i conti antirazzisti contro il Napoli a Bologna con la difesa dei partenopei da parte di Gianni Morandi, il dissesto del Comune di Napoli, l’emergenza ambientale di Taranto con la scoperta dei fanghi nascosti nel brindisino. E poi i problemi per la giunta Crocetta per lo scandalo dei rimborsi: ecco le principali notizie sulle prime pagine dei giornali del Sud.

La direzione del PD, durante la quale il segretario del partito Renzi ha ottenuto l’approvazione per il suo progetto di nuova legge elettorale e per le riforme del Senato e delle regioni, è in apertura su tutti i quotidiani di oggi. Tutti i giornali danno grande spazio poi al ricordo di Claudio Abbado, morto ieri a Bologna a 80 anni. I quotidiani sportivi titolano sulla trattativa fra Juventus e Inter per lo scambio di Guarin e Vucinic, per ora bloccata dopo le proteste dei tifosi dell’Inter.



IL CORRIERE DELLA SERA – In apertura: “premio e doppio turno, sì del Pd a Renzi”. Editoriale di Michele Ainis: “Bene, con due dubbi”. Taglio alto, fotonotizia: “Musica e sogni di un Maestro”. Al centro: “Invito all’Iran per la Siria. Usa irritati, l’Onu lo ritira”. In basso in u box: “Così Totò Riina minaccia il pm Di Matteo e ride su Capaci”.
LA REPUBBLICA – In apertura: “Renzi blinda la legge elettorale”. Di spalla, fotonotizia: “Addio a Claudio Abbado il Maestro del coraggio”. Al centro: “La condanna dal carcere di Totò Riina ‘Il pm Di Matteo morirà come un tonno’”. Sempre al centro in un box: “Ira degli Usa sull’Onu salta l’invito a Teheran ai colloqui per la Siria”. In basso in un box: “Cimice in Regione nascosta nella poltrona per spiare Zingaretti”.
LA STAMPA – In apertura: “Legge elettorale, via libera del Pd”. Tagli alto: “L’industria italiana torna a crescere: merito dell’export”. “L’Onu invita l’Iran, poi fa marcia indietro”. Al centro, fotonotizia: “Abbado, addio al signore della musica”. In un box: “Riina in carcere: Di Matteo farà la fine del tonno”.
IL GIORNALE – In apertura: “I voti  battono i veti”. Il commento di Vittorio Feltri: “I soliti moralisti che remano contro le riforme”. Al centro, fotonotizia: “Addio al Maestro dalla bacchetta rossa”. Sempre al centro in un box: “Così l’India si prepara a impiccare i marò”.  In basso il cucù di Marcello Veneziani:” Salvate pure i nani, ma disarmateli”.
IL SOLE 24 ORE – In apertura: “Dalla Ue 100 miliardi per rilanciare l’industria”. Editoriale di Alberto Quadrio Curzio: “Se anche il Pil scopre quanto vale l’innovazione”. Di spalla: “Renzi vara ‘L’Italicum’ con ballottaggio, lite nel Pd”. Al centro: “La Peugeot ‘cinese’ crolla in Borsa”. In un box: “Riina minaccia il pm Di Matteo: ‘Deve fare la fine del tonno’”. In basso: “Abbado, l’artista-demiurgo diventato senatore”.
IL MESSAGGERO – In apertura: “Legge elettorale, sì a Renzi”. L’analisi di Piero Alberto Capotosti: “Le incognite della riforma alla prova delle Camere”. Al centro, fotonotizia: “Abbado, il gigante del podio che trascinava anche i giovani”. Sempre al centro: “Debiti Pa, primi rimborsi restituiti venti miliardi”. In un box: “Riina: ‘La fine del tonno per Di Matteo’. Veleni sulla deposizione di Napolitano”. In basso: “Nasconde al fisco 2 miliardi nei guai l’erede Armellini”.
IL TEMPO – In apertura: “Alla carica per i marò. Arrivano i nostri”. L’intervento di Fabrizio Cicchitto: “Il viaggio bipartisan per riportali a casa”. Di spalla: “Il Cav promuove Renzi. La Sinistra lo rimanda”. Al centro, fotonotizia: “Chi spia il governatore Zingaretti?”. Sempre al centro in un box: “Marino cancella le Foibe. Vergogna”. In basso: “Garcia ci crede: ‘Battiamo la Juve’”.
IL FATTO QUOTIDIANO – In apertura: “Renzi: ‘Prendere o lasciare’ Cuperlo si alza e se ne va”. Taglio alto: “Totò Riina: ‘Napolitano non deve testimoniare’”. Il commento di Marco Travaglio: “Il Pregiudicatum”. Al centro: “B. indagato un’altra volta. E il 10 aprile sarà detenuto”. In basso: “I giorni neri di Zingaretti: cimici, rifiuti e la guerra con Caltagirone”. Sempre in basso: “Addio ad Abbado, il rivoluzionario della grande musica”.


Politica interna
 
Legge Elettorale: Dopo l’incontro di sabato con Silvio Berlusconi, Matteo Renzi ha ottenuto il via libera del Pd (111 voti a favore, 34 astenuti) sulla proposta della legge elettorale: ribattezzata “Italicum”, essa prevede un premio di maggioranza al massimo del 18% con soglia minima per usufruire del 35% ed eventuale secondo turno, oltre al blocco delle piccole liste e alla ripartizione dei seggi su base nazionale. L’obiettivo di Renzi è vedere la legge approvata entro il 25 maggio, prima delle europee. Molte critiche sono state sollevate all’interno del Pd, soprattutto da Gianni Cuperlo, andatosene al momento del voto e trovando la riforma poco convincente. Soddisfatto il Cavaliere, il quale ha ribadito la sua volontà di creare un “sistema bipolare che garantisca una maggioranza solida ai vincitori delle elezioni”.
 
MS5: In risposta all’approvazione della proposta di legge elettorale all’interno della Direzione del Pd, il blog di Beppe Grillo si è riempito di parole dure: da una parte rivolte al modello presentato da Renzi, definito “pregiudicatellum” dal leader del Movimento; dall’altra all’”accordo-inciucio” tra il segretario Pd e Belusconi, il quale relegherebbe i Cinque Stelle in una posizione marginale (a livello di voti). Secondo Claudio Messora (MS5), capo della comunicazione del Senato, Pd e Fi farebbero leggi “solo per auto-conservarsi, per tutelare i loro interessi”, levando di mezzo l’opposizione. 
 
