Di Alessandro Filippini

Enzo Maiorca diceva che il Mediterraneo è il mare più bello del mondo. E di certo nei suoi viaggi, di blu ne aveva visto tanto.
Eppure quando si tratta di cercare fondali dove fare le nostre immersioni alla ricerca di coralli, pareti colorate e gorgonie, le destinazioni sono le grandi barriere coralline. Mar Rosso, Australia o Malesia.
Bene, a quanto pare anche il nostro Mare nasconde sorprese inaspettate. É quanto rivela una ricerca di Oceana, organizzazione ambientalista impegnata nella difesa del mare, che svela l’incredibile biodiversità del mondo sommerso delle Eolie, in Sicilia.
In questo caso parliamo però di profondità non accessibili alla subacquea ricreativa, intorno ai mille metri, ma che rivelano agglomerati di coralli oltre che specie bentoniche rare o sconosciute.
La spedizione di Oceana ha battuto le acque intorno ai vulcani sommersi siciliani documentando con immagini eccezionali coralli bambù e spugne carnivore rivelando un ecosistema finora in parte sconosciuto. E ancora stelle marine come la Zoroaster fulgens mai vista prima nel Mediterraneo. A profondità intermedie, coralli molli e coralli neri con numerose uova di squalo, oltre a molti altri habitat che ospitano un numero elevato di specie.
Va detto però che se alcune di queste erano fino ad oggi sconosciute, la presenza di altre si deve all’arrivo anche casuale delle cosiddette specie aliene, portate ad esempio con le acque di sentina delle navi. Una volta scaricate in mare, queste trovano sopratutto nei bacini del meridione, buone condizioni per l’insediamento. A fare da contraltare però alla scoperta c’è la condizione preoccupante dell’inquinamento documentato dalla spedizione. Attrezzi da pesca abbandonati, plastica, reti e lenze che hanno ucciso coralli millenari, e ancora rifiuti domestici, stoviglie in plastica e monouso, batterie e pneumatici.
Tutto questo porta alla necessita da tempo caldeggiata, di costituire un’area Marina protetta che potrebbe garantire la difesa dell’arcipelago a nord della Sicilia che, lo ricordiamo, dal 2000 è Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Sono ormai evidenti i risultati che le numerose aree marine presenti sul territorio nazionale hanno prodotto. Ripopolamento ittico, conseguente diversificazione dell’offerta turistica puntata alla promozione della cultura del mare diretta in primo luogo ai giovani. Rilancio del turismo subacqueo altrimenti costretto a guardare a destinazioni estere. Insomma, un mare sano non è soltanto bello da vedere, ma garantisce indotto occupazionale e se correttamente sfruttato, enormi risorse alimentari per milioni di persone