1861, la brutale verità dell’unificazione dell’Italia

1861, la brutale verità dell’unificazione dell’Italia

La storia sabauda che abbiamo imparato sui libri di scuola è stata un viatico progettato per farci camminare nel tempo in condizioni di pressione psicologica e quindi giustificare la denigrazione nei nostri confronti e di conseguenza anche i soprusi. La Storia, quella con la “S” maiuscola, non quella che hanno scritto i sabaudi vincitori della guerra di occupazione del Meridione, battezzata come unità d’Italia, è stata sensibilmente diversa. Ad esempio la filastrocca dei Mille in camicia rossa che con fare ardito hanno conquistato l’Italia e si sono fermati a Teano (26.10.1860), a mio giudizio, si contradice con la necessità sabauda di approvare la legge Pica (legge 15 agosto 1863, n. 1409 “Procedura per la repressione del brigantaggio e dei camorristi nelle Provincie infette”). Tre anni prima Mille camice rosse hanno liberato l’Italia e tre anni dopo risulta necessaria l’istituzione di tribunali militari per la presenza di centinaia di migliaia di briganti e camorristi!! E dov’erano nascosti tre anni prima queste orde di briganti e camorristi?

Nei testi scolastici nessuno ha scritto :

  • del depauperamento costante delle attività industriali predate dai sabaudi;
  • del diffuso malcontento del meridione per la pressione fiscale del dopo unità d’Italia (Garibaldi se ne accorse solo nel 1868!);
  • delle stragi di Auletta (07.1861), Casalduni, Pontelandolfo (14.08.1861) ecc., (Giancarlo Padula conta 62 paesi distrutti per rappresaglia) dove l’esercito sabaudo senza pietà alcuna ha massacrato uomini, donne, bambini, preti e distrutto interi paesi.

Accade quindi che questo susseguirsi di rivolte, fomentate anche da soldati dell’esercito borbonico allo sbando (uno di loro era il cosiddetto brigante Crocco), viene etichettata per brigantaggio e camorra e quindi viene applicata, non una legge marziale per sedare i ribelli alle leggi sabaude ma molto subdolamente la legge Pica (tra l’altro era un parlamentare meridionale). Il risultato ha un solo termine appropriato: “GENOCIDIO” al quale va sommato il marchio infamante di briganti, camorristi o loro complici, applicato sull’identità di tutti i meridionali.

Dove l’esercito sabaudo non ha trovato conveniente sporcarsi subito le mani del sangue dei meridionali li ha deportati nelle fortezze di Alessandria, San Maurizio Canavese e Forte Fenestrelle, tanto per farli morire altrove (lo racconta anche Bruno Vespa nel suo libro “Il Cuore e la spada” edito Mondadori).

Certamente la valutazione di pubblicare sugli educativi libri scolastici ministeriali, solo particolari  eventi storici è opinabile; io mi spingerei in un parallelismo pesante, ovvero perché il Ministero ritiene educativo (giustamente) parlare della strage di Ebrei durante il nazismo e non dice neanche una parola su queste stragi post unità d’Italia?

Queste storture politico/storiche continuano ad avere riflessi, non solo morali, ma anche pratici sulla vita ai nostri giorni. Addirittura fino a qualche anno fa, a Vicenza si commemorava, con tanto di corona e banda, il colonnello Negri comandante dei soldati che in quell’epoca distrussero Casalduni (circa 400 morti), per fortuna un rappresentante del Partito del Sud – Filippo Romeo – sconcertato dall’intitolazione di una scuola e da questa celebrazione annuale scrisse una lettera di protesta con un accorato invito a riflettere sull’evento all’allora sindaco (del PD), che molto diligentemente fece opera di giustizia, cancellò le commemorazioni e l’intestazione al carnefice e gemellandosi con quel comune gli intitolò una strada.

Ma chi ci racconta questi eventi storici? Alcuni libri di ricerche storiche, alcune pagine di Internet, ma tutto ciò sembra tardivo per recuperare l’orgoglio, la coscienza e l’indole del meridionale. Ed allora oltre ad articoli come questo, è necessario altro, e per fortuna c’è chi come il maestro Michele Carilli, oltre ad avere scritto il libro “1861 LA BRUTALE VERITÀ” (edizioni Laruffa) l’ha interpretata teatralmente con i “CARMA” in una bellissima opera. Mi permetto di fargli pubblicità perché, ribadisco, questa storia non ce la racconta nessuno e quindi chi tra voi lettori potesse, magari amministratore pubblico, chiamarli per farla rappresentare nei propri paesi NON ESITI!! Darà orgoglio e spina dorsale agli spettatori meridionali che l’ascolteranno facendo didattica storica (il maestro Carilli lo trovate anche su Facebook). La rappresentazione teatrale, in una delle prime versioni, è visibile su internet ed è postata anche sulla pagina Partito del Sud Reggio Calabria, ma vederla dal vivo, è molto più emozionante sia perché è approntata nell’ultimo e migliore rifacimento sia perché dal vivo si percepisce la bravura, l’intensità recitativa e la grandissima vocalità, degli interpreti. Se comunque qualcuno conoscesse altre opere in fase di rappresentazione sull’argomento non indugi, le segnali su Facebook : Partito del Sud RC. Grazie

Massimo Cogliandro

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