All’Ucciardone l’Italia ricorda Falcone. Mattarella: “Batteremo la mafia”

DI LAURA BERCIOUX  

23 anni da ricordare e Palermo ha rinnovato la memoria di quelle stragi, ha reso onore ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, alle scorte, quei giudici hanno lasciato un patrimonio immenso di giustizia, di verità, verità, purtroppo, ancora nascoste. Dopo la manifestazione, mentre la folla iniziava a diradarsi, sotto l’Albero incontro il Procuratore della Repubblica Aggiunto Vittorio Teresi, della DDA. Parliamo del Processo trattativa Stato mafia, del grande impegno di Nino Di Matteo e gli chiedo dei magistrati morti in quelle stragi: “Falcone e Borsellino, dice Teresi, sono stati grandi magistrati, grandi uomini e cittadini esemplari. Ci hanno lasciato un patrimonio immenso e, se devo scegliere una frase, una su tutte è che “le idee continuano a camminare sulle gambe”. Ed è vero, continua Teresi, oggi quelle gambe le ho viste camminare ancora”. Il fiume di persone era chilometrico, la gente si è stretta intorno a quella magnolia, a quell’albero e “ora in Italia, ha ricordato Maria Falcone, tanti alberi di magnolia saranno dedicati a quegli eroi. Un messaggio di rinascita nella legalità”. Guardando quell’albero, sotto l’abitazione di Falcone, leggere quei messaggi e osservare quanto quella magnolia resista negli anni, ti fa pensare che l’antimafia, quella vera, è davvero possibile. La strada è ancora lunga perché la corruzione, resta lo zoccolo duro di questo Paese e di una parte deviata dei colletti bianchi che contrastano l’azione antimafia e l’affermazione della legalità. Per fortuna la legalità e l’impegno di tanti è un treno in corsa. La giornata della legalità, ha il suo cuore pulsante nei ragazzi, nei giovani che attraverso la scuola e la cultura, rappresentano decisamente le generazioni migliori. L’entusiasmo dei ragazzi è stato uno dei momenti più importanti della giornata come la presenza del Presidente Sergio Mattarella, nella sua città. Un Presidente della Repubblica che ha dato un segnale forte,nell’Aula Bunker, in diretta televisiva su Rai Uno, collegata con altre piazze. Sergio Mattarella, un italiano, un siciliano, con una storia fatta di politica, di impegno sociale e di perdite gravi come la morte del fratello, Piersanti, ha lasciato un’impronta indelebile, oggi. Palermo in quegli anni sanguinari, in tre mesi fece mille morti: si ammazzavano magistrati, generali, ispettori, poliziotti. Palermo era una città dove sentivi l’odore del sangue e delle pallottole, “La Strage di Capaci, ha ricordato Grasso, quello botto tremendo che fece tremare la città, quel guard rail che si avvolse intorno alla scorta e all’auto del giudice, sembrava un serpente….e poi la strage di Via D’Amelio, dove i pezzi di carne bruciata arrivavano fino agli ultimi piani, era terribile”. Sul palco, prima del silenzio, Ficarra e Picone, i comici palermitani, hanno dedicato un pezzo intitolato “Il silenzio” che Maria Falcone porterà nelle scuole. Quando i due famosi comici parlano del silenzio, ne citano uno in particolare, quello di chi “ora tace perché ha conquistato una poltrona”. In quell’attimo si sono alzate tantissime agende rosse, quasi a protestare contro quella zona grigia che non libera il nostro paese dalla mafia e dalla corruzione. Poi, alle 17:58, prima di intonare il Silenzio, il Presidente del Senato Grasso, li ha chiamati uno per volta: Giovanni, Paolo, Francesca, Antonio, Vito, Rocco….. La folla si è raccolta in un silenzio assordante. Mentre la folla si diradava, mi è venuto in mente un bambino, che ho conosciuto nei laboratori della legalità, all’esterno dell’Aula bunker. Chiacchierando con lui, a un certo punto mi ha detto “Vuoi sapere una cosa? La mafia deve avere paura della scuola, deve avere paura di noi perché noi siamo più forti”. Ebbene, quella frase mi ha spiazzato e si è incollata in “testa”, ritagliandoli uno spazio accanto a quella frase che, più di tutte, mi è rimasta dentro, quando Antonino Caponnetto disse, per la morte di Borsellino, in Via D’Amelio “E’ finito tutto”. Quel bimbo di 10 anni mi ha dato così una speranza, un’opportunità di pensiero positivo, ha illuminato quel volto triste di Borsellino negli ultimi mesi di vita e tutto l’orrore di quelle morti. Mi ha incoraggiato ricordando che esiste la speranza e la forza della scuola, la forza dei giovani. La giornata è davvero finita, riavvolgo il nastro percorrendo la strada che mi porta verso casa e riascolto quei cori, guardo quei disegni e rivedo in quelle mille facce, arrivate lì per il 23 maggio, quei meravigliosi uomini…Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Vito, Francesca, Nando, Rocco, Boris…! E’ vero le idee continuano a camminare, senza sosta. Palermo oggi ha chiamato l’Italia: l’Italia c’è stata, c’è ed ha risposto. Non ha dimenticato e non vuole dimenticare.

La manifestazione

Mattarella si ferma con gli studenti

Arriva Pietro Grasso

L’intervista all’insegnante

Gli artisti per Falcone

L’arrivo del Presidente della Repubblica

L’aula bunker

L’intervista a Ficarra

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