«La Campania l’hanno distrutta i campani, da soli e convintamente. Ora dovrebbero pagare di tasca loro per risanarla, anziché piagnucolare e chiedere altri denari»: un twitter di Fabrizio Rondolino, ex capo della comunicazione di D’Alema, scatena la polemica. E innesca l’immediata reazione dell’assessore all’Ambiente della Regione Campania, Giovanni Romana: “La Campania per troppi anni e’ stata considerata la pattumiera d’Italia. Distrutta da chi, anche dal Nord, ha sversato qui i suoi rifiuti con la compiacenza del tessuto criminale. L’attuale giunta regionale – prosegue Romano – ha investito piu’ di ogni altra regione d’Italia per il recupero ambientale del territorio, le bonifiche, la riqualificazione. Abbiamo sbloccato e attivato ben 589 milioni di euro solo per le bonifiche e la riqualificazione ambientale. Ci siamo dotati dei necessari Piani per attuare azioni strutturali e di sistema evitando diseconomie. Sono esclusivamente risorse nostre. Da soli stiamo fronteggiando gli effetti devastanti del blocco imposto dalla procedura di infrazione europea che ci impedisce di utilizzare le risorse del POR”. “Nessun piagnisteo, dunque. Solo la consapevolezza che da soli non ce la facciamo a recuperare gli enormi danni del passato. Perche’ il saccheggio e’ avvenuto da fuori, mentre le risorse in campo sono della Regione. Dov’era Rondolino quando avvenivano quegli scempi? Una buona regola da Paese normale e’ essere un Paese intero in cui la Campania e’ una Regione d’Italia. E i campani sono italiani. Basterebbe una visione comunitaria per rendersi conto che, all’estero, grazie alle campagne mediatiche basate sulla disinformazione piu’ totale, vengono oggi banditi i prodotti made in Italy e non made in Campania. Le istituzioni, i politici, i giornalisti, dovrebbero far quadrato per difendere la Campania che e’ l’Italia. Faccio appello al senso di responsabilita’ di tutti”, conclude l’assessore Giovanni Romano

“Il Borussia Dortmund è un avversario di massimo livello, lo rispettiamo molto per quanto ha fatto negli ultimi anni. Ma contro le squadre forti possiamo dimostrare il nostro valore, queste sono le sfide che mi piacciono”. Il tecnico del Napoli, Rafa Benitez, respira aria di Champions League e mette da parte le recenti delusioni rimediate in campionato: “Ho fiducia perchè so che possiamo andare lontano ma non sappiamo precisamente quanto”, sottolinea l’allenatore spagnolo che la Champions l’ha già  vinta con il Liverpool nel 2005.
Il Borussia, obbligato a vincere, si presenta senza diversi titolari, ma Benitez non sottovaluta i gialloneri di Klopp: “A loro mancheranno Subotic, Hummels e Schmelzer, ma noi siamo senza Zuniga, Mesto e Hamsik. Il Borussia starà  pensando ai nostri assenti, non all’assenza della loro difesa titolare. Preferisco parlare dei miei giocatori. Cambiare modulo? Non sarebbe un problema, noi analizziamo tutto e poi con i giocatori che abbiamo decideremo cosa fare”.
Il Westfalenstadion sarà  una bolgia, ma il Napoli è pronto: “Conosciamo il nostro livello e quello delle altre squadre, ma come sempre nella mia carriera voglio pensare partita per partita ed è così che ho vinto qualcosa. Abbiamo giocato tante partite con un approccio perfetto e dovremo ripeterci. Dobbiamo sfruttare questi momenti al massimo del calcio internazionale, sappiamo cosa si aspettano da noi i tifosi ma affrontiamo la cosa con tranquillità “.

Napoli, recuperata l'auto nel fiume Sarno
È stata estratta dal fiume Sarno la Fiat Panda con dentro le due donne, mamma e figlia, di Pompei , finite in acqua giovedì scorso, dopo un incidente. Le ricerche per ritrovare i corpi di Nunzia Cascone 51 anni e la figlia Anna Ruggirello di 20, stanno andando avanti dal giorno dell’incidente. Giovedì scorso mentre Nunzia accompagnava la figlia alla stazione, durante il tragitto si è scontrata con un’altra auto che l’ha fatta finire fuori strada e poi nel fiume Sarno. Secondo quanto si apprende, all’interno della vettura, individuata con un sonar e poi recuperata grazie alle immersioni di un palombaro, è stato ritrovato solo il corpo della 20enne. Le ricerche della mamma devono dunque proseguire. I vigili del fuoco avevano individuato la vettura mediante il sonar subacqueo dopo quattro giorni di ricerche. Nella serata di ieri avevano localizzato un voluminoso quantitativo di ferro nel luogo in cui era stata vista inabissarsi l’utilitaria. Quasi un centinaio i curiosi sul posto per assistere alle operazioni di recupero. Il luogo è presidiato da polizia, carabinieri, Guardia di finanza, capitaneria di porto, polizia municipale, protezione civile e personale dell’Asl locale.

Matteo Renzi risale al 70%, alle sue spalle crescono Gianni Cuperlo con il 17.4% e Pippo Civati con il 12.6% (la settimana scorsa era all’11.3): questa la terza fotografia settimanale dei candidati alle primarie del Partito democratico, nella rilevazione di Quorum per il quotidiano Europa, dopo l’uscita dalla competizione di Gianni Pittella. Il “winner” – ovvero l’idea che il campione sondato si e’ fatto su chi vincera’ le primarie – non lascia spazio a dubbi: per l’89.4% degli intervistati sara’ Renzi a vincere le primarie, seguito dal 4.1% di Cuperlo e dal 2% di Civati. Tra i dati della ricerca di Quorum per Europa, la distribuzione per eta’ degli elettori: il voto per il sindaco di Firenze si concentra, in particolare, tra i piu’ giovani nella fascia 16-24 ed in quella tra i 55 e i 64 anni (ma anche nel segmento 25-44 Renzi va forte). Il voto “core” di Cuperlo si concentra nella fascia over 65, mentre per Civati sono gli elettori compresi tra i 25 e i 44 anni la sua “constituency”. Guardando, invece, la cartina d’Italia, Renzi prevale – ma in calo rispetto alla settimana scorsa – nelle cosiddette “zone rosse” (75.8%), al Nord (64.4%) e nel centrosud e le isole (dove si attesta al 69.9%). Scende Cuperlo al Nord (18.4% rispetto al 19.2 della scorsa settimana), mentre nel centrosud e nelle isole registra il suo risultato migliore con il 31.3%. Civati e’ forte al Nord (17.2%), meno nel Mezzogiorno (8.8). L’istituto Quorum ha poi chiesto in che maniera gli esiti di queste primarie influenzeranno il governo. Per il 53.5% l’esecutivo sara’ influenzato in maniera positiva dal voto dei gazebo, mentre per il 17.7% in maniera negativa. Per il 27.2% del campione, invece, non cambierebbe nulla. L’integrale del sondaggio Quorum sara’ domani sul sito e sulla edizione di carta del quotidiano, con una analisi e un commento dei dati. Fino all’8 dicembre ogni lunedi’ Europa diffondera’ i sondaggi sulla sfida congressuale dem. Le interviste del sondaggio sono state realizzate con metodo C.A.T.I. tra il 21 e il 22 novembre su un campione di 605 persone (sopra i 16 anni) che si sono dichiarate disponibili ad andare a votare alle primarie

