Si svolgerà giovedi 23 maggio, alle ore 9,30, nella Sala giunta di Palazzo S. Giacomo la cerimonia di consegna del “Premio Sgarrupato 2019” promosso dal Secondigliano Libro Festival per ricordare lo scomparso scrittore Marcello d’Orta.

Alla manifestazione saranno presenti le assessore ai Giovani, Alessandra Clemente, e alla Scuola e Istruzione, Annamaria Palmieri, il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, e il Segretario del Sindacato unitario giornalisti Campania, Claudio Silvestri, nonché i docenti che hanno partecipato al progetto e una delegazione di studenti e genitori.

In concorso sono i tre libri letti dagli studenti delle sei scuole secondarie di Secondigliano (Vittorio Veneto, Savio-Alfieri, Berlingieri-Lucrezio Caro, Errico-Pascoli, Berlinguer e Carbonelli-Pascoli2) e della Scialoja-Cortese di S. Giovanni a Teduccio, commentati in classe e discussi in incontri collettivi con i singoli autori: “Il mare bagna ancora Napoli” (ed. SeLF), otto racconti sul rapporto tra i napoletani e il mare scritti dagli autori che hanno partecipato alle precedenti edizioni; “L’Ultima prova – Il romanzo di Nisida” de I Nisidiani (ed. Guida), “Maradona” di Sergio Siano (ed Intra Moenia), il racconto fortografico della presenza a Napoli dell’asso argentino. Nella Sala Giunta saranno aperte le buste con i voti espressi dagli studenti delle sette scuole e proclamato il vincitore. Il premio consiste in una scultura artigianale realizzata dal compianto maestro Vincenzo Casaburi; agli altri partecipanti andranno targhe in ceramica.

SeLF gode del patrocinio morale del Comune di Napoli e di un contributo dell’Ordine e del Sindacato Unitario giornalisti e si avvale della collaborazione dell’Isis Vittorio Veneto, della LS comunicazione, dei Missionari dei Sacri Cuori e dell’associazione Arte presepiale.

“Evoluzioni”: personale di Roberto Tondi  nella bottaia di Cantina Moros a Guagnano

Il tempo e il microclima possono firmare autentici capolavori. Questo vale per il vino, che si affida ad un periodo di affinamento utile ad esprimere le qualità del vitigno e che può variare per la durata, il tipo di contenitore e l’ambiente che si sceglie, con le sue caratteristiche di temperatura e umidità. Ma vale anche per l’arte di Roberto Tondi, il fotografo salentino che ha creato la particolare tecnica artistica dello Stone Painting, con cui ha realizzato le sue opere esposte in Italia e all’estero, come al Carrousel du Louvre a Parigi. Da una scoperta casuale alcuni anni fa e la successiva sperimentazione nascono le sue “evoluzioni” fotografiche. Le foto, collocate in un ambiente simile alla bottaia di una cantina, a 10 metri di profondità e ricavato nella pietra leccese non trattata, reagiscono chimicamente con i minerali della pietra stessa in combinazione con aria, acqua e luce naturale, si trasformano in modo unico e irreversibile, come “dipinte” dall’interazione sulla pellicola tra pietra, aria e luce.  Segni, tracce e colori che prima non erano visibili, si manifestano con esiti pittorici sull’immagine impressa, a volte fino a cancellarla quasi del tutto, generando così un linguaggio ibrido tra caso e intenzione, tra natura e artificio, in grado di offrire altre letture della realtà.

 

Una forte correlazione fra le sue fotografie e il vino che si può rintracciare non solo negli elementi chiave dei due mondi, l’ambiente – terroir; il microclima, l’identità, il tempo, ma anche nella particolare espressione cromatica emersa sulle superfici delle fotografie di Tondi che costituiscono il nucleo della personale “Evoluzioni” allestita nella bottaia di Moros, la cantina di Claudio Quarta Vignaiolo a Guagnano (LE), dove affina l’omonimo Salice Salentino Dop Riserva. Un ventaglio di colori che appartengono al mondo enologico: dalle sfumature più scure, del rosso e del rosato a quelle più chiare, ambrate, giallo paglierino e dorate delle sedici foto in mostra “trasformate all’ interno del medesimo luogo e che quindi, anche per questa concordanza, fanno parte di un piccolo progetto sulla spiritualità, come fosse quasi un percorso dell’ anima”.

La personale “Evoluzioni” sarà inaugurata mercoledì 22 maggio alle ore 18.00 con l’artista Roberto Tondi e Mariella Corricciati, presidente galleria Germinazioni IVª.0 di Lecce, mentre a fare gli onori di casa sarà Alessandra Quarta.  Il vernissage sarà accompagnato dalla degustazione dei vini Claudio Quarta Vignaiolo. La mostra si potrà visitare liberamente in occasione di Cantine Aperte, la giornata nazionale organizzata dal Movimento Turismo del Vino, domenica 26 dalle ore 10.00 alle 18.00.

Cantina Moros è a Guagnano (LE), in via Provinciale 222.

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ROBERTO TONDI: BIOGRAFIA E PROGETTO “STONE PAINTING”

L’artista salentino nasce a Zollino (LE) nel 1964, studia Storia della Fotografia e Storia dell’Arte, specializzandosi in reportage e concentrando la proporia attività artistica sulla ricerca di nuovi linguaggi visivi.

Le influenze di Cartier-Bresson, Klein, Capa, Herwit, Scianna, De Chirico e Boccioni, sono ancora presenti nei suoi lavori,

Negli anni, ha raccontato la sua visione di Gerusalemme New York, Miami, Toronto, Tokyo, Madrid, Amsterdam, Londra e gli scenari quotidiani delle città d’arte in tutta Italia.

Dopo una lunga sperimentazione, nel 2016 presenta il progetto Stone Painting con un ciclo di mostre e di lavori che si innesta sulla ricerca quotidiana.

Stone Painting è la trasformazione alchemica del suo immaginario fotografico in qualcosa di irripetibile e non riproducibile, in aperto contrasto con la serialità tipica del mezzo.

Segni, tracce e colori che prima non erano visibili, si manifestano con esiti pittorici sull’immagine impressa, a volte fino a cancellarla quasi del tutto, generando così un linguaggio ibrido tra caso e intenzione, tra natura e artificio, in grado di offrire altre letture della realtà.

Le foto sono state sottoposte ad un expertise dell’Accademia di Belle Arti di Lecce che ha confermato come questo “ambiente cava” sia in grado di innescare ed avviare questo processo sulle fotografie prese in esame, creando una trasformazione unica e irreversibile legata esclusivamente a questo ambiente unico.

Le sue opere sono esposte in Italia e all’estero, tra le ultime mostre quella al Carrousel du Louvre a Parigi ed al Jewish Museum di Lecce

Sorsicorti 2019, vince il film che celebra il rispetto di diversità e disabilità

Che visione può avere un cieco della morte? Lo racconta “Weltschmerz”, il corto-documentario di Jesper Dalgaard che vince la tredicesima edizione di SorsiCorti, il festival internazionale di cortometraggi che, quest’anno, ha animato Sala delle Capriate di Palazzo Chiaramonte Steri. La giuria di esperti, formata da Martino Lo Cascio, Tatiana Lo Iacono e Andrea Grasselli, ha scelto come miglior corto quello danese, prodotto nel 2018, che in poco meno di mezz’ora affronta il tema della disabilità trasformando la produzione cinematografica in un’esperienza visionaria.

