Le principali notizie sui giornali di martedì 23 ottobre

Le principali notizie sui giornali di martedì 23 ottobre

Ecco le principali notizie in evidenza sui giornali di martedì 23 ottobre

Politica interna

Elezioni in Trentino. I festeggiamenti dei militanti leghisti al bar Città di piazza Battisti, proprio davanti alla loro sede cittadina, segnano davvero uno spartiacque. Mai prima d’ora nella sua storia il Trentino era andato a una coalizione di centrodestra. I numeri attribuiscono al partito di Matteo Salvini un risultato (27,1%) simile a quello delle elezioni politiche (26,7%), ma di molto superiore al 6,2% delle ultime provinciali. Il Movimento 5 Stelle è sceso dal 23,8% della scorsa primavera al 7,2%, a conferma di una storica difficoltà nelle consultazioni locali. Al resto ci hanno pensato il Partito democratico e il centrosinistra autonomista. Lorenzo Dellai, il Principe che ha regnato sul Trentino per vent’anni, dice: «Questo voto ha ragioni psicosociali. La gente è stata colta dalle paure profonde, quelle che non si spiegano con le condizioni reali dell’economia. Come interpretare altrimenti il successo della Lega a Bolzano, che ha il Pil più alto d’Europa e dove gli statistici non riescono nemmeno a rilevare la disoccupazione tanto ce n’è poca? E anche in Trentino, dove il centrosinistra autonomista ha governato bene, avremmo perso anche se ci fossimo presentati uniti». Per il Trentino adesso inizia un tempo inedito. La Lega si ritrova al 27 per cento.

Crisi Pd. Tra le tante balle che sono state messe in giro in questi giorni ce n’è una che riguarda la fuga di capitali. Per paura di quello che combineranno Luigi Di Maio e Matteo Salvini con il denaro degli italiani, nei mesi scorsi gli investitori stranieri se la sarebbero data a gambe levate, portando fuori dall’Italia i propri soldi, per una somma equivalente a 17 miliardi di euro.  Nelle scorse settimane l’unica cosa che è crollata, semmai, è la tenuta del Pd, che alle elezioni di domenica scorsa in Trentino e in Alto Adige ha ottenuto il minimo storico. A Bolzano il Pd è quasi sparito, ridotto al 3,8% contro l’i1,5% della Lega. E dire che la provincia atesina era considerata sicura, al punto di aver candidato proprio qui, alle elezioni politiche, Marla Elena Boschi. La zarina del Giglio magico da queste parti si fa vedere spesso, ma il risultato appare inversamente proporzionale all’allungamento dei suoi stivali. Più salgono quelli,  più scendono le percentuali del partito. A occhio, c’è da attendersi che se il tacco passerà da 10 a 15, le prossime percentuali del Pd scenderanno a 7,5. Se si tornasse in fretta al voto, i primi a rimetterci sarebbero proprio Forza Italia e Pd. Quest’ultimo, deflagrato in mille pezzettini come una mina minore esplosa male, è terrorizzato dall’ipotesi di voto anticipato. Hanno paura tutti.

– La manovra economica all’esame della Ue – Le elezioni in Trentino consacrano la Lega – Trump viaggia verso un ritorno al nucleare – Morto l’industriale Benetton – La Fiat cede Magneti Marelli

Economia e finanza

Manovra all’esame Ue. È arrivato il giorno dell’ultimatum: oggi la Commissione europea boccerà la manovra italiana e darà al governo tre settimane di tempo per riscriverla. Se entro il 13 novembre Di Maio e Salvini non avranno tagliato quel 2,4% di deficit 2019 che agita i mercati, già il 21 novembre Bruxelles avvierà l’iter per mettere l’Italia in procedura d’infrazione imbrigliando per anni la politica economica del Paese. Dopo settimane di minacce, carteggi e incontri ora si fa sul serio: è la prima volta dalla nascita dell’euro che la Commissione è costretta a respingere una Legge di stabilità prima ancora della sua approvazione in Parlamento. La vigilia della bocciatura è stata segnata dalla lettera di Tria ai commissari Dombrovskis e Moscovici, che giovedì scorso avevano chiesto chiarimenti sulla manovra.  La scelta di una legge di bilancio espansiva, scrive il ministro dell’Economia nella risposta alle osservazioni della Commissione, «è stata una decisione difficile ma necessaria», per il ritardo dell’economia nel recuperare il terreno perduto e per le «drammatiche condizioni economiche» in cui vivono le fasce deboli della popolazione. Il cammino verso il pareggio di bilancio, scrive Tria, riprenderà a partire dal 2022. La risposta del commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici è lapidaria: «Non ho una posizione rigorosa o intransigente ma imparziale. Per usare una metafora calcistica, direi che la Commissione è un buon arbitro». Nella lettera alla Ue Tria conferma tutte le previsioni ed i numeri del governo. Compresi quelli sull’impatto della manovra sul pil, ritenuti ottimistici sia dalla Commissione che dall’Ufficio di Bilancio. «Il governo è fiducioso che quanto esposto sia sufficiente a chiarire l’impostazione della manovra e che quest’ultima non esponga a rischi la stabilità finanziaria dell’Italia nè degli altri paesi membri», scrive Tria. La manovra punta all’espansione e negli anni successivi anche alla riduzione del debito pubblico. Massimo Bitonci, leghista e sottosegretario all’Economia ribadisce «Il governo non cambia assolutamente la linea, la strada è tracciata. È una manovra espansiva, va a rilanciare investimenti, taglia la tassazione a imprese e ditte individuali, introduce novità come la cedolare secca sugli affitti commerciali… Bisogna rispettare l’autonomia di un Paese che ha scelto per la prima volta da anni una manovra espansiva».

