Allarme dei medici di Napoli, ogni anno centinaia di aggressioni


Da anni, ancor prima che la questione sicurezza si imponesse all’attenzione delle cronache, l’Ordine si e’ attivato per un monitoraggio costante delle strutture e dei presidi di Napoli e della provincia. Sappiamo ad esempio che ogni settimana all’interno delle nostre strutture sanitarie si consumano centinaia di episodi di violenza, fisica o verbale, di una certa entita’. E’ un problema che stiamo affrontando e che continueremo ad affrontare con il massimo impegno”. Lo afferma il presidente dell’Ordine dei medici di Napoli, Bruno Zuccarelli, a pochi giorni dall’ultimo tavolo tecnico tenutosi in prefettura sul tema della sicurezza, al quale hanno preso parte anche i manager delle Asl partenopee. Dal dossier in possesso dell’Ordine, le aggressioni nel tempo hanno coinvolto trasversalmente medici, specialisti e primari, finiti spesso in pronto soccorso. Causa scatenante di questa violenza, oltre che un evidente gap culturale degli aggressori, e’ spesso l’esasperazione dovuta a lunghe attese e al sovraffollamento delle strutture. Situazioni che solo grazie al lavoro dei camici bianchi non sono ancora arrivate al collasso. Eppure le vittime delle frustrazioni dei familiari dei pazienti, talvolta addirittura dei degenti stessi sono proprio i medici. “La sicurezza in sanita’, e quindi anche per i colleghi, e’ stata tra i primi obiettivi del Consiglio sin dal giorno del suo insediamento – sottolinea Zuccarelli – E’ un tema per il quale la responsabilita’ spetta proprio alle aziende sanitarie, alle Forze di Polizia non si puo’ chiedere altro se non un ausilio. Nel tempo, ad ogni modo, e’ stata portata avanti una verifica dei presidi maggiormente esposti, secondo criteri quali la localizzazione geografica, l’impatto demografico, l’esistenza di insediamenti di pronto soccorso a rischio e la familiarita’ con questo genere di problematiche”. Qualcosa in questi mesi e’ pero’ stato realizzato: “Penso ad esempio – spiega Zucchelli – al potenziamento dei servizi di sicurezza privati all’interno delle strutture a rischio, il posizionamento di telecamere a circuito chiuso dove queste mancavano e la definizione di linee guida sull’accettazione dei pazienti, il cosiddetto triage”

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