Con grande empatia e sensibilità, Jesper Dalgaard (il regista) e Anna-Sophia (la protagonista ipovedente) costruiscono vita, performance e racconto in un intreccio tanto originale quanto imprevedibile. “Quale sguardo teatrale è possibile per chi è privato della vista? Come si articolano le domande esistenziali di ciascuno quando si vivono mondi tanto divergenti? – spiega la giuria -. Muovendosi efficacemente nello spazio liminare tra reale e surreale, questi interrogativi riecheggiano lungo tutto il documentario, dove l’espressione della protagonista dialoga con quella dei compagni di viaggio ed emerge la rappresentazione teatrale come necessità vitale. La rarefazione sul palcoscenico e la densità delle riflessioni sono lo specchio di un modo altro di esperire il mondo”.

A vincere la miglior regia, invece, è stato il corto olandese di Marc Wagenaar “Dante vs. Mohammed Ali”. La pellicola parte dal presupposto che se le regole sono regole bisogna lottare contro, soprattutto in un ring. L’opera di Marc Wagenaar, infatti, spiazza per l’efficacia e la semplicità della tesi di fondo: lottare per amare ovvero l’amore come lotta continua. “Come possiamo reagire quando le emozioni che sentiamo dentro differiscono da ciò che percepiamo là fuori? Come costruire se stessi senza l’intima sensazione di avere tradito la propria anima?” spiega ancora la giuria.

Una menzione speciale è stata assegnata al corto italiano di Roberto Catani “Per tutta la vita”. Cinque minuti di animazione romantica, un percorso virtuoso immerso in un’atmosfera color pastello. “Un corto che riesce con leggerezza a esprimere la potenza dell’amore in adolescenza, fase cruciale della vita e momento di infinite sperimentazioni. Divertente e delicata, l’animazione di Roberto Catani è realizzata mescolando sapientemente levità e profondità delle metamorfosi” racconta ancora la giuria. Il premio del pubblico infine è andato a “Champion” di Mans Berthas, fiction svedese del 2015.

TuttoPizza 2019: boom di presenze e tante novità

Si alza il sipario sulla IV edizione di TuttoPizza, il salone internazionale dedicato agli operatori professionali del settore a cura della Squisito Eventi.

Dopo il taglio del nastro, ad inaugurare la tre giorni partenopea che si svolge nei padiglioni della Mostra D’Oltremare sino a mercoledì 23 maggio, Alessandro Nardi, presidente della Mostra, Sergio Miccù presidente APN e Raffaele Biglietto, direttore di TuttoPizza.

“Dopo il riconoscimento Unesco all’arte del pizzaiuolo, stiamo lavorando affinchè a questa figura professionale possa esser riconosciuto un titolo negli istituti alberghieri esattamente come avviene per l’enogastronomia: come esiste l’addetto ai servizi di cucina e sala deve esistere anche l’addetto ai servizi pizzeria”, ha dichiarato Sergio Miccù, mentre Raffale Biglietto ha aggiunto: “La pizza è uno dei cibi più amati al mondo ed una grande opportunità di lavoro ma è anche uno dei segmenti più dinamici della ristorazione fuori casa. Attualmente in Italia ci sono 40.000 pizzerie, dunque un business enorme se si pensa che solo 10 anni fa c’erano molti più bar in Italia”.

Dopo il benvenuto, si è svolto il convegno dal titolo “Il mestiere di pizzaiolo e la nuova formazione”, moderato dal giornalista Luciano Pignataro. Ad intervenire l’assessore alla formazione della Regione Campania, Chiara Marciani: “Abbiamo iniziato una proficua collaborazione con l’Apn perché ci sembra importante valorizzare la professionalità del pizzaiolo ambasciatore nel mondo della Campania. Attualmente la Regione opera uno sconto formativo di 200 ore sulla qualifica di pizzaiolo che ne comprende 600, certificando le competenze acquisite durante i diversi percorsi intrapresi a cominciare da quello scolastico”.

Tra i relatori anche Filippo Monaco, dirigente scolastico dell’Istituto Alberghiero Petronio di Pozzuoli, Gianluca Pirro di Pizzaioli Napoletani Formazione, Enzo Gargiulo, direttore Generale Confartigianato Napoli, Enzo Coccia e Antonio Starita maestri pizzaioli, Giuseppe D’addio, direttore e chef di Dolce&Salato.

Tra le novità della manifestazione, presentata la pizza dedicata alle Universiadi con tutti i colori della bandiera della kermesse sportiva che si svolgerà a breve a Napoli. Una base bianca con mozzarella di bufala e uscita dal forno una serie di topping colorati. La pizza Universiadi è stata fatta da Simone Fortunato della Pizzeria Diaz in collaborazione con Teresa Iorio.

Innumerevoli le occasioni di confronto e scambio sui tanti temi legati al food previste dal programma. In particolare, domani alle 10,30 si svolgerà la IV edizione di PizzAward di Mysocialrecipe, il contest dedicato ai pizzaioli, unica competizione in Italia a squadre con una sezione per pizze senza glutine. Mentre alle 11,30 è atteso il secondo Rapporto mercati e consumi della pizza in collaborazione con CNA Alimentare. A seguire, ore 12,30, ci sarà il Meeting della Presidenza nazionale CNA Alimentare. Da segnalare anche il workshop su Pizza e celiachia e il convegno su Pizza & Sport: i benefici della pizza nell’alimentazione degli sportivi a cura del Comitato Organizzatore della 30° Summer Universiade Napoli 2019.

TuttoPizza si presenta con numeri in crescita rispetto alle precedenti edizioni e, superando le 17.000 dello scorso anno, punta alle 20mila presenze. Rispetto alla passata edizione, è in crescita di oltre il 15 % il numero degli espositori. Il grande interesse è confermato dal sold out di tutte le aree espositive dei 7.500 mq dei padiglioni 1 e 2 della Mostra d’Oltremare.

Si tratta di una Fiera particolare, in cui non sono protagonisti solo gli stand espositivi ma gli operatori stessi grazie alla presenza dei principali esperti del settore che – attraverso un fitto programma di master class – trasmettono conoscenze e competenze su vari temi: dagli abbinamenti alla conservazione dei prodotti fino al design dei locali.

        “ Una cosa sono le dichiarazioni d’intento, un’altra, purtroppo, la realtà che si può constatare quotidianamente girando per le strade di Napoli e, segnatamente, del quartiere collinare del Vomero – afferma Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari -. Così molti napoletani si domandano che fine hanno fatto le belle parole di quanti auspicavano, tra l’altro, la raccolta differenziata da parte degli esercizi commerciali, specialmente per gli imballaggi di cartone “.