“Una grave ingiustizia che colpisce il Sud”. Lo sottolinea il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola che ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Enrico Letta e al ministro dell’Istruzione Universita’ e Ricerca Maria Chiara Carrozza in merito alla ”preoccupante situazione relativa alla gestione del turnover del personale delle Universita’ statali pugliesi e, piu’ in generale, meridionali”. “I decreti attuativi del Miur di attribuzione di punti organico e del Fondo di finanziamento ordinario – scrive Vendola – non tengono in alcun conto le cessazioni intervenute nelle singole Universita’ nei periodi precedenti, ma ripartiscono i punti organico spalmandole sul ‘sistema delle universita’ statali’, grazie ad una norma, il comma 13/bis, inserita nel 2012 all’art. 66 del Decreto Legge 112/2008, convertito in Legge”. ”L’effetto concreto, per quanto riguarda gli Atenei pugliesi, – evidenzia Vendola – consiste nel fatto che gli stessi possono assumere in una percentuale irrisoria rispetto alle quote agli stessi singolarmente spettanti (50% o 20% a seconda dei casi), invece previste nel precedente comma 13, stesso Decreto, per il triennio 2009-2011 e di cui taluni Atenei pugliesi, per altre vicende, non si sono neppure potuti giovare”. Secondo il presidente della Regione Puglia “con criteri discrezionali, e che non tengono conto delle realta’ locali e della deprivazione insistente nelle stesse, gli Atenei pugliesi si trovano in serissime difficolta’ nella erogazione dei servizi istituzionali”. Vendola ha poi rammentato al presidente Letta “che a breve usciranno gli elenchi di coloro che saranno risultati idonei nelle procedure di abilitazione nazionale. La mancanza di fatto di punti organico impedira’ agli Atenei pugliesi di poter assumere i propri migliori scienziati e docenti, il cui costo corrisponderebbe solo al cosiddetto delta (0.2 per gli associati, 0.3 per gli ordinari). La possibilita’ di poter scegliere i migliori scienziati e docenti ci e’ di fatto preclusa a causa dell’esiguita’ del contingente assunzionale destinato agli atenei pugliesi”. Di contro, invece, alcuni Atenei ”si ritroveranno ad avere un surplus di punti organico che potranno utilizzare per chiamare i migliori scienziati e docenti, e i nostri in particolare. L’effetto che si verrebbe a determinare nel giro di pochissimi anni se non si dovesse porre immediatamente rimedio a questa pericolosa deriva, sara’ quello di costringere alcuni Atenei meridionali alla chiusura o in alternativa determinarne un declassamento ad Universita’ di serie B”.
“Ritengo – conclude Vendola nella missiva – e con me tutta la comunita’ accademica pugliese, che non puoi lasciare cosi’ inalterata la situazione e che vorrai mettere in campo ogni possibile iniziativa per evitare riparti cosi’ punitivi delle realta’ territoriali piu’ svantaggiate”. Il presidente della Regione Puglia, con una seconda lettera, ha poi informato tutti i parlamentari pugliesi di aver scritto a Letta. “Si tratta – si legge nella nota ai deputati e senatori della Puglia – di una vicenda di assoluto interesse pubblico, perche’ nessuna comunita’ puo’ tutelarsi e competere senza un investimento strategico in istruzione, alta formazione e ricerca. Con queste norme si condanna il sistema universitario meridionale ad un destino di marginalita’ ed insignificanza. Il Parlamento puo’ e deve, a nostro avviso, correggere cio’ che rappresenta un errore rilevante, ma anche una grave ingiustizia che colpisce il Sud”.

COPENAGHEN (DANIMARCA) – Berlusconi sbarca in Danimarca. Una lettrice del blog Nonleggerlo ha trovato sugli scaffali dei supermercati danesi un succo di frutta che promette più “barriere immunitarie” di Silvio Berlusconi. Inevitabile che la foto venisse ripresa dai media italiani. La scritta sulla bottiglietta, per l’esattezza recita “più immunità di Berlusconi”.
Non è la prima volta che in Danimarca l’Italia finisce su prodotti alimentari. E’ il caso della pizzeria che a Copenaghen vende la “pizza mafioso” o “pizza Al Capone”. Il nome scelto per le due pizze, lo scorso agosto fece indignare Fabrizio Ferrandelli, deputato del Pd vicepresidente della Commissione Antimafia all’Assemblea regionale siciliana.
In Italia, è stata invece Ryanair ad utilizzare Berlusconi in un suo spot che nel luglio 2011 recitava “ho 560 milioni di motivi per scappare”. Berlusconi è poi sbarcato in India: qui la Ford locale  a marzo ha realizzato uno spot, poi ritirato, in cui l’ex premier partiva facendo il segno di vittoria a bordo di una “Figo”. Nel bagagliaio c’erano Nicole Minetti e Ruby legate e imbavagliate.

http://www.blitzquotidiano.it/foto-notizie/danimarca-scritta-succo-frutta-piu-barriere-immunitarie-berlusconi-1727142/

La Commissione europea ha approvato un investimento di 115 milioni di euro del Fondo europeo di sviluppo regionale per due progetti ferroviari in Puglia che rientrano in un piano strategico per migliorare le infrastrutture e i servizi ferroviari nella regione e rendere i trasporti piu’ accessibili, affidabili e sicuri. Saranno oltre 900 mila gli abitanti che beneficeranno di questi investimenti. Si prevede che durante l’attuazione saranno creati oltre 2000 posti di lavoro. 
Il Commissario per la Politica regionale Johannes Hahn, che ha approvato l’investimento, ha osservato che “questi progetti di sviluppo della rete ferroviaria sono un esempio concreto di come i fondi strutturali possano contribuire a potenziare la competitivita’ della Puglia e migliorare la qualita’ della vita delle persone. Tra l’altro, con il passaggio di molte attivita’ di trasporto dalla strada alla ferrovia, l’Italia intera avra’ notevoli benefici sotto il profilo ambientale”. Il progetto “Ferrovia elettrica Bari-Taranto” prevede la creazione di una linea ferroviaria a trazione elettrica lunga 121 km tra Bari e Taranto parallela alla linea standard. Il progetto “Ammodernamento della linea ferroviaria FSE” dovrebbe invece accelerare l’ammodernamento della rete gestita da Ferrovie del Sud-Est (FSE) nell’area del Salento, grazie all’installazione di migliori sistemi di segnalazione e di sicurezza e all’acquisto di 4 nuovi treni.

Entrambi gli investimenti derivano dal programma 2007-2013 cofinanziato dall’UE per la Puglia nell’asse prioritario “Reti e collegamenti per la mobilita'”. L’Unione europea finanziera’ tramite il Fondo europeo di sviluppo regionale 44,2 milioni di euro su un investimento totale di 75,9 milioni per il progetto “Linea ferroviaria elettrica Bari-Taranto” e 70,9 milioni di euro su un investimento totale di 121,5 milioni per il progetto “Ammodernamento della rete ferroviaria FSE “.

Un voto tra il 4 e il 5. E’ una insufficienza piena quella che Antonio Bassolino, gia’ sindaco di Napoli e presidente della Regione Campania, assegna all’attuale primo cittadino del capoluogo partenopeo Luigi De Magistris. Ospite della trasmissione radiofonica ‘Un Giorno da Pecora’, su Radio2, Bassolino non si e’ sottratto quando gli e’ stato chiesto di parlare dell’attuale primo cittadino di Napoli. Con De Magistris vi vedete spesso? “Ci incontriamo raramente”. E vi siete simpatici? “Questo non lo so…”, alcune delle risposte date. Lei gli rimprovera un ego sopra a media, lo ha chiamato Egogistris…”Si, perche’ e’ molto pieno di se’, io penso che oggi il giudizio dei cittadini su di lui sia molto critico”. E lei che voto darebbe al sindaco? “Un voto non positivo, un voto insufficiente, tra il 4 e il 5”. Se si ripresentasse davanti ai napoletani, per un secondo mandato, crede che De Magistris sarebbe rieletto? “Credo sia difficile che lo rieleggano”, ha spiegato Bassolino che invece ha dato un giudizio positivo del sindaco di Salerno Vincenzo De Luca: “Lui e’ un buon amministratore”.

