1860, “genocidio” a Sud, “spariti” fra 120mila e 650mila meridionali

Dal 1811 al 1860 la popolazione del regno meridionale cresce, più o meno di 50mila abitanti all’anno, pari al 5 per mille. Poi, però, di colpo, a partire dal 1861, il ciclo diventa addirittura negativo per 6-7 anni. C’entrano qualcosa i massacri dei “piemontesi”? Certo, in quel periodo ci furono epidemie di colera e di tifo. Tuttavia questo non basta a giustificare il numero di “meridionali” scomparsi dalle statistiche ufficiali del nuovo Regno. Statistiche, guarda caso, misteriosamente occultate o gestite da funzionari molto vicini alla dinastia sabauda. I conti, in sostanza, non tornano. Non ci sono prove sufficienti, ad esempio, per dimostrare scientificamente che il calo della popolazione in Puglia sia stato dovuto alle deportazioni. Ma il sospetto può essere sicuramente più che fondato. Complessivamente, fra il 1801 e il 1861, mancano all’appello fra i 121mila e i 650mila meridionali. Per Pino Aprile si trattò di un vero e proprio genocidio. Sul quale, però, sono pochissimi gli storici (e, quasi tutti, non accademici) che fino ad oggi si sono cimentati nell’impresa di scoprire la verità.

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