Abbado: Ieri è venuto a mancare all’età di ottant’anni Claudio Abbado, direttore d’orchestra e Senatore a vita dal 30 agosto 2013. Oggi è prevista la camera ardente presso la chiesa bolognese dei S.S. Vitale e Agricola. Le esequie saranno svolte privatamente, per volere della famiglia.
 
Politica estera
 
Marò: Mentre in India la stampa locale ha annunciato il ricorso alla Sua Act, la procedura che prevede la pena di morte, il Ministro Emma Bonino ha presentato all’Ue il caso di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, chiedendo solidarietà per i due marò. Ma l’interesse di Bruxelles per la questione, ritenuta da molti come esclusivamente “nazionale”, è risultato minimo, dato che qualsiasi decisione potrebbe avere delle serie conseguenze sui rapporti tra Ue e India.
 
Ginevra: Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon ha ritirato la proposta avanzata all’Iran di partecipare alla conferenza di pace di Ginevra sulla Siria, a causa del rifiuto da parte di Teheran a ogni tipo di precondizione voluta da Usa e Gran Bretagna. Infatti, l’invito sarebbe stato valido solo nel caso in cui l’Iran avesse accettato la formazione di un governo di transizione in Siria. Spazientito per il rifiuto il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, il quale ha affermato di vedere come atto di “ipocrisia” la presenza di paesi come Austrialia, Giappone, etc…e non dell’Iran, che è “parte in causa” del conflitto.
 
 
Economia e Finanza
 
Fisco: Il Fondo Monetario Internazionale ha accusato il fisco italiano di aver elevato in modo esagerato le detrazioni fiscali, le quali creerebbero “distorsioni” e sarebbero principalmente utilizzate per “obiettivi politici”. Il suggerimento del Fondo sarebbe quello di revisionare tutto il sistema delle detrazioni e includere “clausole di scadenza” per quelle usate per beneficiare determinate categorie. Attualmente gli sconti fiscali in Italia ammontano a circa 160 miliardi di euro, sui quali – secondo il Fondo – è necessario agire almeno per 61,2 miliardi, sebbene molte voci siano “intoccabili”.
  
Industria: Secondo l’Istat l’industria italiana ha subìto un miglioramento dello 0,4% rispetto a novembre 2012, grazie principalmente alla spinta dei mercati esteri. Positivo il commento del premier Enrico Letta: “Ora rafforziamo le politiche industriali e per la crescita”. Positivo anche Vincenzo Boccia (Confindustria): “Possiamo farcela se avremo un piano di rilancio chiaro”. Tuttavia non si può ancora parlare di totale ripresa, dato che i beni di consumo sono ancora in calo dello 0,4% e l’industria alimentare è in rosso dello 0,6%. Migliori le cifre che riguardano l’industria farmaceutica (+8,3%), i mezzi di trasporto (+7,5%) e il tessile (+6,2%).

La sezione regionale di controllo per la Campania della Corte dei Conti ha deliberato il diniego del piano di riequilibrio finanziario pluriennale del Comune di Napoli, valutandone la non congruenza ai fini del riequilibrio. “Una decisione che provoca amarezza e sconcerto, una decisione profondamente ingiusta ed iniqua soprattutto verso una città  che sta compiendo ogni sforzo per uscire, con dignità  e orgoglio, da una drammatica situazione finanziaria ereditata”, dichiara il sindaco di NapoliLuigi de Magistris.
“Aspettiamo di leggere le motivazioni di questo diniego ma, sicuri della validità  del nostro piano di riequilibrio, lotteremo per proseguire nel percorso virtuoso iniziato e per non rallentare la nostra operazione di risanamento, volta a dare una concreta risposta ad una città  che, lo ricordo, è la capitale del Mezzogiorno. Presenteremo, una volta lette le motivazioni, un ricorso alle sezioni riunite della Corte dei Conti, convinti della validità  tecnica del piano”, conclude de Magistris, che domani alle ore 12 nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo terrà  una conferenza stampa.

 

 “E allora organizziamola questa cosa! Facciamola grossa e non ne parliamo piu'”. Sono le 9.30 del 16 novembre 2013 e il boss mafioso Toto’ Riina parla con il boss della Sacra Corona Unita Alberto Lo Russo durante l’ora della cosiddetta ‘socialita’ nel carcere milanese di Opera. I due parlano del pm antimafia Antonino Di Matteo, che rappresenta l’accusa nel processo per la trattativa tra Stato e mafia che vede tra gli imputati proprio il boss corleonese. Mentre Riina dice “organizziamola questa cosa”, tira fuori la mano dal cappotto e gesticolando mima il gesto di fare in fretta, come scrivono gli uomini nella Dia nell’intercettazione depositata questo pomeriggio dai pm nel processo per la trattativa. Riina dimostra di non avere paura di Di Matteo: “vedi, vedi – dice – si mette la’ davamti, mi guarda con gli occhi puntati ma a me non mi intimorisce…”. Poi sul progeto di attentato: “Questo Di Matteo non se ne vea, gli hanno rinforzato la scorta e allora, se fosse possibile, ad ucciderlo… Una esecuzione come eravamo a quel tempo a Palermo con i militari”. E parla del fallito attentato al vicequestore Rino Germana’, nel trapanese. Il poliziotto si salvo’ solo perche’ si era gettato in mare mentre il boss Bagarella gli sparava.
Riina ricorda quindi l’attentato al vicequestore Germana’, avvenuto il 14 settembre del 1992, pochi mesi dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio e della presenza della scorta: “Partivamo la mattina da Palermo a Mazara. C’erano i soldati poverini a fila indiana q eual tempo… Era pomeriggio, tutti i giorni andare e venire, da Mazara, A chi hanno fatto spaventare, a nessuno, che poi quello si e’ buttato a mare. Loro facevano avanti a indietro e glil’hanno fatta la’ a Germana'”.

