Dagli al giornalista. La nuova attività di Beppe Grillo, adesso, è schedare i giornalisti. Magari per renderli bersaglio dei suoi attivisti (basta guardare le reazioni e gli insulti subito dopo che il leader M5S si “occupa” di un cronista: «merdaccia» è la parola più gentile). E’ questo il senso della nuova rubrica del blog, Giornalista del giorno, realizzata dal grande capo in collaborazione diretta con i suoi fan, che esorta: «Segnalate gli articoli dei “giornalisti” stile Oppo per la nuova rubrica».

Maria Novella Oppo è una storica cronista dell’Unità e oggi è il bersaglio del leader M5S: «Maria Novella Oppo si vanta di lavorare all’Unità dalla fine del ’73. Da allora non ha mai avuto un altro lavoro ed è mantenuta dai contribuenti da 40 anni grazie ai finanziamenti pubblici all’editoria che il MoVimento 5 Stelle vuole abolire subito. La Oppo appena può diffama pubblicamente il M5S. Per esempio sulla protesta di ieri alla Camera: “Ogni giorno una pagliacciata dei grillini […] fanno casino […] dimostrano di non saper fare e di non aver fatto niente per il popolo italiano […] inscenano gazzarre […] sono succubi di Berlusconi”. Qualche giorno fa: “Casaleggio va elucubrando ai danni dell’Italia”. E ancora: “Grillo vuole tutto, soprattutto il casino totale […] un brulichio di piccoli fan [sono] divenuti per miracolo parlamentari e tenuti al guinzaglio perché non si prendano troppe libertà”. Il M5S abolirà il finanziamento pubblico all’editoria e la Oppo dovrà cercarsi un lavoro. Non è mai troppo tardi, o forse sì».

Su questo attacco interviene su Twitter anche il premier Enrico Letta che scrive: «Solidarietà per Maria Novella Oppo, schedata e lapidata verbalmente da Grillo. Democrazia è rispetto della libertà dei giornalisti di criticarti».

Anche la presidente della Camera, Laura Boldrini interviene dalla parte della nostra cronista: «Solidarietà a Maria Novella Oppo, la giornalista de l’Unità oggi bersaglio degli attacchi di Grillo e degli aderenti al suo movimento. Trovo preoccupante e pericoloso stilare liste di proscrizione dei giornalisti sgraditi e sottoporli alla gogna digitale, versione 2.0 dei pestaggi di un tempo. È grave che Grillo non voglia riconoscere ad altri il diritto di critica che il suo movimento pratica con ogni modalità nelle aule parlamentari».

Il direttore de l’Unità Luca Landò, intervistato da Rainews 24, affermato che nel blog di Grillo ci sono commenti davvero pesanti, per cui il nostro giornale sta valutando con gli avvocati se denunciare gli autori.

«A chi ci accusa di fascismo per aver pubblicato la foto di una diffamatrice di professione, rispondiamo con la più semplice delle constatazioni: da oltre un anno Gianroberto Casaleggio, Beppe Grillo e tutto il Movimento vengono accusati di essere massoni, razzisti, di agire contro i terremotati, di avere proprietà coperte all’estero, di tiranneggiare i gruppi parlamentari, di aver costruito una setta e di aver assunto parenti alle dipendenze di deputati e senatori». Lo dice in una nota il gruppo comunicazione M5S alla Camera dei deputati. «Ogni giorno – prosegue il comunicato – le foto di Grillo e Casaleggio vengono associate a queste accuse. Tutto, ovviamente, senza portare una sola prova, anzi in spregio a ogni elementare regola del giornalismo». La regola adottata da Oppo invece è semplice e limpida: commenta le scelte pubbliche, le dichiarazioni pubbliche, le posizioni pubbliche, del partito pentastellato. Può non piacere, ed evidentemente per i deputati M5S le critiche sono inconcepibili, ma in una democrazia funziona così.

«Mi dissocio dall’attacco di Grillo ai giornalisti perchè bisogna tollerare la critica anche se preconcetta. È pericoloso personalizzare su una giornalista con nome e cognome. Si scherza con la vita delle persone, è pericoloso». Lo dice il senatore 5 Stelle, Luis Alberto Orellana, interpellato telefonicamente, contesta le parole del blog di Grillo contro la cronista dell’Unità. «Va bene invece – aggiunge Orellana, già voce critica nel Movimento – accusare l’Unità di avere un pregiudizio contro di noi, anche in maniera forte».

La maggior parte dei giornali di oggi dedica ancora l’apertura al ricordo di Nelson Mandela, ma anche la politica ha uno spazio rilevante: l’intesa fra Letta e Napolitano sulle riforme, l’attacco di Berlusconi alle alte cariche istituzionali, complici secondo lui del disegno della sinistra, l’annuncio di Prodi che andrà a votare alle primarie del PD, mentre il Giornale e Libero fanno l’elenco degli onorevoli “abusivi”, quelli eletti grazie al premio di maggioranza alla Camera, e l’Unità difende una sua giornalista attaccata da Grillo per gli articoli sul Movimento 5 Stelle. I giornali sportivi aprono con il sorteggio per i Mondiali di calcio in Brasile, che vede per l’Italia un girone impegnativo con Inghilterra, Uruguay e Costarica.


































Ligabue al primo posto in top ten segnando il record di vendite
In un momento di difficoltà delle vendite nel mercato discografico, LIGABUE inverte il trend! Il suo decimo album di inediti “MONDOVISIONE” supera, durante la prima settimana di vendita, il numero di copie vendute nello stesso periodo dal precedente “Arrivederci, Mostro!” (2010). “MONDOVISIONE” entra direttamente al primo posto della classifica TOP OF THE MUSIC FIMI/GFK degli album più venduti della settimana (diffusa da GFK Retail and Technology Italia) e registra tre RECORD: è l’album più venduto nel 2013 durante la prima settimana di vendita ed è l’unico album del 2013 che sarà certificato “platino” per le stesse vendite di questa prima settimana, inoltre “MONDOVISIONE” è l’album con le più alte vendite digitali di sempre durante la prima settimana di vendita (da quando è rilevata la classifica TOP OF THE MUSIC FIMI/GFK). Nelle vendite digitali sono comprese, rilevate e certificate tutte le piattaforme di vendita, iTunes incluso, dove l’album resta saldamente in prima posizione. Per una visione artistica del progetto condivisa da Management, Artista e Warner Music, l’album non è stato reso disponibile al momento per i servizi di streaming. È in rotazione radiofonica “Tu sei lei”, secondo singolo estratto dall’album dopo “Il sale della terra”. Il video di “Tu sei lei” (www.youtube.com/watch?v=2RZivRe2rnA) ha superato le 2 milioni di visualizzazioni su YouTube. 

Questa la tracklist di “MONDOVISIONE” (Zoo Aperto/Warner Music), album prodotto da Luciano Luisi: “Il muro del suono”, “Siamo chi siamo”, “Il volume delle tue bugie”, “La neve se ne frega”, “Il sale della terra”, “Capo Spartivento” (brano strumentale), “Tu sei lei”, “Nati per vivere (adesso e qui)”, “La terra trema, amore mio”, “Per sempre”, “Ciò che rimane di noi”, “Il suono, il brutto e il cattivo” (brano strumentale), “Con la scusa del rock ‘n’ roll”, “Sono sempre i sogni a dare forma al mondo”. “MONDOVISIONE” è disponibile su iTunes in una versione che contiene i 14 brani dell’album, il digital booklet e una bonus track (un filmato con la versione acustica e inedita de “Il Sale Della Terra”). Link iTunes: itunes.apple.com/it/album/mondovisione/id738262801. L’album è disponibile nei negozi tradizionali anche in doppio vinile numerato (3000 copie). Il prossimo anno LIGABUE tornerà ad essere protagonista nei principali stadi italiani con “MONDOVISIONE TOUR – STADI 2014”, a quasi 4 anni dall’ultimo tour negli stadi. I biglietti sono disponibili su www.ticketone.it e nei punti vendita e prevendite abituali (per l’elenco consultare il sito www.fepgroup.it.).