Dibattito sul Sud. Le idee non mancano. Ieri sul tema Mezzogiorno ne sono state messe in fila ben 107, suddivise in cinque mozioni parlamentari rappresentative dell’intera Camera dei deputati. Le idee, va detto subito, sono in larga parte convergenti, a conferma del fatto che sul Sud il problema non è definire cosa sia necessario ma come passare dal dire al fare e come individuare le priorità.  La mozione dei due partiti di maggioranza ha, ovviamente, un peso politico rilevante. Anche perché, dalla sua lettura, emerge netta la richiesta al governo di un cambio di passo, con toni e proposte non dissimili da quelle di altri gruppi parlamentari. Tra gli altri temi toccati, la richiesta al governo di «colmare le insufficienze di personale qualificato» nella sanità e di far partire un piano per le università meridionali in modo da renderle «attrattive per tutti quei giovani che oggi si trasferiscono altrove». M5s e Lega invitano il governo Conte a estendere misure messe a punto dai precedenti esecutivi, come quelle per il controesodo dei lavoratori, Resto al Sud, le zone economiche speciali, gli incentivi alle assunzioni anche degli over 35 nel Mezzogiorno. «Al Sud servono lavoro e occupazione, non assistenzialismo. Pensare che possa essere un ponte verso il lavoro un reddito di cittadinanza ancorato a tre chiamate di lavoro è un’illusione, laddove al massimo di proposte di lavoro ne arriverà una». Esprime ancora una volta forte scetticismo sulle possibilità che la Manovra giallo-verde centri gli obiettivi, il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, intervenuto ieri all’incontro «+Sud, + Italia, Magna Grecia 2018. Le nostre politiche in Parlamento».

Politica estera

Ritorno al nucleare. Russia e Usa dialogano, ma il futuro dell’accordo che vieta i missili nucleari a breve-medio raggio resta appeso a un filo. La minaccia di Trump di fare carta straccia del Trattato Inf è stata duramente condannata dall’Ue, dalla Cina e, ovviamente, dalla Russia, che in questi giorni ospita il consigliere per la sicurezza Usa John Bolton per una serie di colloqui ad alto livello. Il Cremlino ha reagito con forza alle parole di Trump. Senza il Trattato Inf il mondo sarà «più pericoloso», ha dichiarato, avvertendo che se gli Usa si lanceranno nella produzione dei razzi ora vietati, Mosca dovrà rispondere «per ristabilire l’equilibrio». Uscendo dall’accordo siglato da Reagan e Gorbaciov, gli Usa rischiano di dar vita a una nuova corsa agli armamenti. La prima giornata a Mosca di John Bolton, consigliere di Trump per la sicurezza nazionale, è servita alle parti per scoprire le carte. Oggi Bolton vedrà Putin a conclusione della visita giunta dopo l’annuncio del presidente americano di voler uscire dal trattato che ha eliminato i missili a medio raggio con base terrestre. I russi hanno risposto che, nel caso, prenderanno «adeguate» contromisure. Ma hanno aggiunto di essere pronti a rispondere alle preoccupazioni americane sul rispetto del trattato Inf. Anche gli europei, Londra esclusa, hanno ribadito l’importanza dell’intesa che chiuse il confronto nucleare. Parigi e Berlino hanno espresso preoccupazione; Bruxelles ha invitato a «dialogare» per «preservare» il trattato.

Migranti contro Trump. Erano partiti in 300. Adesso, sei giorni dopo, sono 10mila. Avanzano a piedi, seguiti da auto, camion, furgoni, moto, biciclette, carretti, taxi collettivi. Ognuno con il suo fagotto, una borsa, uno zaino. Famiglie intere che si perdono e si ritrovano in questo serpentone umano lungo chilometri. Sono vestiti in modo semplice ma dignitoso.  Poco cibo, acqua razionata. E poi il sonno, la stanchezza, l’ansia di non arrivare alla meta, di fare tanta strada per nulla. “Non ce ne andiamo”, scrivono sui cartelli, “ci cacciano”. Una fuga dalla disperazione. Niente lavoro, tanta violenza. Arrivano dal Salvador e dal Guatemala. Con l’Honduras formano il famoso “Triangolo della morte”, dove comandano le armi e le gang che le imbracciano. Donald Trump aveva fatto pressioni perché la carovana venisse fermata al confine fra il Guatemala e il Messico, sul fiume Suchiate. E venerdì scorso, le autorità messicane ci hanno provato, ammettendo solo quelli che avevano le carte in regola, anche offrendo loro asilo temporaneo in Messico. Una procedura lentissima, per cui ben presto, sotto il sole cocente, l’immensa fila è diventata insubordinata. Molti si sono buttati nel fiume e lo hanno attraversato a nuoto, altri si sono fatti traghettare alla meglio. Trump ha sostenuto che i migranti sono stati pagati da miliardari democratici, che nella folla si nascondono «criminali e misteriosi uomini mediorientali», e che se non esiste una valida legge elettorale nel Paese è colpa dei democratici. Ha anche minacciato i tre Paesi del Centramerica che hanno lasciato che i migranti marciassero indisturbati — Honduras, El Salvador e Guatemala — di tagliare loro i sostegni finanziari. E ha assicurato che se la carovana si presenterà al confine, manderà l’esercito.

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