 

I Carabinieri della stazione di Qualiano, durante un servizio di contrasto a reati in materia ambientale, hanno proceduto al controllo di una carrozzeria di via Sambuco e hanno constato che era stata realizzata su un fondo agricolo di circa 400 mq, in assenza delle prescritte autorizzazioni. I militari hanno scoperto inoltre che rifiuti pericolosi, quali vernici e solventi, venivano sversati direttamente nella rete fognaria pubblica. L’area e l’officina, del valore complessivo di 100 mila euro circa, sono stati sequestrati mentre il proprietario, un 44enne del posto, e’ stato denunciato per abuso edilizio, sversamento abusivo di scarichi industriali nella rete fognaria, emissioni pericolose in atmosfera e smaltimento illecito di rifiuti

 

L’allarme lanciato da Federculture nei mesi scorsi, con il Rapporto 2013, sulla caduta dei consumi e la crisi delle politiche culturali, è stato confermato dai dati più recenti emersi a fine anno. Il 2013 si è chiuso con un quadro della fruizione di cultura tutto in negativo: ben 39 italiani su cento, il 3,7% in più rispetto al 2012, non hanno partecipato a nessuna attività culturale nel corso dell’anno e cresce anche la quota di coloro che non leggono nemmeno un libro l’anno, sono il 57% degli italiani, anche in questo caso un 3% in più. Dati che ci mettono in coda alle classifiche europee: il nostro indice di partecipazione culturale nazionale è, secondo Eurobarometro, pari all’8%, mentre la media Ue è del 18% e in cima alla graduatoria c’è la Svezia con un 43% di cittadini che prendono assiduamente parte ad attività culturali. Un calo della domanda che va di pari passo con quello degli investimenti e dell’offerta. Questo il quadro aggiornato presentato dal Presidente di Federculture Roberto Grossi, a partire dai contenuti del Rapporto Annuale Federculture 2013 ”Una strategia per la Cultura. Una strategia per il Paese” (24Ore Cultura), questa mattina alla Camera dei deputati in un incontro al quale hanno preso parte la Presidente Laura Boldrini, Piero Fassino, Presidente Anci, Stefano Rodotà, Gianluca Comin, Direttore Relazioni Esterne e Comunicazione Enel e Claudia Ferrazzi, Segretario Generale dell’Accademia di Francia.

Secondo Federculture è noto come, “almeno nell’ultimo decennio, ci sia stata una costante riduzione dell’impegno pubblico nella cultura: il budget del ministero per i beni culturali in dieci anni è stato ridotto di quasi 1 miliardo di euro, oggi è pari a 1.500 milioni di euro (lo 0,20% del bilancio totale dello Stato) e per il triennio 2014-2016 le previsioni sono di un’ulteriore calo a 1,4 miliardi. E non bisogna dimenticare che al Mibact è stata trasferita anche la competenza sul Turismo. Da parte dei Comuni, che hanno tagliato tra 2010 e 2011 del’11% gli investimenti annuali nelle politiche culturali (ultimi bilanci disponibili), dal 2003 sono stati messi a disposizione del settore oltre 500 i milioni in meno. Ma anche gli investimenti privati sono da tempo in netta contrazione: dal 2008 da sponsorizzazioni private e erogazioni delle fondazioni bancarie sono arrivate alla cultura rispettivamente il 38% e il 40,5% di risorse in meno. Nel 2013 le sponsorizzazioni da parte di aziende private alla cultura sono state pari a soli 159 milioni di euro. Dato che mette definitivamente in soffitta la visione che ritiene che l’intervento economico dei privati possa essere sostitutivo di quello pubblico”.

Servono, dunque, per Federculture “una strategia e una nuova idea-Paese per risalire la china e rilanciare il settore. Il Governo in questi ultimi mesi ha messo in campo alcuni importanti interventi nella cultura, con azioni di riforma attese da tempo come quella dei teatri stabili e delle fondazioni lirico-sinfoniche contenute nel decreto ‘Valore Cultura’, ma sono ancora troppe le criticità non risolte. Per questo Federculture ha presentato oggi le sue proposte e linee di azione per impegnare Parlamento e Governo nei prossimi mesi a proseguire sulla strada delle riforme. A partire dalla necessità di sostenere e rilanciare i consumi culturali delle famiglie, sui quali in parte si è già intervenuti con l’introduzione della possibilità di detrarre fino al 19% le spese per l’acquisto di libri. Si potrebbe però fare di più. Federculture propone di estendere la norma a tutti i settori della cultura permettendo alle famiglie di detrarre quanto speso per musei, teatro, cinema, mostre e formazione. Punto sul quale la Presidente Boldrini si è già espressa con determinazione a favore. Ma il sostegno alla domanda deve accompagnarsi a quello destinato alla rete dell’offerta e della produzione culturale intervenendo sulla legislazione che riguarda in particolare le aziende culturali di servizio pubblico. Queste sono da anni oggetto di interventi legislativi penalizzanti e anche nella Legge di Stabilità 2014 vi sono norme che sottopongono aziende speciali, istituzioni e società partecipate dalle amministrazioni pubbliche ad un regime limitativo in particolare delle assunzioni di personale, di contenimento delle politiche retributive e delle consulenze che, se applicato in maniera indiscriminata, senza tenere conto delle specificità che caratterizzano il settore culturale, comporterebbe un grave peggioramento della qualità dell’offerta al cittadino. In questo quadro la produzione artistica e l’offerta culturale, pur con difficoltà, sono tenute in piedi da una rete d’imprese che hanno standard e parametri economici di qualità elevatissimi. Per questo Federculture richiama l’attenzione sulla necessità di modificare tali norme e ripristinare la piena autonomia gestionale delle aziende della cultura, il cui management deve essere separato dalla politica così come avviene nelle aziende culturali di tutto il mondo”.

Lo sviluppo delle attività produttive legate ad arte e cultura può rappresentare anche la creazione di un bacino di occupazione qualificata e non delocalizzabile attraverso la nascita di nuove imprese culturali e creative. E’ necessario, dunque, avviare un piano per l’occupazione culturale che incentivi l’affidamento a imprese, profit e no-profit, della gestione integrata dei servizi culturali diffusi sul territorio. “I dati dimostrano che lo Stato e gli enti locali non sono sempre in grado di gestire né valorizzare adeguatamente il patrimonio pubblico – dichiara Roberto Grossi – Che senso ha che lo Stato gestisca direttamente con spreco di risorse e senza alcuna efficacia musei come quello di Pordenone che ha 109 visitatori l’anno? E’ arrivato il momento di compiere una svolta radicale: affidare ai privati, preferibilmente a giovani cooperative e associazioni, la gestione dei beni e delle attività connesse alla loro valorizzazione. La cultura è un bene comune, ma questo non vuol dire che deve rimanere appannaggio solo dello Stato la sua tutela e valorizzazione. Per questo occorre un piano coraggioso per responsabilizzare appieno anche i privati in questa sfida”.

