A Catania nasce l’asse Casaleggio-Di Battista. Nel mirino c’è Di Maio

A Catania nasce l’asse Casaleggio-Di Battista. Nel mirino c’è Di Maio

«Meno male che sei tornato» urla un anziano ad Alessandro Di Battista mentre a fatica si avvicina al palco dove lo aspetta Davide Casaleggio. E un duo inedito, ma per loro ritrovarsi insieme sul palco non è per nulla casuale. E lo è ancor meno se l’uscita pubblica di Catania per il Rousseau City Lab è preceduta da un lungo confronto pomeridiano, con un ristretto gruppo di collaboratori, in una saletta di un albergo. Qualcuno vede in tanto attivismo un nascente asse tra Casaleggio e Di Battista, anche se il presidente di Rousseau smentisce che tra i due ci sia una alleanza «contro» Luigi Di Maio. Certo è che quello di Catania ha tutti i crismi di un vertice tra due leader dei 5 Stelle preoccupati per la china che sta prendendo il governo con la Lega e per il ruolo sempre più subalterno che la loro creatura sta recitando di fronte al protagonismo salviniano. Ecco perché a un certo punto nella saletta dell’hotel Plaza si è sentito Casaleggio dire preoccupato: «Stiamo ballando». Inutilmente l’imprenditore in pubblico ha tenuto a precisare che «9 riforme su 11 varate finora portano la firma del Movimento». I numeri usciti dalle urne delle Europee sono stati impietosi.

E Di Battista nel suo libro fresco di stampa ha usato toni e parole che hanno turbato Di Maio e l’ala governativa a 5 Stelle.Per dare l’esempio sulla possibile controffensiva, l’ex deputato dal palco catanese lancia stoccate proprio a Salvini: «Lo ascolto e ogni giorno si berlusconizza sempre di più: farà trapianti, si metterà i tacchi». Di Maio incontrando gli attivisti a Terni oltre ad attaccare Salvini per l’uso dei voli di Stato, si è sfogato anche per le critiche rivolte da Alessandro Di Battista all’azione dell’esecutivo. «Noi siamo andati al governo per fare le cose, finché ci saranno le condizioni per farle, io continuerò. Perché se invece il tema è fare il ragionamento politico… è per questo che io mi sono incazz… in questi giorni quando ho sentito questa frase “burocrati chiusi nei ministeri”», citando l’espressione usata proprio dall’ex parlamentare pentastellato. E in privato, con i fedelissimi, Di Maio poi puntualizza: «Non si devono alimentare scontri che non ci sono, si deve pensare al bene del Paese». Anche se poi precisa: «Voglio bene ad Alessandro, gli voglio bene come a un fratello, ma non ho capito dove vuole andare a parare».

Negli scorsi giorni, in un’intervista, ma con il suo consueto costume, Di Maio aveva lasciato intendere di non aver gradito il libro e avvertito che nel M5s, ultimamente, «di opinionisti ne abbiamo fin troppi». All’interno del Movimento, le diverse anime si sono raccolte come corpo intero accanto al leader e detto chiaramente che i tentativi di Di Battista non sono altro che dettati da interesse e calcolo, dal desiderio insomma di ribaltare le gerarchie e di tomare presto a occupare una carica.

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