Il bilancio finanziario della prima settimana di prove tecniche per la formazione del “governo del cambiamento” ad opera di Lega e Movimento 5 Stelle è in profondo rosso. Gli investitori – a cui in generale non piacciono fonti di incertezza né tantomeno pulsioni anti-europeiste – sono preoccupati per la tenuta del debito italiano qualora venisse applicato alla lettera il documento programmatico di 57 pagine presentato ieri dai due partiti. Stando ai primi calcoli i costi non coperti si aggirano intorno ai 50 miliardi. Così, nel dubbio, anche ieri le vendite hanno fatto la parte del leone tanto sui titoli di Stato quanto sulle azioni. Il rendimento del BTp a 10 anni è salito al 2,22%, il top da luglio 2017. Lo spread con il Bund si è portato a 165 punti tornando sui livelli di inizio anno. Mentre il differenziale con i titoli spagnoli – probabilmente il benchmark più importante in questa fase per misurare l’indice di gradimento su scala internazionale dell’Italia – è balzato a 80 punti, lo stesso livello del 2012 nel momento in cui assumeva le redini II governo tecnico di Mario Monti. Quanto alla Borsa, la capitalizzazione delle azioni quotate sul listino milanese è scesa ieri dell’1,5% e in settimana di oltre II 3%, a 652 miliardi: 22,5 miliardi in meno rispetto alla chiusura dell’11 maggio. «Il pericolo principale per le banche derivante dal programma di Lega e M5s arriva dall’allargamento dello spread sui titoli di Stato che può creare tensioni sulla raccolta e sui costi di rifinanziamento», spiegano gli analisti di Banca Akros.