12142017Headline:

Visti per voi. La Traviata alla Scala: trionfa Violetta. Ma non mancano i fischi per tenore e regia

Musica nota e parole: tre sostantivi che bastano a Verdi per fissare l’ambito espressivo e la necessità esecutive della sua commedia; ciò può essere inteso come viatico per tutti gli interpreti, con o senza voce, dell’opera. Tali sostantivi, regalano allo stesso tempo al genere-dramma una definizione universale destinata ad oltrepassare l’occasione verdiana specifica, criticamente edificante. Come tutti i capolavori, la Traviata ha subito più rivisitazioni e quella proposta alla Scala è quella del ’54 senza acuti, con ottave inferiori, toni abbassati, una versione più soft, più alla portata sia vocale che d’ascolto: qui il suono è perfetto,  etereo, sublime, quasi rarefatto e accompagna Violetta allo stesso modo di Gilda e Aida con Cieli Azzurri…….donne eteree, ma allo stesso tempo vive, carnali, capaci di amare con la passione più grande e meno pudica.
Nel caso di Violetta, Verdi vuole sottolineare la drammaticità precisa della vicenda; ci troviamo davanti ad un’opera cruda: un figlio che s’innamora di una prostituta. Scandalo sicuro dell’epoca, impensabile ai giorni nostri…la nuova traviata è una trasfigurazione, una trasposizione della realtà nuda e cruda presente sulle strade, nelle piazze, su internet, sui media quotidiani di ragazze costrette alla prostituzione, alla violenza, a subire soprusi, ingiustizie ed umiliazioni. Se Verdi fosse ancora vivo avrebbe sicuramente accettato l’adattamento moderno e la divulgazione in tv come è avvenuta in quanto, egli stesso con Piave e Dumas avrebbero urlato contro una società, per alcuni versi ancora maschilista, dominata da un capofamiglia poco sensibile ai sentimenti dei figli ma più attento al giudizio della società.
Coloro che conoscono Traviata riscoprono tra gli echi antichi, elementi nuovi tra cui il quesito fondamentale: l’uomo ha paura di innamorarsi o è l’amore che incute timore? Qui appare chiaro che l’amore sta nella fugacità dell’attimo, nel fuoco di passione destinato a morire dopo breve tempo, nell’attrazione fatale di due anime che coinvolgono corpo e tutti i cinque  sensi intensamente anche se per un attimo fuggente.
L’Alfredo odierno, molto più giovane di Violetta, appare un personaggio più intrepido, furbo e scaltro rispetto al personaggio tradizionale e devo ammettere  troppo disinibito per essere un personaggio romantico.
Veniamo ai personaggi. Divina Diana Damrau, disinvolta, dinamica ed eclettica vera ed indiscussa protagonista di una Traviata che sicuramente non ha colto nel segno a pieno; numerosi fischi per il tenore Piotr Beczala che pur avendo la voce è apparso impacciato, freddo e poco passionale per come doveva essere il pseudo Alfredo moderno.
Fischiatissimo il regista Dmitri Tcherniakov per la scenografia forse presa da Ikea e per gli abiti forse made in China, troppo banali e di cattivo gusto. Spettacolare esecuzione dell’orchestra diretta da Daniele Gatti e un plauso per aver abolito inutili gorgheggi e acuti poco adatti alla drammaticità dell’opera. Un vero peccato per la spettacolare Diana Damrau.

B S Aliberti Borromeo

What Next?

Recent Articles