“Open Day” al monastero di Regina Coeli di Napoli

All’istituto comprensivo scolastico paritario di Regina Coeli di Napoli si assiste a un vero e proprio miracolo.

Nato come monastero per le monache di clausura, le Canonichesse Lateranensi, oggi ospita una scuola dell’infanzia, materna e secondaria di primo grado.

Grazie all’Oped Day, organizzata in collaborazione con la professoressa Angela Procaccini, gli alunni delle classi secondarie di primo grado guideranno gli ospiti alla scoperta del fantastico complesso monastico. L’evento si ripeterà venerdì 15 gennaio dalle 9 alle 13.

La scuola è sempre pronta a investire su nuovi progetti che mettono al primo posto gli studenti, tra i tanti ricordiamo “United Network – IMUN”. Giunta alla terza edizione, è la più grande simulazione di processi diplomatici organizzata in Italia e indirizzata agli studenti delle scuole medie superiori italiane. I ragazzi potranno indossare i panni di veri ambasciatori e diplomatici, cimentandosi nelle attività diplomatiche tenendo discorsi e negoziando con alleati e avversari, tutto ciò adottando le regole delle Nazioni Unite e parlando totalmente in lingua inglese.

Grazie alla collaborazione della professoressa Procaccini con l’assessorato al Lavoro del Comune di Napoli, l’istituto ha investito anche nel progetto “La scuola a bordo” che avvicina i giovani al mondo del mare, con attività rivolte sulla sensibilizzazione delle attività del settore marittimo. I ragazzi attraverso la ricerca e lo studio delle società mediterranee, impareranno a salvaguardare il mare.

Per saperne di più https://www.ilsudonline.it/napoli-i-giovani-e-il-mare-al-via-la-terza-edizione-di-la-scuola-va-a-bordo/

Tra gli altri numerosi progetti ricordiamo in ultimo “L’accademia di lettura San Severo” che ha l’obiettivo di incentivare i ragazzi alla lettura e di far emergere capacità creative latenti.

La struttura è un vero diamante nella nostra città, un complesso monumentale che racchiude in se una splendida chiesa del ‘400, realizzata nel XVI secolo dall’architetto Giovan Francesco de Palma, detto il Mormando e dedicata alla madonna dei cieli. Costituita da un’unica navata con cappelle laterali, rispettivamente cinque sul lato destro e quattro su quello sinistro in quanto dal quinto spazio si accede alla sacrestia. Tra le più importanti ricordiamo quella contenente due tele attribuite a Luca Giordano e restaurate nel 2007, nota soprattutto per il crocifisso in legno costituito da un unico pezzo e risalente al 1600, di cui non si conosce l’autore; e un’altra dedicata interamente a San Agostino, vi troviamo infatti altri due dipinti attribuiti a Luca Giordano. Nel dipinto centrale viene raffigurato il santo che interloquisce con un eretico, in basso a destra una donna con l’espressione afflitta con in mano dei testi pagani, gli stessi che il santo leggeva prima della conversione. I lavori di rivestimento realizzati in marmi commessi furono ultimati nel 1789 sotto la direzione dell’architetto Nicola Carlett.

Il “comunichino”, adiacente alla chiesa serviva alle monache per ricevere la comunione. Qui non troviamo elementi molto sfarzosi perché ci si dedicava totalmente alla preghiera ma vi è da notare una lastra di marmo dedicata a Pio IX.

Il complesso monastico fu realizzato agli inizi del XVII secolo su disegno dell’architetto Antonio Picchiatti. All’ingresso un interessante parlatorio affrescato alla fine del XVIII secolo, dedicato ai visitatori che volevano comunicare con le monache, oggi è noto come “salottino imperiale”.

Da qui si può accedere alla sala in cui è stato alloggiato il presepe risalente al 700. La grotta della natività è posta al centro e a mezzo piano, proprio per indicare la vicinanza di Dio. In origine era l’unico elemento e man mano se ne sono aggiunti altri con scene di vita quotidiana. La più recente è la bottega orientale che simboleggia i rapporti con l’oriente. Le suore infatti accolgono le consorelle provenienti dall’Africa e dall’Asia.

In ultimo la farmacia, che venne spostata all’interno del complesso da Santa Giovanna Thouret, fondatrice dell’ordine delle Suore di Carità che dal 1810 occupano il complesso monastico, venuta a Napoli per aiutare i medici dell’ospedale degli Incurabili. La santa fabbricava le medicine per i poveri e i bisognosi da malattie gravi come la sifilide o la tubercolosi. Vi sono ancora oggi i barattoli contenenti le erbe e contrassegnati con i nomi che avevano all’epoca.

Grazie agli incontri che aveva con i pazienti nacquero i servizi delle suore a Napoli, come il servizio a domicilio, quello sociosanitario e quello ospedaliero.

Serena Santaniello

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