Non è più reato masturbarsi in pubblico

La sentenza della Suprema Corte n. 36867 del 6.9.2016. I presupposti per l’applicazione dell’illecito amministrativo anche alle pregresse violazioni.

Aveva messo in atto pesanti atti di autoerotismo in corrispondenza del passaggio di alcune studentesse e questo gli era costato una condanna penale per atti osceni in luogo pubblico con la pena di mesi tre di reclusione convertita in euro 3.420,00 di multa.
La sentenza di condanna della Corte di Appello è stata da ultimo annullata dalla Corte di Cassazione Penale, Sez. 3  che con sentenza n. 36867 del 6.9.2016 ha dato atto dell’intervenuta abolitio criminis, per effetto dell’art. 2 comma 1, lett. A) D.Lgs 15 gennaio 2015, n. 8, del reato di atti osceni di cui all’art. 527 c.p.,in quanto il fatto è ora soggetto all’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 ad euro 30.000. 
Nella sentenza i Giudici di Palazzo Cavour precisano, inoltre, che ai sensi dell’art. 8 del decreto citato, le disposizioni del decreto, che sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative, si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto stesso, sempre che il procedimento penale non sia stato definito con sentenza o con decreto divenuti irrevocabili, caso nel quale provvederà il giudice dell’esecuzione alla revoca della sentenza o del decreto, e, ai sensi del successivo art. 9 citato, deve farsi luogo alla trasmissione, all’autorità amministrativa competente all’irrogazione della sanzione, gli atti dei procedimenti penali relativi ai reati trasformati in illeciti amministrativi, salvo che il reato risulti prescritto o estinto per altra causa alla medesima data.
Sulla base di tali premesse la Corte di Cassazione nella sentenza in esame ha annullato la condanna con trasmissione degli atti al Prefetto per quanto di sua competenza.
Fonte: Corte di Cassazione
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