Ancora crolli negli Scavi archeologici di Pompei (NAPOLI): ieri pomeriggio, secondo quanto rendono noto i sindacati Cisl e Uil, il custode di turno nel Quadrivio di Orfeo ha rilevato il crollo di una parte di stucco all’interno della Casa del Torello, (1 metro per 50 centimetri dal bordo della vasca del peristilio) e il cedimento di un muretto che si e’ appoggiato su di una colonna. Nel muro di cinta posteriore delle Terme Centrali il custode ha trovato uno squarcio di oltre 2 metri di lunghezza per 1 metro di altezza. La notizia giunge mentre nelle sale cinematografiche sta per arrivare ”Pompei”, il primo film interamente prodotto da uno dei piu’ importanti musei del mondo, il British di Londra. “Si frantuma un altro pezzo di stucco antico e si forma uno squarcio enorme nel muro di cinta delle Terme Centrali mentre al Ministero studiano chi mandare a frenare questo sfascio”: e’ l’allarme lanciato dai rappresentanti di Cisl e Uil degli Scavi di Pompei (NAPOLI), Antonio Pepe e Maria Rosa Segreteria. I crolli delle ultime ore, spiegano i due sindacalisti, hanno interessato la Casa del Torello di Bronzo (Regione V, Insula 1, Civico 3,6,7,9), una delle piu’ grandi dimore pompeiane dotata, tra l’altro, di un particolare sistema di utilizzo e distribuzione dell’acqua potabile, e le Terme Centrali, il piu’ grande complesso termale dell’area archeologica che ricopre un’intera insula. Entrambi gli edifici sono posti uno di fronte all’altro, all’inizio della Via di Nola ad angolo con il quadrivio di Orfeo Durante l’abituale giro di ronda, il custode di turno pomeridiano, nella zona del Quadrivio di Orfeo appunto, all’interno della Casa del Torello, ha notato che dal bordo della vasca del peristilio si era staccato gran parte dello stucco che la ricopriva (1mt. x 50cm.), che un muretto si era appoggiato su di una colonna e che, passando dalle Terme Centrali, nel muro di cinta posteriore, si era formato uno squarcio di oltre 2 metri di lunghezza per 1 metro di altezza”. ”Mentre Pompei aspetta e spera l’arrivo di un Soprintendente a tempo pieno e di un direttore generale con tanto di vicario e staff, – proseguono i due sindacalisti – che dovrebbero una volta per tutte concretizzare gli interventi di restauro previsti per il Grande Progetto Pompei, agli Scavi continua inesorabile il bollettino dei crolli”. “Siamo ormai stufi di ripetere che se fosse stata attuata una manutenzione ordinaria del sito – ricordano ancora – tutto cio’ poteva essere evitato, ma purtroppo nessuno sembra ascoltare con il risultato che oltretutto altre domus ed altre aree diventano inaccessibili ai turisti e si restringe ancor piu’ l’area visitabile del sito archeologico”. “Ci auguriamo – concludono i due sindacalisti – che il ministro faccia presto a scegliere dirigenti all’altezza di arginare il degrado, che da un po’ di tempo ci vede protagonisti delle cronache e che Pompei possa al piu’ presto divenire il vero simbolo della rinascita del Paese”.

I carabinieri di Salerno hanno arrestato due persone per aver indotto una ragazzina di 13 anni ad avere incontri sessuali. Si tratta della madre, accusata di aver favorito gli incontri sessuali della figlia, e di un uomo di circa sessant’anni, amico di famiglia, con il quale avvenivano gli incontri. L’uomo e’ accusato di atti sessuali su minorenni al di sotto dei 14 anni. I due sono stati rinchiusi nel carcere di Fuorni. La ragazzina e’ assistita da una psicologa e trasferita in una casa famiglia del Salernitano. La scoperta dei carabinieri al termine di un mese di indagini: l’uomo e’ stato fermato mentre era in compagnia della ragazzina

“Ditelo: ci avete rinunciato, al Sud? Avete deciso che non vale la pena salvarlo? Avete immaginato che tanto vale lasciarlo andare alla deriva verso un futuro sempre più violento, marginale, miserabile? Vi siete rassegnati all`impossibilità di strapparlo alle mafie, alle clientele, alla malapolitica? Ditelo, almeno. Abbiate il fegato di ammetterlo. Perché il Mezzogiorno sta andando al disastro. E non serve a niente, giorno dopo giorno, voltarsi dall`altra parte. Vale per la destra, vale per la sinistra. Che troppo spesso hanno guardato alle lontane lande meridionali soltanto come serbatoio di voti. Vale per i politici e i professionisti e i rettori universitari settentrionali, che per decenni non si sono fatti scrupolo, per vincere a Roma, di stringere alleanze inconfessabili con il peggio del  peggio del ceto dirigente meridionale. Vale per gli imprenditori, che nelle terre bagnate dalle generose provvidenze della Cassa del Mezzogiorno hanno visto mille volte solo l`occasione di un saccheggio.  Ma vale soprattutto per i meridionali.
Perché in troppi sospirano sui torti subiti «dai tempi più antichi» e sembrano ormai  avere accantonato ogni volontà di riscatto. Ogni spirito di rivolta contro il destino cinico e baro. Ogni speranza di rinascita culturale, economica, civile. Pare quasi che un popolo intero, un popolo formidabile che ha dato al  mondo scienziati e scrittori e artisti e ricercatori e inventori e geni straordinari, avverta  l`angoscia del naufragio e senta la tentazione infida di salire sulla prima scialuppa, ognuno per proprio conto: «Si salvi chi può». E allora via dalle università, via dagli ospedali, via dai laboratori, via dalle imprese, via dalle città meridionali…
Ma se è napoletano Francesco Schettino,  che dopo aver portato la Costa Concordia a schiantarsi sull`isola del Giglio si precipitò sulla prima lancia di salvataggio riaccendendo nel mondo i peggiori pregiudizi sugli italiani fanfaroni, donnaioli, superficiali e irresponsabili, è napoletano anche Gregorio De Falco. Cioè l`ufficiale che sa cos`è la missione, sa cos`è il dovere, sa cos`è la responsabilità, e al telefono ordina urlando al capitano di tornare immediatamente a bordo a fare quel che va fatto. Questo è il Mezzogiorno, questa è l`Italia. Che possono affondare insieme o insieme riscattarsi. (…)
Che razza di paese è quello che si rassegna al degrado di un terzo abbondante del suo territorio, un terzo della sua popolazione,  un terzo delle sue ricchezze culturali e paesaggistiche?  Da quanto tempo,  dopo le illusioni, gli incantesimi, le truffe e le sconfitte di tanti progetti pompati dalla Cassa del Mezzogiorno, l`Italia non si pone nemmeno più il Grande Disegno di aiutare davvero il Sud a riscattarsi? Giorgio Napolitano sì, l`anziano presidente si è scagliato più volte contro la rassegnazione, spronando a credere davvero nel Sud, nel futuro del Sud, nelle persone del  Sud. Merce rara, però. Troppi altri, salvo eccezioni, hanno mostrato di essersi rassegnati all`ineluttabilità di un certo destino. Accontentandosi,  come dicevamo, di venire a patti con la peggior politica clientelare del Mezzogiorno.  Un baratto sciagurato: voi portate i voti indispensabili a vincere a Roma e noi chiudiamo un occhio. (…)

