Investimenti al Sud, tutti i ritardi (e gli scippi) del governo

Allarme sugli investimenti al Sud. I ritardi sono noti. Il Masterlplan, che doveva essere prodotto prima della legge di stabilità – scrive Gianfranco Viesti sul Mattino  – ancora non c’è. Il nuovo ciclo dei fondi strutturali 2014-2020 è ancor oggi alle primissime, incerte battute; e nel suo disegno si sono purtroppo ripetute molte delle condizioni che hanno prodotto le difficoltà del ciclo preedente.

L’agenzia per la coesione è ancora lontana dall’operare a pieno regime, a due anni dal suo varo. Il fondo sviluppo e coesione (Fsc) è ancora avvolto nelle nebbie: relativo al 2014-2020 al febbraio 2016 non è stato neanche programmato; peggio, nei giorni scorsi il governo lo ha utilizzato per finanziare interventi sulla banda larga praticamente solo nel Centro-Nord (solo il 4% fra Abruzzo e Molise), quando esso è destinato invece per l’80% al Mezzogiorno. Si è detto che entro marzo cl sarà uno stanziamento per il Sud, per cominciare ad utilizzarlo e a
recuperare la sua destinazione territoriale. Ma certo, usare solo fuori dal Sud fondi che sono prevalentemente destinati al Sud è un esordio politico che aumenta assai le perplessità. Continua infine a mancare un guida politica, con piena responsabilità, degli interventi per la coesione: cioè la persona che dovrebbe assumere la responsabilità, davanti al Parlamento ed al paese, anche di realizzare i 7 miliardi di investimento di cui si sta parlando, curandone l’attuazione, incalzando ministeri, regioni, comuni, Ferrovie e tutti gli altri soggetti che devono materialmente operare.
Per questo il tema è così interessante: perché non possono bastare artifìci retorici o annunci; bisogna realizzare.
Al governo l’onere di farlo, e l’onore se vi riuscirà; all’opinione pubbblica (e magari anche alle rappresentanze par-
lamentari, per la verità un po’ distratte) il ruolo fondamentale di stimolo e di controllo.

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