Terra dei fuochi, le proposte della task force di esperti internazionali

Ecco il documento sulla terra dei fuochi preparato dalla task force di esperti internazionali riuniti nell’associazione Pandora

La situazione creata in Campania dallo smaltimento illecito dei rifiuti è grave e scandalosa. Tonnellate di rifiuti illegali sono stati smaltiti nella nostra regione senza che tale fenomeno fosse contrastato con determinazione ed efficacia (pensiamo alle ripetute proroghe per l’avvio del SISTRI – Sistema di Controllo della Tracciabilità dei Rifiuti, all’assenza di gravi pene per i delitti ambientali nel codice penale, alla diffusione delle imprese del sommerso, agli insufficienti controlli, etc.). Tutto ciò è intollerabile e ha determinato una comprensibile situazione di rabbia e sfiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini.

Negli ultimi mesi, in riferimento alla situazione dello smaltimento illecito dei rifiuti, sono circolate informazioni che hanno diffuso insicurezza e paura, fino a vere forme di panico collettivo. Da una parte ciò ha determinato una presa di coscienza collettiva del fenomeno dello smaltimento illecito dei rifiuti e un porre all’ordine del giorno questo problema, affinché si prendano finalmente gli opportuni provvedimenti per contrastarlo; ma dall’altra ha determinato un allarme sociale, una situazione di paura diffusa e di insicurezza che ci preoccupa molto, perché la paura impedisce di ragionare lucidamente e crea il terreno favorevole per l’azione di demagoghi e di lobby affaristiche. Temiamo che si prendano provvedimenti volti a placare l’ansia delle popolazioni più che a risolvere i gravi problemi del nostro territorio e della nostra gente, che si approvino interventi inutili, poco efficaci, dispendiosi, volti agli interessi di pochi e non al bene comune. Queste preoccupazioni ci spronano a non stare zitti, a prendere posizione, ad avvertire di tali rischi e a fornire informazioni avvalorate da dati certi ed evidenze scientifiche. Sentiamo il dovere di fare ciò come cittadini di questa regione e di questo Paese, come persone che hanno specifiche competenze e conoscenze tecniche e scientifiche in campo sanitario e ambientale.

La task force PANDORA intende portare avanti una serie di azioni riguardanti la situazione di inquinamento ambientale della Campania, non solo derivante dallo smaltimento dei rifiuti ma anche da altre criticità (traffico veicolare eccessivo, depuratori non funzionanti, roghi di rifiuti tossici, sversamenti illegali nei canali naturali ed artificiali, etc.). In particolare, PANDORA intende raccogliere informazioni e dati sulla problematica delle contaminazioni ambientali e del loro possibile impatto sociale e sanitario, discuterne con un approccio interdisciplinare, grazie a competenze nei campi della medicina, della epidemiologia e della sanità pubblica, della tossicologia, della biologia, dell’agraria, della geologia, dell’ingegneria, dell’agronomia, della chimica, etc., formulare proposte di soluzioni con tecnologie e metodologie innovative sostenibili per l’ambiente, creare un punto di riferimento per i massmedia, gli organi istituzionali e la cittadinanza, che sia scientificamente e tecnicamente autorevole ed indipendente, per una corretta informazione tecnico-scientifica, con il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse, sia Enti pubblici che privati, associazioni ambientaliste e non, associazioni di cittadini, tecnici e singoli cittadini, etc., coinvolti, a vario titolo, nelle decisioni sulle politiche ambientali del territorio.

In particolare, con riferimento alle recenti notizie apparse sui principali organi di stampa e diffusione on-line, vogliamo correggere alcune informazioni non vere o non precise:

1) non è vero che non abbiamo nessuna informazione su dove sono stati interrati rifiuti pericolosi, su dove avvengono roghi di rifiuti, sulla situazione dei nostri suoli, della nostra acqua e dei nostri

prodotti alimentari. Diversi ricercatori hanno prodotto mappature geochimiche a livello regionale e locale, uniche in Italia, abbastanza dettagliate su numerosi elementi e composti chimici (inorganici e organici) con procedure internazionali standardizzate e scientificamente validate. I dati, georeferenziati, sono stati anche oggetto di numerose pubblicazioni scientifiche e resi disponibili alla Regione Campania. Inoltre altri organismi ed Enti (ARPAC, ORSA, ASL, ISS, Istituto Zooprofilattico, Aziende Idriche, Forze dell’Ordine, Magistratura ecc.) effettuano costantemente controlli ufficiali. Si può affermare che la conoscenza geochimica del territorio della Campania sia ad un livello ben superiore rispetto a tante altre regioni italiane. Purtroppo tali dati spesso non sono conosciuti per carenza di un dovuto coordinamento a livello regionale. Ciò premesso, è necessario effettuare ulteriori analisi sito-specifiche per approfondire alcune criticità rilevate ed è opportuno continuare le azioni di monitoraggio;