I governi italiani per avere i voti del Sud concessero i pieni poteri alla piccola borghesia, delinquente e  putrefatta, spiantata, imbestialita,  cacciatrice d`impieghi e di favori personali,  ostile a qualunque iniziativa potesse condurre a una vita meno ignobile e più umana»…
Questo è il tema. Al di là del fiorire di lagne neoborboniche che raccontano in libri come il Sud e l`Unità d`Italia di Giuseppe Ressa che ai tempi favolosi di Francesco II E una coltellata quotidiana,  per gli italiani che amano il Mezzogiorno, vedere certe cose. Una coltellata sapere che l`abbandono scolastico, sceso in Germania al 10,5%, è del 20% in Puglia, del 22% in Campania, del 25% in Sicilia, del 26% in Sardegna. Una coltellata scoprire che ben 365 dei 580 dipendenti della Regione siciliana andati in pensione nel 2012 hanno lasciato il lavoro in anticipo dicendo di avere un parente disabile da accudire e approfittando di una leggina troppo tardi abolita che consentiva loro (diciassette anni dopo la riforma Dini che cambiò la vita di tutti gli altri italiani!) di calcolare buona parte del vitalizio sull`ultima busta paga. Una coltellata conoscere la voragine del buco pensionistico della Regione isolana dove i contributi di chi lavora non coprono neppure un terzo (32,3%) dei vitalizi a chi è a riposo. Per non dire di mille altre follie. Che danno l`idea di come la burocrazia, il privilegio, la sopraffazione abbiano divorato il buonsenso…
L`abisso della povertà
Niente più della povertà descrive con crudele precisione il solco che divide le due Italie. (…) In quel girone infernale, dove è in gioco la stessa sopravvivenza, al Sud si trova il 9,8% delle famiglie: nel 2°07, prima che la Grande Crisi iniziasse, erano il 5,8%. Significa che in pochi anni il loro numero è cresciuto del 7o%.
Trecentocinquantamila famiglie che non erano del tutto schiacciate dalla miseria sono state sommerse dall`onda della crisi. (…) Nei sei decenni fra il 1951 e il 2012 il Pil pro capite medio delle regioni meridionali ha superato solo in due occasioni il 6o% di quello del Centro-Nord: nel 1971 e nel 1973, quando raggiunse il 60,3%. Ma nel 2012 la ricchezza prodotta da ogni residente del Sud è addirittura scesa di nuovo fino al 57,4%
Dice il centro studi Svimez, l`Associazione per lo sviluppo dell`industria nel Mezzogiorno, che nel 2012 il Pil pro capite annuo è stato di 34.415 euro in Valle d`Aosta e di 16.46o in Calabria. Meno della metà. (…)  Dice tutto il confronto fra la Corsica e la Sardegna, due isole separate non solo dalle 6 miglia marine delle bocche di Bonifacio ma da un abisso nei sistemi di regole. All`arrivo del millennio, partivano nel Pil pro capite esattamente alla pari: 86% rispetto alla media Ue. Nel decennio, però, i corsi, che pure godono di una autonomia più ridotta, sono andati avanti salendo al 90%, i sardi indietro scendendo al  68%. Con il risultato che, secondo i dati Eurostat, nell`arco di soli dieci anni la nostra regione ha perso nel confronto 22 punti percentuali.  Un disastro. (…)
Per non parlare delle donne. Nei 27 paesi  della Ue, dice 1` Eurostat, il tasso di occupazione femminile si colloca in media al 64%. L`Italia è 7 punti sotto: al 57%. Ma se già questa classifica è pessima, al Sud è terrificante: risultano inattive due donne su tre. Peggio: delle 271 regioni dell`Ue, 7 su io delle più chiuse all`apporto femminile sono italiane. E italiane sono tutte e cinque le ultime della lista nera. (…)
Nel 2012, spiega lo Svimez, il numero dei  morti ha superato quello dei nati vivi. Nella storia del Mezzogiorno dopo l`Unità era accaduto solo due volte: nel 1867 e ne1 1918. La prima per una spaventosa epidemia di colera che, come ricostruisce la storica della medicina Eugenia Tognotti, si portò via oltre centomila persone. La seconda a causa della Grande guerra e della «spagnola», che oltre al Lazio colpì soprattutto la Basilicata, la Calabria e la Sardegna. E dicono i demografi, anzi, che andrà sempre peggio…
Una pioggia di contributi
Tremiiacinquecentoquarantuno euro alla  trattoria «Don Ciccio» di Bagheria, specialità «pasta cu fmocchiu e i sardi» e «pisci spata agghiotta». E poi 12.075 all`impresa edile Pippo Pizzo di Montagnareale e 12.367 alla «macelleria 11eana» di Tortorici e 2.271 alla profumeria «Profumo di Lavanda» di Siracusa e 5.163 alla «gelateria Mozart» di Castelvetrano… Basta scorrere l`elenco dei contributi distribuiti a pioggia in Sicilia per capire come ha fatto l`Italia a ridurre i fondi strutturali europei in oltre 75.000 coriandoli. Gli altri, con quei soldi, costruiscono aeroporti e stendono binari dell`alta velocità e dotano città e campagne di reti intemet a banda larga e raddoppiano le corsie autostradali. Noi mandiamo per le strade banditori della politica clientelare che urlano come i mercanti in fiera: «Currìti! Currìti! Piccioli europei pi ttutti!». Correte, correte! Soldi europei per tutti! Per i bar e le calzolerie, le locande e i piastrellisti, le focaccerie e i carrozzieri. Non è mancato un obolo, 3.264 euro, all`agenzia funebre «Al giardino dei fiori» di Centino Carmelo a Gangi. Se è in crisi anche l`economia sommersa, perché negare un aiutino all`economia sepolta? E così diffusa l`abitudine di succhiare dalla grassa mammella di Bruxelles che quando il direttore di 18o «Marsala.it», Giacomo Di Girola- mo, ha ripreso da «opencoesione.it» l`elenco dichi aveva incassato i contributi europei nella città che vide lo sbarco dei Mille di Garibaldi, è stato sommerso dalle proteste. «Chi vi ha autorizzato a fare il nome mio?» «E la privacy?» «Lei mi ha rovinato! Ma si rende conto!? Adesso mi tocca pagare i fornitori!!!».
Eppure c`è chi non si arrende
«Cosa cosa? Vorreste soldi per costruire aerei? I più tecnologici del mondo? A Monopoli? Ma ragazzi!» Si morderebbero la lingua, oggi, quei direttori di banca che liquidarono così Luciano Belviso e Angelo Petrosillo. Anzi, i responsabili delle filiali delegavano spesso il fastidio ai sottoposti: «Vogliono fare aerei? Sbrigatela tu, non ho tempo». La sera era un argomento di conversazione a cena: «Oggi sono venuti due ragazzi che vorrebbero costruire aerei. Cose da pazzi…». «Ne girammo quarantadue, di banche. Ascoltavano. Sorridevano…» Tre anni dopo, nel maggio 2013, la giunta pugliese emetteva un comunicato trionfante: «E una grande soddisfazione per la Regione Puglia che la Blackshape abbia ricevuto il Flieger Magazine Award per il miglior aereo del mondo 2013 nella categoria ultralight. È una bella storia dell`eccellenza pugliese che, nata dall`esperienza di “Bollenti spiriti”, vola alla conquista dei mercati internazionali di riferimento».
(…) Fatto sta che nell`estate 2013 gli aerei costruiti sulla strada che da Monopoli porta verso Bari e venduti a circa 250.00o euro l`uno in 24 paesi diversi erano già 53, lo stabilimento aveva già triplicato gli spazi e i dipendenti da 2 erano saliti a 70, per metà donne che godono di orari flessibili. Tutti molto preparati, molto giovani, molto motivati. (…) A Grottaglie, a una cinquantina di chilometri da Monopoli dove nascono gli aerei ultraleggeri ipertecnologici di Luciano Belviso e Angelo Petrosillo, per esempio, un colosso come la Boeing costruisce accanto ai laboratori della celebre ceramica col galletto lo stabilizzatore orizzontale, la sezione centrale e la centro-posteriore della fusoliera, cioè quasi un sesto dell`intera struttura  del  787 Dreamliner, indicato dalla Ue come «il più innovativo velivolo passeggeri della storia dell`aviazione civile». (…) Pochi numeri dicono tutto. Nuovi investimenti per 509 milioni a partire dal 2014, aumento da 7 a io «coppie» di fusoliere al mese, nuove assunzioni col risultato che i dipendenti iniziali (607 compreso lo stabilimento  di Foggia) sono triplicati arrivando nel  2013 a 1700. Con l`obiettivo ambizioso, su tempi più lunghi, di andare a costruire con Airbus anche varie componenti di un nuovo modello di «Atr regionale» da 90 posti, un progetto da un miliardo e duecento milioni. A dispetto della Grande Crisi. (…)
Ed è quello il bivio davanti al quale è il Mezzogiorno. Da una parte c`è l`antico andazzo della sopravvivenza ricattata, delle clientele, dei favori pietiti in cambio di voti, dei cantieri che non chiudono mai perché «i soldi girano finché un cantiere è aperto», dei rapporti ambigui con le mafie, dei rancori per la «conquista piemontese» e di rimpianti per l`inesistente età dell`oro borbonica:  «Ah, quanto eravamo ricchi!». Una realtà sempre più insopportabile per milioni di meridionali  in gamba, preparati, puliti, perbene, frustrati  dal senso di stagnazione, di declino, di immobilismo. Dall`altra l`alternativa: ricominciare. Scommettere su se stessi. Sui propri figli. Sulle proprie figlie soprattutto. Tornare a sognare”.
Sergio Rizzo 
Gian Antonio Stella