 

            “ Al riguardo, con l’Ordinanza Sindacale n. 734 del 15 maggio 2014 furono impartite disposizioni per ridurre le criticità del ciclo dei rifiuti – ricorda Capodanno -. In particolare, per gli esercenti attività commerciali, fu disposto che gli imballaggi in carta e cartone dovevano essere conservati all’interno dei propri locali e conferiti, opportunamente ripiegati e legati, nelle immediate vicinanze dell’esercizio stesso, secondo un preciso calendario “.

 

            “ Eppure – sottolinea Capodanno -, tutti i giorni, anche in strade principali, in particolare in prossimità delle campane per la raccolta differenziata, è possibile osservare a tutte le ore del giorno montagnole d’imballaggi di cartone, che, oltre a dare un’immagine indecorosa, creano difficoltà al transito dei pedoni. Non solo gli imballaggi in questione non sono “piegati e legati”, ma vengono depositati anche fuori dagli orari, indicati, specificamente, nella citata ordinanza “.

 

“ Purtroppo le numerose segnalazioni effettuate al riguardo non hanno a tutt’oggi ricevuto alcun riscontro operativo – prosegue Capodanno -. Va ricordato che la citata ordinanza prescrive che “attesa la rilevanza sulla sicurezza e sulla salute dei cittadini del rispetto delle prescrizioni di cui sopra, salvo che il fatto non costituisca reato, per le violazioni delle prescrizioni contenute nella presente ordinanza si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di 150,00 euro ad un massimo di 500,00 euro”. Inoltre, nel caso che si reiteri la violazione, è prevista anche l’ulteriore sanzione della sospensione delle attività economiche. Al riguardo sarebbe interessante conoscere, sino ad oggi, quante sanzioni economiche sono state comminate e quante sospensioni di attività sono state effettuate per la reiterazione delle violazioni “.

 

“ Se questo è il modo d’intendere la raccolta differenziata in uno dei cosiddetti “quartieri bene”, come è ritenuto il Vomero, ritengo che il problema dei rifiuti a Napoli rischia di non risolversi né ora né mai – conclude amaramente Capodanno -. Qui o si cambia la mentalità e tutti i napoletani, commercianti compresi, fanno la loro parte o siamo destinati a restare in eterno sommersi in un mare di pattume, con le ovvie e perniciose conseguenze anche per gli aspetti igienico-sanitari “.

Docu-video. I misteri della storia: gli avvistamenti di Ufo nel 1600 raccontati da un celebre uomo di religione

Nel 1657, il celebre uomo di chiesa Matthew Poole, decide di raccontare nel Mirabilis Annus una serie di eventi fuori dal comune avvenuti in quell’anno.

 

Il Mirabilis Annus.  pubblicato fra il 1661 e il 1662 racconta:

  • 146 eventi celesti anomali
  • 75 su terra
  • 26 in contesti marini
  • 91 riguardano avvistamenti anche di soggetti di vario tipo, come soldati fantasma

5 Novembre 1660: due uomini che stavano andando da Londra a Ilford, nell’Essex, videro una nuvola brillante sopra l’orizzonte, che poi scomparve per lasciare il posto a due “stelle grandi quasi quanto la Luna”.

Aprile 1661, nel Somerset venne avvistata una oscura nube sottile, diversa dalle solite: la nube si apre e da essa emersero a una a una tre stelle luminose che si disposero una sopra l’altra prima di assumere una formazione a linea retta e mettersi in moto oltre  l’orizzonte con una scia luminosa attaccata dietro.

Giugno 1661, un’ora prima del tramonto, il sole divenne stranamente oscurato da un incredibile numero di palle di colori differenti, simili a palle di cannone, mentre strani oggetti di fogge varie sembravano fuoriuscire dal disco solare stesso, spostandosi verso est.

11 maggio 1662 in Cornovaglia, numerosi testimoni affidabili verso mezzanotte videro una grande stella in avvicinamento in cielo, dalla quale parevano dipartire delle gambe rosso sangue in parte oscurate da un quadrato nero.

IL RACCONTO. “Reminiscenze” di Melina Franco

Reminiscenze – Melina Franco

«Come ti chiami?»

…l’ho dimenticato.

Era da molto che vagavo in quel bosco, ma non avevo incontrato anima viva sul mio cammino.

«Come ti chiami?»

Ancora non risposi. Non vedevo nessuno e intanto continuavo a inoltrarmi nella macchia.

L’aria era fresca, una brezza leggera smuoveva le fronde degli alberi e trasportava con sé un intenso profumo di fiori. Il riverbero del sole, che tremolava e a tratti dipingeva d’oro l’erba smeraldina, faceva pensare di essere sempre nelle ore più calde della giornata.

«Come ti chiami?» chiese ancora la voce, che sembrava provenire dalle chiome delle possenti farnie secolari che mi attorniavano.

Deglutii e continuai a seguire il sentiero.

Ho dimenticato il mio nome compresi infine, sentendo montare l’inquietudine. Sono in questo posto da così tanto tempo…

«Come ti chiami?» insistette il bosco con voce profonda. O forse era stato il vento.

«Non lo so» mormorai. Avevo dimenticato molte cose.

«E dov’è che stai andando?» domandarono allora gli alberi, o forse le acque del fiume che scorreva poco lontano da lì, del quale di tanto in tanto mi giungevano alle orecchie sibili e sciabordii.

Deglutii, rallentai e finalmente mi fermai.

«Non so più come mi chiamo né dove sto andando» ammisi alzando gli occhi al cielo, di un azzurro accecante. «Non ricordo più neanche chi sono.»

«Ah… probabilmente non ha nessuna importanza» gli suggerirono le voci.

Forse no. O almeno non più.

Mi si seccò la bocca e d’un tratto mi accorsi di avere molta paura. Intanto il bosco non era più un bosco, ma piuttosto una palude, dove il sole tramontava rapidamente. Il cielo andava dipingendosi di rosso e poi di viola. Ancora qualche minuto e sarebbe calata la notte. Una notte che sapevo inesorabile e gelida, lunga tutta quanta l’eternità.

Per qualche motivo che ancora mi sfuggiva, ricordare il mio nome mi apparve improvvisamente come la mia sola possibilità di salvezza. Angosciato, mi guardai intorno e decisi di abbandonare il sentiero per infilarmi a est, nella boscaglia più fitta, dove poco più avanti mi attendeva una radura, luogo che sentivo di dover raggiungere a qualsiasi costo.

Mi incamminai. Querce e frassini cedettero subito il posto ad alberi deformi e cespugli di rovi, e il tappeto d’erba scintillante fu sostituito da muschio e fanghiglia, che mi si appiccicò alle caviglie mentre, imperterrito, arrancavo verso la radura che avevo immaginato, determinato a raggiungerla prima che calasse definitiva l’oscurità.

«Non ti affannare» disse suadente la voce, che questa volta proveniva dalle polle di acqua stagnante che mi circondavano. «Nulla ha importanza. Distenditi qui a riposare.»

Raggelato scossi la testa, serrai le labbra e cominciai a correre.

