Almaviva, la vertenza torna in alto mare

Almaviva, la vertenza torna in alto mare

Angela Jolanda

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“Il 30 e 31 marzo possibile apertura per il mantenimento inalterato per altri 6 mesi delle condizioni industriali delle sedi in attesa di soluzione nuova sede Almaviva a Palermo che prevede l’impiego di tutta la forza lavoro e il 30 e 31 stesso già ripartiremo con uno smussamento su tutti i punti previsti dall’accordo, percentuali complessive di Cds, utilizzo istituti ,e un progetto qualitativo / produttivo che prevede la riqualificazione e formazione di tutta la forza lavoro. Queste le ultime notizie dalla lunga trattativa dei lavoratori di Almaviva all’Unione Industriali di Roma. “ La soluzione prospettata da Marco Tripi, non è fattibile”, ci fanno sapere dai sindacati.
“Ci sono 10mila lavoratori in Italia per l’outsourcing per Almaviva e in Sicilia si vorrebbero accorpare le sedi dove attualmente ci lavorano circa 4mila dipendenti con contratto a progetto e a tempo indeterminato. E’ questo il nodo cruciale della questione e “non si traghetterà, dice Saverio Todaro RSU UILCOM, verso alcun accordo se dovesse verificarsi l’accorpamento delle sedi. Accadrebbe che la sede unica prospettata metterebbe seriamente in pericolo occupazionale il 40% dei lavoratori: nella sede di Via Cordova, dice Todaro, con una Cds flat tra il 20/25% non potremmo entrarci, Ed in più la mancata flessibilità delle postazioni aggiuntive farebbe splittare il traffico in eccesso verso le altre sedi senza ritornare più”.
Tumminia per Uilcom Sicilia ha dichiarato che “L’azienda ha chiesto una serie di interventi che non possiamo accettare. La trattativa non è maturata. Per andare avanti è necessario che ai lavoratori sia garantito un “futuro”, Almaviva chiede il riutilizzo dei contratti di solidarietà pari al 50%, una misura eccessiva, secondo noi, e non in linea con il fatturato dell’azienda. Il salario è gia basso e i lavoratori molto flessibili. E’ vero che la commessa Wind si è in parte recuperata, ma la prospettiva di sede unica significa perdere il traffico telefonico del call center, penalizzare la Sicilia e costringere i lavoratori a lavorare a un salario bassissimo”.

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