LE NOTIZIE DEL GIORNO. Renzi tratta sulle adozioni – Totti, finale di partita – Il Sindaco di Londra: usciamo dall’Ue

In primo piano l’intervento di Renzi all’assemblea del Pd. Ma molto spazio su tutte le prime pagine (e l’apertura dei quotidiani sportivi e del Tempo) è dedicato all’esclusione da parte dell’allenatore Spalletti di Francesco Totti dai convocati per la partita di ieri con il Palermo – vinta poi per 5-0 – dopo l’intervista in cui Totti criticava allenatore e società per la gestione del rapporto fra di loro.

Politica interna

 

Unioni civili – Il premier Matteo Renzi davanti ai mille delegati dell’assemblea nazionale del Pd espone la sua idea di approvare le unioni civili senza stepchild adoption e prospetta il voto di fiducia. È una mossa a sorpresa che spiazza tutti, e riaccende lo scontro con la minoranza del partito. Il bersaniano Federico Fornaro avverte: “La fiducia è una bomba atomica e un cambio di schema può essere rischioso per il voto finale”. Sulla stessa linea Miguel Gotor, convinto che con i voti grillini il ddl Cirinnà abbia i numeri: “La fiducia sarebbe un atto grave e sbagliato”. Ma Renzi non si scompone e si dice pronto a mettere in atto “ogni strumento necessario” pur di non “frustrare la speranza come accadde con i Dico” ai tempi di Prodi. Il premier è dunque propenso a un accordo con Alfano e la maggioranza per mettere ai voti un emendamento che riproduce gran parte della legge, senza l’adozione del figliastro in una coppia gay. E sottoporre il nuovo testo al voto di fiducia. Ma Zanda e i tecnici del Pd stanno valutando un’altra strada: blindare con un emendamento le unioni civili e lasciare che l’Aula si esprima sulle adozioni, uno schema che presuppone maggioranze variabili.

Roma – La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni sarà la capolista alle Comunali per il Campidoglio. Il primo appuntamento della sua campagna elettorale è stato ieri a piazza Vittorio, a due passi dalla stazione Termini. Presentandosi come capolista Meloni persegue due obiettivi: da un lato drenare voti per Fratelli d’Italia che vuole imporsi come primo partito dello schieramento nella Capitale, e dall’altro avvisare gli alleati che è giunto il momento di parlare di programmi e di romani, “perché questa città lo merita”. Resta da capire l’atteggiamento di Matteo Salvini nei confronti del candidato Guido Bertolaso, sul quale deve ancora sciogliere tutte le riserve. Il leader leghista vedrà in settimana Silvio Berlusconi, poi consulterà i romani attraverso i gazebo. Dal canto suo la leader di Fdi è stanca dell’indecisione di Salvini e aspetta delle risposte chiare. E se Salvini cambia candidato “finisce l’alleanza”.

Politica estera

 

Brexit – I conservatori inglesi si spaccano sull’Europa. È una parte importante del partito quella che si schiera per l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue. Ne fanno parte Michael Gove, ministro della Giustizia; Iain Duncan Smith, ministro del Lavoro; e ora anche il sindaco di Londra Boris Johnson. Johnson ha annunciato ieri la sua scelta, legata all’eccessiva influenza esercitata dalle istituzioni europee sulla sovranità britannica: “C’è troppo attivismo giudiziario, troppe leggi che arrivano dall’Ue. La mia decisione è stata difficile, e l’ultima cosa che volevo era andare contro Cameron”. Ora l’appuntamento è per il 23 giugno prossimo, data del referendum annunciato dal premier.

Stati Uniti – Il South Carolina premia Donald Trump. Il candidato alle primarie repubblicane guadagna in questa tornata un terzo dei voti. Trump si presenta così all’appuntamento col Nevada con la maggioranza dei delegati fin qui assegnati e sconvolge ogni previsione. Gli altri due candidati (Marco Rubio e Ted Cruz) non sanno come regolarsi. Cruz ha scelto di scavalcarlo a destra, definendosi “l’unico vero conservatore”, in una continua gara al rialzo per corteggiare la base più xenofoba e religiosamente integralista. L’escalation di Trump inizia a preoccupare anche i finanziatori repubblicani, quella Wall Street contro la quale la destra popolare idealmente guidata da Trump se la prende già dal 2010, quando nacque il Tea Party.

Economia e finanza

 

Conti pubblici – Il Documento di economia e finanza (Def) 2016, che il governo presenterà entro il 20 aprile, descriverà un netto peggioramento della situazione economica e dei conti pubblici. Il problema è la manovra per il 2017, con i saldi di finanza pubblica che ballano e la necessità di trovare comunque 15 miliardi per impedire che scatti l’ennesima clausola di salvaguardia, cioè l’aumento dell’Iva dal prossimo primo gennaio, ai quali bisognerebbe sommare almeno altri 8,5 miliardi per rispettare il percorso verso il pareggio di bilancio. L’anno scorso il governo, per far passare il suo piano economico a Bruxelles, puntò tutto su un drastico calo del deficit nel 2017, che grazie alla crescita del Pil sarebbe sceso all’1,1%. Il che avrebbe consentito di centrare il pareggio strutturale di bilancio nel 2018. Adesso questi due parametri andranno rivisti. Il deficit quest’anno viaggia verso il 2,5%, e con un Pil che l’Ocse ha stimato per l’Italia all’1% nel 2016, il deficit 2017 sarà rivisto al rialzo. Di conseguenza il pareggio strutturale di bilancio slitterà. In questa prospettiva la Commissione europea deciderà a maggio se dare il via libera a tutta la flessibilità che il governo italiano si è presa oppure se bocciare la manovra. Il che aprirebbe la porta a una procedura d’infrazione.

Fmi – Il direttore del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde esprime preoccupazione per l’incertezza che grava sull’Europa. In un’intervista al francese Le Journal du Dimanche non nasconde il disappunto per un’eventuale Brexit e per la situazione dei migranti. Lagarde è pessimista sulle previsioni economiche relative al 2016: “Sarà un anno di crescita” … “Ma siamo consapevoli che i rischi stanno aumentando”. L’appello del Fmi è a rafforzare le politiche Ue sul piano economico, bancario e di bilancio. Una previsione di rallentamento dell’economia arriva anche dalle “Winter forecast” di Bruxelles, che hanno ridotto le previsioni di crescita dell’Eurozona di quest’anno dall’1,8% di novembre all’1,7 dei giorni scorsi. Ancora più pessimista è stata l’Ocse che giovedì scorso ha tagliato dello 0,4 la previsione di crescita del Pil portandola all’1,4 per cento.

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