 

A novembre 2013 il fatturato dell’industria, al netto della stagionalità, aumenta dello 0,9% rispetto ad ottobre, registrando il medesimo incremento sia sul mercato interno sia su quello estero. Lo rileva l’Istat. Nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo aumenta dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti (+1,7% per il fatturato estero e variazione nulla per quello interno). Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 21 di novembre 2012), il fatturato totale cresce in termini tendenziali dello 0,4%, con un calo dell’1,8% sul mercato interno ed un incremento del 4,8% su quello estero.
Gli indici destagionalizzati del fatturato segnano incrementi congiunturali per i beni strumentali (+3,0%), per i beni intermedi e per l’energia (+0,7% per entrambi), mentre i beni di consumo registrano una flessione (-0,4%). L’indice grezzo del fatturato cala, in termini tendenziali, del 2,7%: il contributo più ampio a tale flessione viene dalla componente interna dell’energia. Per il fatturato l’incremento tendenziale più rilevante si registra nella produzione di prodotti farmaceutici (+8,3%), mentre la maggiore diminuzione riguarda la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-16,2%). Per gli ordinativi totali, si registra un incremento congiunturale del 2,3%, sintesi di un aumento del 4,1% degli ordinativi interni e una flessione dello 0,4% di quelli esteri. Nel confronto con il mese di novembre 2012, l’indice grezzo degli ordinativi segna un aumento del 3,0%. L’incremento più rilevante si registra nella fabbricazione di mezzi di trasporto (+15,5%), mentre la flessione maggiore si osserva nella fabbricazione di prodotti chimici (-8,4%).   

Il Maestro se n’è andato. Claudio Abbado si è spento “serenamente, circondato dalla sua famiglia” questa mattina alle 8.30, nella sua casa a Bologna. Aveva 80 anni e da tempo era malato. Tanto che quando il presidente della Repubblica lo aveva nominato senatore a vita – appena lo scorso 30 agosto – aveva auspicato di avere la salute necessaria per onorare questo impegno. E oggi, in un messaggio di cordoglio, Napolitano scrive: “Rendo omaggio – non solo da amico e ammiratore di antica data, ma da rappresentante della collettività nazionale e delle istituzioni repubblicane – all’uomo che ha onorato in Europa e nel mondo la grande tradizione musicale del nostro paese, contribuendo in pari tempo con il suo eccezionale talento e la sua profonda sensibilità civile all’apertura di nuove strade per un più ricco sviluppo dei rapporti tra cultura e società. (…) Restano non solo le tracce durature della sua altissima qualità di interprete rigoroso e creativo, ma l’eredità delle orchestre che egli ha saputo costruire valorizzando intere schiere di giovani musicisti. In questo spirito Claudio Abbado sarà ricordato dagli italiani e da quanti lo hanno conosciuto ascoltandolo in tutto il mondo”.

Anche il capoluogo emiliano si è stretto intorno all’illustre concittadino (sebbene originario di Milano): il consiglio comunale ha osservato un minuto di silenzio all’inizio della seduta e numerosi sono stati i messaggi postati sui social network da politici e semplici cittadini. Il presidente della Regione, Vasco Errani, ha parlato di “perdita incalcolabile per tutti noi, per il mondo della cultura, per quello della musica, per quanti pensano che promuovere l’arte sia sempre una grande prova di democrazia e impegno civile”. Il sindaco, Virginio Merola, scrive su Facebook: “Grande impegno e forte passione, con lo sguardo rivolto ai giovani. Al maestro Claudio Abbado il caro saluto della sua Bologna”.

Abbado nasce a Milano il 26 giugno 1933. Suo padre è un insegnante di violino. Nel 1955 si diploma in pianoforte e direzione d’orchestra al Conservatorio di Milano e solo tre anni dopo arriva il primo grande riconoscimento con il primo posto al concorso Koussevitsky a Tanglewood (Massachussets) trampolino di lancio per la New York Philarmonic. Solo due anni dopo, nel 1960, a 27 anni, esordisce alla Scala. Da allora è stata una escalation: la sua ascesa è stata inarrestabile. Nel 1963 fu invitato da Herbert Von Karajan a dirigere i Wiener Philharmoniker al Festival di Salisburgo. Nel 1968 il debutto al Covent Garden di Londra e quello alla Metropolitan Opera House di New York. Poi la direzione della Scala fino al 1986, dove portò un profondo rinnovamento nella programmazione e nelle scelte artistiche, riscoprendo i classici e proponendo autori contemporanei. Nel 1971 divenne direttore principale del Wiener Philharmoniker, dal 1979 al 1987 fu direttore musicale della London Symphony Orchestra. Dal 1989 al 2002 ha diretto i Berliner Philharmoniker.

La musica, i valori, l’impegno sociale. Questi ambiti sono sempre stati uniti per Claudio Abbado. Nel 1972 è stato lui ad aprire le sale ai “Concerti per studenti e lavoratori”, per avvicinare alla musica persone distanti. Ha sempre crduto che la musica avesse una funzione terapeutica, quasi salvifica: “La musica salva davvero i ragazzi dalla criminalità, dalla prostituzione e dalla droga: facendo musica insieme trovano se stessi” ha detto con riferimento al Sistema venezuelano e ha provato a importarlo in Italia. Anche er questo si è dedicato alla creazione di varie orchestre giovanili. Tra le ultime l’orchestra Mozart di Bologna (nata nel 2004), di cui era direttore artistico, e che dieci giorni fa ha sospeso l’attività (decisione su cui la malattia del Maestro avrebbe inciso più delle serie condizioni economiche). Una orchestra protagonista nel tessuto sociale del capoluogo emiliano: dal 2006 organizza attività condotte da musicisti e da musicoterapeuti in ambito sanitario e socio-assistenziale, dedicate in particolare ai bambini; collabora con la Casa Circondariale di Bologna, dove si tengono laboratori e concerti e ha dato vita a uno specifico progetto per laboratori di canto corale destinati ai detenuti. Le prove generali dei concerti sono di norma aperte gratuitamente a scuole e associazioni culturali. Nel 2012, la “Prova di solidarietà”, il concerto realizzato con “La Repubblica delle idee” per sostenere la ricostruzione dell’Emilia colpita dal sisma


I Carabinieri del Comando provinciale di Napoli, questa mattina, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli nei confronti di 5 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di concorso in rapina aggravata e violenza sessuale di gruppo. Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura della repubblica di Napoli, hanno accertato il coinvolgimento dei cinque arrestati in rapine seriali a danno di prostitute che esercitavano a Napoli e provincia. 

