LE NOTIZIE DEL GIORNO. Riforme, il rebus degli stipendi ai senatori – Unioni Civili, Renzi non cede al family day – Banche, l’80% dei prestiti in sofferenza alle grandi imprese

Politica interna
Senato – L’articolo 69 della Costituzione, secondo la nuova formulazione, stabilisce che “I membri della Camera dei deputati ricevono una indennità stabilita dalla legge”. Lo stesso articolo prima della riforma recitava: “I membri del Parlamento…”. Una modifica in linea con quanto il premier Renzi aveva annunciato già due anni fa. E cioè che i senatori avrebbero svolto il loro compito gratuitamente. Ma c’è un ma. Poche settimane prima di dare il via alla riforma che avrebbe abolito l’indennità, i senatori approvarono insieme al bilancio interno un ordine del giorno che impegnava il collegio dei questori a completare “il processo di armonizzazione delle discipline relative al trattamento giuridico ed economico dei senatori e dei deputati in vista della creazione dello status unico dei parlamentari”. Un provvedimento che, in parole povere, salva stipendio e rimborsi dei senatori. La battaglia è solo all’inizio, ma tutto lascia pensare che il documento creerà non poche dispute interpretative.
Unioni civili – Il giorno dopo il Family day il governo preferisce non entrare nel dibattito. Cade quindi nel vuoto la richiesta rivolta da Massimo Gandolfini, leader del Family day, al presidente del Consiglio: “Faccio appello alla coscienza cattolica del premier Renzi, che penso sia una persona intelligente, con grande fiuto politico. Quel ddl va bloccato”. Ma Renzi non intende retrocedere: “La legge non è più rinviabile”, ripete il premier ai suoi, “è una questione di serietà”. Il silenzio di Renzi risponde all’esigenza di allentare le tensioni tra le opposte fazioni che convivono all’interno del Pd e all’interno della maggioranza.
Milano – Il doppio confronto che ieri ha messo faccia a faccia i quattro sfidanti che si contendono la poltrona di sindaco di Milano si è acceso, tra frecciate e accuse incrociate, sui temi caldi dei conti di Expo e sul rischio che nella culla arancione di Pisapia si materializzi il Partito della Nazione. Balzani attacca Sala con una stoccata velenosa: “C’è chi ha il voto di Denis Verdini e chi ha quello di Giuliano Pisapia”, sottolinea la vicesindaco ricordando le dichiarazioni dell’ex forzista. E la replica non tarda ad arrivare: “Falsità, non ho mai sentito Verdini in vita mia. Tra di noi servirebbe più correttezza”. Uno scambio che rende bene l’idea del clima nel capoluogo lombardo. Fattore fondamentale in questa campagna verso il voto di sabato e domenica è l’endorsement di Giuliano Pisapia nei confronti di Balzani. L’attuale sindaco di Milano lancia anche un messaggio politico diretto a Roma: “A Milano non c’è e non ci sarà mai il Partito della Nazione, ma un centrosinistra unito, forte e vincente”. Tema ripreso dalla candidata stessa, che ha dichiarato: “C’è il rischio che trasformiamo l’esperienza di governo della giunta arancione in qualcosa di diverso. Il Partito della Nazione potrebbe essere qualcosa in cui si cade”. Sulle accuse di poca trasparenza dei conti Expo, Sala replica che “i dati del preconsuntivo” … “sono in attivo e verificati dagli organi competenti”. E alza la voce: “Prendetevela con me ma lasciate stare Expo”.
Politica estera
Damasco – Ieri mattina a Damasco due esplosioni, forse tre, hanno provocato la morte di almeno 60 persone e il ferimento di altre 100 (molte delle quali versano in gravi condizioni). L’attentato rivendicato dall’Isis attraverso l’agenzia di stampa Al-Amaq, ha colpito il quartiere sciita di Sayyida Zeinab a sud-est di Damasco. Gli estremisti sunniti hanno dichiarato di aver mirato a far strage di “apostati politeisti”. Secondo Federica Mogherini è il tentativo di fiaccare il processo politico di transizione in corso grazie ai colloqui di pace di Ginevra, dai quali il Califfato è escluso.
Stati Uniti – Si apre stanotte la stagione delle primarie. S’inizia con l’Iowa, e tra i repubblicani è caccia al voto evangelico. Trump, Cruz e Rubio hanno speso molti soldi in spot pubblicitari che fanno a gara per trasmettere l’idea di devozione religiosa. Ma stavolta l’Iowa potrebbe riservare qualche sorpresa. Sulla carta il “socialista” democratico Sanders dovrebbe essere tagliato fuori, invece le sue posizioni “inclusive”, la sua insistenza sui bisogni dei più poveri, hanno destato una certa attenzione nelle comunità religiose.
Economia e finanza
Flessibilità – Già questa settimana, con le previsioni economiche in calendario per il 4 febbraio, dalla Commissione europea potrebbe arrivare qualche segnale sulla delicata partita della flessibilità. Il governo italiano ostenta ottimismo, specie sulla clausola di flessibilità finora considerata più a rischio, lo 0,2% legato all’emergenza migranti e sicurezza. Il motivo è che l’Italia si è detta pronta a fare la sua parte per i 3 miliardi di euro che Bruxelles darà alla Turchia con l’obiettivo di fermare le partenze dei rifugiati verso l’Europa. I 231 milioni saranno versati dal nostro Paese a patto che non vengano calcolati nel deficit. Il vice ministro dell’Economia Enrico Morando sottolinea che, semmai, “il capitolo sul quale occorre vigilare è la flessibilità per gli investimenti, che vale anche di più, lo 0,3%”. Il motivo è che “abbiamo un tasso di realizzazione degli investimenti programmati molto basso”. Un’importante novità che riguarda la prossima legge di Stabilità è l’eliminazione delle clausole di salvaguardia, quelle tasse tappabuchi che scattano in automatico se le coperture per alcune spese si rivelano insufficienti in corso d’opera.
Banche – Secondo un’analisi della Cgia di Mestre quasi l’80 per cento dei prestiti erogati dalle banche italiane va alle grandi imprese che, a differenza delle Pmi, possono contare su un rapporto privilegiato con gli istituti di credito. Ma la quota d’insolvenza in capo ai maggiori affidati veleggia intorno al 78 per cento: ciò significa che chi riceve la stragrande maggioranza dei prestiti ha livelli d’affidabilità bassissimi. E ciononostante le banche continuano a finanziarli. Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, ipotizza che questa anomalia sia ascrivibile “al fatto che nella stragrande maggioranza dei casi nei Cda dei principali istituti di credito sono presenti quasi esclusivamente i nostri capitani d’industria o manager a loro molto vicini”.
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