Fonte: il Corriere della Sera.It


Affiancare contingenti di Forze armate ai prefetti per contrastare in modo più efficace la criminalità ambientale nelle province della Campania. E’ quanto stabilisce la proposta di legge presentata lo scorso 22 aprile dagli allora deputati del Pdl Russo, Carfagna, Calabrò, Cesaro, Petrenga e Sarro oggi divisi tra Forza Italia e Nuovo centrodestra, arrivato all’esame in sede referente nella commissione Difesa di Montecitorio. L’obiettivo è quello di rafforzare la squadra coinvolta nelle operazioni di polizia sul territorio in modo da “assicurare un più diffuso controllo dell’ordine pubblico, garantire la sicurezza dei cittadini e la salubrità  dei territori”. “I roghi di rifiuti che appestano da 15 anni soprattutto le due province di Napoli e Caserta rappresentano lo strumento con cui gli imprenditori con la complicità  delle organizzazioni criminali smaltiscono a bassissimo costo materiali spesso tossici e nocivi per la salute dei cittadini – si legge nel testo del provvedimento – sprigionando diossina, causa di pericolose alterazioni della catena alimentare e gravi patologie tra cui quelle tumorali”.
In sostanza i prefetti delle province campane potranno avvalersi fino al prossimo 31 dicembre di contingenti del personale militare delle Forze armate per svolgere operazioni di sicurezza e controllo del territorio e prevenzione dei delitti di criminalità  organizzata e ambientale. I militari potranno quindi esercitare funzioni di pubblica sicurezza procedendo a identificazione e immediata perquisizione sul posto di persone e mezzi di trasporto in osservanza di quanto disposto dal codice di procedura penale. La collaborazione al momento disposta solo fino alla fine di dicembre potrà  essere prorogata dal Consiglio dei ministri per ulteriori 12 mesi. Quanto alla retribuzione ufficiali, sottufficiali e militari percepiranno un’indennità  aggiuntiva che in ogni caso non potrà  superare il trattamento economico accessorio previsto per il personale delle forze di polizia. Il disegno di legge sarà  discusso nei prossimi giorni dalla commissione Difesa che oggi entro le 16 dovrà  depositare gli emendamenti al testo.


Sara’ ‘Aida’ di Giuseppe Verdi, nel bicentenario dalla nascita del compositore, rappresentata l’ultima volta al San Carlo nel 1998, ad inaugurare il prossimo 5 dicembre la nuova stagione lirica del Teatro di San Carlo di napoli. In scena andra’ una rilettura del titolo verdiano mai vista prima, post apocalittica e astratta, che sembra evocare, anche nelle scene e per i costumi, le atmosfere di un film cult come ‘Blade Runner’. la versione dell’opera e’ firmata da Franco Dragone e sul podio vi sara’ Nicola Luisotti. Il contrasto tra la brutalita’ della guerra e la purezza dei sentimenti dei protagonisti offre alla vicenda la possibilita’ di collocarsi in una dimensione atemporale, dove scontri ed incontri tra culture diverse segnano i destini dei singoli e travolgono le esperienze collettive. Proprio come in ‘Blade runner’, tutto corre sul filo del rasoio, tutto e’ al limite, sempre pronto a disgregarsi, tra apparenze e realta’ parallele che si confondono e non trovano assoluzione; con i protagonisti mescolati agli ‘invisibili’, testimoni silenziosi, profughi, borderline, gli esclusi della ‘grande storia’ che Verdi ama raccontare. Dragone, artista poliedrico, nato a Cairano, paesino della provincia di Avellino, formato alla scuola della commedia dell’arte e del teatro popolare, si e’ trasferito negli anni ’80 in Canada, dove si e’ distinto come regista di spicco del Cirque du Soleil, per il quale ha firmato dieci spettacoli di grande successo, alcuni ancora in tourne’e, tra cui ‘Saltimbanco’ (1992), ‘Myste’re’ (1993), ‘Alegri’a’ (1994), ‘Quidam’ (1996). Portano la sua firma la cerimonia di apertura degli Europei di Calcio 2000 e grandi eventi come il live ‘A New Day’ di Celine Dion e lo spettacolo ‘Le Re’ve a Las Vegas’, ‘The House of Dancing Water’ e ‘Taboo’ a Macao, ma anche l’emozionante spettacolo urbano ‘De’crocher la lune’, la collaborazione artistica con il prestigioso Balletto Nazionale Spagnolo e la recente creazione sulla cultura beduina ‘Story of a Fort, Legacy of a Nation’ ad Abu D’habi.


E’ pienamente operativo il nuovo, importante strumento riservato alle imprese delle Regioni Convergenza che vogliono internazionalizzarsi. Il Piano Export Sud, gestito e coordinato dall’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane – anche in collaborazione con gli enti territoriali e i sistemi industriali locali – punta ad incrementare le quote export delle Regioni della Convergenza (Puglia, Calabria, Campania, Sicilia) attraverso un fitto programma di iniziative di formazione e di promozione. L’obiettivo e’ quello di consentire alle imprese italiane di queste Regioni, le piu’ esposte alle turbolenze del ciclo economico, di recuperare quote export in Europa e nell’area Mediterranea e di potenziarne l’azione nei Paesi con ulteriori prospettive di crescita come i BRICS (Brasile, Cina, India, Russia, Sud-Africa) che nel 2012 hanno assorbito oltre il 16% delle importazioni mondiali. “L’azione dell’Agenzia vuole rispondere ai bisogni di internazionalizzazione locali mediante iniziative integrate e trasversali, formative e di promozione, volte a favorire la presenza delle produzioni regionali sui mercati esteri”, ha commentato il Presidente dell’Agenzia ICE Riccardo Monti. “Importante la dotazione finanziaria”, ha detto ancora Monti “che abbiamo individuato nell’ambito delle misure previste dal Piano Azione Coesione messo a punto dalla Direzione Generale per l’Incentivazione delle Attivita’ Imprenditoriali del MISE”.
Il Piano utilizza parte della dotazione finanziaria del PAC (Piano Azione Coesione), per un totale di 50 milioni di euro, da strutturare in 3 Programmi Annuali, a seguito del processo di riprogrammazione del Programma Operativo Nazionale Ricerca e Competitivita’ 2007-2013 messo a punto dalla DGIAI del MISE. A beneficiarne saranno micro, piccole e medie imprese, start-up, parchi universitari e tecnologici, consorzi e reti di impresa che potranno contare su di una serie di servizi a carattere formativo, prevalentemente a titolo gratuito, e di un programma di iniziative promozionali. “Le azioni previste”, ha affermato il Direttore Generale dell’Agenzia ICE Roberto Luongo “intendono creare e rafforzare le sinergie tra filiere produttive locali valorizzando le realta’ distrettuali di qualita’ e allo stesso tempo esaltando le tante nicchie di eccellenza tecnologica che le Regioni del Sud possono vantare”.

