Addio a Francesco Rosi, raccontò il sacco di Napoli

francesco rosi

di LAURA BERCIOUX

Napoli perde un altro grande artista. Stamattina è morto a Roma il regista Francesco Rosi, un grande regista del cinema italiano: Leone d’oro alla carriera nel 2012, Leone d’oro per Le mani sulla città, Palma a Cannes per Il caso Mattei, Legion d’onore, e tributi alla carriera a Locarno e Berlino, e poi premi come David, Nastri. Rosi è stato un regista immenso e soprattutto “di grande impegno civile”, era un uomo di grande vitalità, generoso e possedeva un gran talento. E pensare che ho appena finito di leggere un libro stupendo scritto a quattro mani “io lo chiamo cinematografo” con Giuseppe Tornatore con una conversazione meravigliosa sulla sua vita dedicata al cinema, sulla guerra, su Napoli. Una lezione di vita e di cinema.

A Venezia nel 2012Francesco Rosi ricevette il Leone d’Oro alla carriera e proprio a Venezia, il regista napoletano, disse “Fare cinema, significa contrarre un impegno morale con la propria coscienza e con lo spettatore. Gli si deve l’onestà di una ricerca della verità senza compromessi. Più ci si addentra nel reale e più si ha coscienza che la certezza del vero e del giusto non esiste. Ma quel che conta è la nitidezza della ricerca”. Rosi deve la sua passione al padre che, nonostante gestiva una compagnia marittima, era appassionato di fotografia e di illustrazioni per i bambini. Laureato in legge iniziò la sua carriera e si circondò di tanti amici come Luchino Visconti, Giorgio Napolitano, Raffaele La Capria, Giuseppe Patroni Griffi. E’ con Visconti che Rosi debutta come assistente alla regia per il film del 1948 “La terra trema”, poi sarà sceneggiatore di Bellissima e collabora al film Senso. Il suo esordio da regista neorealista è con “Salvatore Giuliano”: nasce un nuovo tipo di cinema. Nasce un tipo di cinema dove tutto è molto documentato, un cinema tra “inchiesta” e “finzione”. Era un regista che si muoveva sul set tra il suo essere artista e giornalista. Tra storia e finzione. Rosi verrà accostato a Sciascia per questo nuovo tipo di cinema che si muove tra inchieste, storia e sociale. Il grande Rosi è morto stamattina, a due anni di distanza dalla moglie Giancarla, amatissima dal regista, nella sua casa romana dove viveva con la figlia Carolina. Rosi amava moltissimo Napoli e l’ha raccontata con amore e tanta verità, era un uomo ironico, amava la musica, l’opera, amava ballare. Il mondo del cinema oggi piange un grande Signore che amava dire “Io lo chiamo cinematografo”. Ecco alcuni commenti sulla sua scomparsa.

Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica

“Con Franco Rosi il nostro Paese perde una delle sue voci ed energie migliori, capace di rappresentare con rigore e vigore la realta’ italiana nelle sue pieghe piu’ sottili e nelle sue contraddizioni piu’ drammatiche. La combattivita’ e il coraggio del suo cinema facevano tutt’uno con la passione civile di un uomo libero e indipendente, di costante e coerente impegno democratico”.

Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli
“Un altro pezzo della storia e della cultura di Napoli e dell’Italia intera se ne va. Francesco Rosi, orgoglio di Napoli, ci lascia però la sua immensa arte, lo sguardo attento e lucido sulla realtà italiana degli ultimi cinquantanni. Ci lascia i suoi film, le sue opere d’arte, il suo ingegno inimitabile. Lo avevamo festeggiato solo qualche anno fa al Teatro San Carlo conferendogli la medaglia d’oro della Città di Napoli e avevamo parlato a lungo di Napoli, della voglia di riscatto della sua gente, delle criticità di una metropoli difficile ma anche e soprattutto della straordinaria bellezza della città che Rosi conosceva bene e che si portava dentro da sempre da una vita, pur non vivendo stabilmente a Napoli. Ne parlava con amore, la difendeva dai soprusi dei poteri attraverso le immagini delle Mani sulla città ed oggi con lo stesso amore Napoli lo saluta rendendogli gli onori che ha meritato nel corso di una vita stupenda”.

Gaetano Amato, attore
“Mi sembra che il patrimonio artistico italiano si stia riducendo pian piano come quello storico archeologico. Ogni giorno perdiamo un pezzo di valore, prima Pino Daniele, ora Francesco Rosi. ma il grave è, che questa nazione, non si rende conto di quello che aveva e che ha. C’è sempre più approssimazione in tutti i settori. il maestro rosi ha avuto il coraggio e l’intuizione per fare grandi denunce sociali, da le mani sulla città al bandito giuliano. film di denuncia, di impegno civile e sociale. Il cinema italiano ha dimenticato la lezione dei grandi maestri. ora solo battutari e cabarettisti riescono a montare un film. E’ un peccato. Grazie a loro eravamo maestri nella scuola di cinema mondiale e ci siamo ridotti a essere bidelli di un cinema che ormai è dimenticato”.

Nino Daniele, Assessore al Comune di Napoli

“La città è’ provata e profondamente addolorata dalla scomparsa di Francesco Rosi.Dopo i giorni del dolore per la morte improvvisa di Pino Daniele.Uno dei più grandi registi di ogni tempo,un’artista che aveva saputo fare della regia cinematografica e teatrale chiavi per comprendere il proprio tempo attraverso l’indagine lucida e senza compromessi.
Ricerca artistica dei linguaggi espressivi e analisi della realtà sociale davano alla sua cinematografia e alle sue regie la dimensione dell” epos” classico e tragico.
Un altro grande napoletano se ne va lasciando un vuoto immenso.
Ci sentiamo contemporaneamente fieri per questa città che ha saputo dare figli capaci di raggiungere risultati così straordinari in ogni campo della cultura e dell’arte e responsabili perché questo patrimonio immenso non vada perduto e si trasformi in bagaglio prezioso per le nuove generazioni.E’ questo il compito che dobbiamo mostrarci capaci di tradurre in concreti progetti dando un senso alla parola “memoria”.

Carlo Verdone, attore

“Con Francesco Rosi scompare il piu’ lucido regista che meglio ha saputo narrare temi e personaggi legati a film d’inchiesta e di denuncia. Rosi e’ stato un autore pieno di coraggio che non e’ mai sceso a compromessi nel mostrare quello che il potere voleva nascondere. Mani sulla Citta’ resta senz’altro il suo piu’ crudo e spietato atto di accusa nei confronti di un Paese cosi’ cattolico e cosi’ corrotto. L’ho incontrato piu’ volte negli ultimi tempi e di lui mi rimarra’ sempre l’immagine di un vero signore nella vita e di un grande regista che aveva sposato l’ assoluta liberta’ narrativa”.

Federico Vacalebre, giornalista

Franco Rosi fu il primo a cui fu proiettata la copia finita di “Passione”. Applaudi’ l’amico Turturro, ebbe parole d’elogio persino per me, piccolo piccolo in quella sala. E stasera, con Maurizio de Giovanni, parleremo di canzoni, di Passione. Puxa vida, addio a un maestro

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