Amministrative a Napoli, quando il premio di maggioranza scatta ma non assicura governabilità

di Raffaele Ambrosino

Il risultato dei ballottaggi di domenica determinerà, oltre la vittoria del sindaco, anche l’assegnazione del cosiddetto premio di maggioranza.

Questa “conquista” non è un premio in denaro, una coppa, una medaglia o un altro trofeo. Consiste più semplicemente nella assegnazione di un numero di consiglieri comunali superiore rispetto a quelli che verrebbero attribuiti tenendo conto della sola proporzione dei voti ottenuti.

Il premio di maggioranza prevede l’attribuzione alla coalizione vincente del 60% delle poltrone. Quindi a Napoli, dove il consiglio comunale è formato da 40 consiglieri più il sindaco, 24 seggi andranno ai consiglieri che formeranno la maggioranza, mentre i rimanenti 16 saranno assegnati ai perdenti che costituiranno le opposizioni.

La ratio dell’assegnazione del premio è ben chiara e condivisibile. In assenza di questa regola, un sindaco eletto potrebbe risultare vincente, ma a sostenerlo potrebbe anche ritrovarsi una maggioranza risicatissima. Anche un solo consigliere in più rispetto alle opposizioni. In questa condizione, l’inquilino di Palazzo San Giacomo si ritroverebbe in balia degli umori, delle decisioni o anche della salute di un singolo consigliere, senza il quale sarebbe difficile far passare i provvedimenti della giunta o della stessa aula. Con 8 consiglieri in più invece, quelli che assicura il premio di maggioranza, si dormono sonni più tranquilli.

E’ quindi un “premio” che ha la sua utilità ed è stabilito dalla legge. C’è poi un altro “premio”, che alcune volte sono gli elettori stessi che decidono di conferire. I consiglieri di maggioranza possono essere più di quelli stabiliti dal premio di maggioranza quando, al primo turno, il sindaco vince con una percentuale superiore al 60%, quella appunto stabilita dal premio. Capitò, ad esempio, nel 1997 con la riconferma di Bassolino sfidato da Emiddio Novi. Don Antonio vinse con il 73% e quindi si vide assegnare il 73% dei seggi in consiglio comunale. In casi come questo, non si parla di premio di maggioranza (che non scatta perché non serve) ma di larghissimo consenso. Cosa che, indipendentemente dal risultato delle urne di domenica prossima, è mancata in questa tornata elettorale.

Ma c’è anche un altro aspetto più politico della questione che bisogna considerare: la compattezza della maggioranza. In sua assenza, anche 8 consiglieri di maggioranza in più possono risultare pochi. Basta che solo 4 di loro (portando 20 a 20 il rapporto tra maggioranza e opposizione/i) siano contrari ad una delibera o a qualsiasi atto di maggioranza per generare una crisi politica.

E un gruppetto in grado da condizionare l’operato del sindaco è facile da organizzare, soprattutto in coalizione politiche eterogenee. Proprio come quella che, per sua stessa ammissione, de Magistris ha messo insieme in questa occasione: dai cosiddetti moderati di Pasquino ai rappresentati di centri sociali, dagli iscritti a logge massoniche a chi fa parte della maggioranza di centrosinistra che sostiene De Luca in Regione.

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