abusata, usata spesso da chi non avrebbe i titoli per usarla. La parola giusta responsabilità”.

Sull’educazione alla legalità, Cantone sottolinea: “E’ fondamentale iniziarne a parlare dalle scuole. La corruzione è un problema soprattutto per le nuove generazioni, è una perdita di chance per i giovani. Andando nelle scuole ho capito quanto sia fondamentale che i ragazzi vedano che le istituzioni ci sono, soprattutto quando si riesce ad andare nelle scuole di frontiera”.

Al convegno a Palazzo dei Marescialli, padrone di casa è Giovanni Legnini. “Studi multidisciplinari – ha sottolineato – hanno dimostrato una stretta correlazione tra livello di istruzione e riduzione della propensione alla criminalità” e che “all’incremento degli anni di studio corrisponde la riduzione della tendenza a commettere crimini in età adulta”. Dunque, sostiene Legnini, “la funzione della scuola nel contrasto di lungo periodo alla criminalità, alla corruzione, al malaffare diffuso, alla violenza terroristica, è decisiva. Non da oggi”. “La novità di questa iniziativa – ha concluso il vice presidente del Csm – é rendere più strutturata e continuativa la partecipazione della magistratura italiana alle attività che il sistema scolastico nazionale intenderà promuovere”.

Tanti gli interventi dei giovani dell’esercito della speranza che hanno testimoniato la loro costante e quotidiana lotta per la diffusione della cultura della legalità. Rappresentanti delle consulte studentesche, studenti che hanno illustrato le ricerche condotte sul campo, come quella realizzata ad Ostia dall’Istituto Enriquez, un vero e proprio “Atlante della corruzione” o un video realizzato a Palermo, in occasione della giornata della legalità del 23 maggio scorso, dall’istituto Rossellini. Piccole grandi storie di chi ogni giorno lotta contro le mafie, la corruzione e le illegalità.

Presenti al convegno anche il vicepresidente dell’Anm Valerio Savio, Antonio Patrono della Direzione nazionale antimafia, i consiglieri del Csm Luca Palamara, Paola Balducci e Piergiorgio Morosini.

Una targa per Giancarlo Siani, Scampia rilancia la sfida

IMG_0929La sfida di un territorio di cambia e che non ci sta con chi continua a parlare di Scampia solo in termini negativi. La voglia di riscatto e il desiderio di trovare nuove strade per ricostruire la fiducia che i cittadini hanno nelle istituzioni. Scampia non si arrende. Anzi, rilancia l’impegno contro la camorra. E intitola al giornalista Giancarlo Siani, modello di coraggio e legalità, ucciso dalla camorra, la sala- hall d’ingresso dell’VIII Municipalità, in cui ha sede lo Sportello Anticamorra che sarà guidato dall’Associazione “Ultimi” di don Aniello Manganiello.

Una cerimonia semplice. Organizzata e voluta da Pina Pascarella e da Angelo Pisani, presidente della municipalità, alla presenza di molti alunni delle scuole. Una tavola rotonda, coordinata dal giornalista Rai Vincenzo Perone, che ha visto la partecipazione di rappresentanti significativi della lotta alla camorra. Un dibattito che è una lezione, di vita e di filosofia. Al termine del quale è stata scoperta una targa in memoria del giornalista del Mattino barbaramente ucciso 30 anni fa.

“Giancarlo Siani era uno di noi. Uno di voi. Era un ragazzo che si impegnava. Che credeva in quello che faceva. E che aveva un piccolo- grande senso del dovere, quello che ognuno di noi ha”. Sono del direttore de Il Mattino, Alessandro Barbano, le parole che scandiscono il dibattito nell’aula consiliare dell’Ottava Municipalità di Scampia.

“Da oggi in poi i valori della giustizia e della lotta alle mafie in questa Municipalità seguiranno un importante percorso della memoria – ha detto il presidente Angelo Pisani – Questo percorso non sarà solo un doveroso omaggio alla memoria, ma continuerà ad essere un luogo di prassi concrete nel contrasto alla criminalità organizzata. Perché la lotta alla camorra non ha colore politico, ma unisce tutti”.

“Da Scampia non sono mai andato via. Uno Stato che mostra solamente i muscoli è uno Stato perdente. Oggi è importante saper dare risposte a chi ha problemi con la criminalità e noi faremo questo”, spiega don Aniello Manganiello che curerà lo sportello Anticamorra.