Sbucai nella radura mentre il sole cremisi moriva a ovest, dietro una stuoia di montagne appuntite che non ricordavo di aver notato prima, e mi fermai a riprendere fiato ai margini dello spiazzo, incapace di staccare gli occhi dall’enorme specchio ovale che vi era sospeso nel centro, reliquia senza tempo nei meandri dell’anima.

Intenzionato a non offendere quel luogo sacro, mi tolsi le scarpe e le gettai nella selva, poi, trafelato, avanzai verso lo specchio, intorno al quale riluceva una cornice di legno dorato, su cui scoprii incise parole che conoscevo, versi di canzoni, nenie e preghiere, reminiscenze di un’esistenza della quale sentivo riaffiorare, a poco a poco, l’appartenenza.

Mentre mi avvicinavo allo specchio e le ombre incombevano su di me, pronte a inghiottirmi nella loro notte perenne, compresi che assieme al mio nome avevo dimenticato anche il mio volto, e mai come in quel momento desiderai potermi rivedere; desiderai poter baciare mia moglie e stringere al petto le mie figlie, ignare di quanto stava accadendo.

Dapprincipio, nello specchio non vi furono che tenebre. Il terrore mi attanagliò le viscere e mi sentii perduto, ma poi, lentamente, in quella polla scura prese a delinearsi un riflesso e finalmente incontrai i miei occhi.

L’uomo nello specchio stava piangendo. Sembrava esausto. Aveva i capelli scarmigliati e la barba troppo lunga. Era nel suo bagno, nella sua casa, e fra le mani teneva una lama da barbiere. Doveva essersi procurato un graffio sulle dita, c’era qualche goccia di sangue nel lavandino, ma niente di più. Provai molta pena per lui, per me.

Restammo a fissarci immobili per un istante infinito e temetti che il me dall’altra parte non riuscisse a vedermi, invece, poco dopo, mi resi conto che non solo mi vedeva, ma mi aveva anche riconosciuto e stava accennando un sorriso.

In quel momento il cuore mi si riempì di gioia e fui sommerso dalla piena consapevolezza del mio essere. Ricordai ogni cosa e gridai il mio nome con quanto fiato avevo in corpo, lo ripetei fino a squarciare l’oscurità e poi sfiorai la superficie riflettente per ricongiungermi all’uomo fuori dallo specchio.

Rimasi in bagno per parecchi minuti prima di decidermi a uscire.

Mia moglie era in cucina assieme alle bambine e sembrava preoccupata.

«Ti senti bene?» mi domandò, squadrandomi. Si accorse del taglio alla mano e gli occhi le si riempirono di lacrime.

Le sorrisi e l’abbracciai. «Mai stato meglio» la rassicurai. «Adesso però usciamo. Fuori è ancora giorno e rischiamo di perdere tutta la giornata. Ho buttato via già troppo tempo.»

Lei mi strinse più forte, poi ci staccammo e sentimmo le bambine sogghignare.

«Cosa avete da ridere, voi?» dissi, ricambiando i loro sorrisi.

«Non hai le scarpe, papà» sghignazzarono all’unisono «non puoi uscire di casa, senza.»

Mi guardai i piedi nudi e feci spallucce.

Le scarpe erano rimaste nel bosco, ma io ero libero e potevo andare dappertutto.

pubblicato nella rivista “Verde età” n. 63 anno 2018

L’autrice

“Melina Franco è nata a Napoli nel 1988 e vive ancora nel centro storico della città partenopea.

È una giovane autrice di racconti di genere fantastico, horror e surreale.

Scrive occasionalmente per la rivista mensile “Verde Età” e ha pubblicato uno dei suoi racconti in un’antologia fantasy, a seguito della vittoria di un concorso indetto da Historica Edizioni.

Attualmente lavora come editor freelance ed è in procinto di pubblicare la sua prima raccolta di racconti fantasy.”

“Suoni del Mediterraneo” dal 23 maggio a San Lorenzo Maggiore

I ritmi del Mediterraneo e delle musiche popolari s’incontrano con la preziosa tradizione napoletana tra musica e racconti di ieri e di oggi. Al via, “Suoni del Medterraneo”, la rassegna musicale a cura di Città Mediterranee, con la collaborazione di Mimmo Maglionico, che si svolge dal 23 maggio nel Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore.

Ad inaugurare la manifestazione il concerto “The World Music Night”, giovedì 23 maggio ore 21,15. Un viaggio che parte dalle sponde venezuelane del sud America con i valzer di Guillermo De La Roca, prosegue con i tanghi di ispirazione argentina, devia per le coste dei Balcani per approdare infine alle forme musicali più tipiche nel Meridione italiano, che ‘cantano’ del passato e delle origini. “Come ogni lingua con le sue sonorità, i suoi accenti e le sue cadenze è la cifra distintiva più eloquente dell’identità di ogni popolo, così la musica, che in ogni cultura assume peculiarità differenti ‘racconta’, ‘canta le storie’ di ogni cultura, traduce in dolci melodie o indiavolati ritmi, gli amori, le passioni e i sogni di un intero popolo, è l’opera scritta dal popolo stesso”, commenta Mimmo Maglionico. Insieme all’artista, sul palco una band d’eccezione composta da: Roberto Trenca (chitarra classica, cuatro venezuelano, ukulele), Carmine D’Aniello (voce, chitarra, percussioni), Paola Astarita (violino), Arcangelo Caso (violoncello), Rosario Di Meglio (viola). Con la partecipazione straordinaria di Fausta Vetere e Corrado Sfogli della NCCP.

Il programma del concerto prevede: La partida (Victor Jara, Inti illimani), Alturas (Inti Illimani), Valzer Venezuelano (Guillermo De La Roca), Tema di Antino (Maglionico), Libertango (Astor Piazzolla),Tango mediterraneo (Maglionico) Yumeji’s Theme(Shigeru Umebayashi), Apo xeno topo Tzivaeri (Tradizionale), Discount Kossovo Kalinifa (Maglionico/Tradizionale), Milonga (Cardoso), Alfonsina (Ramirez), Ricciulina (Anonimo), Canzone ‘e sotto ‘o carcere (Viviani), Capera (Sfogli), Tarantella del Gargano (Tradizionale), Mille vote meglio Brigante (Maglionico), Suite tarantelle (Tradizionale).

“Suoni del Mediterraneo”, che ha il patrocinio della Regione Campania, del Comune di Napoli e della Città Metropolitana di Napoli, prosegue il 6 giugno con il concerto “Free Reeds. From jazz to tango” di Alfredo di Martino. A seguire, il 20 giugno, “Di altri sguardi, Racconti dal Mediterraneo” con Mariano Bellopede. A chiudere la rassegna, il 27 giugno, “Clandestino” di e con Gianfranco Gallo.