Politica interna
Berlusconi: il leader di Forza Italia non ha ancora preso una decisione sull’impeachment che i grillini stanno per avviare in Parlamento contro Napolitano, ma tra i suoi molti sono tentati di aderire alla richiesta del Movimento 5 Stelle. Berlusconi per adesso si limita a scagliarsi contro Napolitano, senza però mai nominarlo, in una lettera inviata ai parlamentari del suo partito nella quale accusa “alte cariche istituzionali” di non essere estranee al disegno ordito contro di lui da sinistra e pm. Ma i vertici di Forza Italia e la gran parte dei parlamentari non sono rimasti soddisfatti della “rifondazione azzurra” delineata nella missiva dal Cavaliere, che chiede un’adesione con un clic ma senza precisare nomine e deleghe future.    
Primarie Pd: Romano Prodi cambia idea ed annuncia che parteciperà alle votazioni per l’elezione del nuovo segretario dei democratici.  A convincerlo, l’esito della pronuncia della Corte Costituzionale sul Porcellum; voterò perché “il bipolarismo è a rischio” e “pur con tutti i suoi limiti, il Pd resta l’unico strumento della democrazia partecipata di cui tanto abbiamo bisogno”, ha detto il Professore. Applausi alla sua decisione arrivano dai tre candidati alla segreteria, Renzi rimane il favorito, Cuperlo si affida all’identità laburista, Civati strizza l’occhio ad un’area di malcontento diffuso sia fuori che dentro il Pd.  
Lega: Matteo Salvini contro Umberto Bossi, questa la sfida odierna con la quale il partito va alla ricerca un’identità. 17mila militanti sono chiamati a scegliere il loro capo attraverso le primarie, formula del tutto inedita per la Lega e voluta da Roberto Maroni, attuale segretario che appoggia apertamente Salvini. In molti profetizzano una bassa affluenza, la vittoria di Salvini è assai più che prevedibile.   
Grillo: assalto del leader 5 Stelle ai giornalisti “ostili” al Movimento. In un post sul suo seguitissimo blog Grillo invita a segnalare articoli e pezzi che “diffamano” il M5S, per inaugurare una rubrica dal titolo “Giornalista del giorno”. Prima vittima messa all’indice Maria Novella Oppo dell’Unità, accusata di “diffamare il M5S appena può”, nonché di essere mantenuta dai contribuenti da 40 anni, sua anzianità di collaborazione con il quotidiano del Pd, grazie ai finanziamenti pubblici all’editoria. Unanime il coro di condanne all’iniziativa di Grillo, da destra e da sinistra solo solidarietà per la cronista, il presidente dell’Ordine dei giornalisti ha invitato la magistratura ad occuparsi “delle ricorrenti istigazioni a delinquere che arrivano da esponenti del M5S”.   
Politica estera
Mandela: tutti i Grandi della Terra salutano Nelson Mandela, morto ieri all’età di 95 anni. La notizia è stata data dal presidente del Sudafrica Jacob Zuma, che ha annunciato funerali solenni per il 15 dicembre parlando di una nazione spezzata dal dolore. Dall’11 al 13 dicembre la salma del premio Nobel per la pace sarà esposta nel palazzo del governo di Pretoria, la cerimonia funebre si svolgerà a Qunu, villaggio in cui Mandela è cresciuto. Si tratterà di un evento di portata mondiale, un test importante per il Sudafrica che dovrà garantire la sicurezza dei capi di stato di mezzo mondo. Non si contano i messaggi di cordoglio giunti ieri, da Papa Francesco a Barack Obama, dal Dalai Lama fino al segretario dell’Onu Ban Ki Moon, tutti i Grandi della Terra hanno salutato Mandela parlando di emozione, rispetto, perdono, libertà e coraggio.  
Economia e Finanza
Rapporto Censis: la didascalia della foto scattata all’Italia 2013 parla di “Una società sciapa e infelice in cerca di connettività”. Ci sono ben pochi numeri positivi nel rapporto del Censis di quest’anno, certamente per questioni economiche ma anche per ignavia, depressione, immoralismo, disinteresse generalizzato; la crisi sembra essere più dentro che fuori di noi, e non è un caso che le energie migliori, i giovani, se ne vadano all’estero a cercare opportunità. Il tasso di disoccupazione è raddoppiato, la sottoccupazione riguarda un italiano su quattro, dal 2007 ad oggi è raddoppiato il numero di chi cerca attivamente lavoro senza trovarlo. Non stupisce che gli italiani non amino i politici ed i loro discorsi, sarebbe del 56% la percentuale di chi non ha attuato alcun tipo di coinvolgimento politico negli ultimi due anni. Per finire le spese delle famiglie sono tornate indietro di dieci anni, la forbice economica tra Nord e Sud si va ulteriormente ampliando e cresce l’intolleranza nei confronti dell’immigrazione.
Mercati: torna a salire lo spread Bund BTp, che ieri ha rivisto quota 240; nella giornata di ieri c’è stato anche il sorpasso ad opera dei Bonos spagnoli, il cui tasso sulla scadenza decennale è sceso sotto al livello degli analoghi BTp. Un aggancio frutto del miglior momento macroeconomico che ha avuto riflessi importanti sul merito di credito del Paese iberico. Buone notizie arrivano dal fronte americano, creati in novembre 203mila nuovi posti di lavoro, mentre il numero dei disoccupati è sceso ai minimi degli ultimi 5 anni.  
Imu: sempre più avvolta nella confusione la scadenza del 16 gennaio, termine entro il quale gli abitanti di circa 2.500 Comuni italiani sono chiamati a versare un importo corrispondente al 40% della maggiorazione applicata rispetto all’aliquota standard nazionale prevista. Il Parlamento sta tentando di affrontare la vicenda ma per ora la soluzione prospettata prevede non la cancellazione di questo tributo ma solo la sua detraibilità dalla tassa sui servizi del 2014. Permangono anche i dubbi sull’esatta applicazione del prelievo, per il calcolo della somma non si terrebbe conto delle detrazioni per ciascun figlio a carico delle famiglie, i nuclei con una casa di basso valore catastale rischierebbero di pagare di più. 

Italiani sciapi e infelici, guardano all’estero e al digitale
Una volta popolo di santi, poeti e navigatori, oggi di sciapi e infelici. Gli italiani ritratti nel 47esimo rapporto Censis formano una società “senza fermento e dove circola troppa accidia, furbizia generalizzata, disabitudine al lavoro, immoralismo diffuso, crescente evasione fiscale, disinteresse per le tematiche di governo del sistema, passiva accettazione della impressiva comunicazione di massa”. Da ciò scaturisce l’infelicità perché gli abitanti del Belpaese vivono “un grande, inatteso ampliamento delle diseguaglianze sociali”. A peggiorare il quadro concorre, secondo i ricercatori del Censis il venir meno del ceto medio “storico perno della agiatezza e della coesione sociale”: oggi “troppa gente non cresce, ma declina nella scala sociale. Da ciò nasce uno scontento rancoroso, che non viene da motivi identitari, ma dalla crisi delle precedenti collocazioni sociali di individui e ceti”. 

