01212018Headline:

Tutti gli indagati per lo scandalo Ilva, l’ira del governatore Vendola

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La procura di Taranto ha concluso le indagini dell’inchiesta chiamata «Ambiente svenduto», che riguarda presunte irregolarità nel controllo ambientale dello stabilimento dell’ILVA di Taranto, e ha emesso 53 avvisi di garanzia. Tra i destinatari ci sono anche Nichi Vendola, presidente della regione Puglia e leader di SEL (indagato per concussione), Fabio Arturo Riva, l’ex presidente del gruppo Riva proprietario dell’acciaieria, Ippazio Stefàno, l’ex assessore regionale e oggi parlamentare di SEL Nicola Fratoianni, l’attuale assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro e alcuni dirigenti dell’ARPA, l’agenzia regionale per l’ambiente pugliese.
L’inchiesta è iniziata tre anni fa, quando la Guardia di Finanza ha cominciato a indagare su alcune denunce presentate da due dirigenti della provincia di Taranto. Si è poi unita a un’altra indagine in corso per disastro ambientale. Così il Corriere del Mezzogiorno riporta la versione dell’accusa:
Il direttore dell’Arpa Giorgio Assennato ed i suoi funzionari Blonda e Giua – ricostruiscono i pm – avevano proposto nel giugno 2010 di ridurre e rimodulare il ciclo produttivo dello stabilimento siderurgico in virtù dei risultati preoccupanti dei campionamenti sulla qualità dell’aria che avevano evidenziato valori elevati di benzoapirene. È a questo punto, secondo i magistrati, che il presidente Vendola avrebbe «consigliato» ad Assennato a modificare la posizione sull’Ilva minacciandolo di non confermare il suo incarico alla direzione dell’Arpa (in scandenza a febbraio 2011). Vendola lo avrebbe quindi costretto ad ammorbidire la posizione dell’Arpa permettendo così all’acciaieria tarantina di continuare a produrre ai massimi livelli, come fino ad allora era avvenuto.
A novembre 2012, il direttore dell’ARPA pugliese Giorgio Assennato, che è tra i 53 destinatari degli avvisi di garanzia, aveva smentito di aver ricevuto pressioni. Nichi Vendola ha tenuto oggi una conferenza stampa in cui ha negato ogni irregolarità sua e della sua amministrazione, scrivendo in una nota su Facebook: «dimostrerò che la mia amministrazione si è comportata senza ombre contro l’illegalità» e «con me la Regione Puglia ha provato a scoperchiare le pentole e a vedere dove nessuno aveva visto prima».
La vicenda dello stabilimento dell’ILVA di Taranto aveva avuto alcuni sviluppi importanti il mese scorso: il 9 settembre la procura di Taranto aveva ordinato il sequestro di beni mobili e immobili e di conti correnti per 916 milioni di euro alla società Riva Forni Elettrici, di proprietà della famiglia Riva, che possiede anche l’ILVA di Taranto (a maggio la stessa procura aveva ordinato il sequestro di 8 miliardi e 100 milioni sul patrimonio della stessa famiglia Riva). Pochi giorni dopo la società aveva annunciato la chiusura di sette stabilimenti in tutta Italia, che era durata fino a lunedì 30 settembre e si era interrotta con la mediazione del ministero dello Sviluppo economico.
Dopo il sequestro preventivo ai danni della famiglia Riva, indagata per disastro ambientale, l’ILVA di Taranto è stata messa in commissariamento straordinario da parte del governo, che ha nominato Enrico Bondi, già commissario per la spending review durante il governo Monti. L’obiettivo dichiarato della gestione temporanea di Bondi è quello di trovare le risorse per il risanamento ambientale dell’area e continuare a garantire l’attività produttiva.

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