Politica interna

Tav. Il consiglio comunale di Torino approva un documento contro la Tav. “Bene la votazione”, scrive il vice-presidente del Consiglio Di Maio; “Presto io e Danilo Toninelli incontreremo Appendino per continuare a dare attuazione al contratto di governo”. Il voto del comune di Torino rafforza la direzione di marcia del M5S, che vede la Valsusa come proprio baluardo: se il governo deciderà di fermare la Tav sa di poter contare sull’assemblea che rappresenta Torino e i suoi cittadini. Ma le proteste in città sono vibranti, e anche dal fronte leghista trapela perplessità. Tanto che il capogruppo del Carroccio in consiglio comunale, Fabrizio Ricca, ha votato contro l’ordine del giorno No-Tav dei grillini dopo aver avuto un chiaro via libera da Roma. Duro il giudizio del governatore lombardo Fontana: “Per noi si tratta di un’opera fondamentale per rientrare in Europa attraverso un asse commerciale importante. Altrimenti le merci viaggeranno un po’ più a nord e noi restiamo tagliati fuori. Noi sentiamo molto questa richiesta da parte del mondo economico lombardo. E la domanda di infrastrutture riguarda anche rautostrada Pedemontana e il trasporto dei pendolari, cioè dei lavoratori”. Sulla stessa linea Boccia, presidente Confindustria: “Il nostro pensiero è in linea con la Confindustria di Torino: siamo un paese industriale e dobbiamo avere una visione sul futuro che sembra venire meno con questo blocco ideologico alle grandi infrastrutture, che sono nell’interesse del paese”.

Tav: Torino vota la stop, ma rimangono le tensioni M5S-Lega.- Manovra: dopo le ultime limature il testo va alla Camera – Germania: l’addio della Merkel

M5S. Luigi Di Maio decide di usare il pugno duro con i parlamentari “ribelli” del Movimento: attraverso un post pubblicato sui social, il vicepremier prende di mira che si sfila dalla linea politica, prospettando una imminente assemblea dei gruppi parlamentari che potrebbe decidere di sanzionare i rivoltosi. Ma il fronte interno sembra sempre più allargarsi, espresso da tre senatori, Elena Fattori, Paola Nugnes e Gregorio De Falco, che considerano il rapporto con la Lega di eccessiva sudditanza, soprattutto nella discussione in materia di sicurezza. “Se qualche mese fa avessimo detto in un comizio che avremmo detto sì alla Tap, sì all’Ilva, che avremmo fatto un condono fiscale ed edilizio e che ci saremmo alleati con la Lega usando la parola contratto, ci avrebbero rincorso con i forconi”, dice Elena Fattori attraverso un emblematico post su Facebook. Ma le tensioni sono evidenti anche con la base, dopo il caso del sì alla Tap.

Politica estera

Germania. Dopo le 13, Angela Merkel nell’atrio della Konrad Adenauer Haus, la sede nazionale della Cdu, in una drammatica conferenza stampa, annuncia l’intenzione di lasciare la presidenza del partito che guida da 18 anni. La Merkel si dice inoltre intenzionata a rimanere alla guida del governo fino alla scadenza naturale del mandato nel 2021, dopo la qualche non si ricandiderà nè alla cancelleria nè al Bundestag, uscendo dalla politica anche a livello europeo. “A dicembre — confida una fonte governativa della Cdu — sarebbe andata alla conta, al congresso di Amburgo. Non voleva rischiare una disfatta. E l’anno prossimo tre elezioni nelle vecchie regioni dell’Est dove l’Afd è già forte e Merkel particolarmente impopolare, Brandeburgo, Turingia e Sassonia, avrebbero significato un’altra batosta da caricarsi sulle spalle”. candidati alla successione di Angela Merkel sono tre e due rappresentano una possibile svolta della Cdu verso posizioni più conservatrici. La cancelliera non ha voluto fare nomi, ma è noto che la sua preferenza, nel quadro attuale, va a Annegret Kramp-Karrenbauer, già segretaria generale del partito; Jens Spahn è il secondo contendente: classe 1980, membro della segreteria della Cdu, è sempre stato il più feroce critico dell’apertura delle frontiere; infine il 62enne Friedrich Merz, già capogruppo della Cdu dal 2000 al 2002 ed uno dei tanti avversari fatti fuori dalla cancelliera con abili manovre di palazzo.