“Quanto accaduto al Distretto 56 di Torre Annunziata è di una gravità assoluta. Un medico aggredito ferocemente da un utente per essersi semplicemente permesso di offrire spiegazioni sull’esenzione del ticket”. Lo dichiara Ermanno Russo, vicepresidente del Consiglio regionale e componente della Commissione Sanità della Campania.
“Un’aggressione assurda, che non nasce dall’esasperazione di un’emergenza al pronto soccorso, comunque non giustificata, ma da una normale pratica presso gli uffici di una Asl”, prosegue Russo.
“Ciò la dice lunga sul livello di barbarie raggiunto in questi anni in sanità, laddove i medici rischiano ogni giorno la propria incolumità fisica per il solo fatto di svolgere correttamente il loro lavoro”, rincara il vicepresidente del Consiglio regionale.
“Solidarietà al medico vittima di questo episodio tanto increscioso quanto drammatico, così come al direttore del Distretto di Torre Annunziata, che ha già fatto sapere di aver avviato tutte le determinazioni previste dalla legge per tutelare la Asl e la persona colpita”, conclude Russo.

Lavoratori dipendenti e pensionati pagano il 68% delle tasse

I lavoratori avoratori dipendenti e pensionati: sono loro a sostenere il peso fiscale del Paese. Il 12% dei contribuenti italiani paga il 58% delle tasse riscosse sul reddito. Chi paga integralmente le tasse per trattenuta alla fonte- dipendenti e pensionati- sostiene e paga gran parte dell’Irpef. Al contrario l’Iva che grava soprattutto sul lavoro autonomo è la tassa più evasa d’Italia.

Su 60,48 milioni di cittadini residenti a fine 2017, quelli che hanno presentato la dichiarazione dei redditi (i contribuenti dichiaranti) sono stati 41.211.336, ma quelli che versano almeno un euro di Irpef sono 30.672.866. Se ne deduce che il 49,29% degli italiani non ha reddito e quindi non paga nulla di Irpef.

Non è finita. I contribuenti delle prime due fasce di reddito (fino a 7.500 lordi l’anno e da 7.500 a

L 15 mila euro) sono 18.622.308, pari al 45,19% del totale e pagano solo il 2,62% di tutta l’Irpef (2,82% nel 2016). A questi contribuenti corrispondono 27,331 milioni di abitanti i quali, considerando anche le detrazioni, pagano in media circa 157,9 euro l’anno e, di conseguenza, si suppone anche pochissimi contributi sociali, e quindi con molte probabilità saranno dei futuri pensionati assistiti dalla collettività. Il gettito Irpef al netto del “bonus Renzi” (di cui beneficiano 11,7 milioni di contribuenti per un costo di 9,5 miliardi) è pari a 164,701 miliardi (così suddivisi 147,9, l’89,84% del totale, dall’Irpef vera e propria; 11,9 miliardi per l’addizionale regionale e 4,8 miliardi per quella comunale). Il grosso di questi 164 miliardi è a carico del 12,28% di contribuenti, poco più di 5 milioni di soggetti che dichiarano redditi da 35 mila euro in su e che pagano ben il 57,88% contro il 2,62% pagato dal 45,19% di dichiaranti.

I contribuenti con redditi lordi sopra i 100 mila euro sono l’1,13%, pari a 467.442 contribuenti, che tuttavia pagano il 19,35% di tutta l’Irpef; tra 200 e 300 mila euro di reddito troviamo lo 0,176%, circa 59 mila contribuenti che pagano il 2,99% dell’Irpef; sopra i 300 mila euro solo lo 0,093% dei contribuenti versanti, che pagano il 5,93% dell’Irpef.

1999-2019: Come è cambiato il mondo in vent’anni

Dallo sport alla politica, passando per la musica alla tecnologia. Ecco come sentirci, tutti quanti, un po’ più vecchi.

Vi diamo subito un’avvertenza. Questo articolo può provare sentimenti contrastanti, potrà farvi sentire vecchi, provare nostalgia per il passato, rabbia o invidia per l’età che avanza. Dal 1999 ad oggi il mondo è cambiato, le nostre vite sono cambiate.

A cominciare dagli aspetti quotidiani, normali, ripetitivi. Nel 1999 potevamo, ad esempio, ancora pagare in lire. Perché iniziava in quest’anno la fase transitoria che ci avrebbe portato, nel giro di qualche anno, ad usare la moneta unica. Non staremo qui a giudicare, a esprimere considerazioni tecniche, a fare gli economisti. Ci limitiamo a parlare di un passato fatto anche di sensazioni, le mille lire di nonna, la “piotta”, il mezzo milione che ci faceva sentire ricchissimi.

Ma cerchiamo di andare con ordine per capire quante cose sono cambiate in questi 20 anni. Iniziando dal mondo dello sport.

Era il 13 gennaio 1999 e a Chicago si ritirava la più grande stella del basket mondiale: Michael Jordan. Il primo ritiro era stato qualche anno prima, quando gli morì il padre. Ma nel 99 fu definitivo. Uno shock per il mondo intero. Finiva un’era, come quella della Coppa delle Coppe, che il 19 maggio 1999 salutò per sempre il calcio. L’ultima finale, a Birmingham, vide contrapposte la Lazio e il Maiorca, con la squadra biancoceleste di Sven Goran Eriksson che alzò il trofeo dopo aver eliminato Losanna, Partizan, Panionios e Lokomotiv Mosca e dopo una partita ricca di emozioni. Aprì le danze al 7’ Christian Vieri, Dani raggiunse i laziali e infine, all’81esimo, arriva il gol di Pavel Nedved. Anche il ciclismo è cambiato tantissimo nel giro di 20 anni. Nel 1999, precisamente il 25 luglio, Lance Armstrong vinceva il suo primo Tour de France dopo aver sconfitto un cancro ai testicoli, diagnosticato nel 1996 con carcinoma embrionale in fase avanzata. Il futuro, per lui, sarà fatto di alti e bassi.

A proposito di Armstrong. Un altro, Neil, fu ospite del Festival di Sanremo condotto da Fabio Fazio in coppia con Claudio Baglioni, che si defilò “per perplessità artistiche”. Ad affiancare il giornalista arrivò allora Renato Dulbecco, Nobel per la medicina nel 1975 e Laetitia Casta. A vincere fu Anna Oxa, con Senza Pietà, mentre tra i giovani arrivò primo un tale Alex Britti.

Ma il 1999 fu anche l’anno di Ciampi Presidente della Repubblica, mentre in Russia cominciava il dominio di Vladimir Putin, all’epoca direttore dei servizi segreti russi. L’ultima perla del 1999 è la nascita della messagistica istantanea di MSN. Praticamente il nonno di WhatsApp, che oggi è praticamente in pensione.

Le notizie in evidenza sui giornali di lunedì 20 maggio 2019

Economia e finanza

Pace fiscale/Patrimoniale – Le adesioni a rottamazione-ter e saldo a stralcio mettono nel mirino 16 miliardi di debiti tributari del vecchio magazzino di Equitalia. Sono 1,7 milioni i contribuenti che hanno chiesto di cancellare con lo sconto (variabile a seconda delle due sanatorie) le cartelle 2000-2017. Un numero che potrebbe aumentare. Come sottolinea il sottosegretario leghista al Mef, Massimo Bitonci, il suo partito ha già presentato un emendamento al decreto crescita per riaprire i termini di presentazione delle istanze fino al 31 luglio. A trainare le adesioni la possibilità di versare fino a un massimo di 18 rate in 5 anni.
Intanto il viceministro dell’Economia della Lega, Massimo Garavaglia, boccia il suggerimento del governatore della banca centrale olandese Klaas Knot: “La patrimoniale? Un’idiozia”. E lancia una proposta per i risparmi sul reddito di cittadinanza: “Lascerei lì quello che avanza, torna buono per abbattere l’Iva del 2020”.

