Il 5 Dicembre del 1456, — sotto il regno di Alfonso V d’Aragona, detto il Magnanimo (1396-1458), della dinastia di Trastámara — il Regno di Napoli fu sconvolto da un fortissimo#terremoto di magnitudo 7.1 con epicentro nella zona del Sannio e più precisamente nella valle del Miscano, che sconvolse la Campania e le regioni circostanti, con ripetute scosse secondarie nella zona dell’Irpinia, degli Abruzzi e della Lucania.

Si verificò anche un maremoto che colpì le coste ioniche tra Gallipoli e Taranto.

Fu forse il più forte evento sismico dell’Italia del II Millennio e fu avvertito tra la Toscana e la Sicilia; furono completamente devastate le attuali regioni di Campania, Abruzzo, Molise, Basilicata e Puglia, ma parzialmente colpite anche il  Lazio e la Calabria.

In tutto il Regno di Napoli vi furono oltre 30.000 vittime. Nella stessa città di Napoli, capitale del Regno, si registrarono fra l’altro il crollo del campanile della Basilica di Santa Chiara e il cedimento della Chiesa di San Domenico Maggiore, che dovette essere ricostruita.

Lo sciame sismico sarebbe durato per diversi anni, con alcune forti scosse che avrebbero continuato a flagellare il Centro-Sud d’Italia.