Da qui la fuga all’estero – negli ultimi 10 anni +è più che raddoppiato il numero di italiani che  hanno trasferito la propria residenza oltre i confini nazionali – e l’allergia per la politica: il 56 per cento dei nostri connazionali non ha attuato nessun tipo di coinvolgimento civico negli ultimi due anni, neppure quelli di minore impegno come la firma di una petizione. Più di un quarto dei cittadini manifesta una lontananza pressoché totale dalla dimensione politica, non informandosi mai al riguardo. Su tutto aleggia la mancanza di lavoro: per il Censis disagio sociale, instabilità lavorativa e sottoccupazione interessano il 25,9 per cento dei lavoratori italiani. Parliamo di circa 3,5 milioni di persone che hanno contratti a termine, occasionali, sono collaboratori o finte partite Iva. Per non parlare dei 4,4 milioni di italiani che non riescono a trovare un’occupazione “pure desiderandola”. 

Ci sono poi 1,6 milioni che, “pur disponibili a lavorare, hanno rinunciato a cercare attivamente un impiego perché convinti di non trovarlo”. In un quadro decisamente sconfortante non mancano però le buone notizie: Si registra una sempre più attiva responsabilità imprenditoriale femminile (nell’agroalimentare, nel turismo, nel terziario di relazione), l’iniziativa degli stranieri, la presa in carico di impulsi imprenditoriali da parte del territorio, la dinamicità delle centinaia di migliaia di italiani che studiano e/o lavorano all’estero (sono più di un milione le famiglie che hanno almeno un proprio componente in tale condizione) e che possono contribuire al formarsi di una Italia attiva nella grande platea della globalizzazione”. Nuove energie arrivano anche dal “processo di radicale revisione del welfare” e dalla “economia digitale” ovvero “reti infrastrutturali di nuova generazione, commercio elettronico,elaborazione intelligente di grandi masse di dati, sviluppo degli strumenti digitali, servizi innovativi di comunicazione, crescita massiccia di giovani ‘artigiani digitali’”.

 “Coloro che intendono ribellarsi con noi sono i benvenuti, a condizione che non si azzardino a mettere cappelli di qualsiasi colore all’iniziativa. Ad essi ribadiamo ancora una volta fino alla noia che non saranno accettati simboli di partito. I nostri valori sono quelli scolpiti nella Costituzione democratica, calpestata e risorta grazie alla lotta di popolo contro la dittatura in cui ci ha riportati, in forme diverse, questa classe dirigente”. Ad affermarlo in una nota e’ Mariano Ferro, leader del movimento dei Forconi che ha indetto, dal 9 al 13 dicembre prossimi, un blocco nazionale dell’autotrasporto per protestare contro la politica del Governo. “Alla vigilia della grande mobilitazione popolare ad oltranza – aggiunge nella nota Ferro – giungono copiose sempre nuove adesioni, da parte dell’Italia che soffre e che da troppo tempo chiede fatti per una svolta radicale. Per ridare speranza al nostro Paese occorre oggi con urgenza trovare le soluzioni alle tantissime vertenze irrisolte o mandare a casa un governo asservito ai potenti ed un parlamento di nominati, porre fine al far west della globalizzazione, riprenderci la sovranita’ popolare e monetaria”.
Lancia un appello la Questura di Napoli per la mobilitazione “L’Italia si ferma” del movimento forconi e altri gruppi, prevista dalle 22 dell’8 dicembre fino alla sera del 15. L’invito, a quanti intendano manifestare, è alla massima collaborazione, “affinchè vengano garantiti i diritti di coloro che non sono interessati alle iniziative preannunciate, primo fra tutti il diritto alla libera circolazione, e nel contempo venga garantito il regolare funzionamento dei servizi pubblici essenziali”.

‘Abbiamo un girone difficile, forse il piu’ difficile,. Ma quando ci sono le difficolta’, noi siamo preparati”. L’Italia e’ finita in un girone di ferro ma il ct azzurro Cesare Prandelli non fa drammi. Il sorteggio dei Mondiali 2014 ha inserito la Nazionale nel Gruppo D con Uruguay, Inghilterra e Costa Rica. ”Ci dovremo sudare la qualificazione, dobbiamo arrivare pronti”, dice Prandelli ai microfoni di RaiSport. L’Italia giochera’ 2 partite alle 13, presumbilmente con temperature molto elevate, e avra’ un giorno di riposo in meno rispetto all’Uruguay prima dell’ultima gara. ”Non dobbiamo pensare alle difficolta’, dobbiamo pensare ad arrivare preparati. Mi auguro di avere i giocatori a disposizione 40 giorni prima del torneo per fare tutto nel modo migliore”, dice il ct auspicando la collaborazione dei club nella preparazione della spedizione. ”Il calendario e’ impegnativo, ma dobbiamo arrivare preparati e pensare ad una partita per volta. Il nome degli avversari cambia poco -ribadisce-. Dobbiamo vivere quest’avventura in maniera serena, sono convinto che possiamo fare molto bene se ci facciamo trovare pronti. Abbiamo bisogno di forza fisica, la nostra preparazione terra’ conto delle difficolta’ ambientali che troveremo”.
Nel primo impegno di Brasile 2014 l’Italia ritrovera’ una vecchia conoscenza del calcio italiano, Roy Hodgson ora ct dell’Inghilterra. “Sara’ molto interessante giocare contro l’Italia nella gara inaugurale, e’ un grande test per entrambe, giochiamo contro una nazionale europea, almeno ci conosciamo”. Sottolinea l’ex allenatore dell’Inter. Per quanto riguarda i problemi logistici dovuti al caldo intenso e agli spostamenti aerei che la Nazionale inglese dovra’ affrontare, Hodgson minimizza: “Anche a Cracovia o a Kiev c’erano voli lunghi e a Manaus andremo prima, non penso sara’ un problema. Per quanto riguarda la preparazione sara’ molto importante acclimatarsi. Finita la stagione i giocatori si alleneranno in condizioni climatiche di questo tipo: andremo prima in Europa meridionale, poi a Miami e infine a Rio. Pronostico? Cercheremo di fare del nostro meglio per vincere”. Cenerentola, ma solo sulla carta, del girone, e’ il Costa Rica. ”Non abbiamo alcun timore o paura di nessuno”. Spiega il ct Jorge Luis Pinto. L’esito del sorteggio dei Mondiali in Brasile non spaventa la nazionale del Centro America, inserita in un girone di ferro contro tre squadre che insieme hanno vinto ben 7 titoli iridati. ”Ci prepareremo in ogni modo possibile per arrivare a competere con loro ad armi pari”, aggiunge Pinto. 

Questa settimana esce Blue Jasmine, il nuovo film di Woody Allen: la protagonista, Jasmine, interpretata da Cate Blanchett, e suo marito Harold, un ricco imprenditore interpretato da Alec Baldwin, sono una coppia felice, benestante e molto invidiata, fin quando non si scopre che Harold è un truffatore e Jasmine è costretta a cambiare città e cercare di rifarsi una vita a San Francisco, ospite di sua sorella Ginger. 

Dietro i candelabri, invece, è il nuovo film di Steven Soderbergh: racconta la storia d’amore tra Liberace (interpretato da Michael Douglas), un eccentrico pianista di origini italo-polacche molto celebre negli Stati Uniti tra gli anni Cinquanta e Settanta, e il suo giovane compagno Scott Thorson (Matt Damon), autore del libro di memorie Behind the Candelabra: My Life With Liberace su cui è basata la sceneggiatura del film.