2) nella nostra regione esistono diverse aree contaminate – presenti anche in altre regioni italiane ed europee per molteplici cause (industrializzazione, smog, sversamenti illeciti, utilizzo di fertilizzanti e pesticidi, etc.) – nelle quali sono in corso, forse con troppo ritardo, una serie di azioni (indagini preliminari, piani di caratterizzazione, etc.) per accertarne il livello di inquinamento e, conseguentemente, avviare le analisi di rischio propedeutiche alle azioni di messa in sicurezza e bonifica. Tuttavia, le conoscenze attuali non rilevano alcuna situazione di particolare allarme ma, certo, di forte preoccupazione, soprattutto in seguito alle recenti dichiarazioni sulla stampa di una diffusa e vasta opera di contaminazione dei terreni e delle falde da parte di organizzazioni criminali che operavano nel campo dello smaltimento illegale di rifiuti. Diversi soggetti privati ed istituzionali sono all’opera da settimane per controllare il territorio e, allo stato attuale, non sono state rilevate ulteriori e pericolose situazioni di inquinamento oltre a quelle già conosciute;

3) la situazione dei roghi tossici nella cosiddetta “Terra dei Fuochi”, ovvero la pratica di bruciare pneumatici e rifiuti, è molto grave in quanto può produrre una considerevole quantità di fumo, monossido di carbonio e tossine, come idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e diossine, ovvero sostanze cancerogene ed interferenti endocrini che, all’interno dell’organismo, sono in grado di interferire con le normali funzioni neuro-ormonali e le funzioni dell’asse riproduttivo;

4) in Campania, come in tutta Italia, vige un sistema di controlli sugli alimentiattuato da enti che hanno l’obbligo di lanciare l’allerta nel caso si riscontrino situazioni potenzialmente pericolose. Una parte rilevante delle produzioni viene acquistata dalla grande distribuzione commerciale, che effettua controlli sistematici, particolarmente severi. In aggiunta a questo sistema di sorveglianza in Campania sono state fatte anche campagne di analisi straordinarie che non hanno, ad oggi, riscontrato alcuna situazione di allarme sui nostri prodotti ortofrutticoli e zootecnici. Inoltre, diversi studi hanno evidenziato che alcune specie di piante coltivate in terreni contaminati ed irrigate con acque contenenti inquinanti possono non presentare accumuli significativi di metalli pesanti. Tuttavia, se da una parte, lo studio degli ecosistemi agricoli evidenzia come in alcuni casi siano attivi meccanismi complessi di immobilizzazione e di degradazione, che riducono l’effettiva biodisponibilità dei contaminanti – alcuni dei quali (fluoruri, arsenico, manganese, etc.) sono naturalmente presenti nei suoli e nelle falde di ambiente vulcanico; d’altra parte, invece, le diossine sono contaminanti ubiquitari, riconosciuti come tali nella Convenzione di Stoccolma dall’UNEP (organizzazione delle Nazioni Unite per l’ambiente), ed essendo molecole altamente liposolubili possono essere accumulate nei grassi. E’ dunque opportuna l’attenzione e il monitoraggio di tali contaminati in tutti i prodotti di origine animale.

5) l’acqua potabile servita dagli acquedotti comunali è di ottima qualità ed è costantemente monitorata da più enti (ASL, società pubbliche e private di gestione dei servizi idrici). L’acqua distribuita

dagli acquedotti comunali, fino al punto di consegna (ovvero l’allacciamento alla rete idrica degli edifici), è buona e rispetta tutti i parametri previsti dalla vigente legislazione in conformità alla direttiva europea sulle acque potabili;

