01222018Headline:

Usura, raddoppiati i fondi a sostegno delle vittime: al top la Sicilia, seguita da Campania, Calabria e Puglia

 fondi

I numeri dell’attività  del Comitato di solidarietà  per le vittime dell’estorsione e dell’usura parlano da soli: nel 2013 sono raddoppiate i fondi per le vittime di usura, un senale forte dello “Stato che funziona, di cui siamo orgogliosi”, ha sottolineato il ministro dell’Interno Angelino Alfano, durante la presentazione della relazione annuale del Comitato al Viminale, a fianco del prefetto Elisabetta Belgiorno, Commissario anti-racket e anti-usura, e di cinque donne che hanno avuto il coraggio di denunciare.
In totale, dal primo gennaio al 31 ottobre 2013, infatti, per il sostegno alle vittime di estorsione e usura il comitato di solidarietà  ha deliberato lo stanziamento di 29.380 milioni di euro, nel 2012 erano stati 19.320 milioni. E degli oltre 23 milioni stanziati, 19.450.000 euro sono destinati alle vittime di usura, su 2002 richieste analizzate, mentre nel 2012 le somme deliberate erano state pari a 9.270.000 euro. Per il sostegno alle vittime di estorsione sono stati stanziati nel 2013 altri 9,910 milioni di euro, a fronte di 1499 istanze esaminate, erano 10,50 milioni nel 2012.
Le Regioni destinatarie della maggior parte dei fondi deliberati dal Comitato nel 2012, sono, per quanto riguarda l’estorsione (10 milioni di euro) la Sicilia, seguita da Campania, Calabria, Puglia, sul fronte dell’usura invece (9,3 mln nel 2012), sono in primis Campania, seguita da Sicilia, Puglia e Lazio. In totale nel 2013 il comitato ha già  erogato 14,3 milioni di euro, e, stando ai beneficiati, i settori più colpiti dal fenomeno del racket e dell’usura e che hanno fatto richiesta di aiuto, sono quelli del commercio, sia all’ingrosso che al dettaglio, costruzioni, agricoltura, alberghiero e ristorazione, attività  immobiliari, trasporto e attività  manifatturiere.

Alfano, lo Stato c’è

Il titolare del Viminale inoltre ha sottolineato che anche per il 2013 saranno trasferiti 70 milioni dal fondo di solidarietà  al fondo di prevenzione antiusura. A fronte della testimonianze, commosse e convinte, di cinque donne che hanno raccontato le loro storie di vittime ma anche di ribellione al ricatto del racket e dell’usura, aiutate da forze dell’ordine, associazioni, dalle istituzioni – “lo Stato non ci ha lasciate sole” – il ministro Angelino Alfano ha sottolineato: “Lo stato c’è, interviene, funziona. Oggi stiamo parlando di un Paese di cui i cittadini possono andare orgogliosi”.
“Oggi – ha aggiunto Alfano – ho sentito queste testimonianze che lo Stato c’è, e sono orgoglioso, tra le forze del bene e quelle del male, vincono sempre le forze del bene. E’ il successo dello Stato che c’è e vince. E’ questa l’idea di una grande Italia di cui dobbiamo andare orgogliosi”.

Il commissario anti-racket: la stretta del credito favorisce gli usurai

Il commissario anti-racket e anti-usura Elisabetta Belgiorno, introducendo la relazione sull’attività del comitato di solidarietà per le vittime dell’usura e del racket, ha dipinto uno “scenario critico”, tra “imprenditori stretti dalla preoccupazione di dover chiudere, l’insicurezza delle famiglie impoverite e costrette a radicali cambi di stili di vita, vecchie e nuove povertà , anche in giacca e cravatta alla mensa” e “in questo momento di critica congiuntura, in una situazione di grave difficoltà di accesso al credito, la criminalità organizzata si propone come un facile sportello bancomat”, le imprese pensano di salvarsi ma cadono nel gorgo dell’usura e diventano di fatto lavanderie di denaro sporco. Le richieste di fondi per le vittime di usura sono così “in crescita esponenziale”, mentre per le vittime del racket i numeri sono stabilizzati. Ma in questo scenario ci sono anche “donne le quali hanno dimostrato che per farcela non si doveva avere paura e hanno denunciato,perchè denunciare è l’unica scelta possibile”. Le “capitane coraggiose” – come ha voluto chiamarle il commissario Belgiorno – hanno preso la parola e raccontato le loro storie.