Oldboy, diretto da Spike Lee, è il remake dell’omonimo film del 2003 di Park Chan-wook e, come l’originale, racconta la storia di un uomo (interpretato da Josh Brolin) in cerca di vendetta dopo essere stato tenuto prigioniero per vent’anni apparentemente senza motivo. Gli altri protagonisti del film sono Sharlto Copley, Elizabeth Olsen e Samuel L. Jackson. Battle of the Year – La vittoria è in ballo, di Benson Lee, racconta la storia di un ex allenatore di basket che viene incaricato da un suo amico di mettere insieme una squadra di ballerini per partecipare alla Battle of The Year, la più grande competizione di breakdance del mondo, che si tiene in Francia. Escono infine due film italiani:Il sud è niente, primo lungometraggio di Fabio Mollo, e Italy amore mio di Ettore Pasculli.

Pd, rush finale per la segreteria. Rebus affluenza

Rush finale per le la gara alla segreteria del Pd. Epifani passa il testimone e ricorda che sono già 80mila le pre-iscrizioni online per votare domenica ai gazebo e novemila i seggi predisposti, ricordando l’importanza dell’iniziativa. Ma niente previsioni sull’affluenza. Interpellato ieri sulle aspettative di partecipazione dell’elettorato del Pd e del centrosinistra, ha spiegato di “non saper trovare una soglia per il successo delle primarie. C’è un calo tendenziale della partecipazione al voto. Faremo alla fine la valutazione precisa di quello che è accaduto. Ci adopereremo affinché vi sia una partecipazione forte. Possiamo avere un buon risultato. Sono abbastanza fiducioso”. Un anno fa, per il “duello” Bersani-Renzi, votarono in 2 milioni e 700mila. Quanto al bilancio della sua esperienza di segretario del partito, Epifani si è detto soddisfatto: “Credo di aver fatto il mio lavoro con serietà, scrupolo e dedizione. Sono contento di aver traghettato in una fase difficilissima la barca dei democratici”. Comunque vada domenica, dice Gianni Cuperlo, non ci sarà alcuna scissione: “Non ci sarà mai ”. E poi ultime stoccate allo sfidante Matteo Renzi che rappresenta la “continuità con le ricette che hanno fallito in questi venti anni. Io voglio essere giudicato per l’idea di paese e di partito che ho messo in campo. Perché è passata la vulgata che essere di sinistra vuole dire non essere moderni? Non va bene, questo è il vero tabù da rompere. Non c’è sufficiente orgoglio nell’essere di sinistra, c’è un eccessiva timidezza nel rivendicare le ragioni di chi è economicamente più debole. Renzi e i suoi pensano troppo alle performance televisive. Dovremmo fare più uffici studi piuttosto che tanti uffici stampa, abbassare i decibel della polemica pretestuosa e occuparci delle cose serie. Per questo mi sono tuffato in questa storia, per difendere ciò in cui credo” dice intervistato dal Corriere. Quanto al governo “deve cambiare passo, cosi non va bene, ma questo lo sa anche Letta. Dobbiamo cambiare registro e dobbiamo essere noi a dare un profilo di equità e giustizia sociale all’azione dell’esecutivo”. Anche il sindaco di Firenze è andato ieri all’attacco dell’esecutivo: “Il punto non è rompere gli zebedei a Letta, ma cominciare a fare qualcosa per l’Italia. In questi mesi il governo – che è di persone perbene, civili – sulle questioni vere degli italiani, dalle tasse al lavoro, non ha combinato un granché e l’abbiamo visto sull’Imu. Ultimo appello al voto, e ultime stilettate al partito, anche dal parte di Pippo Civati ieri ospite di Santoro su La7.

Ricerca e InnovazionePubblicati tre nuovi bandi che riguardano le start up, la creazione di iniziative imprenditoriali di tipo spin off ed il finanziamento di progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale. Le risorse complessive ammontano ad oltre 30 milioni di euro.
Start up

Il primo bando è finalizzato a sostenere la creazione di microimprese innovative da parte di neo-laureati o dottori di ricerca e dispone di uno stanziamento pari a 5.151.100 euro. L’avviso si strutttura in due fasi:
la fase 1, Presentazione e selezione delle idee d’impresa e avvio del percorso di formazione e assistenza, alla quale possono partecipare laureati e/o dottori di ricerca, che hanno conseguito il titolo da non più di due anni, elevabili a tre nel caso in cui abbiano svolto attività specialistica, stage o attività lavorativa coerenti con il progetto. Le domande possono essere presentate a partire dal 9 dicembre e fino al 13 gennaio 2014;
la fase 2, Creazione di microimprese innovative, prevede la partecipazione di micro e piccole imprese, costituite dai partecipanti alla Fase 1, che abbiano sede operativa in Calabria.
Spin off

Il secondo bando, che ha a disposizione risorse pari a 2.142.900 euro, prevede la realizzazione di un programma integrato di formazione, consulenza, assistenza e incentivazione per la creazione di imprese spin off ed è articolato in due fasi:
la fase 1, Presentazione e selezione delle idee d’impresa e avvio del percorso di formazione e accompagnamento, comprende l’erogazione di servizi di formazione, consulenza e assistenza finalizzati a fornire ai proponenti gli strumenti operativi di base, necessari alla messa a punto di un piano di impresa e alla gestione della stessa. A questa fase si potrà accedere a partire dal 9 dicembre e fino al 13 gennaio 2014;
la fase 2, Creazione delle iniziative spin off, prevede la concessione di incentivi in conto capitale per l’avvio dell’impresa, alle micro e piccole imprese costituite a seguito della partecipazione alla Fase 1.
Ricerca e sviluppo

Infine, il terzo bando, è diretto alle PMI aggregate ai Poli di Innovazione e finanzia progetti di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale. Lo stanziamento ammonta a 22.846.107 euro e i termini per presentare domanda sono aperti fino al 27 gennaio 2014.

Il giornale britannico Guardian ha iniziato a pubblicare un nuovo settimanale di carta, The Long Good Read, un esperimento editoriale di cui si sta parlando parecchio in questi  giorni. È realizzato in collaborazione con The Newspaper Club (un’azienda che si occupa di piccoli giornali autoprodotti), è creato in buona parte automaticamente grazie ad alcuni algoritmi, con un coinvolgimento quasi pari a zero di redattori: è formato da 24 pagine e per il momento ha una tiratura limitatissima ed è distribuito il lunedì mattina solo al #GuardianCoffee, il bar di Londra gestito dal Guardian.
Come spiega il sito Nieman Journalism Lab, un algoritmo passa in rassegna gli articoli più lunghi pubblicati dal Guardian nei precedenti sette giorni: la selezione finita arriva poi a un editor – unica persona coinvolta nel processo di produzione del settimanale – che decide quali articoli inserire e quali escludere. Nell’ultima fase del processo, le scelte dell’editor, in formato di link, sono inserite nel software ARTHR di The Newspaper Club, che impagina il giornale da solo. Jemima Kiss, capo della parte tecnologica del Guardian, ha detto che The Long Good Read è un modo innovativo e originale di dare nuova visibilità ai buoni articoli già pubblicati: «È solo un modo di riusare quei contenuti in una maniera inventiva e non dare eccessivo peso al fatto che è un giornale». La produzione e la stampa di un numero di The Long Good Read avviene in circa un’ora.
In realtà The Long Good Read non è un’idea nuova. L’ex sviluppatore del Guardian, Dan Catt, l’aveva messa a punto parecchi anni fa, anche se solo in versione digitale. L’idea di Catt era di raccogliere storie lunghe e inchieste particolari, selezionate per un pubblico che “avesse tempo di leggerle”, dopo il lavoro o in un pigro sabato mattina.
Catt ha spiegato il suo sistema:
Abbiamo usato quegli strumenti e scritto il nostro piccolo “robot” (un insieme di algoritmi) per far emergere quei contenuti che speriamo siano buoni, interessanti, a volte divertenti, a volte articoli lunghi. Poco prima che sia messo insieme un nuovo numero del giornale posso andare sulla nostra bacheca, che mi fa vedere più o meno 30 articoli “top”, circa l’1 per cento di tutti gli articoli originariamente pubblicati dal Guardian.
Il passo successivo è stato quello di pensare il prodotto in versione cartacea, perché – come spiega The Newspaper Club, a volte è piacevole anche allontanarsi dallo schermo di un computer. Già nel 2011 l’azienda aveva iniziato a parlare di una collaborazione con The Long Good Read, ma l’apertura di #GuardianCoffee è stata l’opportunità decisiva per sviluppare il progetto.
Tom Taylor, capo ingegnere di The Newspaper Club, ha raccontato a Nieman Journalism Lab che la sua azienda è nata quattro anni fa come una sorta di attività di stampa “su misura”: si è specializzata in giornali che hanno tirature molto limitate, creando  gruppi di ordini di stampa sia digitale sia cartacea per ridurre i costi e permettere alle persone di stampare agilmente le poche copie del loro giornale. Secondo Taylor lo sviluppo della tecnologia ha cambiato il modello tradizionale di giornale: The Newspaper Club, tuttavia, non vuole sostituirsi ai quotidiani tradizionali, ma cerca di capire come la forma di ciascun prodotto possa essere personalizzata.
Al momento il Guardian ha in programma la stampa di un numero limitato di The Long Good Read: nel frattempo cercherà di capire se continuare a sviluppare il progetto.

