Povertà, i meridionali si scoprono più poveri dei migranti

Per la prima volta il numero di italiani che si sono rivolti ai centri Caritas nel Mezzogiorno italiano ha superato quello degli stranieri. È questa una delle novità contenute nel rapporto 2016 della Caritas sulla povertà in Italia, elaborato sui dati del 2015. Se a livello nazionale il peso degli stranieri continua a essere maggioritario (37,2 per cento), nel Mezzogiorno gli italiani sono al 66,6. I centri Caritas sono 1649, dislocati su 173 diocesi.

L’età media delle persone che si sono rivolte ai centri Caritas è di 44 anni. Tra i beneficiari dell’ascolto e dell’accompagnamento prevalgono le persone coniugate (47,8 per cento), seguite dai celibi o nubili (26,9). Il titolo di studio più diffuso è la licenza media inferiore (41,4); a seguire, la licenza elementare (16,8) e la licenza di scuola media superiore (16,5). I disoccupati rappresentano il 60,0 per cento del totale.

I bisogni più frequenti che hanno spinto a chiedere aiuto – dice il rapporto — sono soprattutto di ordine materiale: spiccano i casi di povertà economica (76,9 per cento) e di disagio occupazionale (57.2). ma non sono trascurabili anche i problemi abitativi (25) e familiari (13).

Sono 7770 i profughi richiedenti asilo che si sono rivolti ai centri di ascolto nel corso del 2015. Si tratta per lo più di uomini (92,4 per cento), con un’età compresa tra i 18 e i 34 anni (79,2), provenienti soprattutto da stati africani e dell’Asia centromeridionale. Queste persone, sottolinea il dossier, sono spesso analfabeti  (26 per cento) o di modesta scolarità (licenza elementare il 16.5: licenza di scuola media inferiore il 22,8). Tra loro c la mancanza di casa la necessità più comune; seguono le situazioni di precarietà o inadeguatezza abitativa e di sovraffollamento.

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