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Torna il Campionato fermo dal 22 giugno: a che punto è la Serie A

Nel campionato di Serie A non si gioca una partita dal 22 dicembre, da quando cioè si è conclusa la 17esima giornata: e non si giocherà fino a domenica (solo tre partite). Non ci siamo abituati, a stare così tanto tempo – 13 giorni consecutivi – senza partite di calcio e distratti da feste e altri eventi, sebbene la lunga sosta natalizia sia una consuetudine in molti campionati in Europa (ma non in Inghilterra, dove si continua a giocare anche durante le feste). Così, per quelli che in questi giorni hanno pensato ad altro (magari con sollievo) e per quelli che seguono il calcio con un occhio solo ma vogliono avere chiaro cosa succede, è un buon momento per ricapitolare a che punto siamo di un campionato, che era cominciato in modo relativamente sorprendente ma che poi è pian piano ridiventato uno di quelli in cui vince la Juventus, in buona sostanza. Ma vediamo.
Alla 17esima giornata – a due turni dalla fine del girone di andata, che si concluderà il 13 gennaio – la Juventus è prima in classifica con 46 punti, e più di 51 non sarebbe stato possibile farne: significa che ha una media di 2,70 punti a partita. 46 punti dopo 17 giornate è un record, da quando la vittoria vale tre punti: soltanto la Juventus del 2005/06 ne aveva fatti altrettanti. Le uniche due partite che la Juventus non ha vinto in questo campionato sono state quella pareggiata contro l’Inter alla terza giornata (1-1) e quella persa contro la Fiorentina all’ottava (2-4). Prima della pausa natalizia, anche l’anno scorso la Juventus era prima: aveva 44 punti dopo 18 giornate, e cioè una media di 2,44 punti a partita.
Alla ripresa del campionato, domenica 5 gennaio, la Juventus giocherà contro la Roma, seconda in classifica con 41 punti, e che era stata – e in parte lo rimane – la grande sorpresa dell’inizio di campionato: è stata a lungo prima in classifica e ha vinto le prime 10 partite del campionato, stabilendo così un record (nessuno in Serie A ci era mai riuscito). La Roma ha sorpreso sostanzialmente per due ragioni: subisce pochissimi gol, e anche pochi tiri in porta, che significa che gli avversari in area non ci arrivano proprio; e veniva da due stagioni deludenti, nonostante grandi ambizioni.
Anche il Napoli – che ora è terzo con 36 punti – aveva iniziato molto bene il campionato e fatto credere di potersela giocare fino in fondo, prima di iniziare a mostrare alcuni punti deboli nel gioco e un po’ di difficoltà nel dover affrontare contemporaneamente due competizioni molto impegnative (la serie A e la Champions League, da cui è poi stata eliminata). Fiorentina e Inter sono al quarto e quinto posto, rispettivamente con 33 e 31 punti, e di settimana in settimana si scambiano il ruolo di quarta squadra più forte della Serie A, nell’opinione dei commentatori. L’Inter viene dalla vittoria contro il Milan ma non riesce – così come la Fiorentina – a trovare grande continuità nei risultati, e continua a pareggiare troppe partite, anche partite che sembra ampiamente in grado di vincere.
Poi c’è il Milan, di cui si parla poco per ciò che riguarda il gioco, e molto per ciò che riguarda le vicende societarie e quelle – spesso extra calcistiche – del suo giocatore più importante e celebre, Mario Balotelli. Martedì 31 dicembre la società ha comunicato che Ariedo Braida non sarà più il direttore sportivo, dopo 28 anni di incarico, e nei mesi scorsi l’amministratore delegato Adriano Galliani – che ora condivide lo stesso ruolo con Barbara Berlusconi – è stato criticato dalla dirigenza, seppur non apertamente, per gli scarsi risultati sportivi ottenuti dalla squadra. Quanto a Balotelli, tra squalifiche per motivi disciplinari e altri impedimenti, continua di fatto a giocare meno partite di quanto potrebbe e di quanto ci si aspetta da lui, e non riesce a essere determinante come lo è stato nel girone di ritorno del campionato scorso. Detto questo, il Milan è l’unica squadra italiana ancora in competizione in questa edizione della Champions League.
Nella prima metà del campionato c’è stata la gran bella figura dell’Hellas Verona, tornato in serie A proprio quest’anno, e nessuno si aspettava che potesse andare così forte: è sesto con 29 punti ed è una buona squadra, con giocatori giovani e molto in gamba come il brasiliano Jorginho e il paraguaiano Iturbe, e altri meno giovani ma ancora molto utili come Toni, Donati e Moras. Chi sta benissimo – dopo un inizio così così – è anche il Torino, che è settimo a 25 punti e viene da quattro vittorie ottenute negli ultimi cinque turni di campionato: è il migliore progresso – dopo quello della Roma – rispetto ai risultati ottenuti nella passata stagione (il Torino ha 8 punti in più rispetto a quanti ne aveva nel 2012-2013 dopo 17 turni, la Roma 12 in più). Il Torino è anche la squadra con la migliore coppia di attaccanti italiani, Alessio Cerci e Ciro Immobile, per numero di gol segnati: ne hanno fatti 17 in due (come Gonzalo Higuaín e José Callejón del Napoli).
Tra le altre squadre che sono salite in Serie A c’è il Sassuolo, una squadra che non gioca neanche troppo male ma che prende troppi gol (36, peggior difesa del campionato) e finisce per perdere troppe partite, col risultato che ora è in terzultima posizione, prima di Livorno – l’altra promossa in Serie A – e Catania, che è ultimo ma ha avuto anche parecchia sfortuna (due dei suoi giocatori più forti, Gonzalo Bergessio e Pablo Barrientos, sono stati a lungo infortunati).
Tra le squadre deludenti del campionato viene citata spesso l’Udinese, non perché stia messa malissimo – ora è all’ottavo posto, con 20 punti – ma perché è partita molto male, e perché c’è stata un’involuzione evidente rispetto ai risultati ottenuti negli ultimi anni, quando a momenti si giocava un posto in Champions League (cioè tra i primi tre posti).
Vale lo stesso discorso anche per la Lazio, 20 punti anche lei, che non è riuscita finora a ripetere i risultati delle stagioni precedenti (due anni fa arrivò quarta, l’anno scorso settima), e durante la sosta natalizia ha preso un nuovo allenatore: Edoardo Reja – già a lungo allenatore del Napoli, dal 2005 al 2009, e proprio della Lazio, dal 2010 al 2012 – sostituirà Vladimir Petković.

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