Il teatro e le opere di Eduardo De Filippo sbarcano su YouTube con un canale interamente dedicato al grande maestro del teatro del ‘900. Grazie alla collaborazione tra Digital Studio&DVD e Luca De Filippo, il figlio di Eduardo, che ha donato l’intero corpo delle commedie, il Teatro di Eduardo offrirà materiali provenienti dall’opera completa dell’attore oltre a diversi contributi speciali e approfondimenti critici. L’obiettivo è quello di diventare il punto di riferimento sul web dei molti estimatori del grande Eduardo, raggiungendo anche, grazie ai sottotitoli in inglese, un pubblico internazionale e di giovani.

Ad inaugurare il canale www.youtube.com/eduardodefilippo sarà la commedia forse più celebre di De Filippo: Natale in Casa Cupiello.

La partnership con Digital Studio&DVD per il progetto di Eduardo De Filippo non solo rappresenta un passo ulteriore nella tutela e diffusione la cultura italiana nel mondo, ma si traduce anche in un’ulteriore opportunità di guadagno per chi detiene i diritti sulle opere, grazie allo strumento di protezione del copyright Content ID. Gli appassionati di De Filippo potranno infatti godere dell’opera completa dell’attore partenopeo gratuitamente su YouTube, mentre il partner ricaverà dei guadagni dalla pubblicità inserita all’interno dei propri video sulla piattaforma.

Se è vero che un classico è, per definizione, un’opera che resiste all’usura del tempo, mantenendo la propria forza a dispetto delle modalità di fruizione, crediamo che le commedie di Eduardo De Filippo abbiano tutte le carte in regola per continuare a creare interesse e a tramandarsi grazie ai nuovi strumenti e alle nuove tecnologie oggi disponibili.

Palermo è nella Top 10 della classifica europea basata sui feedback di milioni di viaggiatori internazionali di TripAdvisor. Mare, arte, gastronomia e cultura locale devono essere stati il giusto mix che ha portato il capoluogo siciliano a posizionarsi settimo. L’Avana è la vincitrice della classifica mondiale.
Un risultato che sorprende vista l’esclusione dalla short list delle candidate a Capitale della Cultura Europea  e le ultime classifiche e indagini che dipingono Palermo come città invivibile e addirittura penultima della qualità della vita nella classifica nazionale del Sole 24 Ore. Il capoluogo siciliano recentemente è stata proclamata città più trafficata e con gli automobilisti più indisciplinati alla guida. Tuttavia i feedback positivi dei viaggiatori dimostrano come sia sempre il turismo il settore trainante per l’economia dell città e dell’Isola.
“Palermo è una città che sta rinascendo come il resto della Sicilia e lo dimostrano i dati della stagione passata” ha commentato Michela Stancheris, assessore al Turismo della Regione Sicilia. “Il fatto che gli utenti di Tripadvisor l’abbiano votata è la conferma che è una città vocata all’accoglienza e sono sicura che questo trend sarà sempre in aumento”.
Il sito TripAdvisor ha annunciato oggi i vincitori dei Travelers’ Choice Awards for Destinations on the Rise 2013. I premi riconoscono 54 destinazioni in tutto il mondo che hanno visto la maggiore crescita di interesse e di feedback positivi da parte dei viaggiatori anno su anno. Le classifiche sono state stilate per Mondo, Asia, Europa, Sud America, Sud Pacifico e Stati Uniti.
Dominano la classifica europea Corralejo in Spagna, seguita da Porto in Portogallo e da Cracovia in Polonia. Nella classifica mondiale, ben cinque destinazioni su 10 si trovano nell’America Centrale e Meridionale: l’Avana, Cuba vincitrice assoluta, seguita da La Fortuna de San Carlos in Costa Rica (2), Cusco in Perù (5), Ambergris Caye in Belize (devil) e Fortaleza in Brasile (10). Unica destinazione europea presente nella Top 10 mondiale è Corralejo in Spagna (9), vincitrice della classifica del vecchio continente.

fonte:

