Ponte sullo Stretto, il governo vuole investire 2 miliardi di fondi Ue

roma indicata pochi giorni fa l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Renato Mazzoncini: «Il Ponte sullo Stretto — ha detto — è un’infrastruttura che dal punto di vista costruttivo costa 3,9 miliardi di euro». Bene, ma chi li dovrebbe mettere tutti questi soldi, pari a quello che abbiamo pagato con la vecchia Imu sulla prima casa, giusto per avere un’idea? La storia del Ponte è lunga, piena di accelerazioni e di ripensamenti. Ma negli ultimi anni si è sempre pensato che toccasse ai privati, con il modello del project financing: i soldi li mettono le
imprese che realizzano l’opera e poi li recuperano attraverso i pedaggi pagati da chi attraversa lo Stretto. Cosi, però, i miliardi raddoppiano. Perché al costo vivo dell’opera si devono aggiungere gli oneri finanziari, cioè gli interessi che le imprese devono pagare alle banche che prestano i soldi necessari. Da 4 miliardi, quindi, si passa a 8. Nasce da questo calcolo l’idea del governo, annunciata dal ministro delle Infrastrutture Graziano Deirio, di un  intervento diretto dello Stato. Lo stanziamento per il Ponte si dovrebbe aggirare intorno ai 2 miliardi di euro. La metà del costo vivo. Per capire meglio come stanno le cose bisognerà aspettare ancora qualche mese, con la presentazione dello studio di fattibilità. Ma si sta approfondendo anche l’ipotesi di utilizzare fondi europei, visto che il Ponte è un pezzo del corridoio Napoli-Palermo, considerato fondamentale da Bruxelles per lo sviluppo del
Sud d’Italia e d’Europa. Soldi pubblici, nazionali ed europei.

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