6) La situazione sanitaria delle province di Napoli e Caserta è tra le peggiori di Italia, ma questo purtroppo è un dato storico, che ha tra le proprie cause l’inquinamento delle matrici ambientali (di cui lo smaltimento illegale di rifiuti ne rappresenta una delle possibili sorgenti ma, con maggiori effetti negativi, soprattutto l’inquinamento atmosferico, sia da traffico veicolare che da roghi ed emissioni tossiche), ma anche le carenze del sistema sanitario soprattutto riguardo agli screening e alla prevenzione, le condizioni di disagio socio-economico di molta parte della popolazione, il lavoro nero e la scarsa istruzione. I dati rilevano che in Campania e nelle province di Napoli e Caserta non c’è un trend in aumento della mortalità generale (morti/100.000 ab/anno) né per quella per tumori (morti per tumore/100.000 ab/anno), pur essendo entrambe più alte rispetto ad altre province italiane e che l’aspettativa di vita (numero medio di anni che una persona ha la probabilità di vivere), anche se inferiore a quella di altre province italiane, è in aumento. I tumori infantili purtroppo sono in aumento in tutta Italia e non vi sono differenze statisticamente significative tra le varie regioni. Inoltre i dati del registro tumori dell’ex ASL Napoli 4, evidenziano che, rispetto all’Italia, l’incidenza (nuovi casi di malattia/100.000 ab/anno) è più bassa per l’insieme di tutti i tumori, è invece maggiore per i soli tumori del polmone, laringe e fegato, mentre è più bassa per i tumori dell’esofago, colon-retto, rene, vescica, prostata, melanoma. Tuttavia è evidente un progressivo allineamento, negli ultimi decenni, dell’incidenza oncologica regionale ai dati nazionali; ciò va interpretato, essenzialmente, come un allineamento dei fattori di rischio oncologico regionali (storicamente diversi) a quelli di altre regioni italiane (progressivo invecchiamento della popolazione, abitudini e stili di vita, alimentazione, progressiva industrializzazione con relativi rischi occupazionali, urbanizzazione ed inquinamento atmosferico); tuttavia, alla luce della grave situazione ambientale regionale è opportuno continuare ed intensificare gli studi di epidemiologia ambientale volti a verificare se, in particolari e definite aree geografiche, l’inquinamento ambientale da rifiuti tossici possa rappresentare un ulteriore fattore determinante per l’insorgere dei tumori. L’inquinamento può provocare una serie di problemi sanitari anche se non tutti classificabili dalla comunità scientifica per assenza di dati precisi di riferimento sulle sostanze inquinanti.

PANDORA pertanto suggerisce alcune raccomandazioni per la Cittadinanza, le Istituzioni e gli Organi di stampa:
a) è importante che i dati rilevati dai vari enti, tecnici e ricercatori siano tra loro integrati e messi a sistema, per avere un quadro completo e dettagliato della situazione d’insieme, e continuare a monitorare il territorio con campagne di misura periodiche e sito-specifiche ove si presentino eventuali criticità;

b) è necessario che i dati siano resi facilmente accessibili (in base anche alla convenzione di Aarhus, ratificata in Italia con legge 108 del 2001) agli organi di informazione e alla popolazione;

c) è necessario ripristinare il funzionamento delle stazioni di campionamento dell’ariadell’ARPAC in tutta la regione, pretendendo trasparenza nella raccolta dei dati di monitoraggio. Inoltre, è necessario infittire la rete di monitoraggio della qualità dell’aria nei siti particolarmente esposti come la cosiddetta “Terra dei Fuochi” per valutare le polveri che si creano dai roghi e verificare se sono presenti anche sulle colture; la Regione Campania deve rispondere alla cittadinanza in merito al D.lgs. 155/10, per la

misura della qualità dell’aria per garantire la salute della popolazione. E’ necessaria inoltre la caratterizzazione delle componenti del particolato atmosferico per individuare la fonte che produce il maggiore inquinamento e mettere in essere, urgentemente, tutti gli interventi utili alla riduzione immediata delle emissioni tossiche e nocive.

d) qualsiasi intervento, anche quelli per bonificare un’area inquinata e per tutelare la salute, può comportare dei rischi ed ha certamente dei costi ambientali ed economici (spesso molto alti) per la collettività: è necessario allora che siano effettuate le opportune analisi di rischio, come indicato dalla vigente normativa, e siano esplicitati e resi pubblici i costi di ciascun intervento scegliendo poi quello più opportuno in base ad una analisi multi-scenario, effettuata da soggetti di comprovata esperienza. Suggeriamo che qualsiasi proposta d’intervento sia resa pubblica e abbia la possibilità di essere analizzata in un consesso scientifico indipendente per verificarne l’efficacia e la sostenibilità economica e ambientale;

e) la Campania ha istituito registri tumori in ogni ASL: è utile che i dati di tutti i registri tumori siano georiferiti e dettagliati su base di particelle censuarie oltre che comunale e di macroarea; ciò permetterebbe di avere un quadro molto più preciso e dettagliato, in grado di rilevare criticità su microaree. Sarebbe inoltre utile indicare strategie di prevenzione, indirizzando l’attenzione verso quelle patologie che potrebbero più precocemente riflettere lo stato di salute della popolazione;