Ripresa – “Veniamo non da mesi ma da un decennio che ha regolarmente visto l’Italia, la terza economia dell’Eurozona, crescere 1 punto percentuale di Pil meno della media dei partner della moneta unica – afferma il ministro dell’Economia Giovanni tria – . L’obiettivo del governo, e mio personale, è quello di eliminare questo divario rilanciando la crescita nel segno della stabilità sociale, che è importante quanto la stabilità finanziaria. Ora siamo nel mezzo di una fase di rallentamento dell’economia europea e l’Italia, come la Germania, ha sofferto di un periodo di incertezza del commercio internazionale che si è riflesso sulle aspettative delle imprese e sui loro investimenti. Ma qualche timido segnale positivo si intravede”. Con i “sacrifici necessari”, afferma, “faremo tornare i numeri”.

Politica interna

Migranti – Caso Sea Watch, il Pm fa sbarcare i migranti. L’ira del vicepremier e Ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Denuncio chi ha aperto i porti”. Il capo del Viminale dopo la mossa della Procura di Agrgento va all’attacco, aprendo uno scontro istituzionale con la magistratura che rischia di coinvolgere altri poteri dello Stato. E sfidando anche gli alleati di governo del M5S con cui ormai i rapporti sono di massima tensione. E’ l’epilogo di una giornata che lo ha visto solo contro tutti, ma soprattutto contro i cattolici, dopo l’utilizzo dei simboli sacri proprio a fini di propaganda. Il presidente dei vescovi europei Angelo Bagnasco sulla vicenda di Salvini che ha sventolato il Rosario a Milano sottoscrive le parole del segretario di Stato vaticano Parolin – “Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso” – e sottolinea che nessuno può appropriarsi dei valori cristiani.

Governo – Il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti accusa i 5Stelle: “Ci fanno opposizione e Conte non è più super partes. Ormai il governo è paralizzato”. “Nell’esecutivo – ammette – non riusciamo più a fare un ordine del giorno”. E “la lealtà di Salvini con Di Maio è irragionevole”. Secondo Giorgetti “il Paese ha bisogno di sbloccarsi ma il Movimento ha posizioni troppo ideologiche”. Intanto il vicepremier Luigi Di Maio prende le distanze dal Pd – “è rimasto il partito renziano” – e chiude a nuove alleanze: “Avanti con la Lega quattro anni”, ma “abbassiamo i toni”. Il messaggio per gli amici Salvini: “Il ministro dica agli alleati di farsi carico dei migranti. Fanno i sovranisti con le frontiere italiane”. “A Bruxelles sarò l’europarlamentare più titolato”, annuncia invece Silvio Berlusconi, e “ora fonderò il centrodestra europeo. Metterò insieme Ppe, liberali e destra. L’esecutivo cadrà presto”.

Politica estera

Austria – “Lo vedremo” ha mormorato ieri il presidente dell’Austria Alexander Van der Bellen ai giornalisti che gli chiedevano se il ministro dell’Interno Herbert Kickl, del Partito della Libertà (Fpö), rimarrà al suo posto. Una risposta ufficiale ancora manca. Il capo dello Stato austriaco infatti ha annunciato ieri in conferenza stampa con il cancelliere Sebastian Kurz che a inizio settembre il Paese andrà a nuove elezioni, dopo lo scandalo che ha portato alle dimissioni del vicecancelliere e leader della Fpö Heinz-Christian Strache, ripreso in un video pubblicato dai media tedeschi mentre, due anni fa, prometteva appalti e favori a una sedicente miliardaria russa in cambio di finanziamenti occulti al suo partito. Nel governo è scontro tra Popolari e Destra. Dopo Strache in bilico anche il titolare degli Interni.

Italia-Romania – La presenza di italiani a Cluj, nel cuore della transilvania, ha registrato un costante aumento negli ultimi 5 anni: 1046 il numero ufficiale, ma si stima che in realtà siano 4mila. Ci sono i soliti grandi imprenditori che delocalizzano ma soprattutto ragionieri, elettricisti, carpentieri, studenti telefonisti nei call center, braccia più che cervelli in fuga, dove le braccia sono merce rara e richiestissima. La Transilvania è la punta di diamante di una Romania in crescita ma non così avanzata, un Paese da 19 milioni di abitanti e una diaspora di 5 milioni. A Cluj la disoccupazione è all’1,3% (in Romania al 4%). Il salario medio è di 631 euro, quello minimo arriva a 470, ma la vita costa meno. Le testimonianze degli italiani emigrati: “In Italia l’immagine di questo Paese è distorta: qui ci sono delle opportunità”.

Non solo riccia o frolla, a Napoli c’è anche la sfogliatella “fritta”

Dopo la riccia e la frolla nasce a Napoli una nuova sfogliatella, in una versione golosissima e mai immaginata prima: La Fritta. La ricetta esclusiva è di Cuori di Sfogliatella, il brand che ha fatto del dolce tradizionale partenopeo la propria bandiera. La Fritta, da mangiare calda, preserva il gusto e tutti gli ingredienti della sfogliatella napoletana: ricotta, scorzette d’arancia candita, semola e vaniglia racchiuse in uno scrigno di pasta a cui la frittura conferisce un twist di croccantezza. Servita calda, con una spolverata di zucchero a velo, al palato è gustosa e fragrante.

Frutto dell’instancabile ricerca di Antonio Ferrieri che da trent’anni innova proprio il più classico dei dolci napoletani, la Fritta è innovazione nel metodo di lavorazione e nella cottura.

“Inutile girarci intorno: tutto è più buono se è fritto – sostiene Antonio Ferrieri, fondatore di Cuori di Sfogliatella – ma la messa a punto di questa sfogliatella apparentemente semplice è stata tutt’altro che breve. Al pari di uno chef di alta cucina chiamato a confrontarsi con i piatti più semplici, i nostri pasticcieri hanno lavorato a lungo per perfezionare la ricetta tradizionale e adattarla alla frittura. Da trent’anni rielaboriamo la ricetta della sfogliatella in almeno trenta gusti e molteplici varianti, e siamo i primi a proporla fritta”.