Grazia a Berlusconi, Napolitano: non ci sono condizioni. Il Cavaliere: nuove carte provano mia innocenza
Grazia a Berlusconi, Napolitano: non ci sono condizioni. Il Cavaliere: nuove carte provano mia innocenza
Tirato per la giacca, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sceglie alla fine di rompere gli indugi sul caso Berlusconi. Lo fa nel tardo pomeriggio di domenica, con una dura nota che mette un punto alla escalation di toni del leader Pdl-FI, che aveva parlato di “omicidio politico” e “colpo di stato” – in riferimento al voto sulla decadenza da senatore, in calendario per mercoledì prossimo – e aveva rivendicato il diritto alla grazia, pur senza formularne richiesta. Dopo 24 ore, e a tre giorni dal voto sulla decadenza, la risposta di Napolitano: non ci sono le condizioni perché si arrivi alla grazia per il Cavaliere, che viene invitato dal capo dello stato a rientrare nei ranghi della moderazione e del rispetto della legalità. “Non solo – si legge nella nota diffusa dal Quirinale – non si sono create via via le condizioni per un eventuale intervento del Capo dello Stato sulla base della Costituzione, delle leggi e dei precedenti, ma si sono ora manifestati giudizi e propositi di estrema gravità, privi di ogni misura nei contenuti e nei toni”. Di qui “il pacato appello del presidente della Repubblica a non dar luogo a comportamenti di protesta che fuoriescano dai limiti del rispetto delle istituzioni e di una normale, doverosa legalità”. Il riferimento è alla manifestazione di protesta indetta da FI per il 27 novembre contro il voto sulla decadenza, e a eventuali sviluppi di quella azione. Intanto Berlusconi ha deciso che non sarà presente in Aula quel giorno. Non solo. Berlusconi, intervistato dal Tg5, annuncia l’arrivo di nuovi documenti dagli Stati Uniti che proverebbero la sua innocenza nella vicenda dei diritti tv Mediaset, costata al Cavaliere  una condanna per frode fiscale con la pena accessoria dell’interdizione da pubblici uffici. “Sono carte – ha scandito Berlusconi – che provano incontrovertibilmente la mia assoluta estraneità a ciò di cui sono stato accusato dalla sezione feriale della Cassazione. Serviranno certamente per introdurre la domanda di revisione del processo e mi auguro anche a far cambiare voto (rispetto alla sua eventuale decadenza da Palazzo Madama, ndr) a senatori della sinistra che conservino ancora un filo di coscienza”.
Nella nota del Quirinale si fa riferimento anche al primo intervento di Napolitano sul caso Berlusconi, del 13 agosto scorso (la sentenza definitiva di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione risale all’1 agosto): “Il presidente della Repubblica si è in questi mesi sempre espresso e comportato in coerenza con la sua ampia dichiarazione pubblica” di quel giorno. Una dichiarazione in cui, tra l’altro, Napolitano spiegava che “nessuna domanda mi è stata indirizzata cui dovessi dare risposta (…). La grazia o la commutazione della pena può essere concessa dal Presidente della Repubblica anche in assenza di domanda. Ma nell’esercizio di quel potere, di cui la Corte costituzionale con sentenza del 2006 gli ha confermato l’esclusiva titolarità, il Capo dello Stato non può prescindere da specifiche norme di legge, né dalla giurisprudenza e dalle consuetudini costituzionali nonché dalla prassi seguita in precedenza. E negli ultimi anni, nel considerare, accogliere o lasciar cadere sollecitazioni per provvedimenti di grazia, si è sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda”, posto che poi essa stessa andrà valutata. Nella nota di ieri Napolitano constata che “nulla è risultato più lontano del discorso tenuto sabato dal sen. Berlusconi dalle indicazioni e dagli intenti che in quella dichiarazione erano stati formulati”.

Stato-Mafia, Napolitano: nulla di utile da riferire a giudici
“Non ho da riferire alcuna conoscenza utile al processo, come sarei ben lieto di potere fare se davvero ne avessi da riferire”. Così sostiene il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in una lettera alla Corte d’Assise di Palermo che celebra il processo sulla trattativa Stato-mafia. Napolitano, su richiesta della Procura, era stato citato come teste per riferire di una lettera ricevuta dal suo consigliere giuridico Loris D’Ambrosio. La lettera del capo dello Stato – datata 31 ottobre – e’ stata depositata dal presidente della Corte questa mattina. “Dei problemi relativi alle modalita’ dell’eventuale mia testimonianza – aggiunge il presidente della Repubblica – la corte da lei presieduta e’ peraltro certamente consapevole come ha, nell’ordinanza del 17 ottobre, dimostrato di esserlo, dei ‘limiti contenutistici’ da osservare ai sensi della sentenza della Corte Costituzionale del 4 dicembre 2012.”L’essenziale e’ il non avere io in alcun modo ricevuto dal dottor D’Ambrosio qualsiasi ragguaglio o specificazione circa le ‘ipotesi’, solo ‘ipotesi’ da lui enucleate”.Napolitano esclude di aver avuto indicazioni dal suo ex consigliere giuridico, Loris D’Ambrosio, anche sul ‘vivo timore’ a cui questi “ha fatto – scrive il presidente della Repubblica – il generico riferimento nella drammatica lettera del 18 giugno”. 

Proprio sulla missiva ricevuta da D’Ambrosio, finito nelle polemiche per alcune sue conversazioni intercettate con l’ex ministro Nicola Mancino, e’ stato chiamato a deporre il capo dello Stato. “Ne’ io avevo modo e motivo, neppure riservatamente- precisa Napolitano – di interrogarlo su quel passaggio della sua lettera. Ne’ mai, data la natura dell’ufficio ricoperto dal dottor D’Ambrosio durante il mio mandato, come anche durante il mandato del presidente Ciampi, ebbi occasione di intrattenermi con lui su vicende del passato, relative ad anni nei quali non lo conoscevo ed esercitavo funzioni pubbliche del tutto estranee a qualsiasi responsabilita’ di elaborazione e gestione di normative antimafia”. Napolitano ha affermato che se fosse a conoscenza degli argomenti sui quali e’ stato citato sarebbe ben lieto di deporre, “anche indipendentemente dalle riserve espresse dai miei predecessori Cossiga e Scalfaro sulla costituzionalita’ dell’articolo 205 del Codice di procedura penale”.

Continua la crescita dell’export italiano nei mercati Extra-UE, anche se a ritmi più contenuti (+0,8%, rispetto a settembre, nei dati destagionalizzati, con un valore pari a 15,2 miliardi di euro).
Ad ottobre il saldo commerciale raggiunge il valore più elevato dallo scorso maggio, nei dati destagionalizzati (circa 1,9 miliardi di euro). Nel periodo gennaio-ottobre 2013, è netta l’inversione di tendenza, con un attivo che supera i 14 miliardi di euro, a fronte di un deficit di tre miliardi registrato nello stesso periodo 2012.
Nello stesso periodo, il saldo extra-energetico sfiora il tetto dei 60 miliardi di euro, grazie soprattutto al contributo dei beni strumentali (pari al  65%). In termini di incremento, i beni di consumo – durevoli (+10,2%) e non durevoli (+7,7%) – registrano i tassi di crescita più elevati.
“Quel po’ di crescita dell’economia italiana è tutta dovuta alle esportazioni nette che si realizzano sui mercati extra-UE, tant’è vero che gran parte dell’avanzo si realizza su mercati di prossimità o comunque tradizionali – come Svizzera, Turchia, Stati Uniti e Giappone – che da soli fanno oltre il 45% dell’attivo extra-energetico. – sottolinea Gaetano Fausto Esposito, Segretario Generale di Assocamerestero, commentando i dati Istat sul commercio estero diffusi oggi. – Le performance nei Paesi di quest’Area dimostrano come il Made in Italy riesca ad essere competitivo, nonostante il forte rafforzamento dell’euro negli ultimi mesi. Competitivo soprattutto quando si tratta di prodotti, come i beni strumentali, che alimentano il processo di investimento da parte degli altri Paesi”.

