Roma, 8 gen. (askanews) - Sono già arrivati gli agricoltori nella Capitale per denunciare gli errori regionali e l’assenza nella manovra approvata delle misure necessarie a garantire adeguate risorse al Fondo di Solidarietà Nazionale per far fronte alle pesanti calamità che hanno colpito importanti aree del Paese, a partire dalla Puglia, con il dimezzamento della produzione nazionale di olio di oliva che ha messo in ginocchio il settore. Migliaia di agricoltori della Coldiretti - informa un comunicato - si sono dati appuntamento in via XX Settembre 20 davanti Ministero delle Politiche Agricole dove è fissato l’incontro di una delegazione guidata dal presidente Ettore Prandini con il Ministro Gian Marco Centinaio. Nei cartelli dei manifestanti si leggono frasi come “Solo promesse per l'olio italiano nessun interesse”, “Produzione dimezzata, olivicoltura dimenticata”, “Chiudiamo i porti al falso olio italiano”, “Fermiamo la Xylella E' #disastrocolposo” ma anche “Presidente Conte non dimenticare gli ulivi della tua Puglia” per ricordare le origini del premier italiano. L’obiettivo - conclude la nota - è salvare il prodotto simbolo della dieta mediterranea di fronte ad una crisi storica che va affrontata responsabilmente con interventi straordinari a livello regionale e nazionale. Dalla inarrestabile strage provocata dalla Xylella alle contraffazioni, dall’invasione di olio straniero a dazio zero al falso Made in Italy fino ai cambiamenti climatici e gli effetti dei disastrosi eventi estremi, sono alcune delle criticità da affrontare per salvare un settore strategico per la salute dei cittadini, il presidio del territorio, l'economia e l’occupazione che vede impegnate oltre 400mila aziende agricole.

Bruxelles, 3 settembre 2025 – Un mercato potenziale da 700 milioni di consumatori e un aumento atteso dell’export del 40%: è quanto promette l’accordo commerciale siglato dalla Commissione Europea con i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) e il Messico.

Un’intesa definita “storica” da Bruxelles, ma che accende un acceso dibattito in Europa, in particolare nel mondo agricolo.


I numeri dell’accordo: export in crescita e 440 mila posti di lavoro

Secondo le stime dell’UE, l’intesa potrebbe generare 50 miliardi di euro di entrate aggiuntive nei prossimi anni e sostenere 440.000 posti di lavoro in tutta Europa.

“Questi accordi storici sono parte della strategia dell’Ue per diversificare i rapporti commerciali globali”, spiega la Commissione.

Previsto anche un aumento del 39% dell’export UE verso il Mercosur e il Messico, grazie alla rimozione progressiva dei dazi su beni industriali e agricoli.


Agricoltori in allarme: “Così salta la reciprocità degli standard”

L’altra faccia della medaglia è l’impatto sulle importazioni. L’accordo prevede l’eliminazione dei dazi su oltre l’80% dei prodotti agricoli del Mercosur e fino al 93% dei prodotti europei, con quote fissate per carne bovina, pollo, riso e zucchero.

Nonostante l’inserimento di salvaguardie, tra cui:

  • meccanismi di intervento rapido in caso di crisi dei prezzi,

  • controlli fitosanitari rafforzati sulle merci in ingresso,

  • un fondo compensazioni da 6,5 miliardi di euro,

le organizzazioni agricole restano contrarie.

“L’UE ci sta sacrificando sull’altare del libero scambio”, denuncia Copa-Cogeca, la principale federazione agricola europea.
“L’accordo rischia di approfondire il divario tra Bruxelles e le comunità rurali”.


L’Italia cambia posizione: “Valuteremo in base alle garanzie”

Fino a pochi giorni fa, l’Italia era contraria all’accordo. Ora, però, apre a un possibile sì, condizionato all’efficacia delle tutele per gli agricoltori.

“Accogliamo con favore l’inserimento di un pacchetto di salvaguardie aggiuntive”, si legge in una nota di Palazzo Chigi, che precisa:
“Valuteremo l’accordo coinvolgendo le associazioni di categoria e monitorando l’impatto a livello nazionale”.


Francia, Polonia, Irlanda e Austria restano contrarie

Sul piano politico, il fronte del no all’accordo resta solido: Francia, Polonia, Irlanda e Austria sono apertamente contrarie, mentre Belgio e Olanda sono ancora in bilico.

“L’obiettivo non è contare i voti al millimetro”, spiegano fonti UE, “ma ottenere un consenso il più ampio possibile”.

L’accordo richiede ora la maggioranza qualificata in Consiglio, e successivamente la maggioranza semplice del Parlamento europeo.


Due accordi, non solo Mercosur: c’è anche il Messico

Spesso si parla solo del Mercosur, ma in realtà i trattati firmati sono due. L’altro riguarda il Messico, dove già esisteva un’intesa commerciale, ma limitata e priva di copertura sui servizi.

Entrambi gli accordi prevedono:

  • Eliminazione o riduzione dei dazi su prodotti industriali (entro 10 anni),

  • Quote e tutele su prodotti agricoli sensibili,

  • Maggiore accesso a materie prime strategiche per l’Europa.


Il mondo agricolo italiano diviso

Il fronte agricolo italiano è spaccato. Da un lato, le forti proteste di Coldiretti e Filiera Italia, che chiedono:

“Garanzie concrete sul rispetto degli standard produttivi e su controlli puntuali su tutti i prodotti agroalimentari che entrano in Europa”.

Dall’altro lato, i consorzi del Made in Italy – come quelli del vino, Parmigiano e Grana Padano – vedono invece grandi opportunità nell’accordo:

“L’apertura al Mercosur è un segnale positivo per il libero mercato”, afferma Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini.
“Questi sono gli accordi commerciali che ci piacciono”.


In sintesi

  • L’accordo UE-Mercosur/Messico mira a rafforzare il ruolo globale dell’Europa e a diversificare l’export.

  • Promette benefici economici rilevanti ma solleva forti preoccupazioni nel settore agricolo.

  • L’Italia potrebbe dare il via libera, ma chiede tutele e garanzie concrete per le filiere più esposte.

  • Il futuro dell’intesa dipende ora da un delicato equilibrio politico a Bruxelles.