CHE SUD CHE FA / Sul Mezzogiorno il Corriere cambia opinione. Galli Della Loggia accusa. E Renzi va a Pompei

Tira aria nuova per il Sud nell’editoriale di Ernesto Galli della Loggia pubblicato sul Corriere della sera del 21 dicembre. Per la prima volta il primo quotidiano nazionale (e del Nord) sostiene che il Sud “è assente dall’agenda di Renzi”. E uno spostamento dell’asse tematico del Corriere non è evento di tutti i giorni.

Se il pezzo non è un j’accuse, poco ci manca. A due anni dal suo insediamento il governo non ha ancora fatto nulla di significativo per ridurre il divario Nord/Sud. Si richiamano dati che sembrano forniti da Svimez, fino ad oggi accusato di piagnistei e vittimismo. Non si legge più che, se il Sud sta nei guai, in fondo la colpa è dei meridionali, che non sanno (non vogliono) darsi classi dirigenti più degne. E’ sparito anche il mantra secondo il quale il Sud non sanno spendere i Fondi europei. Non c’è traccia di quello secondo cui meridionali “devono imparare a camminare da soli, camminare con le proprie gambe”…

Infine non si afferma che il Sud dovrebbe copiare dalla Germania, altra ricetta spesso invocata. Riassumiamola. I tedeschi hanno fatto in venti anni quello che l’Italia (il Sud) non ha saputo fare in settanta: colmare il divario interno. Dimenticando però che la Germania ha investito nella ex DDR – e cioè nel “suo Mezzogiorno” – il 5% dell’intero suo Pil: oltre 1500 miliardi di euro. Isaia Sales afferma a tal proposito che “… nei 58 anni equivalenti al tempo che intercorre tra l’avvio della Cassa per il mezzogiorno al 2008, sono stati investiti al Sud appena 342,5 miliardi di euro” (“Napoli non è Berlino”, 2012). Cioè una cifra da quattro a cinque volte inferiore.

Il recente raddoppio di Suez avrà un effetto simile alla caduta del muro di Berlino per la Germania? Sì se darà inizio a una “distruzione creatrice”, dalla quale emergere con una nuova specializzazione nei mercati del Mediterraneo allargato. Questi potrebbero essere una nuova frontiera immensamente più attrattiva dei mercati dell’ex Unione sovietica per la Germania. Ma tutto questo non può avvenire senza un serio recupero di efficienza e competitività (e connessioni) dei porti meridionali.

La domanda allora è: il resto del Paese lo vuole? Finora è sembrato propenso a farne a meno. Lo stesso mare che circonda le coste meridionali, lambisce la pianura padana e giunge fino alle pendici dell’arco alpino. Un’ora o un giorno di navigazione basta, quindi, per bypassare il Sud e lasciarsi alle spalle le criticità che sono insite nella sua precaria dotazioni portuali e logistiche, su ferro e su gomma.

C’è un però. L’l’Italia ha dinanzi a sé una sola prospettiva per crescere a tassi accettabili nei prossimi anni: non restare il Paese dimezzato che è. Non ridursi a “nano” fra i titani in una economia mondializzata dove vincono soltanto le grandi aggregazioni. E’ l’assunto che il Corriere della Sera lancia, per mano di Galli della Loggia.

C’è da scommettere, quindi, che d’ora in avanti Renzi verrà giù al Sud sempre più spesso. Qui sarà sempre benvenuto. Intanto è tempestivamente arrivato a Pompei, il giorno dopo la sortita del Corriere, a celebrare l’Italia che cambia passo e dai crolli passa ai restauri.

Il Sud resta infatti il suo bacino elettorale più interessante. Qui Renzi ha una prateria davanti. Non più al Centro funestato da un sistema di banche locali in piena crisi. Non al Nord, dove la Lega fungerà da testa d’ariete per una destra sempre più magnetizzata dall’orbita del lepenismo. Azzardiamo che Siamo forse alla vigilia di una richiesta di fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno, da sostenere con la stessa determinazione con la quale Renzi, negli ultimi mesi e settimane, ha detto basta a un’Europa a trazione tedesca, no alle burocrazie di Bruxelles, ed ha severamente criticato politiche Ue basate solo su rigore e austerità,

Claudio D'Aquino, napoletano, giornalista e comunicatore di impresa [ View all posts ]

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