Da Napoli a Lametia, le storie delle donne coraggio

Vittoria Vescera, imprenditrice turistica di Vieste, ogni giorno ha subito una minaccia, un’intimidazione, da chi voleva pagasse protezione fino a dare fuoco all’albergo in costruzione e impiccare il suo cane: “Nonostante tutto questo non mi sono arresa” e “non ho mai pagato niente”. Anzi è lei che con il tramite del comandante dei carabinieri di Foggia e il Fai per la Puglia ha dato vita all’associazione antiracket di Vieste. E tutto il territorio vive e lavora meglio. C’è Caterina Miscimarra, di Lamezia Terme, che gestisce un’azienda di impiantistica elettrica, la voce rotta per la commozione si interrompe più volte, all’inizio la sua famiglia ha pagato gli usurai, ha perso quasi tutto, è stata isolata, si è spezzata. Poi ha capito che doveva denunciare e con l’associazione antiracket la rinascita, e ora è “una persona fiera”. C’è Anna Tarantino, col marito gestiva un bar vicino alla questura di Napoli, denunciò subito i camorristi che gestivano il racket nella zona e finirono in carcere ma tornati in libertà , il bar venne incendiato: dopo soli 48 giorni grazie all’intervento di istituzioni, forze dell’ordine, il fondo di solidarietà , il bar riaprirà più belo di prima”, e “questa è la dimostrazione concreta che oggi ci sono tute le condizioni per ribellarsi al racket, chi non lo fa non ha scusanti”.

Silvana Fucita, da vittima dell’usura a Cavaliere del Lavoro

C’è anche Sofia Ciriello, titolare di un panificio a Ercolano, non pagò come tutti nonostante una pistola alla testa, e dopo 10 giorni il suo panificio saltò in aria. Denunciò tutto ai carabinieri e in caserma trovò una famiglia. Con loro, con Tano Grasso e l’associazione antiracket, “con l’aiuto di tutti” il panificio riaprì in 4 giorni, e in 4 giorni i suoi estorsori furono arrestati, i clienti aumentarono e ringraziavano. Ora è anche socia onoraria dell’associazione carabinieri. Infine c’è Silvana Fucito, il suo negozio di vernici fu preso di mira dagli estorsori di tre clan camorristici di San Giovanni a Teduccio, nell’hinterland napoletano. All’inizio pagò, poi disse no, un netto rifiuto si fece avanti in prima persona e sfidò i clan, “si sono sentiti quasi offesi a doversi confrontare con una donna che non aveva paura”. Il negozio andò a fuoco, ne aprì uno nuovo a Portici, ma per tutti erano “appestati”. Poi incontrò Tano Grasso. I suoi estorsori sono stati arrestai, ha riaperto il negozio di vernici incendiato a San Giovanni al Teduccio, lasciando come simbolo la saracinesca annerita. E’ diventata presidente dell’associazione napoletana “San Giovanni a Teduccio per la legalità” e nominata Cavaliere del lavoro da Napolitano: “Lo dico a gran voce, lo Stato c’è. Se si chiede aiuto lo Stato è vicino”. Per le vittime di usura e racket è importante la fiducia e per loro occorre fare bene ma anche fare presto, ha sottolineato il commissario Belgiorno, che ha voluto fare un chiaro appello ai magistrati: “Non ci possono volere 4-5 anni per chiudere le indagini preliminari, i pm devono fare presto, devono dire se c’è il fumus, altrimenti non può partire la procedura di ristoro economico. Faccio appello alla loro sicura collaborazione”. La chiave, quindi, è un’azione corale, ricordando il messaggio di Don Puglisi, scelto come leit-motiv: “Se ognuno fa qualcosa tutti possono fare molto”.

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