f) la situazione ambientale e di salute delle province di Napoli e Caserta è molto critica ed è ascrivibile ad una molteplicità di cause. E’ necessario per questo superare interventi settoriali ed emergenziali e adottare invece una strategia complessiva di risanamento ambientale, di riordino territoriale, di rivitalizzazione e sostegno delle economie locali (con speciale attenzione alle province di Napoli e Caserta) con un approccio sistemico su tutti i fattori che incidono negativamente sulla salute e sulla condizione sociale della popolazione regionale;

g) leggi speciali, deroghe alle norme vigenti, commissariati straordinari sono a nostro giudizio strumenti che dovrebbero essere evitati per affrontare le questioni che travagliano il nostro territorio e la nostra popolazione. Solo nella ordinarietà dei processi, i cittadini e le istituzioni potranno compiere un percorso di formazione e crescita per ammodernare la nostra regione. Più che creare nuovi enti che si sovrappongono a quelli già esistenti, bisogna intervenire per rendere più efficienti ed efficaci questi ultimi e per dotarli di strumenti che consentano la diffusione dei dati ambientali;

h) l’informazione, il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini è doverosa in una democrazia ed è indispensabile per la buona riuscita di qualsiasi piano o intervento: la gravità della situazione non deve diventare l’alibi per impedire la partecipazione dei cittadini, sottolinenando inoltre che le decisioni devono essere assunte da organi istituzionali seri ed accreditati, meritevoli della fiducia della popolazione, in tempi ragionevolmente brevi e nell’interesse di tutti. Naturalmente i membri della Task Force PANDORA, ciascuno per le sue competenze specialistiche, sono disponibili a fornire informazioni più specifiche per ciascuno dei dati, delle criticità e delle raccomandazioni forniti. Infine PANDORA auspica l’adesione alla task force di numerosi altri esperti e ricercatori della comunità tecnico-scientifica nazionale ed internazionale.

Napoli | Città della Scienza, 8 gennaio 2014
Sottoscrivono il documento gli aderenti alla Task Force PANDORA

Paola DAMA, (fondatrice di PANDORA e ricercatrice in oncologia, USA)

Achille IOLASCON (professore di Genetica Medica, Università di Napoli Federico II CEINGE)

Annibale BARCA (chimico)

Antonietta GATTI (International Fellow USBE, National Council of Research of Italy- ISTEC (Faenza))

Armando DI NARDO (ricercatore in ingegneria idraulica e ambientale, Seconda Università di Napoli)

Carlo Enzo RAVASI (CO-Fondatore di Nanoteck)

Carlo SCHIATTARELLA (ingegnere)

Concetta AMBROSINO (biologa cellulare, Università degli Studio del Sannio)

Eugenio COZZOLINO (CRA-Consiglio per la ricerca in agricoltura -Unità CAT di Scafati(SA))

Francesca SANTAGATA (ingegnere chimico, qualità sicurezza e ambiente del servizio idrico)

Franco ORTOLANI (direttore del Dip. Scienza del Territorio presso l’Università Federico II di Napoli)

Giovanni DE SIMONE (ordinario di Medicina Interna, Università di Napoli Federico II )

Gregorio PALUMBO (geologo, Servizi Integrati per l’Ambiente ed il Territorio)

Luigi GROSSO (ingegnere)

Luigi MONTANO (uroAndrologo Responsabile Ambulatorio Pubblico di Andrologia ASL Salerno)

Luigi MORRA (ricercatore in agronomia del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura)

Mario FUSCO (responsabile Registro Tumori Regione Campania c/o ASL Napoli 3 sud)

Massimo FAGNANO (professore in Agraria, Università di Napoli Federico II )

Massimo MENEGOZZO (docente di medicina del lavoro)

Orfeo MAZZELLA (medico ISDE )

Pio RUSSO KRAUSS (Responsabile Educazione Sanitaria ASL Napoli 1 Centro)

Rocco LAFRATTA (geologo, professore Università di Napoli Federico II)

Sandra Fabbri MONFARDINI (Epidemiologa, Presidente e Dir. presso Fondazione ONLUS Attilia Pofferi)

Saverio STRANGES (professore Associato di Epidemiologia, Universita’ di Warwick, UK)

Silvestro GALLIPOLI (dottore in agraria)

Vincenzo ROMANELLO (ingegnere nucleare, presso il Karlsruhe Institute of Technology (KIT)

Vittorio Emanuele IERVOLINO (geologo)

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