Un gesto importante quindi, quello dell’VIII Municipalità, che attraverso lo Sportello ha deciso di garantire un punto d’appoggio concreto per tutti i cittadini che ne hanno bisogno. «Oltre a ricevere le denunce, lo Sportello sarà un vero e proprio punto di accoglienza per i giovani – annuncia Pisani – perché combattere il male significa allontanare i giovani dalla manovalanza della criminalità organizzata, e questo è possibile in primo luogo attraverso attività di accoglienza e di aggregazione sociale». Francesco Soviero, sostituto procuratore della Repubblica di Napoli, direzione distrettuale antimafia chiarisce: “La lotta alla camorra è una lotta di cultura. Napoli non è solo camorra, la maggior parte degli abitanti di Scampia sono persone perbene. Oggi i camorristi vengono arrestati anche con il contributo dei cittadini”.

Mattarella a Napoli: “La scuola sconfiggerà la camorra”

La storia di Davide è il filo conduttore della giornata. Le sue parole raccolte in una poesia e recitate da Flavio Insinna sono di grande efficacia. E il video che racconta la sua storia lascia tutti senza parole. Si commuovono gli oltre 2mila giovani studenti che affollano l’ampio cortile della scuola “Sannino-Petriccione” di Ponticelli, quartiere della periferia est di Napoli, in cui si svolge l’inaugurazione dell’anno scolastico alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La sua storia è quella di quanti, provenienti da realtà povere e degradate, non hanno mai smesso di lottare e credere in un futuro migliore. Davide, infatti, è il 19enne che il 20 luglio del 1996 fu assassinato per aver osato guardare negli occhi un criminale mentre rubava il motorino a un suo amico. La scuola a lui intitolata è la sede scelta per la prima volta da un presidente della Repubblica fuori dal Quirinale per celebrare un evento così importante. Un luogo altamente simbolico. Che Mattarella non manca di sottolineare nel suo discorso: “Scegliete la vita non la morte, perché la scuola è presidio di legalità, il luogo dove apprendere che la camorra e le mafie possono essere sconfitte. Anzi che saranno sconfitte”. Una scelta forte, coraggiosa, un segnale di speranza per sottolineare che “la scuola è strumento straordinario di crescita collettiva e personale. Se la scuola non fosse questo, tradirebbe la sua ragione costitutiva”. E ancora: “la scuola cambia la vita. E’ l’anticorpo al conformismo e dunque alla sottomissione. La conoscenza è libertà, libertà di esprimere i talenti e le diverse aspirazioni. L’istruzione è la chiave della coscienza civile di un paese. Andate a scuola!!!”, conclude il presidente della Repubblica.

“Davide ci ricorda che l’Italia ha un credito aperto”. Aggiunge il ministro dell’istruzione Stefania Giannini. “La scuola è trovare maestri che ti guidano e qualche volta ti cambiano la vita. Governo e Parlamento hanno lavorato intensamente, è un anno di cambiamento per una famiglia così grande come quella della scuola: è una scommessa ambiziosa, quella che abbiamo voluto intraprendere. La scommessa è quella di voler spalancare le porte della scuola italiana all’Europa, alla digitalizzazione, al mondo del lavoro. C’è un’altra parola che dobbiamo rimettere al centro del nostro vocabolario accanto alla parola Istruzione, ed è la parola fiducia: il sinonimo di fiducia, nel caso della scuola, è la parola coraggio. Nessuno è solo a scuola, ricordatevelo”.

E aggiunge: “Bisogna far sì che l’Italiano sia presto lingua madre e non matrigna per i 750 mila bambini stranieri che non lo parlano e non lo sentono parlare in casa propria. A scuola, se è scuola, ci si deve sentire davvero a casa, subito e senza condizioni”.

“La visita di Mattarella all’istituto Sannino Petriccione rimette al centro del dibattito pubblico cose dimenticate ed è un sostegno alla scuola, alla scuola di periferia, allo sviluppo delle competenze dei ragazzi, alla lotta alla povertà e alla ripresa del dibattito sul Mezzogiorno”. Le parole precise e puntuali sono di Marco Rossi Doria, maestro di strada e assessore alla Scuola al Comune di Roma “Sono stato molto contento della visita del presidente della Repubblica. E’ una scuola che ho molto frequentato e che è stata capofila di tante attività. L’istituto Sannino Petriccione non è solo un presidio di legalità ma anche di possibilità, di futuro e di speranza”.