Nell’ambito della “Settimana delle Culture BCsicilia propone il progetto di Valeria Di Chiara e Maria Catena Sardella “Palermo dal mare”: osservazione, illustrazione della costa e realizzazione di diari di viaggio eseguiti con tecniche a piacere. Costituito da un laboratorio di tre giorni, dal giovedì pomeriggio al sabato sera, prevede la narrazione con immagini e parole in modo assolutamente personale del rapporto della città con il suo mare; si articolerà in tre fasi: una fase propedeutica di presentazione del progetto presso l’atelier in Via Alloro n. 64, sede privata delle artiste; due momenti di illustrazione e narrazione in barca e la successiva esposizione degli elaborati alla Libreria del Mare
Le escursioni in imbarcazioni a vela in compagnia delle artiste, prevedono una durata di almeno 4 ore a partire dalle 14:00 del venerdì e dalle 9:00 del sabato, tempo sufficiente e necessario per rappresentare la città con luce di provenienza diversa per illustrare tranquillamente il golfo, la città, le sue montagne, i palazzi, le cupole, i giardini, le banchine, le marine, le navi, la costa da vicino e da lontano, il cielo, il mare e la terra.
La produzione dei due laboratori  verrà esposta  alla Libreria del Mare, via Cala n. 50 a partire da sabato 18 maggio 2019  fino al sabato successivo 25 maggio.
Il progetto è aperto anche a coloro che volessero rappresentare la città dal mare con strumentazione fotografica. Anche in questo caso ognuno dei partecipanti sceglierà una immagine da proporre all’esposizione in formato 30×45.
Per informazioni e prenotazioni telefonare a: 335 1277098 \ 339 8792830

Catania: Hady vince il “Premio CineMigrare al Miglior Film”

Di fausta Testaj

Il Premio CineMigrare 2019 al Miglior Film è stato assegnato al cortometraggio Hady di Riccardo Di Gerlando. Ad esprimere la preferenza è stato il pubblico, giuria insindacabile, composta dagli studenti universitari e dagli studenti liceali dell’Istituto Turrisi Colonna di Catania.

La mattina si è snodata tra incontri e proiezioni che hanno animato l’Aula L del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Ateneo catanese.

 

Premio CineMigrare 2019 è stato assegnato al regista Carlo Fracanzani per il messaggio che ha saputo veicolare nel suo corto L’ultima Rima, perché è l’amore per qualcosa o qualcuno il vero motore che spinge le persone a rompere certe barriere e trovare una risposta concreta a qualcosa di irrisolto. L’incontro è stato ravvivato dal dibattito con gli studenti e moderato dai componenti del direttivo CineMigrare Cirino Cristaldi e Giampiero Gobbi.

 

CineMigrare è anche letteratura e cultura: a Brigida Proto, autrice di Al mercato con Aida. Una donna senegalese in Sicilia è stato consegnato il premio CineMigrare -Pronto Soccorso Letterario. Un incontro insolito, in quanto ha visto la partecipazione della protagonista del libro, Aida Fall, e coadiuvato dalla responsabile editoriale del Pronto Soccorso Letterario Diana Anastasi, la quale ha estrapolato le cure letterarie trovate all’interno del volume.

 

CineMigrare ritorna il 10 giugno (sempre a Catania ndr) e il pubblico vedrà come protagonista, tra gli altri, il regista etneo Alessandro Marinaro, che presenterà il suo cortometraggio The bath e riceverà il Premio CineMigrare al termine di un incontro dal titolo che è tutto un programma: “Innovazione e tematiche di rilievo, connubio possibile?

 

Un ringraziamento va a coloro i quali sostengono questo progetto e collaborano alla realizzazione.

«Come collaborare per superare le difficoltà legate alla progettualità delle opere pubbliche, in particolare quelle inserite nel “Patto per Catania”? L’Ance etnea è disponibile a fare la propria parte affinché l’Amministrazione comunale possa avviare nei termini i previsti i cantieri e non rischiare la perdita dei relativi finanziamenti». Questa la motivazione del presidente Giuseppe Piana che ha spinto l’Associazione territoriale dei Costruttori a incontrare l’assessore ai Lavori Pubblici Giuseppe Arcidiacono, e il direttore ad interim dell’Ufficio Biagio Bisignani.

«L’impegno del Comune sul Patto per Catania è concreto, fermo restando che non c’è alcun rischio di perdere i finanziamenti» ha sottolineato l’assessore Arcidiacono ricordando alcuni tra gli interventi già affidati, quali le opere di urbanizzazione nel quartiere Moncada-Spina Verde, la pista ciclabile per Librino, e quelli legati alla mitigazione del rischio idrogeologico.

Il direttore Bisignani ha invece riproposto – previa verifica di fattibilità – la possibilità di «avviare, con il contributo economico di Ance Catania, nuovi tirocini a supporto dell’Ufficio Lavori Pubblici, come già avvenuto per quello di Urbanistica che ha consentito il rilascio di 12.600 titoli abilitativi».

Nell’occasione il presidente Piana ha presentato la campagna nazionale promossa dall’Ance dal titolo “#BloccaDegrado”. «Si tratta – ha detto – di uno strumento per reagire a una burocrazia asfissiante che blocca tutto e peggiora le condizioni di vita di ognuno di noi. Vogliamo dire basta all’incuria e all’abbandono di infrastrutture ed edifici nelle città e nei territori, segnalando con appositi nastri gialli le situazioni di degrado che ne derivano. Non è quindi soltanto una semplice campagna di denuncia, ma una vera grande mobilitazione civile da condividere facilmente. Avvieremo una serie di iniziative dedicate – ha concluso Piana – sfruttandole anche come mezzo per aprire un’interlocuzione con i diversi enti istituzionali coinvolti».

Parte il progetto per un museo diffuso  della Canzone napoletana: La Biblioteca Nazionale di Napoli con un’ambiziosa iniziativa dal titolo “Le metamorfosi della tradizione. Attorno alla canzone napoletana”, che si svolgerà dal 20 al 24 maggio nel capoluogo campano presso la sua sede a Palazzo Reale, intende   con studi e animazione, ricerca e spettacolo, avviare la narrazione sulla  fase di passaggio agli albori della canzone napoletana, quando personalità eminenti –autori, editori e compositori- si incontrarono con le suggestioni ma anche i suoni e le musiche provenienti da un mondo popolare che, a inizio Ottocento, nella città di Napoli gravitava soprattutto attorno al Molo. Il museo  multimediale sarà allestito nella sala Leopardi della Biblioteca.

