Lo scrittore Massimo Galluppi

Lo scrittore Massimo Galluppi

di SIMONA D’ALBORA

Dopo le minacce dell’Isis all’Italia, la nazione si divide in chi vorrebbe un intervento immediato in Libia e chi invece preme affinché si dia spazio alla diplomazia, ma cosa potrebbe accadere, come fermare l’avanzata dei terroristi che sono solo a pochi chilometri dalle nostre coste? Lo chiediamo a Massimo Galluppi, scrittore e  già professore di Storia delle relazioni internazionali e di Storia politica e diplomatica dell’Asia Orientale presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “L’Orientale”.

“La crescita del fondamentalismo islamico viene un po’ da lontano, nasce quando gli stati nazionali laici hanno fallito il loro proposito di laicizzare quegli stati come Iraq, Libia e Siria, un fenomeno che si sviluppa negli anni ’70. Probabilmente gli errori si sono poi ripetuti quando l’Usa ha deciso di togliere di mezzo Saddam Hussein in Iraq e gli Europei Gheddafi in Libia, due eventi che hanno comunque sconvolto gli equilibri in Medio Oriente, anche se è difficile dire cosa sarebbe successo se ci fossero ancora Gheddafi e Saddam Hussein, così come è difficile fare previsioni su quello che accadrà.”

Coloro che sono contrari alla guerra sostengono che un intervento in Libia sarebbe vantaggioso solo per l’Isis, lei che ne pensa?

“Penso che la soluzione diplomatica non sia sufficiente, ma attenzione, bisogna anche interrogarsi su quale tipo di intervento. In Iraq la crisi dura da anni e in Libia è esplosa recentemente, ma maturava da tempo, del resto lo stesso ambasciatore italiano, lasciando Tripoli ha dichiarato che l’Isis era presente da tempo. Io, comunque, non sono pienamente d’accordo con chi sostiene che l’intervento sia vantaggioso per l’Isis. Se non si interverrà l’Isis si impadronirà della Libia, mi sembra molto difficile che il governo che c’è adesso in Libia possa opporsi alla milizia terroristica. Ma comunque bisogna sempre tener presente che non è detto che un problema abbia delle soluzioni. Penso alla crisi Ucraina, probabilmente prima o poi sarà risolta perché Stati Uniti e Russia non hanno interesse a far crescere quella crisi, ma chi lo potrà mai dire. Nominando la crisi Ucraina, mi viene in mente che tra questa e l’Isis esiste un rapporto: è possibile che la crisi grave che sta attraversando tutto il mondo arabo possa indurre la Russia e gli Usa a ridurre i contrasti che hanno  perché adesso hanno un altro nemico da combattere.”

Parlando di Russia e Usa non si può non pensare a quando il mondo era diviso in due blocchi, a quando la guerra fredda  agitava lo spettro della guerra nucleare  e corsa agli armamenti, ma allora sembra che a spaventarci fossero già le parole e che proprio quelle parole frenassero un’escalation, adesso caduto il muro cosa è successo?

“Il mondo della guerra fredda era un mondo ordinato, comunque, diviso in due grossi blocchi che si contrapponevano, c’era la paura che potesse scoppiare la guerra nucleare, però era un mondo ordinato e anche le due guerre, quella in Vietnam e quella in Corea non hanno prodotto nessuno squilibrio sull’ordine che regnava, quello che sta succedendo in Medio Oriente non ha un ordine.”

Ritornando alla Libia, cosa pensa succederà nei prossimi giorni e quali saranno le conseguenze?

“Se la Libia cadesse, la minaccia dell’Isis diverrebbe ancora più seria non solo per il Nord Africa ma anche per l’Italia e per l’Europa meridionale. Penso che sia stato un errore abbattere Gheddafi.  È vero, in Libia era cresciuta una protesta, e Gheddafi stava massacrando decine di migliaia di libici, il dilemma doveva essere se lasciare morire loro o sconvolgere gli equilibri, è un ragionamento cinico. Ma la domanda la pongo a lei: in questi casi è giusto o ingiusto valutare le situazioni con cinismo?”