Allarme di Federculture: con la manovra un altro duro colpo al settore

Roberto Grossi, presidente di Federculture

«Mentre si discute dell’importanza della cultura per lo sviluppo del Paese, dalla Legge di Stabilità arriva un nuovo duro colpo al settore. All’art. 16 del disegno di legge presentato dal governo vengono, infatti, nuovamente ripristinati i vincoli di spesa e gestionali per le società, le aziende speciali e le istituzioni degli enti locali, anche del settore culturale, imbrigliandole nelle maglie della pubblica amministrazione. Queste, dunque, dovranno rispettare ilpatto di stabilità interno e una serie di divieti o limitazioni, tra cui quelli relativi alle assunzioni di personale. La legge, difatti, riformula l’articolo 114 del Testo Unico degli Enti locali abrogando la parte che prevedeva espressamente l’esclusione per le aziende culturali dall’applicazione del patto di stabilità, precedentemente introdotta grazie ad una battaglia di Federculture. Dunque, non solo, come Federculture chiede da tempo, non vengono escluse dall’elenco Istat quelle istituzioni culturali che vi sono comprese, con tutti i limiti alla loro autonomia gestionale che ne conseguono, ma si aggrava ancora di più una situazione già molto difficile, indebolendo ulteriormente la rete delle imprese della cultura di Enti Locali e Regioni che negli ultimi anni hanno avviato un percorso di miglioramento dell’efficienza nei servizi culturali e della qualità dell’offerta». 
Questa la forte denuncia del presidente di Federculture, Roberto Grossi, lanciata nell’ambito della manifestazione Lu.Be.C. in un dibattito sul tema dei governance pubblico-privata della cultura, alla presenza del sottosegretario al MiBACT Ilaria Borletti Buitoni, di Andrea Marcucci, presidente Commissione Istruzione e Cultura del Senato e della parlamentare europea Silvia Costa
«Proprio in questo momento drammatico, – ha concluso Grossi – gli interventi del governo devono mirare a creare occupazione e migliorare i servizi per favorire la partecipazione dei cittadini. Ci auguriamo che il Parlamento intervenga, visto che anche il senatore Marcucci ha dichiarato che si farà parte attiva per modificare queste norme».
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