palermo.blogsicilia.it

Per la scuola materna Torino e Milano superano del 10% il fabbisogno richiesto, Napoli e Palermo lo soddisfano appena del 10%. Fatto uguale a 100 il fabbisogno teorico, per le scuole materne comunali i Comuni di Napoli e Palermo coprono soltanto il 10% del totale, mentre Torino e Milano lo superano del 10%. L’Italia si presenta spaccata a metà nei servizi base comunali: dagli asili nido al trasporto pubblico, i Comuni del Centro-Nord spendono quasi il livello standard previsto (valore medio 0,87 su 1), mentre quelli meridionali a fatica arrivano alla metà (0,48).
È quanto emerge dallo studio condotto dal consigliere SVIMEZ Federico Pica e da Stefania Torre
pubblicato sull’ultimo numero della Rivista Economica del Mezzogiorno, trimestrale della
SVIMEZ edito da Il Mulino. Lo studio ha analizzato i bilanci consuntivi relativi al 2011 di sei grandi comuni italiani, del Centro-Nord (Torino, Milano, Roma) e del Mezzogiorno (Bari, Napoli e Palermo), provando a capire se e quanto i Comuni riescono a coprire il fabbisogno standard di 14 servizi base, dall’acqua agli asili
nido, all’illuminazione delle strade, cui avrebbe diritto nella stessa misura ogni cittadino italiano. Con il
risultato, si legge nella nota, che nelle metropoli del Mezzogiorno emerge “una enorme e inaccettabile
sottodotazione di servizi comunali rispetto ai LEP, livelli essenziali delle prestazioni, che lo Stato,
in base alla Costituzione, ha l’impegno di garantire su tutto il territorio nazionale”.
Il metodo dello studio – Nei vari servizi è stato calcolato in euro la spesa standard per unità di
indicatore; è stato poi determinato il fabbisogno in base al criterio previsto per il settore sanitario
(applicando cioè ai Comuni il livello medio di spesa risultante dagli Enti che erogano il servizio al più
alto livello). Se il rapporto tra spesa effettiva e fabbisogno è uguale o superiore a 1 significa che è
garantita la piena copertura finanziaria del servizio.
I servizi base oggetto dell’analisi sono: assistenza pubblica, servizi cimiteriali, smaltimento dei rifiuti,
illuminazione pubblica, acqua, scuola materna, istruzione elementare e media, assistenza scolastica,
asili nido e servizi per l’infanzia, trasporti pubblici locali, protezione civile, assistenza agli anziani,
servizi anagrafici.
I risultati: l’Italia spaccata a metà – In termini di valori medi, l’Italia si presenta spaccata a metà.
Roma è il comune che guida la classifica della copertura dei fabbisogni, con 0,94, seguita da
Milano, 0,90, e Torino, 0,76. Supera la metà Napoli, con 0,58, la sfiora appena Bari, con lo 0,47, mentre
Palermo, con lo 0,40 si colloca in fondo alla classifica.
Analizzando i dati settore per settore, l’Italia resta comunque divisa tra un Centro-Nord che riesce a
coprire e addirittura a superare il fabbisogno medio in circa la metà dei servizi. Torino riesce a
spendere fino al 40% in più del fabbisogno nell’assistenza e nell’istruzione elementare e media,
Milano anche il 18% in più nei cimiteri e il 64% nell’assistenza agli anziani, Roma invece copre più
del doppio il fabbisogno nell’illuminazione delle strade, e nei trasporti pubblici (+79%), ma con buone
performances anche nello smaltimento dei rifiuti, nei servizi all’infanzia e nella protezione civile.
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Situazione ben diversa nel Mezzogiorno: Napoli riesce a coprire il fabbisogno nella protezione civile
(1,11) e a superarlo nella fornitura di acqua; Bari si avvicina alla copertura (0,92) nel caso
dell’istruzione media, e il valore più alto di Palermo (0,86) riguarda il servizio idrico. Ma per le strutture
per anziani al Sud le percentuali sfiorano lo zero, e molto bassi restano i valori nella scuola materna
(Napoli e Palermo soddisfano solo il 10% del fabbisogno richiesto, Bari il 30%, mentre Torino e
Milano superano del 10%), o nell’assistenza scolastica, dove Napoli copre il solo 29% del fabbisogno
teorico, Palermo il 42% e Napoli il 45%, mentre Torino e Milano lo superano del 10%. Stessa dinamica
per gli asili nido: Roma e Milano soddisfano pienamente il fabbisogno, Torino si ferma al 48%,
mentre Napoli e Palermo si fermano rispettivamente al 38 e al 27%. Ancora: nei cimiteri Milano
spende il 18% in più del fabbisogno, mentre Palermo solo il 27%.
La proposta: differenziare i tributi – Dallo studio emerge quindi nelle metropoli del Mezzogiorno
“una enorme e inaccettabile sottodotazione di servizi comunali rispetto ai LEP, livelli essenziali
delle prestazioni, che lo Stato, in base alla Costituzione, ha l’impegno di garantire su tutto il territorio
nazionale”.
Sotto accusa anche i conflitti di governance, visto che spesso vengono poste a carico degli enti locali
funzioni di esclusiva competenza dello Stato.
Di qui la proposta di una differenziazione dei tributi a seconda delle dimensioni degli enti, che
stabilisca un regime a parte per le grandi città e i comuni a spiccata vocazione turistica.

La mappa settore per settore e per parametri di riferimento

Assistenza pubblica – Dall’analisi emerge che a fronte di una spesa standard di 165,74 euro per ogni
non contribuente IRPEF, Torino spende 231,97 euro, mentre tutti gli altri comuni sono più o
meno lontani dal coprire il fabbisogno, Milano compresa (138,45 euro). Roma infatti spende si
ferma a 88 euro e 18 centesimi, leggermente meglio Bari, con 90 euro e 55 centesimi, mentre va peggio
Palermo, che spende solo circa il 30% del fabbisogno teorico, 65 euro e 8 centesimi. In coda Napoli, con
i suoi 36 euro e 45 centesimi.

Smaltimento dei rifiuti – Situazione leggermente migliore in quest’ambito, dove in coda alla classifica
troviamo le città del Nord, Torino e Milano. Rispetto infatti alla spesa standard di 586,82 euro per
nucleo familiare residente, solo Roma impiega una cifra superiore, pari a 639,21 a famiglia. Seguono
poi Bari, con 478,89 euro, Napoli, con 466,95, e Palermo, con 419 euro e 29 centesimi. Chiudono
Torino, con 401 euro, e Milano, che spende per ogni famiglia residente 378 euro e 30 centesimi.

Illuminazione pubblica – Differenze molto rilevanti tra i comuni considerati nel settore in questione. Se
Roma riesce a spendere più della spesa standard per ogni chilometro di strade interne, Bari copre
soltanto il 20%. A fronte infatti di una spesa standard per unità di indicatore pari a 29.208,27 euro,
Roma spende 78.126 euro e 21 centesimi. A forte distanza seguono quasi alla pari Palermo e Napoli,
rispettivamente con 15.428,52 euro e 15.387,40 euro, Torino, con oltre 13mila euro, e Milano, con
10.105. Strade più buie a Bari, che spende nel settore soli 6.158 euro per unità di indicatore.

Acqua – Forti le differenze anche in questo settore. È Napoli il comune che copre il fabbisogno
addirittura del doppio, mentre Torino soddisfa solo il 20% e Bari il 14%. In altri termini, a fronte di una
spesa standard stimato in 20 euro e 18 centesimi a famiglia, Napoli spende quasi 42 euro. Segue a
distanza Palermo, con 17 euro e 29 centesimi, Milano, con poco meno di dieci euro, Roma, con 7,57
euro, e Torino, che spende 4 euro e 35 centesimi a famiglia. In coda Bari, che destina al settore solo 2,78
euro a famiglia.

Protezione civile – Napoli e Roma si distinguono per essere gli enti in cui la spesa è maggiore. Rispetto
a una spesa standard stimata in 7 euro e 55 centesimi per famiglia, Napoli spende 8 euro e 30 centesimi,
Roma 7,67. Segue Palermo, con 5 euro e 85 centesimi e Torino, con 3,54. In coda alla classifica Milano,
che spende in protezione civile solo 1 euro e 80 centesimi, e Bari, con solo 88 centesimi a famiglia.
Scuola materna – Fanno bene le mamme napoletane a lamentarsi del livello dei servizi della scuola
materna. Infatti a fronte di una spesa standard per bambino di 4-5 anni di 4.791 euro e 33 centesimi,
Torino e Milano spendono oltre il necessario, rispettivamente 5.393 euro e 27, e 5.269,93, mentre
Napoli dieci volte di meno, cioè 463,77 euro. Tra i due estremi, Roma, con 4.394 euro, Bari, con una
spesa quattro volte inferiore, cioè 1.423 euro, e Palermo, con 566 euro.

Istruzione elementare e media – Situazione tendenzialmente meno divaricata nel settore dell’istruzione
elementare e media. Rispetto infatti a una spesa standard per residenti da 6 a 10 anni di 429,69 euro
nell’istruzione elementare, soltanto Torino garantisce una spesa superiore, pari a 615,21 euro. Segue
Milano, con 400 euro, Roma con 387,51, Bari con 286,92. In coda Napoli, con 181,39 euro, e Palermo,
che spende soltanto 141,47 euro per bambino 6-10 anni.
Torino sembra garantire una maggiore spesa anche nel campo dell’istruzione media: 499 euro a ragazzo
residente con età 11-13, a fronte dei 354,62 standard. In buona posizione anche Milano, con 389,61
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euro, e Bari, con 326,54. Roma si ferma a 295,67 e Napoli a 220 euro e 93 centesimi. Discorso a parte
per Palermo, dove il comune non fornisce il servizio.