I giornali italiani sono in crisi, un milione di copie in meno, ma si reagisce tagliando i costi e, quindi, abbassando la qualità del prodotto. In Germania, c`è una flessione, soprattutto è in calo la pubblicità a causa della crisi, ma si cerca di analizzare le cause, e di reagire, magari investendo.
Gabor Steingart, editore dell`Handelsblatt, il quotidiano economico più autorevole, ha fatto una sorta di esame di coscienza, indicando  le «sette omissioni», dei giornalisti. Noi avremmo usato il termine «peccati», ma i tedeschi cercano sempre la definizione più esatta, senza esagerare.
Steingart, 51 anni, dal 2001 al 2007, ha diretto la redazione  berlinese del settimanale Der Spiegel, e quindi è stato per tre anni corrispondente della rivista da Washington. Dall`aprile 2010 al dicembre dell`anno scorso, ha diretto l`Hanclelsblatt per poi passare alla direzione editoriale.  Internet, apre l`analisi Steingart, è diventato l`ideale Siindenbock, capro espiatorio delle difficoltà della stampa: sempre colpa della rete. Ma,
in realtà, i lettori in questi ultimi anni sono cambiati, e i giornalisti non se ne sono resi conto. O non vogliono: è il lettore a dover cambiare, e non i giornali.
 Ed ecco la lista delle omissioni: i giornalisti sono diventati monotoni, scrivono e si comportano tutti nella stessa maniera, omologati a un modello unico. Sempre colpa di internet? Le edizioni su carta finiscono per copiare le prime pagine della versione online, e lo schema è identico per tutti. A volte si usano perfino le
stesse parole nei titoli. Non bisogna cercare l`originalità a tutti i costi, ma neanche sentirsi in difetto perché ci
si discosta dalla formula generale. Si pratica una disinformazione paradossalmente- con un eccesso di informazione. I lettori sono sommersi da una marea di dettagli, non si dà una chiave per distinguere i particolari importanti da minuzie senza senso. Ci si limita a scaraventare sul lettore il maggior numero ai
pseudo notizie, senza un ordine di priorità, o un`analisi.
Eccessiva vicinanza con il mondo della politica. Il giornalista si identifica con il leader, perché ogni critica lo allontanerebbe dalla fonte d`informazione. Ma la fonte è inquinata, manipolata. E ancora una volta tutti su tutte le testate riportano le stesse pseudo notizie. C`è una mancanza di legittimazione, e il lettore e il suo bisogno di informazione e di chiarimenti viene dimenticato.
Il lavoro dei giornalisti non è abbastanza trasparente, ed è un difetto che deriva dal punto precedente.
Il lettore viene tenuto all`oscuro sulla formazione delle notizie, e su quali siano i veri collegamenti del
redattore con il mondo della politica, o della grande economia.
Spesso si ha l`impressione che il giornalista nel redigere il pezzo tenga conto solo delle esigenze del
manager o del ministro.
Il mondo dei giornalisti assomiglia a un modello feudale, poco democratico, e il lettore finisce per perdere fiducia. Karl Marx appese alla porta del suo ufficio quando era direttore della Rheinische Zeitung
il cartello «Qui finisce la democrazia». Il cartello non è mai stato tolto.
L`informazione economica è lontana dalla realtà. Nessuno ha previsto l`arrivo della crisi, cinque anni fa,
e ancor oggi le spiegazioni non sono in grado di illuminare il lettore. Né si dà un quadro sufficiente per poter
comprendere quel che domani potrebbe avvenire. I molti particolari finiscono per confondere,
e per evitare di dare un giudizio chiaro.
Un quadro nero? No, perché questi difetti sono eliminabili senza investimenti, e senza ristrutturazioni. Il giornalista ha in sé tutti i mezzi per uscire dalla crisi. Purché lo voglia.

fonte: Italia Oggi



Reddito di cittadinanza, riforma del Patto di stabilità e aumento della tassazione sui consumi con aumento dell’Iva e patrimoniale in cambio dell’abolizione dell’Irap sulle imprese manifatturiere; interventi specifici di politica industriale contro la desertificazione; riqualificazione urbana, logistica, sfruttamento di energie rinnovabili; rinnovamento classi dirigenti e governance multilivello. 
Sono le ricette alla base del Documento – Agenda per il Sud, indirizzato alle forze politiche e parlamentari in vista delle elezioni del 24 e 25 febbraio, redatto e sottoscritto da 21 Istituti meridionalisti (Animi, Associazione per studi e ricerche Manlio Rossi-Doria, Associazione Premio Internazionale Guido Dorso, Censis, Centro Studi e Ricerche Guido Dorso, Fondazione Centro Ricerche Economiche Angelo Curella, Fondazione con il Sud, Fondazione Francesco Saverio Nitti, Fondazione Giustino Fortunato, Fondazione Mezzogiorno Europa, Fondazione Res, Fondazione Sicilia, Fondazione Sudd, Fondazione Ugo la Malfa, Fondazione Valenzi, Formez, Istituto Banco di Napoli-Fondazione, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, IPRES – Istituto Pugliese di Ricerche economiche e sociali, OBI – Osservatorio Banche-Imprese di economia e finanza, SVIMEZ). 
Un invito rivolto ai candidati al Governo del Paese per assumere nei programmi elettorali impegni precisi sul tema del Mezzogiorno. 
 
Il Documento è stato presentato per la prima volta il 6 febbraio alla Biblioteca del Senato a Roma. Sono seguite altre presentazioni: l’8 febbraio nel palazzo comunale di Catanzaro, il 13 febbraio all’Unione Industriali di Napoli, il 18 febbraio nell’area del porto di Gioia Tauro al candidato premier PierLuigi Bersani, il 21 febbraio in Confindustria Sicilia a Palermo, il 9 aprile alla Fondazione Edison a Milano.
Questo documento, firmato da 21 Istituzioni meridionaliste, rappresenta un’Agenda
vera che contiene un progetto articolato per l’Italia, la cui ripresa, dopo cinque anni
di crisi, non può che ripartire dal Mezzogiorno. Il documento, inviato alle forze
parlamentari e politiche e alle parti sociali, ha l’obiettivo di porre al centro del
confronto elettorale il tema del Sud, finora relegato a rituali e generiche citazioni,
per stimolare idee e proposte da parte di chi si candida a governare l’Italia. Si ritiene
necessario che venga con chiarezza declinato il tema di come coniugare il necessario
rigore nei conti pubblici, imposto dal Fiscal Compact, con l’ urgenza di definire
politiche fiscali selettive che privilegino obiettivi sociali forti e politiche di sviluppo
idonee a contenere gli effetti del loro asimmetrico e squilibrante impatto sul territorio.

Questa Agenda giudica la proposta leghista di trattenere il 75% delle entrate fiscali
nelle Regioni del Nord, anticostituzionale e del tutto controproducente anche per le
Regioni beneficiarie.

Il documento illustra l’asimmetria degli effetti della politica di rigore sul Sud, che
ha avuto un maggior impatto recessivo, peraltro ancora in atto, in termini sia di
occupazione che di crescita.

