Arriva la bocciatura dell’Ue, l’Italia torna ad essere sorvegliata speciale

 Alla vigilia della giornata di oggi, durante la quale la Commissione europea pubblicherà attese opinioni di bilancio, l’establishment comunitario ha espresso «grande preoccupazione» per l’elevato debito pubblico italiano. La presa di posizione di ieri conferma nei fatti l’avvicinarsi di una procedura per debito eccessivo contro l’Italia, che sarà oggetto con ogni probabilità di un nuovo acceso negoziato tra Roma e Bruxelles. Parlando dinanzi al Parlamento europeo, il presidente dell’Eurogruppo Mário Centeno ha lasciato trapelare delusione per la scelta del governo Conte di non rivedere la Finanziaria per il 2019: «La Commissione ha chiesto una revisione della manovra. La revisione non ha migliorato la situazione in termini di costi del finanziamento del debito, lo vediamo sui mercati oggi giorno. Ciò significa che non ha dissolto le preoccupazioni sulla strategia di bilancio dell’Italia». Sempre nella sua audizione qui a Bruxelles, il presidente dell’Eurogruppo ha aggiunto che «l’elevato debito pubblico italiano è per noi fonte di grande preoccupazione», tanto più che «è molto elevato alla luce di qualsiasi standard mondiale». Le decisioni in cottura a Bruxelles su manovra e debito pubblico italiano lasciano poco spazio alle sorprese. Anche per questo nella giornata della vigilia a Roma gli sguardi sono stati puntati soprattutto sulla vivacità dello spread, che ha chiuso poco sotto 327 punti dopo essere salito vicino a 337 in mattinata. A far da contraltare, si sono rivelati ancora più fiacchi di lunedì i termometri del Btp Italia, che al secondo giorno di emissioni hanno fermato la raccolta a quota 722 milioni, solo 241 milioni sopra i livelli della prima giornata. «Ovviamente sono preoccupato», ha tagliato corto il ministro dell’Economia Tria uscendo intorno a mezzogiorno da Montecitorio. E la tensione si fa strada nel governo anche per la mancata risposta dei piccoli investitori italiani alla chiamata del Btp Italia. «È un dato che fa riflettere», riconosce da Milano Stefano Buffagni, sottosegretario agli Affari regionali e pontiere dei Cinque Stelle nel mondo dell’economia, anche perché si inserisce «in un quadro complessivo che richiede molta attenzione». Secondo il sottosegretario a Palazzo Chigi Giancarlo Giorgetti per limitare le sorprese sui rendimenti «bisognerebbe iniziare a vietare le vendite allo scoperto anche in Italia». E’ una misura già adottata da altri paesi – spiega ai ministri che gli chiedono conto di quanto anticipato in un convegno due ore prima – Adottiamo un provvedimento del governo per vietare le vendite allo scoperto dei titoli in borsa. Credetemi, è l’unica via d’uscita». Sembra un escamotage tecnico. In realtà è l’arma finale che viene adottata da governi in grande difficoltà sul piano finanziario e sovraesposti agli assalti della speculazione.

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