Il 20 maggio, alle ore 17, nella Sala Rari della Biblioteca Nazionale, un interessante confronto sulla fecondità dell’incontro tra colto e popolare introdotti da Francesco Mercurio , direttore della Biblioteca Nazionale a discuterne sono state chiamate alcune delle voci più autorevoli in materia di canto e tradizione: Raffaele Di Mauro (responsabile scientifico dell’Archivio Sonoro della Campania), Gabriele Frasca (università di Salerno), Nicola Scaldaferri (università di Milano), Pasquale Scialò (università Suor Orsola Benincasa) e Francesca Seller (Conservatorio di Musica “G. Martucci” di Salerno)

Il 21 maggio, alle ore 17, nella Sala dell’Accoglienza di Palazzo Reale, “dialogo concertante” di Raffaele Di Mauro con Peppe Vessicchio,

Il 22 maggio, alle ore 17, nella Sala dell’Accoglienza di Palazzo Reale, “Paese mio bello”, concerto di canzone napoletana classica e brani di straordinaria forza armonica affidati a quattro voci (Lello Giulivo, Gianni Lamagna, Anna Spagnuolo e Patrizia Spinosi), formatesi alla scuola di Roberto De Simone

Il 23 maggio, alle ore 17, nella Sala dell’Accoglienza di Palazzo Reale, concerto di Canio Loguercio & Alessandro D’Alessandro accompagnato dai suoni orchestrali di un organetto

Il 24 maggio, alle ore 18, nel Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale, il gran concerto finale con Florin Barbu, Roberto Colella, Maria Pia De Vito, Ebbanesis, Flo, Daniele Sepe e Peppe Servillo & Solis String Quartet con un tripudio di suoni ed emozioni, armonie e colori per attestare la sorprendente vitalità di una grandiosa tradizione culturale che continua ad emozionare e commuovere milioni di appassionati in tutto il mondo: interpreti di eccezionale levatura artistica, , sostenuti da un ensemble musicale di notevole rilievo (Cristiano Califano, chitarra classica, Antonio Aragosta, chitarra elettrica, Mario Mazzenga, basso, e Raffaele Di Fenza, batteria e percussioni) con la direzione musicale di Alessandro D’Alessandro (organetto e live electronics) per una grande festa collettiva dove non mancheranno ospiti a sorpresa.

Svelata la “bufala” del cranio di Sofocle

Il cranio di Sofocle? Tutta una bufala. Il reperto di cui si iniziò a parlare nel 1893, caso mai completamente acclarato, non è del celebre drammaturgo ateniese. L’importante scoperta è del Fapab research center, il centro di ricerca internazionale per lo studio dell’antropologia forense, della paleopatologia e della bioarcheologia con base ad Avola, nel Siracusano. I risultati della prestigiosa ricerca, che ha portato all’inedita conclusione, sono stati presentati al XV congresso organizzato da SiciliAntica a Caltanissetta dal titolo “Teatro, Musica e Danza nella Sicilia antica”. Ed è stato proprio uno degli autori dello studio, il prof. Francesco Maria Galassi, paleopatologo di fama internazionale, associato alla Flinders University (Australia) nonché direttore del Fapab, a comunicare la notizia destinata a mettere un punto a oltre un secolo di ricerche e speculazioni.
Chiari i motivi dell’esito dello studio e tanti gli spunti originali della ricerca, che si è avvalsa della collaborazione di Michael Edward Habicht, archeologo svizzero e collega di Galassi alla Flinders University. «Anzitutto – spiega il prof. Galassi – il cranio ritrovato dal funzionario danese Ludwig Münter, quando nel 1893 effettuò scavi ad Atene, apparteneva a un individuo adulto ma certamente non senile e tantomeno di 90 anni, età in cui morì Sofocle. Inoltre, sull’osso parietale destro del cranio è possibile individuare una “frattura depressa”, esito di un trauma che, vista la localizzazione anatomica, potrebbe ragionevolmente rappresentare la causa di morte di questo individuo. Secondo alcuni antichi aneddoti, invece, Sofocle sarebbe morto strozzato da un acino d’uva. Un’ulteriore traccia traumatica è riscontrabile sull’osso frontale, dove si nota anche un piccolo osteoma, ovvero un tumore benigno».
Il prof. Galassi aggiunge: «Benché autorevoli studiosi abbiano scritto che il cranio, nel 1893, terminata l’esposizione di Chicago, dove era stato portato dal dottor Herman Mynter, fratello di Ludwig, sia finito in Danimarca, 8 anni dopo e cioè nel 1901, si trovava ancora negli Stati Uniti. E ciò si evince dal ritrovamento di un articolo in un giornale di lingua svedese, pubblicato a Worcester (Massachusetts) per la locale comunità scandinava. Il cranio fu quindi portato da Herman Mynter in un’altra Expo, quella Pan-Americana di Buffalo, nello Stato di New York. Ed è qui che la vicenda del cranio dello pseudo Sofocle e del dottor Herman Mynter si intreccia con un momento drammatico della storia americana: l’assassinio del presidente statunitense William McKinley da parte di un anarchico. Fu proprio Mynter a soccorrere e operare il presidente americano, cui nulla valsero tuttavia le cure. Dopo questi fatti, il reperto osteologico è caduto nell’oblio e se ne sono perse le tracce, ammesso che si sia preservato. Anche se – il prof. Galassi è certo – la possibilità di ritrovarlo e di sottoporlo a un esame multidisciplinare diretto arricchirebbe la comprensione di questa controversa pagina della storia bioarcheologica».

Con questi dettagli il Fapab research center demolisce quella che il prof. Galassi non esita a definire «una prassi assai consolidata nel secolo decimonono, quella di voler identificare come autentici, nonostante la scarsità di elementi probanti, resti umani antichi rinvenuti nel territorio o nelle vicinanze del luogo di sepoltura dei grandi personaggi del passato. Ci siamo imbattuti in situazioni simili durante lo studio del presunto cranio di Atalarico, re degli Ostrogoti, e durante l’analisi delle presunte spoglie di Malatesta Novello, signore di Cesena: in entrambi i casi dimostrati essere dei falsi».

Il prof. Galassi ricorda: «In effetti Ludwig Münter ricevette aspre critiche per il metodo di indagine archeologica assai poco rigoroso, ma non si fece intimidire da ciò e anzi coinvolse nella ricerca il patologo Rudolph Virchow, un vero e proprio mostro sacro della scienza a quei tempi. Benché non potesse certificare i resti come quelli di Sofocle, Virchow parlò comunque di un individuo morto nella seconda metà della vita e affetto da una deformazione cranica patologica nota come plagiocefalia. Questo carattere, secondo Virchow, era indice di una predisposizione alla criminalità o di eccentricità poetica! L’analisi morfologica moderna precisa che, se si tratta veramente di plagiocefalia, che nulla ha a che vedere con la criminalità, questa può essere solo della tipologia acquisita e non congenita».

Oltre a queste considerazioni, Virchow lasciò nella sua pubblicazione del 1893 litografie molto accurate del cranio in questione. Proprio a queste immagini, sui cui si è fondata la ricerca attuale, si deve un altro grande risultato di Galassi e Habicht: la ricostruzione del volto del presunto cranio di Sofocle. «Sulle litografie di Virchow – rivelano i due studiosi – abbiamo applicato la tecnica dell’approssimazione facciale per tentare di recuperare la morfologia del volto di un individuo a partire dal cranio. Questa tecnica è di frequente utilizzo anche oggi in contesti forensi e da parte della Polizia quando realizza l’identikit di una persona scomparsa. Nei prossimi mesi, all’approssimazione facciale, verrà aggiunta una vera e propria ricostruzione facciale computerizzata e si restituirà così un volto al presunto cranio di Sofocle».

«La nostra comprensione della storia – commenta Elena Varotto, antropologa dell’Università di Catania e vicedirettrice del Fapab – passa anche dallo studio dei resti mortali dei nostri predecessori. Le loro spoglie e la ancora spesso inesplorata documentazione a disposizione rappresentano archivi di straordinario valore».