Tre milioni e trecentomila italiani vorrebbero lavorare ma si guardano bene dal cercare qualsiasi tipo di impiego. Il dato – per certi versi sconvolgente, perchè riguarda il 13,1% della forza lavoro – pone l’Italia al comando di questa non invidiabile classifica con un dato negativo che supera di più di tre volte la media della Ue a 28 Paesi (4,1%). Lo rileva l’Eurostat in uno studio sul terzo trimestre 2013 secondo il quale questa percentuale è salita su base tendenziale in Ue di 0,4 punti e in Italia di 0,9 punti, cioè oltre il doppio. Il dato di chi vorrebbe lavorare ma non s’impegna a trovare un’occupazione è¨ infatti sensibilmente più basso in tutti i principali Stati europei: appena 1,3% in Germania, 2,5% nel Regno Unito, il 5,1% (a fronte di un tasso di disoccupazione del 26%), il 10,1% in Croazia.

Nel terzo trimestre 2013 in Italia i disoccupati in senso stretto erano 2,84 milioni. Il tasso di disoccupazione era pari all’11,3%, in crescita di 1,5 punti percentuali rispetto a un anno prima (in Ue nel terzo trimestre il tasso dei senza lavoro era al 10,5% in crescita di appena 0,2 punti). L’Italia presenta invece una percentuale inferiore alla media di part time involontari, con il 2,2% a fronte del 4% medio europeo (4,1% in Germania, 6% nel Regno Unito).

In pratica in Italia ci sono oltre 6,15 milioni di persone ”sfiduciate” sulla possibilità  di trovare un lavoro, tra persone che risultano disoccupate (2,84 milioni nel terzo trimestre 2013 mentre a ottobre e novembre secondo i dati mensili si sono sforati i 3,2 milioni) e coloro che pur essendo disponibili a lavorare non entrano nemmeno nel mercato (3,3 milioni nel terzo trimestre mentre il dato mensile non è disponibile). Quasi metà  di coloro che si dichiarano disponibili al lavoro senza cercarlo (1,518 milioni su 3,3 milioni) si dicono scoraggiati” ovvero motivano la mancata ricerca con la convinzione di non poter trovare impiego. Un esercito quello degli scoraggiati che è in forte crescita sia rispetto al secondo trimestre 2013 (+219.000), sia rispetto allo stesso periodo del 2012 (+234.000). Oltre due ‘scoraggiati’ su tre sono al Sud con 1,068 milioni su poco piu’ di 1,5 complessivi


Secondo Michele Serra ci sono almeno due ragioni per difendere il tentativo di Renzi e il suo colloquio con Berlusconi

L’AMACA del 19/01/2014 (Michele Serra).

19/01/2014 di triskel182
Ci sono almeno due cose, sul colloquio Renzi-Berlusconi, che vanno dette al netto di ogni bilancio politico e di ogni elucubrazione politologica. La prima è che la cosa davvero anomala, davvero strampalata, non è discutere le regole con il “nemico”; è governare insieme a lui. Poiché il Pd quel passo stravolgente (governare insieme a Berlusconi) l’ha già compiuto, per giunta sotto l’alto patrocinio del Capo dello Stato, perché mai il suo nuovo segretario dovrebbe astenersi da un ben più giustificabile incontro per discutere di regole comuni?
La seconda è che questo incontro non arriva a interrompere un brillante e proficuo percorso di riforma. Arriva dopo anni di penoso traccheggio e di ignavia politica; arriva dopo un Lungo Niente che solo il colpo di mano (benedetto) della Consulta ha ribaltato: senza di quello, avremmo ancora il Porcellum, e l’umiliazione sistematica della politica per mano della politica stessa. Il “qualcosa” di Renzi è sempre meglio del nulla che lo ha preceduto. Di più: è proprio il nulla che lo ha preceduto a offrire a Renzi una innegabile pezza d’appoggio.
Da La Repubblica del 19/01/2014.

La studiosa leonardiana Carla Glori ha decrittato la scritta IACO.BAR.VIGEN/NIS P.1495, dipinta sul cartiglio del quadro “Ritratto di Luca Pacioli” di Capodimonte, e ha scoperto che, utilizzando le stesse lettere alfabetiche che la compongono, tale scritta è in grado di generare duecento frasi latine di senso compiuto, tutte contenenti la parola VINCI, che riportano informazioni storicamente documentate sul Pittore, sui personaggi ritratti (Luca Pacioli e Galeazzo Sanseverino), sugli oggetti raffigurati nel quadro, e che inoltre in massima parte le frasi decifrate fanno riferimento alla storia della famiglia Sforza nel periodo che va dall’ottobre 1494 a tutto il 1495 (data scritta sul cartiglio). In particolare le frasi decifrate si accentrano sulla vicenda della morte del giovane duca Gian Galeazzo Sforza, un autentico giallo storico di cui è resa testimonianza dagli storici dell’epoca.

