Antonio Giordano: “Negli Stati Uniti essere napoletani suscita sempre grandi aspettative”

giordano antonioDI LAURA BERCIOUX

Napoli vista da chi ha scelto di vivere all’estero, negli Stati Uniti, a Filadelfia: Antonio Giordano, scienziato e ricercatore, oncologo, direttore e fondatore dello Sbarro Institute for Cancer
Research and Molecular Medicine della Temple University di Philadelphia e professore ordinario di Anatomia ed Istologia Patologica dell’ Università degli Studi di Siena, autore de “Il Libro Bianco” sulla Campania dei Veleni.

Quale è il suo rapporto con Napoli e il Sud?

“Di grande amore. Napoli e’ casa. E’ qui che ho le mie radici, la mia famiglia di origine e gli amici più’ cari. E’ una città’ che non ho mai abbandonato nonostante la distanza dagli Stati Uniti. Non la dimentico mai e, forse, anche per questo, sono tanti i napoletani che ho aiutato e che aiuto ad affermarsi in America”.

Cosa ricorda di bello e positivo?

“Lo splendore naturalistico, ma anche quella del patrimonio artistico. Napoli e’ una città’ unica, intrisa di cultura e di storia”.

Qual è la percezione della reputazione di Napoli nel suo ambiente di lavoro?

“I napoletani sono intelligenti e abili a districarsi nelle situazioni di difficoltà’. Tanti sono quelli emigrati negli Stati Uniti e che sono riusciti a fare grandi cose. Essere napoletano suscita sempre grandi curiosità e aspettative”.

Attualmente qual è l’opera più simbolica’

“Penso Castel dell’Ovo, il castello più’ antico della città’ che domina il golfo di Napoli”.

E l’autore più rappresentativo?

“E’ difficile individuare un’unica personalità di spicco. Napoli ha generato grandi talenti che si sono affermati nel mondo. Personalmente, amo Salvatore di Giacomo per le sue indimenticabili liriche, ma anche Enrico Caruso, lo straordinario tenore, per le sue doti vocali, ma anche per sua capacità di innovare e di incidere il tempo in cui visse”.

Domenico Rea parlò di due Napoli che vivono fianco a fianco ma separate (la borghesia e i lazzari) e senza diventare popolo: Le sembra una chiave di lettura ancora attuale?

“Non porrei la questione in termini di contrapposizione tra classi, ma certamente la borghesia napoletana, da sempre un pò indolente, dovrà assumere un ruolo più’ attivo e protagonista nella gestione della città. Penso, ad esempio, alla questione ambientale. In questa situazione di forte rischio per la salute umana la prima risposta è giunta dal popolo, dalla gente più’ semplice che si è riunita in comitati e/o in associazioni ed ha lottato per il diritto di vivere dei propri figli, costringendo le Autorità’ e il mondo ad una presa d’atto del problema. Ora che tutti sanno, mi auguro un intervento attivo anche della borghesia affinché’ possa contribuire alle auspicate bonifiche”.

Raffaele La Capria parla di ferita insanabile aperta nel 1799. Quando i lazzari presero i borghesi illuminati nelle loro case e li trucidarono sulla piazza completando l’opera del Cardinale Ruffo… Questa ferita ancora sanguina a suo avviso o è una enfatizzazione letteraria?

 “La Capria è noto, fra l’altro, per aver analizzato la rivoluzione napoletana e la fine dell’alleanza tra plebe e nobiltà che segnò la sconfitta della borghesia per sempre incapace di affrontare il tema della modernità e, quindi, di trasformarsi nel corso degli anni. Il rimprovero dello scrittore, quindi, è rivolto alla borghesia napoletana e alla sua abdicazione al ruolo di guida culturale e di progresso della città. E’ evidente, che se siamo ancora qui a parlare delle medesime questioni del ‘700 la ferita sanguina ancora e non si tratta di enfatizzazione letteraria”.

Cosa farebbe se fosse il sindaco di Napoli?

“Mi piacerebbe dare conto ai cittadini di ogni singola conquista realizzata. Cercherei il loro appoggio e la loro collaborazione. I napoletani hanno un grande desiderio di riscatto. Penso quelli che tutti giorni differenziano i rifiuti nella consapevolezza che ancora non esiste una vera e propria raccolta differenziata e che ciò nonostante si danno da fare nell’aspettativa di un tempo nuovo”.

Cosa non farebbe mai?

“Cercherei di non promettere mai quello che non posso realizzare. I napoletani sono giustamente stanchi di essere ingannati”.
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