L’occupazione è diminuita di oltre 530mila addetti, per circa il 70% nelle regioni
meridionali. Se l’emergenza è il lavoro, e in particolare quello dei giovani, delle
donne e delle categorie più professionalizzate del Mezzogiorno, è da lì che bisogna
ripartire.
Negli ultimi 5 anni il Prodotto interno lordo italiano ha perso oltre il 7%: più del
6% al Nord, quasi il 10% nel Mezzogiorno. Questa è anche la conseguenza
dell’effetto recessivo delle quattro manovre effettuate tra il 2010 e il 2011, che sul
Pil del 2012 è stimabile in -2,1 punti percentuali, a fronte di -0,8 punti al Centro
Nord. La spending review non può non tener conto che negli ultimi anni la spesa in
conto capitale della PA nel Mezzogiorno, a fronte dell’obiettivo programmatico del
45% sul totale nazionale, è drasticamente calata dal 40,4% del 2001 al 31,1% del
2011. Solo recuperando maggiori investimenti pubblici si può cominciare a invertire
questa tendenza.

Per altro verso – non meno importante – la spending review dovrà, da subito, liberare
risorse per far fronte all’emergenza welfare particolare grave al Sud, dove i più a
rischio sono coloro che devono ancora entrare sul mercato del lavoro, i lavoratori con
contratto precario e a termine e gli occupati in micro imprese. Sono urgenti misure
volte a favorire l’inclusione sociale, l’ampliamento delle opportunità, e, in
particolare, a porre un argine alla povertà estrema. Il tema oggi è l’introduzione di
misure universali di integrazione dei redditi, come il reddito di cittadinanza.

Gli Istituti meridionalisti chiedono di allentare i vincoli sulla spesa che bloccano gli 
interventi degli Enti locali ed auspicano una redistribuzione del carico fiscale, con 
uno spostamento dalla tassazione della produzione a quella del consumo, 
privilegiando meccanismi come l’Iva, le imposte immobiliari e la patrimoniale sulle 
grandi fortune. Siamo favorevoli a uno scambio tra abolizione dell’Irap per le 
imprese manifatturiere e maggiori tasse indirette. 
 
L’imperativo è tornare a crescere. Partendo da un rilancio della politica 
industriale: se in Italia, come dice Confindustria, bisogna riportare al 20% la quota 
del manifatturiero sul Pil, oggi ridotta al 16,6%, è dal Sud, fermo al 9,4% rispetto 
al 18,8% del Centro Nord, che bisogna partire. Il Mezzogiorno è ormai a rischio di 
desertificazione industriale. Serve una politica attiva che punti sull’adeguamento 
strutturale del sistema produttivo meridionale, anche con interventi volti a rilanciare i 
poli interessati da crisi aziendali o territoriali. Così come una riqualificazione del 
modello di specializzazione che opponga al declino in atto il sostegno allo sviluppo 
delle attività a più alta produttività, aprendo anche la strada alla crescita di nuovi 
settori strategici per l’industria nazionale, all’innalzamento delle dimensioni medie 
d’impresa, all’aumento del grado di apertura verso l’estero e all’attrazione di 
investimenti. Gli elementi portanti per realizzare questa strategia trovano nel Sud 
opportunità – in essere e latenti – insostituibili (logistica, energia, ambiente). 
Finora, oltre venti anni di assenza di efficaci strategie di sviluppo hanno consolidato 
nuovi contenuti del divario non sono solo strettamente economici: sono a rischio o 
gravemente carenti alcuni diritti fondamentali. Assai minore è al Sud la qualità di 
beni pubblici essenziali, come giustizia, sanità, istruzione, trasporti, lavori pubblici, 
servizi locali. La persistenza di tali ritardi è imputabile alla debolezza dell’intera 
azione della Pa, centrale e soprattutto locale. Un innalzamento dell’efficacia 
dell’azione pubblica nel Mezzogiorno passa attraverso un deciso rinnovamento della 
capacità delle classi dirigenti meridionali di adottare comportamenti coerenti, 
adeguati alle urgenze di oggi e innovativi rispetto alle deludenti esperienze del 
passato, spesso fallite proprio perché non sono state in grado di coniugare 
autonomia e responsabilità. A tal fine è necessario recuperare anzitutto una visione 
condivisa di un disegno complessivo che coinvolga Istituzioni locali e centrali con 
responsabilità chiare e ben definiti spazi per azionare le dosi di sussidiarietà che si 
rendessero necessarie a conseguire gli obiettivi prefissati. 
Gli Istituti meridionalisti propongono una governance multilivello, nell’ambito di 
una cooperazione istituzionale basata su uno stretto coordinamento tra tutti i livelli 
di governo, con un processo fortemente interattivo tra le Regioni meridionali e il 
Governo Centrale, in grado di intervenire e garantire efficacia anche nella fase di 
progettazione e di realizzazione. 
 
Nel documento sono indicati i motori dello sviluppo che dal Sud possano fare da 
traino e favorire la ripresa della crescita dell’intero Paese 
Per far fronte all’ emergenza, oggi e nel breve periodo occorre partire dalle politiche 
di riqualificazione urbana. Gli interventi, per i quali in diverse realtà urbane e, 
soprattutto, metropolitane sono facilmente attivabili progetti, possono offrire 
un’immediata opportunità per far ripartire il settore delle costruzioni e il suo indotto. 
Tale piano urbano di primo intervento va condotto sviluppando un’ azione integrata di 
razionalizzazione edilizia, efficientamento energetico e risanamento ambientale 
coerente al decollo di una strategia di lungo periodo. 
 
Il rafforzamento e il completamento delle rete infrastrutturali e logistiche devono 
favorire il processo di integrazione del sistema produttivo meridionale nel mercato 
internazionale, a partire dal vasto bacino mediterraneo fino all’estremo Oriente. A tal 
fine le Filiere Logistiche Territoriali rappresentano uno strumento per 
sistematizzare interventi integrati di politica industriale e della logistica. 
 
Parimenti, nel comparto delle risorse idriche, può essere reso immediatamente 
operativo il Piano di Gestione delle Acque che interessa tutte le Regioni del 
Mezzogiorno continentale, orientando su esso l’uso dei fondi strutturali da parte delle 
Regioni e dello Stato. 
Il Mezzogiorno può offrire un importante contributo alla diminuzione della 
dipendenza energetica nazionale e al contenimento della bolletta elettrica, perché 
ha importanti vantaggi competitivi sia nelle energie rinnovabili già in fase di 
sfruttamento (solare fotovoltaica, eolica e biomasse), che nel comparto della 
geotermia, una fonte rinnovabile sostanzialmente non utilizzata e concentrata 
nell’area meridionale, con enormi potenziali per il riscaldamento e per la produzione 
di energia elettrica. 
 
 
Oggi proprio il pressare dell’emergenza ripropone, una volta ancora dopo gli anni 
’50, si ripropone il ruolo strategico del Mezzogiorno per affrontare i nodi del “declino 
italiano”. Cogliere questa possibilità è una sfida ineludibile nell’interesse del Paese. 

“Epifani dovrà  vergognarsi finchè campa di aver commesso un atto indegno, vista che la decadenza si basa su una sentenza che non sta nè in cielo nè in terra, grida vendetta davanti a Dio e agli uomini”. Lo ha affermato Silvio Berlusconi a “Prima di tutto”, su Rai Radio 1, in merito alla decisione, da parte del segretario del Pd di confermare il sì alla decadenza. “Questa sinistra – ha aggiunto – vuole chiudere l’operazione nei miei confronti, attraverso il suo braccio giudiziario. Ha cercato di farlo perchè in questi 20 anni io ho sottratto molte volte il potere alla sinistra stessa. Adesso dopo che la sinistra era riuscita a farmi dimettere da capo del governo dopo le elezioni vinte con largo margine nel 2008… nel 2011, grazie al passaggio alla sinistra prima di 35 deputati a causa di Fini poi di altri deputati stava per toglierci la maggioranza; quindi io fui pressato affinchè dessi le dimissioni senza avere un voto di sfiducia dal Parlamento. Mi si disse: per il bisogno generale serve un governo tecnico, ora questo fu solo l’epilogo di quello che mi si fece contro”