La conclusione tratta dall’autrice della ricerca – rigorosamente circoscritta alla decifrazione del cartiglio – è che l’autore dell’iscrizione sia Leonardo da Vinci: infatti oltre al replicarsi in tutte le frasi decifrate della parola VINCI, a segnalare l’esistenza di un “codice vinciano”, sussistono precise coincidenze della biografia e dell’opera artistica di Leonardo, (che dal febbraio 1496 certamente già collaborava con Luca Pacioli ai poliedri del “De Divina Proportione” raffigurati nel dipinto), con il contenuto delle frasi decifrate. Altrettanto documentata è poi nel 1495 la frequentazione da parte di Leonardo dei personaggi della famiglia Sforza, che risultano citati coi loro nomi nelle frasi loro riferite. I soggiorni di Leonardo presso la Sforzesca e altri luoghi storici di Vigevano (la Rocca Nuova, La Roggia Mora e la Mora) ricorrenti nelle frasi sono parimenti documentati. Al termine della ricerca e delle duecento decifrazioni operate e “firmate” VINCI, la studiosa ha prodotto una spiegazione logica all’enigmatica scritta del cartiglio, in base alla quale si instaura una equivalenza tra la “mosca” dipinta sul cartiglio, ed usata quale parola-chiave per la decifrazione dell’iscrizione, e la persona di Ludovico il Moro. In base alla equivalenza instaurata da Carla Glori, la misteriosa scritta IACO.BAR.VIGEN/NIS. P.1495 trova una formulazione logica: diversamente la vistosa contraffazione della firma di Iacopo de Barbari e la sostituzione della “mosca” con il “caduceo” che ne accompagnava o sostituiva la firma stessa sarebbe inspiegabile e ingiustificabile. Infatti il “caduceo” era anche l’impresa personale del Moro, col motto UT IUNGAR (affinchè io sia congiunto) e la “mosca” nel sostituirlo perveniva in tal modo a designare il Moro. Il Pittore tramite lo stratagemma della “simulazione” della firma di de Barbari ha inteso mascherare in veste di innocuo gioco scherzoso volto a dilettare la corte milanese, (uno dei tanti giochi che Leonardo, grande illusionista e regista di rappresentazioni sceniche, era uso ideare), il pericoloso messaggio cifrato del cartiglio, riportante informazioni sulla uccisione e usurpazione di Gian Galeazzo da parte dello ziog, che non doveva in alcun modo destare sospetti né tantomeno parte dello zio, che non doveva in alcun modo destare sospetti né tantomeno investigazioni da parte del Moro e delle sue spie, pena incorrere nella vendetta del potente Duca. La ricercatrice sostiene che Leonardo ha “programmato” l’iscrizione del cartiglio di Capodimonte, il quale si comporta come una sorta di “macchina alfabetica” in grado di generare frasi firmate VINCI; le frasi decifrate contengono informazioni documentate su fatti biografici dei personaggi ritratti nel quadro e sulle vicende della famiglia Sforza nel 1495, dopo la morte di Gian Galeazzo Sforza, che, in base agli storici dell’epoca, si configura come un autentico giallo storico. Secondo la studiosa senza la conoscenza della privata storia degli Sforza nel biennio 1494/95 non sarebbe stato possibile comprendere appieno il nesso tra le decifrazioni operate, in quanto esse convergono in una trama che rispecchia quella storicamente documentata dei cronisti dell’epoca e supportata da documentazione d’archivio e pertanto risulta verificabile. Nel rimarcare che l’obiettivo della sua ricerca è circoscritto alla decifrazione del cartiglio, Carla Glori considera i risultati conseguiti come un significativo contributo offerto al lavoro di competenza dello storico dell’arte e alle analisi a diretto contatto del quadro.In ogni caso secondo la ricercatrice trattasi del primo esempio di “codice vinciano” scientificamente e matematicamente verificabile venuto finora alla luce.E’ prevista a breve la pubblicazione di un libro contenente l’insieme delle “storie” che emergono dalle decifrazioni effettuate e vari approfondimenti connessi. Per la consultazione delle decifrazioni, si rinvia al link www.carlaglori.com/cartiglio/ (alle voci: la ricerca 2013 – decifrazioni 2013 – 148 soluzioni)

Il D-day di Matteo Renzi, due giorni dopo l’incontro con Silvio Berlusconi sulla legge elettorale, culminerà oggi pomeriggio con la Direzione del suo partito, alla quale sottoporrà nel dettaglio i contenuto dell’ipotesi di riforma concordata col leader di Forza Italia. Sebbene vi siano dettagli non di poco conto ancora da definire, come l’entità della soglia oltre la quale scatta il premio di maggioranza del 51%, al Nazareno gli schieramenti appaiono già definiti, con la minoranza bersaniana pronta a dare battaglia e a far pesare la propria contrarietà al metodo Renzi, al quale, secondo i bene informati, lo stesso Bersani avrebbe rimproverato, dal letto d’ospedale di Parma di essere stato incauto nel voler incontrare il Cavaliere. Da parte sua, il sindaco di Firenze rivendica di fronte ai suoi la bontà dell’accordo, che è “alla luce del sole”, e mette in guardia i piccoli partiti dal fare ostruzionismo sulla nuova elegge elettorale, che potrebbe anche cambiare in modo per loro ancor più penalizzante.

Risultati

Udinese – Lazio 2-3
Atalanta – Cagliari 1-0
Bologna – Napoli 2-2
Catania – Fiorentina 0-3
Chievo – Parma 1-2
Genoa – Inter 1-0
Sassuolo – Torino 0-2
Roma – Livorno 3-0
Juventus – Sampdoria 4-2
Milan – Verona (stasera ore 20.45)
Classifica
Juventus 55
Roma 47
Napoli 43
Fiorentina 40
Verona* 32
Inter 32
Torino 29
Parma 29
Lazio 27
Genoa 26
Atalanta 24
Milan* 22
Sampdoria 21
Cagliari 21
Udinese 20
Chievo 17
Bologna 17
Sassuolo 17
Livorno 13
Catania 13
* una partita in meno

L’apertura dei giornali di oggi è dedicata sempre al cammino della riforma elettorale, per la quale, dopo l’incontro di sabato fra Renzi e Berlusconi, si attende il confronto fra Renzi e Alfano e la direzione del PD di oggi pomeriggio, nella quale dovrebbe essere illustrata nel dettaglio l’ipotesi di nuova legge elettorale. I quotidiani sportivi titolano sulla vittoria del Milan sul Verona grazie a un rigore di Balotelli, nell’esordio di Seedorf sulla panchina del Milan.

CORRIERE DELLA SERA – In apertura: “Riforme, ostacoli finali all’intesa”. Editoriale di Rizzo e Stella: “Un’ingiustizia da cancellare”. Al centro, fotonotizia: “Emergenza in Liguria e in Emilia. Nevicata record a Cortina”. Di spalla: “Svista nella legge, restano in libertà i baby spacciatori”. In basso: “L’Inter affonda, Milan avanti adagio”. 