Brasile. La vittoria di Jair Bolsonaro in Brasile, festeggiata in modo sobrio per le strade del paese sudamericano, e accolta con sconforto dalla sinistra. Fernando Haddad si è prima rifiutato di fare i complimenti al vincitore (“Sono stato insultato e minacciato per tutta la campagna”), poi ha fatto marcia indietro: “Le auguro successo, il nostro Paese merita il meglio”, ha scritto l’esponente della sinistra. Ora al via due mesi di transizione, durante i quali Bolsonaro studierà le prime mosse, chiamato ad applicare in concreto ciò che ha annunciato: dovrà rispondere a 57,7 milioni di brasiliani che l’hanno votato, il 55,13 per cento del totale. L’ex capitano che è riuscito a farsi cacciare dall’Esercito per ribellione, porterà al potere decine di ex compagni d’armi. Generali, soprattutto. Ma anche colonnelli, per la prima volta in ruoli governativi dalla fine della dittatura nel 1985.  In economia tutto è appaltato a un economista iperliberista, Paulo Guedes, che dovrà mettere le mani in un forte deficit pubblico causato soprattutto dal buco del sistema previdenziale. Tra le altre promesse, l’abbassamento dell’età minima per incorrere in un processo penale, il porto d’anni più facile, la repressione dei movimenti sociali con l’applicazione delle norme antiterrorismo. Quanto alle promesse di privatizzare subito petrolio e distribuzione di energia, Bolsonaro ci ha già ripensato.

Economia e Finanza

Manovra. Sono serviti altri due lunghi incontri tra il ministro Tria e il presidente del Consiglio Conte, per limare la manovra economica, controllare gli ultimi dettagli, inserire alcune novità, trasformare in collegati esterni la riforma della Fornero e il reddito di cittadinanza, e quindi per mettere la parola fine, almeno da parte dell’esecutivo, alla legge di Bilancio. Da domani, dopo il passaggio presso gli uffici della Ragioneria dello Stato, la legge si troverà in Parlamento, alla Camera. Ecco alcune delle novità dell’ultima versione del disegno di legge di bilancio che domani dovrebbe approdare in Parlamento, dopo il necessario “sigillo” del Quirinale. In primis, uno sgravio contributivo fino a 8 mila euro per un anno alle imprese che assumono a tempo indeterminato giovani eccellenze. E nuove assunzioni di personale alla Consob per potenziare l’azione sulle controversie finanziarie in funzione di una maggior tutela dei risparmiatori danneggiati dai crack bancari. Ma anche flat tax al 15% su quanto percepiscono i docenti per lezioni private e ripetizioni, stretta sui vitalizi regionali, cedolare secca al 21% sugli affitti limitata ai piccoli negozi. E un pacchetto famiglia da 200 milioni l’anno con assegnazione gratuita per 20 anni di terreni agricoli dismessi ai nuclei con tre figli.
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Spread e credito. Le indiscrezioni sulla revisione di alcune misure per ridurre l’obiettivo di deficit/Pil, insieme all’eventuali mosse a sostegno del comparto bancario, sono state “apprezzate” dal mercato. Spread di nuovo sotto quota 300 e Milano che chiude in positivo a +1,9%, anche in conseguenza delle voci su un possibile compromesso con Bruxelles. Influisce anche la scelta di S&P’s di modificare solamente l’outlook (da stabile a negativo) dell’Italia, una sorta di “stand by” per, poi, andare a vedere concretamente le carte della futura manovra finanziaria. Inoltre le difficoltà politiche del M5S sul fronte delle Grandi Opere hanno, giusto o sbagliato che sia, indotto dei dubbi sulla tenuta della stessa alleanza. Ma il tema spread continua a preoccupare il governo. Ieri il premier Conte e il ministro dell’Economia Giovanni Tria sono tornati a confrontarsi sul punto. Dal Movimento 5 Stelle si continua a spingere sulla possibilità di accompagnare con un ombrello pubblico fatto di garanzie possibili aggregazioni per gli istituti in sofferenza. Un modo, questo, per dire «no» a riedizioni di intervento come quelli su Mps e le due Venete. Sui tavoli c’è anche l’ipotesi di nuove forme di Monti o Tremonti bond, meccanismi con cui lo Stato potrebbe sottoscrivere bond convertibii per dare ossigeno alla liquidità di qualche istituto. Ma si tratta, al momento, di ipotesi lontane da un immediato passaggio ai fatti.

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