Secondigliano libro festival, quando i bambini incontrano la lettura

Libri che vanno dai bambini. E bambini della periferie di Napoli che leggendo delle storie, belle e semplici, si apprestano a vivere nuove emozioni in prima persona. Perché se non sono i bambini a leggere, saranno i libri ad andare verso i bambini. Questo lo spirito del “Secondigliano libro festival”, giunto ormai alla terza edizione, che prende il via ad ottobre per concludersi a fine maggio.

Più che un progetto, una missione. Quella, appunto, di promuovere la diffusione della lettura e, più in generale, per il miglioramento dei livelli culturali dei giovani del quartiere della periferia Nord di Napoli. E di rendere i ragazzi protagonisti di questa rivoluzione culturale. Per regalare loro una speranza, per insegnare a sognare e per dare la forza di rincorrere i propri sogni. Bambini che vivono in condizioni di profondo disagio e che diventano protagonisti, attraverso la lettura, di storie belle e positive, di racconti che poco hanno a che vedere, molto spesso, con la loro quotidianità. Ma non solo storie da leggere anche storie da scrivere.

La novità di questa edizione è proprio il modulo scrittura destinato agli alunni di alcune quinte delle sei scuole elementari del quartiere (Alfieri, Berlingieri, Berlinguer, Carbonelli-Marta Russo, Parini, Sauro). Ci  sarà un gemellaggio culturale con due scuole omologhe, la Carducci e la Fortuzzi, del centro di Bologna. I ragazzi, partendo dalla falsariga delle canzoni di Pino Daniele e Lucio Dalla e attingendo all’immenso patrimonio storico e culturale dei due capoluoghi, saranno invitati a raccontare con elaborati e disegni le rispettive città. I lavori, su fogli bristol delle dimensioni di 70×100 cm saranno raccolti in un maxi libro dal titolo “Napul è…Piazza Grande” che sarà presentato in manifestazioni pubbliche nelle due città. L’intero progetto si articola in due sezione e interesserà, complessivamente, circa 600 giovani del quartiere, 240 di scuola media e oltre 350 delle elementari, che saranno impegnati per circa otto mesi. Gli studenti di due terze medie e di due classi del primo istituto saranno impegnati nella lettura di tre libri di autore contemporaneo locale (“ Fuori – racconti per ragazzi che escono da Nisida”, aa.vv., ed. Caraco; “Una lunga notte” di Alessandra d’Antonio e Maurizio de Giovanni, ed. Centoautori; “La guerra di Troia e delle tre dee”, Maria Cristina Orga, Vocali editrice) forniti dai promotori, nella discussione in aula con gli insegnanti di lettere e in tre incontri collettivi con i singoli autori. Nella manifestazione finale, prevista a fine maggio, gli studenti voteranno il libro preferito e assegneranno il “Premio Sgarrupato 2016”.

Il progetto è diretto da Salvatore Testa e coordinato da Tonia Morgani e Beatrice Tessitore.

San Carlo, il teatro delle emozioni scommette sui giovani

Un teatro giovane, come tutti quelli che ci lavorano; che sta dalla parte della gente, quella che sempre più numerosa lo dovrà affollare, che si rivolge non solo al pubblico più benestante, ma anche al mondo della scuola, a quello dell’Università, al mondo operaio e soprattutto ai giovani. Un programma lungo 14 mesi con 22 titoli di opera e balletto e 23 concerti, un cartellone che va da settembre 2015 a novembre 2016 che fa invidia ai più grandi teatri europei. Una stagione, quella del Teatro San Carlo di Napoli, che vuole sempre più aprirsi al mondo. Ben 150 alzate di sipario, uno spettacolo diverso ogni tre giorni, 4 nuove produzioni e 3 coproduzioni mai viste prima. La Soprintendente Rosanna Purchia racconta e descrive le emozioni che il teatro regalerà alla sua città e snocciola i dati di un successo e di una conferma. “Non potevamo non tenere conto delle difficoltà economiche del nostro tempo e quindi abbiamo fatto una cosa molto coraggiosa: i nostri abbonamenti costeranno 30 per cento in meno degli scorsi anni. E poi avremo quello under 30 a 60 euro e quello over 65 che avrà lo stesso trattamento”. Spiega la Purchia che annuncia il nuovo direttore artistico del teatro: Paolo Pinamonti che attualmente ricopre lo stesso ruolo al Teatro de la Zarzuela di Madrid.