LA REPUBBLICA – In apertura: “Legge elettorale, la mossa di Renzi”. Editoriale di Ilvo Diamanti: “I due leader extraparlamentari”. Al centro: “Bimbo di tre anni bruciato in Calabria”. Accanto, fotonotizia: “L’Aquila tra tangenti a scandali”. Di spalla: “Manipolare la democrazia uccide la politica”, di Norberto Bobbio”. In basso: “Se gli ultrà del Bologna rinnegano Lucio Dalla”. 



LA STAMPA – In apertura: “Renzi, avvertimento ad Alfano”. Editoriale di Federico Geremicca: “Il Cavaliere eterno tarlo dei Democratici”. Al centro, fotonotizia: “Kiev in piazza per un futuro europeo”. Di spalla: “Caso Stamina, scienziati contro le Iene”. In alto: “Orrore in Calabria, ucciso e bruciato a tre anni per una vendetta mafiosa”. 



IL GIORNALE – In apertura: “I rosiconi”. Al centro: “Il Cavaliere decaduto fa decadere il Senato”. Di spalla: “Hollande insegna, meglio stare con l’uomo di destra”. In basso: “In amore e in guerra vince chi ha una morale”. 



IL SOLE 24 ORE – In apertura: “Imu e Tares, il venerdì nero della casa”. Editoriale di Salvatore Padula: “Due Oscar alla cattiva tassazione”. Al centro: “Partecipate, la mappa dei buchi”. Sotto: “I milioni fantasma per Tar e Consiglio di Stato”. 
IL MESSAGGERO – In apertura: “Renzi sfida il Pd, Alfano apre”. Editoriale di Alessandro Campi: “La necessità di garantire maggioranze”. Al centto: “La ragazza del lago, svolta nel giallo: la pista è omicidio”. In basso: “Il nuovo business del crimine, furti di farmaci negli ospedali”. 




IL TEMPO – In apertura: “Il Cav fa il colpaccio. Renzi va alla guerra”. Accanto: “Le nuove baby squillo da mille euro al giorno” Al centro, fotonotizia: “Libertà dei Marò. Bruxelles ne parla ma l’India decide”. 





IL FATTO QUOTIDIANO – In apertura: “B. 20 anni dopo. Finzione e realtà”. In basso: “Governo Letta, indulgenza plenaria per tutti”. Accanto: “Zavorre nel calcio, quando il pallone non rotola più”.




Due nuove scosse sismiche di magnitudo 4.2 e 2.6 sono state registrate questa mattina sui monti del Matese, entrambe dopo le ore 8.00. L’episcentro, come riporta la pagina on-line del quotidiano ”Il Mattino” di Napoli sono Piedimonte Matese, tra Caserta e Benevento, ad una profondita’ di circa 11 chilometri. Il sisma sarebbe stato avvertito anche a Napoli, nei quartieri del Vomero, nella zona portuale e anche in provincia.

Ancora le spese folli dei gruppi regionali siciliani sulle prime pagine dei giornali dell’isola. Orrore a Cosenza: uccisi e bruciati anche con il figlioletto di tre anni. Cura di Bella, paga lo Stato: le cure sarebbero a carico della Asl nonostante la bocciatura della terapia. A Napoli tornano le telecamere nella Ztl di piazza Dante. Continua il duello nel Pd barese in vista delle primarie.

Ecco una rassegna delle prime pagine dei principali quotidiani del Sud. 


Politica interna
 
Legge elettorale – Si terrà oggi la direzione del Partito democratico che analizzerà e metterà ai voti l’accordo di massima raggiunto con Forza Italia sulla nuova legge elettorale. Dopo le critiche roventi dell’ala bersaniana- ancora ieri durante una visita in ospedale l’ex segretario ha avuto modo di esternare il proprio dissenso a Renzi per i modi della trattativa- l’esito del dibattito non è del tutto scontato, anche per via dei listini bloccati che non piacciono a parte del partito; tuttavia il segretario ieri ha rivendicato l’assoluta trasparenza e convenienza dell’incontro con Berlusconi: “Possiamo fare il miracolo. Siamo a un passo dal chiudere”, ha detto, lanciando anche un aut aut all’Ncd, da cui ieri avrebbe accettato la proposta di fissare la soglia di sbarramento al 4 e non più al 5%: “Alfano ha interesse a trovare una soluzione, anche perché se salta l’intesa si torna allo ‘spagnolo puro’ che penalizza le formazioni minori”.
Intanto i quirinalisti dei quotidiani descrivono un Napolitano soddisfatto per il volgere degli eventi, grazie a un accordo che porterebbe alla riforma della legge elettorale senza però segnare la fine del governo Letta, anche per via delle riforme istituzionali (riforma del Senato e del titolo V della Costituzione) comprese nell’accordo e che richiederebbe almeno un anno per essere varate.
 
M5S – Da Beppe Grillo, l’unico leader politico ad aver declinato ogni proposta d’incontro con Matteo Renzi sulla riforma della legge elettorale, piovono parole di fuoco sulla bozza d’intesa raggiunta in queste ore. Dal suo blog, Grillo definisce “un’allucinazione” la “profonda sintonia” rivendicata da Renzi “con un pregiudicato in attesa del gabbio a cui vengono affidate le sorti del Paese”. Seguono un elenco di vecchie dichiarazioni di Renzi contro Berlusconi e l’invito rivolto agli elettori democratici a farsi restituire i due euro versati alle primarie “dal riesumato Berlusconi”.
 
Politica estera
 
Ucraina – Ieri tra le 100 e le 200 mila persone hanno rianimato le proteste di piazza, manifestando fino a tarda sera nella piazza centrale di Kiev e ci sarebbero alcuni feriti, con quattro poliziotti gravi. A rinfocolare il movimento anti Yanukovic è stata proprio l’approvazione di una nuova legge che limita il diritto di manifestare, vietando l’installazione di tende, le maschere e prevedendo non più di cinque veicoli per corteo.
 
Pakistan – Un autobomba esplosa a Bannu, località a nord del Paese, ha provocato ieri la morte di venti persone, quasi tutti militari pachistani. Un gruppo talebano locale ha rivendicato l’attacco, commesso come atto di rappresaglia per l’uccisione da parte di un drone Usa del numero due della loro brigata.
 