Assistenza scolastica – Italia spaccata a metà anche nelle spese relative all’assistenza scolastica (mense,
scuolabus e altro). Milano e Torino garantiscono una spesa ben superiore allo standard per
bambino/ragazzo in età scolare 4-13 anni (rispettivamente 860 euro e 881 euro rispetto a un valore
medio di 792,80). Roma si ferma a 732,73 euro. Bari, Palermo e Napoli non riescono a raggiungere
nemmeno la metà della spesa standard. Bari infatti spende solo 354,15 euro per unità di indicatore,
Palermo 333,39 euro, e Napoli soltanto 229 euro e 31 centesimi.

Asili nido – Sarebbero invece Roma e Milano le città più a misura di bambino, almeno osservando la
spesa che viene destinata ai piccoli residenti di età inferiore ai tre anni relativamente agli asili nido e ai
servizi per l’infanzia. A fronte di una spesa standard di 2.865 euro e 23 centesimi, Roma spende 3.229
euro e Milano 3.035. Segue a distanza Bari, con 1804 euro, che supera anche Torino, ferma a 1.467,76
euro. Cifre decisamente più basse a Napoli, soltanto 1.160 euro e 52 centesimi a bimbo, e Palermo. Qui
sono disponibili soltanto 834 euro per i servizi all’infanzia.

Trasporti pubblici locali – Stando alle elaborazioni SVIMEZ, sarebbero Roma e Milano le regine del
trasporto pubblico locale. Qui le cifre si fanno molto più imponenti: la spesa standard per ogni
chilometro di strade interne è fissato in 438.939 euro e 97 centesimi. Ma se Roma riesce spendere oltre
786mila euro, coprendo e superando il fabbisogno teorico, e Milano si avvicina abbastanza, con oltre
412mila, nei comuni restanti la situazione è decisamente diversa. Napoli spende 182.558 euro e 42
centesimi per ogni chilometro di strade interne, cioè il 42% del fabbisogno standard. Palermo scende a
87.246,26, il 20%. Va ancora peggio a Bari, che spende soltanto 38.688,71 euro, e soprattutto a Torino.
Nella città della Mole il comune spende per il TPL soltanto 14.951 euro e 92 centesimi per chilometro
di strade interne.

Servizi anagrafici – Divari più attenuati tra comuni in relazione a questo ambito. A fronte di una spesa
standard di 28,13 euro pro capite, con 30,45 euro a persona Torino garantisce il miglior livello di spesa,
superiore di poco a Milano (27,73 euro). Segue Bari, con 23,33 euro, Roma, con 21,78, e Palermo, con
17,68 euro a testa. In coda Napoli, con soli 10 euro e 23 centesimi a persona.

Servizi cimiteriali – Dato il settore, in caso di morte è meglio toccare ferro in tutti i comuni a parte
Milano: solo qui, con 1.444,23 euro infatti si riesce a spendere di più del livello standard di
riferimento (1.219,97), garantendo così un maggiore e migliore servizio. Seguono Napoli, che spende
quasi 988 euro per defunto, Bari, con 892 euro e 19 centesimi, Torino, che destina 539 euro e 59
centesimi. In coda alla classifica Roma e Palermo, che coprono soltanto circa un terzo del fabbisogno:
rispettivamente 388 euro e 334 euro.

“Non serve urlare, noi continueremo a dialogare con le istituzioni”: lo ha detto don Maurizio Patriciello, il prete “anti-roghi” della Terra dei Fuochi che stamani ha allontanato dal sagrato della chiesa del Parco Verde di Caivano (Napoli) un esiguo gruppo di persone che intendeva contestare il Presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro. L’episodio e’ avvenuto al termine di un affollato e tranquillo incontro fra lo stesso Caldoro e i rappresentanti dei Comitati della zona contro i roghi dei rifiuti. Durante l’incontro sono stati analizzati i contenuti del recente decreto legge del Governo sulla Terra dei Fuochi, fortemente voluto proprio da Caldoro. L’incontro di stamani e’ stato promosso e organizzato da don Patriciello per un contatto diretto fra cittadini e Presidente della Regione. “E’ la stagione del dialogo”, ha detto don Patriciello anticipando che “a gennaio promuovera’ un nuovo incontro con Caldoro per mantenere vivo il dialogo diretto con il territorio e i cittadini”.

L’economia italiana sul web vale oggi 45 miliardi di euro, ovvero il 3% del Pil.  È quanto emerge dai dati elaborati da EuroNetMedia.org, gruppo indipendente di comunicazione “glocal” attivo in 34 Paesi nello sviluppo di un modello di PR che integrano la  comunicazione classica e quella online.


Ma secondo EuroNetMedia.org nel 2014 la web-economy italiana registrerà una crescita del 15%, superando così la soglia dei 52 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto ai 30 miliardi del 2010. E tra i principali beneficiari anche le piccole e medie imprese che negli ultimi 3 anni grazie ad Internet hanno  registrato una crescita media annua dell’1,5% dei ricavi, rispetto a un calo del 5% di quelle offline.


In merito ai processi di globalizzazione delle piccole e medie imprese italiane, inoltre, l’incidenza delle vendite all’estero è del 20% per quelle attive su Internet contro il 5% di quelle non presenti in rete. Questi i numeri elaborati da EuroNetMedia.org , secondo cui nel 2014 Internet cambierà ancora una volta il paradigma delle interazioni globali.


«La rete che continua a cambiare: dal Web 1.0 diffuso fino agli Anni ’90 siamo passati al Web 2.0, quello dinamico che ha consentito la nascita dei Blog, Forum e Chat. Poi siamo arrivati al Web 3.0 che hanno portato la rete ad avere una capacità di influire sulla realtà superiore a qualsiasi altro canale informativo. Ora ci attente il Web 4.0, caratterizzato da nuove reti sociali» commentano gli esperti di EuroNetMedia.org.


Nel 2014, secondo le osservazioni di EuroNetMedia.org, assisteremo infatti ad un ulteriore accrescimento della potenza della rete che, con la diffusione di nuovi meccanismi per comunicare le preferenze utente rispetto ai contenuti disponibili, diventerà Web 4.0, un sistema caratterizzato da nuove reti sociali e da un numero esponenzialmente maggiore di opinioni in tempo reale che porteranno a generare nuovi fenomeni auto-organizzativi caratterizzati da relazioni improvvise, indirette e discontinue nel tempo.


Così, ancora una volta, Internet sarà artefice di nuovi cambiamenti e spingerà verso la necessità di riadattarsi in nuovi scenari di interazione. «E ad essere più esposte sono proprio le Pubbliche Relazioni che per loro natura sono più sensibili agli effetti di Internet rispetto a qualunque altro settore» puntualizzano gli esperti di EuroNetMedia.org.


Nell’era del Web 4.0 si parlerà dunque di PR 4.0, la comunicazione in risposta alla più che mai attuale esigenza di globalizzazione, ed EuroNetMedia.org, che già da tempo osserva gli elementi che caratterizzeranno questa nuova evoluzione della rete, è pronta ad affrontare le nuove sfide e le interazioni con gli innumerevoli percorsi evolutivi possibili, con un unico obiettivo: ottenere maggiore visibilità e valorizzare l’immagine e la reputazione di aziende, prodotti e personaggi.

Nella notte e’ pienamente riuscito lo spostamento dei Bronzi di Riace dalla sede del Palazzo del Consiglio Regionale della Calabria al Museo nazionale archeologico Magna Grecia di Reggio Calabria. Lo rende noto il ministero dei Beni e delle Attivita’ Culturali. Oggi alle 16, presso la sede del dicastero, il ministro Massimo Bray, insieme al governatore calabrese Giuseppe Scopelliti, illustrera’ le prossime tappe necessarie per il riposizionamento dei Bronzi all’interno del Museo e le tecnologie installate per la loro tutela e conservazione.

