Bruxelles, 3 settembre 2025 – Un mercato potenziale da 700 milioni di consumatori e un aumento atteso dell’export del 40%: è quanto promette l’accordo commerciale siglato dalla Commissione Europea con i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) e il Messico.
Un’intesa definita “storica” da Bruxelles, ma che accende un acceso dibattito in Europa, in particolare nel mondo agricolo.
I numeri dell’accordo: export in crescita e 440 mila posti di lavoro
Secondo le stime dell’UE, l’intesa potrebbe generare 50 miliardi di euro di entrate aggiuntive nei prossimi anni e sostenere 440.000 posti di lavoro in tutta Europa.
“Questi accordi storici sono parte della strategia dell’Ue per diversificare i rapporti commerciali globali”, spiega la Commissione.
Previsto anche un aumento del 39% dell’export UE verso il Mercosur e il Messico, grazie alla rimozione progressiva dei dazi su beni industriali e agricoli.
Agricoltori in allarme: “Così salta la reciprocità degli standard”
L’altra faccia della medaglia è l’impatto sulle importazioni. L’accordo prevede l’eliminazione dei dazi su oltre l’80% dei prodotti agricoli del Mercosur e fino al 93% dei prodotti europei, con quote fissate per carne bovina, pollo, riso e zucchero.
Nonostante l’inserimento di salvaguardie, tra cui:
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meccanismi di intervento rapido in caso di crisi dei prezzi,
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controlli fitosanitari rafforzati sulle merci in ingresso,
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un fondo compensazioni da 6,5 miliardi di euro,
le organizzazioni agricole restano contrarie.
“L’UE ci sta sacrificando sull’altare del libero scambio”, denuncia Copa-Cogeca, la principale federazione agricola europea.
“L’accordo rischia di approfondire il divario tra Bruxelles e le comunità rurali”.
L’Italia cambia posizione: “Valuteremo in base alle garanzie”
Fino a pochi giorni fa, l’Italia era contraria all’accordo. Ora, però, apre a un possibile sì, condizionato all’efficacia delle tutele per gli agricoltori.
“Accogliamo con favore l’inserimento di un pacchetto di salvaguardie aggiuntive”, si legge in una nota di Palazzo Chigi, che precisa:
“Valuteremo l’accordo coinvolgendo le associazioni di categoria e monitorando l’impatto a livello nazionale”.
Francia, Polonia, Irlanda e Austria restano contrarie
Sul piano politico, il fronte del no all’accordo resta solido: Francia, Polonia, Irlanda e Austria sono apertamente contrarie, mentre Belgio e Olanda sono ancora in bilico.
“L’obiettivo non è contare i voti al millimetro”, spiegano fonti UE, “ma ottenere un consenso il più ampio possibile”.
L’accordo richiede ora la maggioranza qualificata in Consiglio, e successivamente la maggioranza semplice del Parlamento europeo.
Due accordi, non solo Mercosur: c’è anche il Messico
Spesso si parla solo del Mercosur, ma in realtà i trattati firmati sono due. L’altro riguarda il Messico, dove già esisteva un’intesa commerciale, ma limitata e priva di copertura sui servizi.
Entrambi gli accordi prevedono:
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Eliminazione o riduzione dei dazi su prodotti industriali (entro 10 anni),
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Quote e tutele su prodotti agricoli sensibili,
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Maggiore accesso a materie prime strategiche per l’Europa.
Il mondo agricolo italiano diviso
Il fronte agricolo italiano è spaccato. Da un lato, le forti proteste di Coldiretti e Filiera Italia, che chiedono:
“Garanzie concrete sul rispetto degli standard produttivi e su controlli puntuali su tutti i prodotti agroalimentari che entrano in Europa”.
Dall’altro lato, i consorzi del Made in Italy – come quelli del vino, Parmigiano e Grana Padano – vedono invece grandi opportunità nell’accordo:
“L’apertura al Mercosur è un segnale positivo per il libero mercato”, afferma Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini.
“Questi sono gli accordi commerciali che ci piacciono”.
In sintesi
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L’accordo UE-Mercosur/Messico mira a rafforzare il ruolo globale dell’Europa e a diversificare l’export.
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Promette benefici economici rilevanti ma solleva forti preoccupazioni nel settore agricolo.
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L’Italia potrebbe dare il via libera, ma chiede tutele e garanzie concrete per le filiere più esposte.
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Il futuro dell’intesa dipende ora da un delicato equilibrio politico a Bruxelles.