Economia e Finanza
 
Delega fiscale – Arriverà entro martedì il via libera della commissione Finanze del Senato al ddl sulla riforma fiscale. Poi il provvedimento approderà al Senato e molto probabilmente vedrà la sua approvazione definitiva alla Camera. Tra i provvedimenti, nuovi criteri per la definizione del valore catastale degli immobili, un fondo per destinare alla riduzione delle tasse le entrate derivanti dalla lotta all’evasione fiscale, una nuova struttura delle addizionali regionali e fiscali, oltre a un riordino della riscossione delle entrate locali.  
 
Occupazione – Secondo una rivelazione di Eurostat, nel terzo trimestre del 2013 l’Italia ha fatto registrare una percentuale di “scoraggiati”, ovverosia persone disponibili a lavorare ma che non cercano un impiego, tripla rispetto alle media Ue, pari cioè al 13,1% (circa 3,3 mln di persone). A questi vanno aggiunti circa 3 mln di individui disoccupati (11,3%).

Venerdì 17 gennaio, durante un consiglio dei Ministri, il ministro dei trasporti Maurizio Lupi ha presentato il suo “piano nazionale aeroporti” (qui le slide della sua presentazione). Si tratta di una specie di consuetudine di gennaio-febbraio, un periodo nel quale i ministri dei Trasporti degli ultimi anni hanno sempre presentato un loro piano per organizzare il sistema aeroportuale italiano (si parlò di piano aeroporti per due volte quando era ministro Corrado Passera e prima ancora, quando era ministro Altero Matteoli).

Secondo il nuovo piano il sistema aeroportuale italiano sarà basato su undici aeroporti strategici: i tre scali intercontinentali di Malpensa, Fiumicino e Venezia a cui si aggiungono Bologna, Pisa-Firenze (se unificheranno la loro gestione), Napoli, Bari, Lamezia Terme, Catania, Palermo e Cagliari. Agli aeroporti strategici si affiancheranno quelli di “interesse nazionale” (tra poco vedremo cosa significa), una lista che comprende praticamente tutti gli altri aeroporti civili aperti al traffico commerciale: Linate, Torino, Bergamo, Genova, Brescia, Cuneo, Verona, Treviso, Trieste, Rimini, Parma, Ancona, Ciampino, Perugia, Pescara, Salerno, Reggio Calabria, Crotone, Comiso, Trapani, Pantelleria, Lampedusa, Brindisi, Taranto, Olbia e Alghero.

Il piano nazionale aeroporti (Centimetri)

Lo scopo principale dei vari piani nazionali aeroporti è quello di organizzare e razionalizzare il sistema aeroportuale italiano. Negli ultimi 25 anni gli aeroporti italiani sono nati e si sono sviluppati (o sono anche arrivati vicini al fallimento) in modo piuttosto caotico, senza una pianificazione o una strategia. Spesso, nascita e sviluppi di un nuovo aeroporto è stata motivata dagli interessi elettorali della politica locale più che da ragioni di convenienza economica o da logiche di interesse nazionale. Questa politica di “un aeroporto per ogni campanile” era stata duramente criticata dall’ex ministro Corrado Passera.

Lo strumento principale con cui i vari piani hanno cercato di razionalizzare il sistema è quello della divisione delle varie strutture tra quelle di importanza nazionale e quelle di importanza soltanto locale. I criteri con cui vengono fatte queste scelte sono cambiati nel corso degli anni, ma l’idea fondamentale resta la stessa: selezionare un ridotto numero di aeroporti di interesse strategico e nazionale, investire su questi aeroporti e chiudere o smettere di investire sugli altri.

Attualmente quasi tutti gli aeroporti sono di proprietà del demanio statale e gestiti da società private o miste pubbliche e private. Nei vari piani approvati in questi anni, si ipotizzava di trasferire alle regioni la proprietà gli aeroporti non strategici e quindi di lasciare a loro la scelta se continuare a finanziarli oppure chiuderli. Le regioni, però, in genere hanno già bilanci in grave difficoltà e difficilmente potrebbero gestire anche le perdite causate dagli aeroporti più piccoli e meno funzionali. Questo è il principale limite di tutti i vari piani aeroporti: le regioni, e ancora di più comuni e province, godono di tutti i benefici dell’avere sul territorio un aeroporto, anche se piccolo e poco frequentato. Le spese, però, finiscono in gran parte sul bilancio dello stato, soprattutto per gli aeroporti particolarmente inefficienti.

Nel corso degli anni e col passare dei piani, il numero di aeroporti da chiudere o da trasferire alle regioni è costantemente diminuito. Nel primo piano aeroporti, elaborato nel 2010 e poi aggiornato nel 2012 si prevedeva la divisione degli aeroporti in strategici (da conservare nel demanio pubblico e su cui investire) e di interesse locale (da trasferire alle regioni). Su 48 aeroporti aperti ai voli commerciali (43 civili, 3 militari aperti ai voli commerciali e due per il momento solo progettati) soltanto 14 aeroporti avrebbero ricevuto finanziamenti e ampliamenti dallo stato centrale. Altri 10 sarebbero passati alle regioni mentre gli altri 24 non avrebbero più ricevuto fondi pubblici di alcun genere, quindi avrebbero dovuto essere privatizzati o chiudere.

Un anno dopo, nel gennaio del 2013, il ministro dello Sviluppo Economico e dei Trasporti, Corrado Passera presentò il suo piano. Da 14 gli aeroporti strategici erano divenuti 31, mentre per i restanti 15 si dava facoltà alle regioni di decidere se tenerli aperti o chiusi. Con il piano del ministro Lupi la lista dei “salvati” si allunga ancora. Secondo il nuovo piano gli aeroporti strategici sono scesi a 11, ma a questi bisogna aggiungere i 26 aeroporti di interesse nazionale, che continueranno a restare di proprietà dello stato.

In tutto fanno 37 aeroporti considerati a vario titolo di interesse strategico e che quindi continueranno a ricevere finanziamenti dallo stato. Nei documenti fino ad ora pubblicati dal governo su questo tema non è ancora chiaro cosa ne sarà dell’altra decina circa di aeroporti che rimangono fuori. Probabilmente l’obiettivo del ministro è cederne il controllo alle regioni che potranno quindi decidere se mantenerli aperti.