“Assumo la direzione di questa stagione con grande amore. E’ una programmazione molto importante – aggiunge Pinamonti – da grande teatro europeo quella che si presenta, sia della sinfonica sia della lirica. Ma credo che ci siano tutte le condizioni per lavorare al meglio. Con il San Carlo ho sempre pensato ad un collegamento, anche appena arrivato a Madrid, infatti credo che il legame tra queste due città sia molto forte”. Pinamonti ha lavorato al teatro madrileno dal 2011 e dal prossimo autunno sarà, infatti, stabilmente a Napoli. Per De Magistris “è stato compiuto un passo avanti sulla strada della meritocrazia, non saremmo arrivati a questo senza la nostra scelta della “manifestazione di interessi” che si è svolta in trasparenza ed ha portato poi alla decisione autonoma della soprintendente. Ora si procederà con lo stesso metodo anche con le altre nomine, entro l’estate. Bisogna rafforzare marketing e comunicazione, e il ruolo del teatro all’estero perché quando “gira” il san Carlo, “gira” Napoli. Consolidare il rapporto con il pubblico e favorire gli investimenti. Il San Carlo è un bene comune e come ha detto Pinamonti deve essere un “ritrovo collettivo”. I teatri e la cultura in città sono stati al primo punto dell’incontro che ho avuto con il governatore eletto” ha ricordato il sindaco in riferimento ad un appuntamento informale con Vincenzo De Luca nei giorni scorsi. Presenti all’avvio del nuovo corso del San Carlo i rappresentanti del consiglio di indirizzo Maddaloni, vicepresidente; e i consiglieri Lignola e Tesauro.

Le eccellenze del Sud. L’istituto di studi filosofici spegne 40 candeline

Napoli_-_Palazzo_Serra_di_Cassano_(scalone)di GIULIA SALVATORI

Un vero e proprio scrigno di storia, un uomo esile e fragile. Fortemente caratterizzato da questo contrasto vigoroso tra la sua apparenza fisica e la grandezza della cultura che rappresenta a Napoli. E’ il contrasto vivo tra Gerardo Marotta e l’enorme fila di libri che ha raccolto negli anni all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. E poi quei volumi, cercati faticosamente da Marotta presso fondi librari e antiquari in tutta Europa, e ora alla ricerca di una sistemazione. E un viaggio, quello nel quale ci ha condotto Marotta in un video proiettato al Mercadante, per celebrare i quaranta anni dell’Istituto, in cui racconta le cose fatte negli anni per la difesa di quei volumi e dell’insegnamento della filosofia nelle scuole. Una serata indimenticabile per tutti napoletani che si è tenuta appunto per celebrare l’Istituto che è non solo un centro di centro di alta cultura che, si è «conquistato una dimensione che non trova termini di paragone nel mondo», ma un istituto che fa di Napoli una vera capitale della cultura.

Eppure oggi quella biblioteca pregiatissima, circa 300mila volumi messi insieme da Gerardo Marotta in mezzo secolo è disseminata in tutta la regione. Quaranta anni di studi, di vita dedicata alla cultura, quaranta anni di battaglie, di riconoscimenti, di successi ma anche di sconfitte. Questa è la storia dell’istituto che va dal 27 maggio 1975 al 27 maggio 2015. Toccanti le testimonianze di Sergio Zavoli: “Sono sconvolto da questa storia, ne parlerò in Parlamento”, promette. “Questi libri sono come i tanti profughi che si avvicinano alle nostre coste e cercano riparo”, è la splendida immagine che ci regala Aldo Masullo. “Loro ci sono, si vedono, i libri, ma non si possono usare”. “Con questa iniziativa abbiamo voluto dimostrare che Napoli c’è”, dice il sindaco De Magistris. E Napoli c’è. Il pubblico che riempie il teatro applaude. Il brindisi voluto da Nino Daniele assessore alla cultura del comune di Napoli si trasforma in un appello. L’ennesimo per una città che non deve arrendersi. Una città mai arresa. Mai vinta ma che da sempre combatte i suoi mali esterni e interni.