Con la cultura si mangia, il boom di musei e monumenti. E il Sud rimonta

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La rinascita di Pompei e Capodimonte

In un periodo in cui le cronache sono costellate di segni “meno”, la cultura in Italia sta raccogliendo una delle sue stagioni più positive. Musei, teatro, musica: i grafici disegnano un paesaggio di picchi, sintomo di una fame nuova che non pare essere passeggera. Sembrano confermarlo i molti consuntivi pubblicati in questi giorni. 11 più vistoso è quello dei musei e siti archeologici statali, 550 istituti che corrispondono a un decimo circa della realtà nazionale. Il 2016 ha segnato un record: 44,5 milioni di visitatori e incassi per 172 milioni di euro, incrementati rispettivamente del 4% e del 12% rispetto al 2015. Ma il balzo è ancora più significativo se si calcola che nel 2012 i visitatori erano stati 37,1 milioni e dieci anni fa 25 milioni. «Dati in netta controtendenza rispetto al contesto europeo, dove invece si registra un calo di visitatori nei musei», ha detto il ministro dei beni e attività culturali e del turismo Dario Franceschini. Tra gli istituti gestiti direttamente dal Mibact ci sono balzi importanti, come quello di Venaria Reale, che è passata da 580mila a 1 milione di visitatori, ma anche crescite significative come gli scavi di Pompei, aumentati di 350mila unità nonostante le continue polemiche sulla conservazione, toccando così quota 3,2 milioni.
L’archeologia è trainante, confermando in qualche modo le ragioni per cui per secoli l’Italia è stato il paese del Grand Tour. Pacstum ha sfiorato i 400mila visitatori, ma in generale la Campania è al secondo posto tra le regioni più visitate, con un +14,2% di ingressi rispetto al 2015, grazie anche agli exploit della Reggia di Caserta (+37%), dove Mauro Felicori si sta dimostrando direttore particolarmente energico, e Capodimonte(+33%).

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