Il ministro Bray: finalmente chiusa una brutta avventura

“Credo che si chiuda un’avventura e che si chiuda abbastanza bene. Il Ministro Bray ha dato disposizioni di essere molto rapidi. Ci rivedremo presto ma la data la annuncera’ lo stesso ministro”. Lo ha detto la Soprintendente archeologica della Calabria Simonetta Bonomi circa l’esposizione dei Bronzi nel Museo di Reggio Calabria. “La deve dire lui – ha aggiunto – anche perche’ gli devo riconoscere il merito di aver preso a cuore la cosa e di aver dato un impulso per accelerare i tempi di ritorno dei Bronzi. Poi c’e’ da pensare ai lavori di allestimento di tutto il museo. Ci auguriamo che presto si sblocchino e presto si possa cominciare a lavorare in modo da aprire definitivamente il Museo nazionale di Reggio Calabria prima dell’avvio della prossima stagione turistica”. La Bonomi ha inoltre smentito qualsiasi ipotesi di spostamento dei Bronzi per la loro esposizione in altre sedi e altre localita’. “Non c’e’ stata nessuna richiesta ufficiale in tal senso. Di voci – ha aggiunto – ne girano tante da tempo. Penso che sia una cosa poco opportuna dopo la loro lunga permanenza nel laboratorio di palazzo Campanella, e con il Museo appena riallestito e riaperto al pubblico. Cerchiamo invece di far venire qui le persone a vedere i Bronzi”

La Lega Nord non si smentisce. E non rispetta neanche gli eroi come Mandela.  Un consigliere di Circoscrizione per la Lega a Verona, Francesco Vartolo,ha postato su Fb: “Finalmente il terrorista Mandela, belva assetata di sangue bianco trasformato in eroe dalla propaganda mondialista, si trovera’ di fronte a tutta la gente che ha fatto ammazzare”. “Con le bombe nelle chiese o con i copertoni incendiati intorno al collo”.


Non si arresta l’emergenza crolli che sta investendo la Reggia di Caserta.
L’immenso patrimonio artistico-culturale italiano sta crollando a pezzi, come del resto il suo Bel Paese. 
Non bastavano gli innumerevoli cedimenti a Pompei, che continua a sgretolarsi sotto gli occhi impotenti di tutti, ora anche la meravigliosa Reggia di Caserta sta andando in pezzi. 

L’abbandono della Reggia di Caserta

Degrado, abusivismo la fanno da padroni, a testimoniarlo il programma di Rai 3 “Alle falde del Kilimangiaro” condotto da Licia Colò con un’inchiesta sui “beni culturali violati” che ha fatto luce sulla drastica situazione in cui verte il meraviglioso sito vanvitelliano, abbandonato nella maniera più assoluta da parte delle istituzioni. Un crollo avrebbe, infatti, interessato la Cappella Palatina, dove le infiltrazioni d’acqua e umidità avrebbero causato il cedimento di una trave di legno posta a sostegno della copertura. La caduta avrebbe persino sfondato una parte della controvolta del matroneo.

La reazione del sindaco Del Guadio

Immediata la reazione del sindaco di Caserta Pio Del Gaudio, il quale ha già rassicurato l’opinione pubblica, dichiarando di aver avuto un colloquio con il ministro dei Beni Culturali Bray, per risolvere al più presto la situazione e provvedere a un rilancio del complesso monumentale. “Vedrai – ha risposto il ministro al sindaco Del Gaudio – che faremo davvero di Caserta uno dei siti più belli del Paese”. D’altrocanto ha tuonato la soprintendente di Caserta Raffaella David: “I 200mila euro l’anno che ci vengono assegnati non bastano per una struttura simile, è indispensabile intervenire subito, reperire fondi e trovare finanziamenti, non si fanno le nozze con i fichi secchi”. Nessuno è più disposto ad aspettare e per smuovere le acque, la soprintendente lancia un ultimatum “se non si interverrà subito – annuncia – sono pronta a chiudere la Reggia e a mettere fine alle visite”.

Per i restauri 15 milioni

Per scongiurare questo pericolo bisognerà trovare al più presto i 15 milioni di euro necessari al restauro e alla messa in sicurezza. Ora anche grazie al maltempo il parco della Reggia è stato chiuso a tempo indeterminato.

I cellulari, gli smartphone, Internet e le email hanno cambiato il modo in cui scriviamo, e questo è dato ormai per scontato: c’è un cambiamento però di cui si discute poco, meno immediato delle molte abbreviazioni e dei prestiti dall’inglese che si leggono in giro, ma che coinvolge forse più persone ancora e in modo più sottile. Ne scrive Ben Crair in un articolo su The New Republic e riguarda l’uso del punto.

La tesi di Crair risulterà familiare a molti: mettere un punto alla fine di una frase in chat, su Skype o in una conversazione via SMS sta cominciando ad assumere un significato diverso, che supera quello attribuitogli dalla grammatica. Secondo Crair il punto sta diventando un simbolo di aggressività, di nettezza, di freddezza e distacco. «Nelle mie conversazioni online la gente non lo utilizza semplicemente per chiudere una frase, ma per segnalare una cosa del tipo “non sono contento di come si stia mettendo la conversazione».
Prova a immaginarti alla fine di una giornata di lavoro. Mandi un messaggio del genere alla tua ragazza:

“So che abbiamo prenotato al ristorante per stasera, ma non sarebbe più romantico mangiare a casa?”
Nel caso lei risponda:
– Si può fare
Allora puoi cominciare a ordinare una pizza. Ma se invece risponde:
– Si può fare.
Preparati a confermare quella prenotazione o a mangiare una pizza da solo.

La cosa non riguarda tutti, naturalmente, ma molte persone sentite da Crair hanno confermato questo tipo di nuovo significato, e così molti che hanno letto l’articolo (che sta circolando parecchio online). Mark Liberman, professore di Linguistica all’Università della Pennsylvania, ha raccontato che «tempo fa mio figlio di 17 anni mi fece notare che i miei SMS davano un’impressione di severità: questo perché per abitudine utilizzavo il punto per chiudere una frase».

Crair sostiene che una delle cause di questo cambiamento può essere la diffusione dei servizi di messaggistica istantanea, nei quali per separare una frase dall’altra basta completare il pensiero in due messaggi diversi, cosicché il programma lasci automaticamente uno spazio fra le due frasi, mandando a capo. Racconta ancora Liberman: «in quel contesto, per concludere basta cliccare “invio”. Scegliere di aggiungere un punto fa sì che il destinatario si chieda perché si è avvertita la necessità di farlo». Secondo Choire Sicha, direttrice del magazine online The Awl, inoltre, finire una frase senza punto la rende più aperta e neutrale: «è come se ci si liberasse di una certa enfasi, sia che si voglia continuare la conversazione oppure no».
Secondo Crair, inoltre, il punto è stato inventato per rendere più comprensibile un testo scritto, per marcare una pausa all’interno del pensiero: dal momento che nelle chat e via SMS questa funzione è svolta in un altro modo, il punto serve invece sempre di più a rendere chiaro il “tono” che si utilizzerebbe in una conversazione parlata. Crair afferma che il cambiamento potrebbe non aver riguardato solo il punto: «moltissimi si saranno chiesti se un particolare messaggio che hanno ricevuto fosse sarcastico, e quindi hanno cominciato a usare il punto esclamativo come marca di sincerità». Parte di quello che per molti anni hanno fatto le faccine – chiarire il tono di un breve messaggio che potrebbe essere interpretato in più modi – viene fatto sempre di più dalla punteggiatura.

fonte: Il post